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Aiuto a tutti i costi: come posso convincere mio marito/moglie/amico/fidanzato a farsi visitare?, Psicologo Firenze, Novità & commenti
   
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novità & commenti - famiglia

Aiuto a tutti i costi: come posso convincere mio marito/moglie/amico/fidanzato a farsi visitare?

famiglia - 27/02/09 - 19:06

Spesso ci scrivono persone preoccupate per i segni di disagio manifestati da un parente, dal fidanzato, da un amico. Vorrebbero accompagnarli a una visita psicologica o medico/psichiatrica, ma l'interessato non vuole saperne. E ci scrivono nella speranza di ottenere un consiglio su come riuscirci.

Il titolo di questo post è volutamente provocatorio. È ovvio che quando un nostro caro sta male, vorremmo fare di tutto per farlo tornare ad essere la persona che conoscevamo e alla quale abbiamo sempre voluto bene. Quindi, ci sarebbe da stupirsi semmai se questo non avvenisse.

Tuttavia non sempre è semplice convincere qualcuno a farsi visitare o a prendersi cura della propria salute. Se lo fosse, sarebbe semplice anche convincerlo, poniamo, a smettere di fumare. Ma purtroppo così non è, e nel caso dei problemi legati a cause psichiatriche o psicologiche questa difficoltà è più accentuata.

Vediamo alcuni esempi.

Se una persona è depressa, è probabile che rifiuti qualsiasi forma di aiuto, perché propria della depressione, specie in fase avanzata, è la perdita della voglia di prendersi cura di se stessi.

In molte forme d'ansia è invece la paura a interferire con le cure o addirittura con il semplice atto di uscire di casa. Nella depressione si tratta di rinuncia, mentre nell'ansia si tratta di paura.

Nella particolare forma d'ansia che va sotto il nome di ipocondria, il rifiuto di recarsi dallo psicologo è invece da ricercarsi nello scetticismo di avere un problema psicologico. La persona è convinta d'avere un problema fisico, e a poco servono le montagne di esami clinici, tutti negativi, e i pareri dei medici che continuano a indicare nell'ansia la causa del problema.

Oppure prendiamo un problema ancor più tenace e ostico, come un delirio. Il delirio è per definizione una convinzione resistente che sfida qualsiasi tentativo di convincimento contrario, ragion per cui il tentativo di farsi visitare sarà vano innanzitutto perché il delirante non ritiene affatto di averne bisogno: sono gli altri che non capiscono o si sbagliano.

Nel caso dell'anoressia, invece, la condizione è vissuta come una missione, uno stile di vita, un'irrinunciabile necessità per raggiungere il proprio ideale di perfezione. Quindi anche qui nessuna cura appare necessaria alla paziente, ma anzi controproducente, perché guarendo perderebbe il controllo sul suo peso, ottenuto a prezzo di immani rinunce, quindi su se stessa e sul suo ambiente. Per inciso questo è il motivo per cui nella cura dell'anoressia e di altre condizioni patologiche è necessaria una vera e propria ricostruzione o costruzione ex novo di pezzi di vita dell'ammalato, per fare in modo che gli riesca più naturale trovare soddisfazione in altri modi, più funzionali.

Il parente spesso si colpevolizza per non riuscire ad aiutare l'altro, ma seppur comprensibile, non è una reazione adeguata. Le persone si ammalano e non è colpa di nessuno.

Ma allora, come si può rendersi utile?

A volte l'interessato non ha ancora toccato il fondo, ossia non è arrivato a stare così male tanto da vedersi forzato a cercare aiuto. Sebbene possa sembrare una considerazione poco delicata e un po' cinica, sta di fatto che spesso le persone trovano delle maniere per compensare i loro disagi, e "reggere" ancora. Gli esseri umani hanno grande capacità di resistenza, e ciò è specialmente evidente durante le malattie.

