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La cannabis provoca caos cognitivo nel cervello, Psicologo Firenze, Novità & commenti
   
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novità & commenti - neuroscienze

La cannabis provoca caos cognitivo nel cervello

neuroscienze - 30/10/11 - 11:02

L'uso di cannabis è associato a disturbi della concentrazione e della memoria. Una nuova ricerca all'Università di Bristol pubblicata nella rivista Journal of neuroscience ha trovato che l'attività cerebrale diventa scoordinata e imprecisa durante gli stati alterati di coscienza indotti da cannabinoidi, producendo menomazioni simili a quelli della schizofrenia.

L'attività del cervello può essere paragonata a quella di un'orchestra sinfonica dove archi, ottoni, fiati e percussioni procedono in sincronia, guidati dal direttore d'orchestra. Allo stesso modo, strutture cerebrali specifiche si sincronizzano le une con le altre su frequenze specifiche, dando origine alle onde cerebrali. Quest'attività organizzata è ciò che ci permette di elaborare normalmente le informazioni e dirigere il nostro comportamento.

I ricercatori hanno somministrato una droga simile alla cannabis a topi di laboratorio, registrando il funzionamento di centinaia di neuroni nel loro cervello per mezzo di tecnologie avanzate. Mentre l'effetto della marijuana sulle singole regioni del cervello era poco avvertibile, la droga interrompeva completamente l'attività coordinata delle onde cerebrali nell'intorno dell'ippocampo e della corteccia prefrontale, come se le due sezioni dell'orchestra stessero funzionando fuori sincronia. Entrambe queste strutture sono essenziali per la memoria e la presa delle decisioni, e profondamente coinvolte nella condizione patologica grave nota come schizofrenia.

In pratica, il risultato dello studio ha mostrato che in conseguenza a questo disaccoppiamento dell'ippocampo dalla corteccia prefrontale, i topi diventavano incapaci di prendere decisioni precise navigando in un labirinto.

Dice un autore: "L'abuso di marijuana è comune fra chi soffre di schizofrenia e studi recenti hanno mostrato che la cannabis può indurre alcuni sintomi della schizofrenia in soggetti sani. Queste ricerche sono importanti per capire la malattia psichiatrica, che potrebbe sorgere a causa di un cervello disorchestrato e che potrebbe essere trattata sincronizzando nuovamente la sua attività.

Bibliografia

M. T. Kucewicz, M. D. Tricklebank, R. Bogacz, M. W. Jones. 2011. Dysfunctional Prefrontal Cortical Network Activity and Interactions following Cannabinoid Receptor Activation. Journal of Neuroscience.


 Andrea Seganti - 30/10/11 - 18:44n. 1 

Beh ricerche del genere vanno prese con le molle o perlomeno con le molle va presa l'interpretazione dei risultati. Intanto la descrizione del cervello come un'orchestra per quanto veritiera non va presa alla lettera come se il cervello fosse una struttura ottimale in un mondo che sappiamo essere complesso e fallace. Spesso è un orchestra che gioca una partitura sbagliata o monotona per cui la sua desinscronizzazione non va intesa come fatto negativo a priori come nel caso di una musica atonale. Poi va aggiunto che dal punto di vista teorico esiste un filone di pensiero che vede nella disincronizzazione un meccanismo indispensabile e salutare per resettare cervelli troppo saturi e permettergli di imparare cose diverse. Questa è l'opinione di Walter Freeman noto e importante neurofisiologo che mette in relazione la desincronizzazione con lo stato di trance e lo stato di trance con la necessità di acquisire nuove conoscenze. Su internet si trova un suo articolo importante a riguardo A biological theory of brain function and its relevance to psychoanalysis
Andrea Seganti


 Giuseppe Santonocito - 30/10/11 - 19:03n. 2 

L'immagine dell'orchestra serve solo come analogia, per spiegare meglio ciò che avviene. Il cervello non è perfetto, è vero, ma è una macchina complessa e delicata, la più complessa che attualmente si conosca, risultato di un'evoluzione che ha lavorato per milioni di anni. Perciò è d'obbligo il massimo rispetto quando ci si mette ad alterarne il funzionamento.

Che ogni ricerca vada presa con le molle è pure vero, com'è vero che, quando una cosa non è ancora stata appurata al 100%, ognuno tende a interpretare i risultati parziali esistenti secondo il proprio punto di vista.

Ormai però il corpo di ricerca che attribuisce alla cannabis effetti pericolosi sul cervello è tale per cui un minimo di cautela non è da scartare.

Oltretutto stati di trance, nuove conoscenze e svuotamento dai contenuti mentali limitanti sono tutte mete che possono benissimo essere raggiunte senza l'uso di sostanze.

Saluti
GS

 Andrea Seganti - 30/10/11 - 19:25n. 3 

Si sono d'accordo con la sua posizione che mi pare alquanto equilibrata. Tuttavia molta ricerca sul cervello viene presentata come se fossero i neuroni a comandare su di noi e sulla cultura e non ci fosse reciprocità di sorta, per cui la mia è una posizione militante contro la semplificazione. A questo riguardo raccolgo con favore le posizioni scettiche rispetto al mainstream vedi ad esempio il mio articolo "Neuroni sal nostro servizio!" su www.psiconews.it


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Giuseppe Santonocito è psicologo psicoterapeuta e riceve a Firenze e Signa, vedi la sezione contatti.

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Leggi ulteriori informazioni sull'intervento.

Leggi anche l'articolo sul problem solving strategico.

Bibliografia:

Lambert M J, Vermeersch D A, 2002. Effectiveness of Psychotherapy. In Elsevier Encyclopedia of Psychotherapy, 709-714, Elsevier Science, USA.



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