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Educazione e psicologia
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Intorno agli anni 60/70, ebbe un grande successo di pubblico la cosiddetta educazione permissiva, secondo la quale i figli non andrebbero mai ripresi né puniti, onde evitare irreparabili traumi. A posteriori, e visti i risultati, è possibile dire che si è trattato di un errore. Il processo educativo è equivalente a un apprendimento, e chi apprende ha bisogno di sapere se ciò che sta facendo è accettabile oppure no. I figli devono essere lodati quando agiscono bene, e ripresi quando si comportano male, ma bisogna farlo nella maniera appropriata. E qual è la maniera appropriata?
Spesso ci si lamenta che, sugli argomenti a carattere scientifico, i grandi mezzi di comunicazione diffondono e danno enfasi a notizie che si contraddicono, a distanza di tempo. Non è infrequente venire a sapere che qualcosa fa male, quando l'anno scorso ci avevano detto che faceva bene. Il disappunto per queste contraddizioni è comprensibile, ma ci si scorda con troppa facilità che, per ogni errore, vi sono state mille scoperte valide, che hanno prodotto un progresso delle nostre condizioni di vita. È la stessa fallacia indotta dai media con l'invenzione della malasanità: mostrando anche un solo caso di cure sbagliate, si genera nell'opinione pubblica il terrore che tutto il sistema sanitario sia ormai sull'orlo del collasso, e che si deve aver paura a farsi curare. La natura umana, è dimostrato, si lascia impressionare più dalle notizie negative che da quelle positive. È come se fossimo tutti pervasi da un certo pessimismo di fondo. Il cronista sa bene quali sono le "notizie che fanno notizia", e preferisce lasciar passare con più frequenza quelle, a spese di una visione più equanime ed equilibrata della realtà. Rispetto ad altri sistemi di pensiero, la scienza incorpora un meccanismo di autocorrezione degli errori. Fa parte del modo di procedere della ricerca scientifica, il rendere pubblici e criticabili i propri risultati. Quando scopre che qualcosa non funziona, lo cambia. A conti fatti, è la maniera più razionale di procedere, certamente molto più intelligente che perseverare nell'errore. Ma i media trovano più comodo lasciar credere che la scienza sia infallibile, e quando sbaglia, il demerito va a lei, non a chi aveva creato o alimentato troppe aspettative.
Se mio figlio fa qualcosa di sbagliato, dovrò riprenderlo subito dicendogli: "Ti sei comportato in maniera sbagliata" e non: "Sei uno stupido", oppure "Sei sbagliato". Ciascuno di noi impara presto che i comportamenti sono più facili da cambiare dell'identità. Perciò, dire: "Sei uno stupido" equivale ad aggiungere in modo implicito: "...e quindi non c'è molto da fare, perché sei stupido". Criticando invece il solo comportamento, si ammette la possibilità - anzi, l'aspettativa - che la prossima volta starai più attento a non sbagliare. Un altro punto importante è il commisurare la durezza della critica e la punizione alla gravità del fatto commesso. A volte, noi genitori troviamo più facile lasciarci andare alla solita sfuriata tanto per la mancanza grave quanto per l'innocua marachella. Questo è profondamente sbagliato e diseducativo, perché il ragazzo ha bisogno di sapere non solo, come dicevamo prima, se ciò che sta facendo va bene o no, ma anche in che misura. Sarà quindi opportuno adeguare le conseguenze dell'errore alla sua effettiva gravità. Sarebbe sbagliato trattare allo stesso modo l'essersi dimenticato di lavarsi le mani, e l'aver dato un calcio al fratellino. Eppure, è una cosa che accade abbastanza di frequente. Infine, terzo punto, si dovrebbe fare in modo che il bilancio fra lodi e critiche penda sempre in favore delle lodi. Ciò che i figli vogliono è l'attenzione dei genitori. Sono disposti a qualunque cosa pur di averla, anche a comportarsi male: tanto vale che la maggior parte di quest'attenzione sia concessa come conseguenza di comportamenti appropriati. Perciò sarà opportuno stabilire poche regole, semplici e chiare, dalle quali sia subito evidente cosa è ammissibile e cosa non lo è, e concedere ricompense e gratificazioni solo a ragion veduta. La famosa meritocrazia, di cui tutti parlano, ma che nei fatti è sempre più svilita da una cultura dove sembra meglio ciò che è gratis. (leggi anche gli altri articoli) |
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| ultima revisione 28/10/10 |
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dr. giuseppe santonocito - psicologo psicoterapeuta info@incom.fi.it cell. 329 4073565 tel. 055 8734699 firenze, signa |
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