In ogni caso la decisione più sicura è rivolgersi a un professionista per un parere, e lasciare che sia lui a parlare con l'interessato. Anche a domicilio se necessario. Abbastanza spesso si riesce a coinvolgere l'interessato in un trattamento, evitando in tal modo ai familiari di prendere decisioni inappropriate che potrebbero anche peggiorare la situazione. In ogni caso, lo specialista può sempre suggerire i comportamenti e gli atteggiamenti più adatti da tenere nei confronti del nostro caro.

(articolo disponibile anche su Medicitalia.it)

 anonimo - 23/11/09 - 20:19n. 1 

Leggo con interesse ciò che scrive riguardo ai meccanismi che portano certe persone ad ammalarsi ed altre a volerle aiutare.Vorrei esprimere in proposito il mio parere riguardo al fatto che le persone si ammalano spesso perchè sin dalla nascita il rapporto intrecciato con i propri genitori è  carente e non è vero che non è colpa di nessuno. E' colpa di questi genitori che invece di fare figli avrebbero dovuto fare altro. Si possono fare tante meravigliose cose nella vita, lasciamo che i figli li facciano persone equilibrate e serene.
Lei pensa che io sia troppo semplicistica? Ho 36 anni e non credo che avrò figli, mi piacerebbe tanto adottare un bambino ma non ci sono al momento le condizioni e posso comunque rinunciarci senza troppe angosce. Ho sofferto parecchio in gioventù e ancora soffro per come è strutturata la società, per il poco spazio che dà alla bontà e per lo sfruttamento continuo di tutto,  per poter mangiare di tutto, avere di tutto, vedere di tutto. Ho paura di un mondo così e non è il mondo che vorrei. Nel mio ci si accontenta di poco perchè quel poco basta e rende felici. Non credo che in una posizione come la mia debba necessariamente vedersi una psicosi; è piuttosto un'etica, dove cantare e ballare e parlare e far l'amore e camminare e stare con gli animali e con qualche raro amico è preferibile a cose svuotate di valore. La società e i miei genitori erano in parte malati perchè svuotavano le cose di valore ma le cose il valore ce l'hanno e non è accettabile che le nuove generazioni siano in balìa di persone che pensano che non ce l'abbiano e che hanno solo la morte dentro di sè.
Non è neanche possibile che le persone facciano figli per sentirsi realizzati. C'è il volontariato, c'è il lavoro, ci sono tante altre cose che si posson fare ; fare figli dovrebbe essere considerata una cosa sacra mentre oggi di sacro non c'è più nulla. Le psicosi sono solo uno degli effetti che una vita privata del suo senso produce. Non siamo tutti così. Ci sono persone che davvero pensano 1000volte ad una frase indelicata detta a qualcuno, che davvero vedono in un loro amico quella spendida persona che stenta a diventare e che forse non diventerà mai, che davvero non trovano un senso nel mattersi le scarpa col tacco per piacere. Questa non è psicosi, questa, semmai, è etica.
Spero che lei capisca cosa voglio dire, cordialmente, continuate a domandarvi ogni giorno cosa può rendere felice un uomo.


 Giuseppe Santonocito - 24/11/09 - 09:03n. 2 

La ringrazio per il suo intervento, e capisco ciò che vuole dire. Quando ho usato l'espressione "non è colpa di nessuno" intendevo dire che nella maggior parte dei casi di sofferenza in famiglia questa sofferenza non è causata di proposito. Potremmo dire che si tratta di una colpa inconsapevole, se vogliamo.

Così come la maggior parte delle persone quando si sposa non pensa che un giorno si lascerà, allo stesso modo quando si mettono al mondo i figli non si pensa che questo potrà essere causa di sofferenza, anzi.

Non solo, ma così come avviene in ogni progetto di vita importante, anche lavorativo, di crescita personale o altro, se fin dall'inizio si pensasse il peggio non si muoverebbe un solo passo.

La vita e le scelte importanti che essa ci obbliga a fare sono tutto fuorché razionali. È la razionalità che prende vita dall'irrazionale, non il contrario. Tutto ciò che è importante è irrazionale. O meglio, appartiene a una razionalità che ha regole sue e che sono le regole cieche della vita.

