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Il problem solving strategico in azienda



Il problem solving strategico in azienda




Punto
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(leggi anche gli altri articoli)

PuntoProblem solving e cambiamento
Il modello d'intervento breve strategico può essere applicato non solo alla soluzione dei problemi personali, ma anche a quelli organizzativi. Può essere appreso e utilizzato dalle figure definibili come agenti del cambiamento nei contesti aziendali e organizzativi, come consulenti, formatori, didatti, imprenditori, manager, responsabili delle risorse umane.

Il problem solving strategico dà la possibilità a queste persone di potenziare le proprie competenze comunicative, decisionali, di mediazione e di risoluzione delle situazioni conflittuali.

Uno dei punti chiave del pensare strategicamente di fronte alle situazioni problematiche consiste nell'anteporre il sentire al capire. È un'antica illusione dell'essere umano la convinzione che "se capisco prima una cosa, allora poi potrò cambiarla". Ogni giorno ci troviamo davanti a controesempi che smentiscono quest'illusione.

Tutti abbiamo provato la frustrazione di voler lasciare qualcuno, ma non riuscire a farlo. Abbiamo capito che non è la persona adatta a noi, che tanto ci dà e tanto ci toglie, vorremmo rompere, ma sentiamo di essere troppo legati per riuscire a lasciarla. Esiste prova migliore della differenza tra sentire e capire?

È necessario invece cambiare prima la percezione delle cose, perché se io cambio la percezione cambio la reazione emotiva, cambio la reazione comportamentale e come effetto finale cambio la cognizione.

PuntoModelli di riferimento
Il problem solving strategico può essere definito come l'arte di risolvere complicati problemi personali, interpersonali e delle organizzazioni mediante l'utilizzo di tattiche e tecniche che presentano massima efficacia ed efficienza. In altre parole, l'obiettivo è ottenere il massimo risultato con il minimo dispendio di risorse.

Questo modello d'intervento si rifà a un pensiero strategico che si differenzia dalle logiche tradizionali, per la caratteristica di agire in base a obiettivi prefissati e alle specifiche caratteristiche del problema in oggetto, piuttosto che sulla base di una forte teoria retrostante.

I fondamenti epistemologici del pensiero strategico risalgono agli studi sulla comunicazione di G. Bateson, agli sviluppi costruttivisti della teoria cibernetica di H. von Foerster e E. von Glasersfeld, agli studi sul linguaggio persuasivo di Milton Erickson e ai principi teorico-applicativi della comunicazione approfonditi dal Mental Research Institute di Palo Alto (P. Watzlawick, J. Weakland, R. Fisch, D. Jackson). Risalendo ancor più nel passato, il pensiero strategico deriva dalle antiche arti della guerra, della retorica e della persuasione.

Un ulteriore contributo applicativo è stato apportato da Giorgio Nardone (1990, 1991, 2000, 2003, 2004) il quale, mediante un rigoroso metodo di ricerca empirico-sperimentale, ha messo a punto un modello di intervento specifico per la soluzione di problemi in ambito organizzativo e aziendale. Tale modello consente al problem solver di avere a propria disposizione un insieme di tattiche e strumenti estremamente flessibili e adattabili alle differenti situazioni e ai diversi contesti operativi. L’utilizzo di una comunicazione strategica nella sua duplice possibilità - esplicativa e/o persuasoria - è uno strumento di importanza fondamentale nell’intervento diretto, indiretto, di supervisione o formazione.

Leggi anche l'articolo sul modello breve strategico.

(leggi anche gli altri articoli)


Bibliografia:

Nardone G, 1990. L'arte del cambiamento. Ponte alle Grazie, Firenze.

Nardone G, 1991. Suggestione, ristrutturazione, cambiamento. Giuffrè, Milano.

Nardone G, Mariotti R, Milanese R, Fiorenza A, 2000. La terapia dell'azienda malata. Ponte alle Grazie, Firenze.

Nardone G, 2003. Cavalcare la propria tigre. Ponte alle Grazie, Firenze.

Nardone G, 2004, Salvini A. Il dialogo strategico. Ponte alle Grazie, Firenze.
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