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Educazione e psicologia
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Ad esempio, intorno agli anni '60 e '70 ebbe un grande successo di pubblico la corrente della cosiddetta educazione permissiva, secondo la quale i figli non andrebbero assolutamente mai ripresi né puniti, onde evitare irreparabili traumi. A posteriori e visti i risultati è possibile dire che si è trattato, ovviamente, di un errore. Il processo educativo è equivalente a un apprendimento. E chi apprende ha bisogno di sapere se ciò che sta facendo è accettabile oppure no. I figli devono essere lodati quando agiscono bene e ripresi quando si comportano male, il problema è farlo nella maniera giusta. Qual è la maniera giusta per farlo?
Le cause possono essere fatte risalire a una certa collusione, una complicità che si è venuta a creare fra parti diverse. Da un lato, un periodo storico in cui i rapporti di potere tradizionali erano messi fortemente in discussione: gli anni della contestazione politica giovanile, dei figli dei fiori, ecc. Dall'altro, l'atteggiamento molto comodo e lassista (leggi: irresponsabile) di tanti genitori che trovavano più comodo metter la testa sotto la sabbia piuttosto che prendersi in prima persona la responsabilità di crescere i figli e farne persone adulte. Spesso ci si lamenta che a volte, riguardo ad argomenti di carattere scientifico, i grandi mezzi di comunicazione diffondono e danno enfasi a notizie che si contraddicono a distanza di tempo. Non è infrequente venire a sapere oggi che qualcosa fa male, quando l'anno scorso ci avevano detto che faceva bene. Il disappunto derivante da queste inversioni di rotta è perfettamente comprensibile, ma si omette regolarmente di far presente che per ogni caso di dietrofront vi sono state cento o mille scoperte che hanno promosso un reale progresso nelle nostre condizioni di vita. Quindi, dire oggi che le teorie sull'educazione permissiva erano sbagliate, anche se per un breve periodo si è creduto che fossero giuste, fa parte del normale processo di avanzamento della conoscenza. Ciò che invece è discutibile è cosa si fa con questa conoscenza. La natura umana, è dimostrato, si lascia impressionare molto più dalle notizie negative che da quelle positive. È come se fossimo tutti pervasi da un certo pessimismo di fondo. Ad esempio, quando si parla di "malasanità": per ogni caso di errore accertato dei medici (quando non si viene a sapere che era solo una bufala o la solita approssimazione giornalistica) quante centinaia, quante migliaia di casi sono stati risolti con successo negli ambulatori e negli ospedali? Perché ci si dimentica di farlo presente? Il lavoro del cronista dovrebbe consistere anche in questo. Ma il cronista sa bene quali sono le notizie che "fanno notizia". E preferisce lasciar passare con più frequenza quelle, a spese di una visione più equanime ed equilibrata della realtà. Rispetto ad altri sistemi, la scienza incorpora un meccanismo molto importante che consiste nella correzione degli errori. Fa parte del modo di procedere della ricerca scientifica rendere pubblici e criticabili i propri risultati. Quando si scopre che qualcosa non funziona bene, lo si cambia. A conti fatti è la maniera più razionale di procedere e certamente molto più intelligente che perseverare nell'errore. Ma i media, spesso, trovano più comodo lasciar credere alle persone che la scienza sia infallibile. Quindi quando questa sbaglia, il demerito va ovviamente a lei e non a chi magari ha enfatizzato troppo una notizia.
Se mio figlio fa qualcosa di sbagliato, dovrò riprenderlo immediatamente dicendogli: "Ti sei comportato in maniera sbagliata" e non: "Sei uno stupido". Ciascuno di noi impara molto presto che i comportamenti sono più facili da cambiare dell'identità. Perciò dire: "Sei uno stupido" equivale implicitamente ad aggiungere: "...e quindi non c'è molto da fare, perché sei stupido". Criticando invece il solo comportamento si ammette la possibilità, anzi, l'aspettativa che la prossima volta starai più attento a non rifarlo di nuovo. Un altro punto molto importante consiste nel commisurare la durezza della critica ed eventualmente della punizione alla gravità del fatto commesso. A volte noi genitori troviamo più facile lasciarci andare alla solita sfuriata tanto per la mancanza più grave quanto per l'innocua marachella. Questo è profondamente sbagliato e diseducativo, perché il ragazzo ha bisogno di sapere non solo, come dicevamo sopra, se ciò che sta facendo è appropriato o meno, ma anche in che misura lo è. Sarà quindi opportuno adeguare il disappunto per l'errore alla sua effettiva gravità. È profondamente sbagliato trattare allo stesso modo l'essersi dimenticato di lavarsi le mani e l'aver dato un calcio al fratellino. Infine, terzo punto, si dovrebbe fare in modo che il bilancio fra lodi e critiche penda sempre in favore delle lodi. Ciò che i nostri figli vogliono da noi è principalmente attenzione ed essi sono disposti a qualunque cosa per averla, anche a comportarsi male: tanto vale che la maggior parte di quest'attenzione sia concessa come conseguenza a comportamenti appropriati. Perciò sarà opportuno stabilire poche regole, semplici, chiare e certe, dalle quali sia immediatamente evidente cosa è ammissibile e cosa invece no e concedere ricompense e gratificazioni solo a ragion veduta. La famosa meritocrazia di cui tutti parlano ma che nei fatti è sempre più svilita da una cultura dove tutto sembra gratis. (leggi anche gli altri articoli) |
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| ultima revisione 01/12/09 |
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dr. giuseppe santonocito - psicologo info@incom.fi.it cell. 329 4073565 tel. 055 8734699 firenze, signa |
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