Nel caso della famiglia può succedere che un figlio con un temperamento estremamente sensibile venga a nascere in mezzo a due genitori più rudi, e in questo caso le incomprensioni sono assicurate fin dall'inizio. Ma questo è solo uno dei molti esempi che si potrebbero fare.

La mia comprensione di come stanno le cose arrivò, molti anni fa, quando mi appropriai del concetto di "neotenia". L'uomo è probabilmente l'animale più fragile che ci sia, perché nasce totalmente inerme e non può fare a meno dell'accudimento di qualcun'altro per un periodo molto lungo. In confronto agli altri animali l'uomo ha un periodo d'infanzia-adolescenza molto più lungo.

È per questo che i figli restano attaccati ai genitori per così tanto tempo, sia quando le cose vanno bene, sia quando vanno male.

La debolezza dell'uomo adulto deriva da una debolezza strutturale congenita che viene da molto più lontano. L'evoluzione ha fatto sì che l'intelligenza e la socialità compensassero questa nostra debolezza, altrimenti è probabile che come specie ci saremmo già estinti da un pezzo.

Quindi, la posizione di chi soffre e vede la colpa di tale sofferenza in qualcun'altro è perfettamente legittima dal suo punto di vista, è solo che non tiene conto di tutto il "quadro". Inoltre, e questo è ancora più importante, tale visione colpevolistica è come una catena che impedisce al sofferente di emanciparsi e di progredire.

I genitori sono l'unica cosa che non ci scegliamo, a questo mondo: ci vengono dati. E diventare adulti significa imparare ad accettare questo fatto.

La saluto cordialmente


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Può trattarsi di attacchi di panico, disturbi alimentari, della cura della depressione, di una coppia di genitori che non riesce a comunicare con il figlio adolescente. O di una terapia di coppia per incomprensione fra partner. O del ragazzo che a scuola non rende come dovrebbe e ha difficoltà a fare nuove amicizie. Oppure di qualcuno che non soffre di una patologia, ma avrebbe bisogno di consulenza od orientamento su una questione specifica.

Psicoterapia breve e consulenza psicologica a Firenze e Signa

Alcune persone si rassegnano a combattere per anni con questi problemi, oppure se ne ritrovano all'improvviso sopraffatte senza aspettarselo. "Tanto capita sempre agli altri".

A volte si è riluttanti all'idea di cercare aiuto per sbarazzarsi delle sensazioni, degli stati emotivi e dei pensieri che tengono bloccati, impedendo di progredire.

Nei miei studi di psicologo a Firenze e Signa, questo è un commento frequente che ascolto: "Sa, dottore, per me è stato così difficile decidermi a venire... l'ho fatto proprio perché non potevo farne a meno, altrimenti non sarei venuto".

Se questo è il tuo dilemma, ecco una semplice domanda. Quale delle due alternative è preferibile:

1.non cercare aiuto, e continuare a tentare di risolvere il problema nello solito modo, anche se finora non ha funzionato, oppure:
2.cercare l'aiuto professionale di un esperto, dando a se stessi una nuova possibilità?

A questo proposito la ricerca dice che le persone che cercano aiuto per le difficoltà psicologiche stanno meglio dell'80% di coloro che non lo fanno e che i cambiamenti ottenuti sono durevoli (Lambert e altri, 2002).

Scopri come la terapia breve strategica può aiutarti a migliorare le relazioni con le altre persone, risolvere i problemi psicologiche e personali e migliorare la qualità della vita.

Giuseppe Santonocito è psicologo psicoterapeuta e riceve a Firenze e Signa, vedi la sezione contatti.

Altri comuni limitrofi serviti sono Calenzano, Campi Bisenzio, Carmignano, Empoli, Fiesole, Lastra a Signa, Montelupo Fiorentino, Poggio a Caiano, Prato, Scandicci, Sesto Fiorentino.

Leggi ulteriori informazioni sull'intervento.

Leggi anche l'articolo sul problem solving strategico.

Bibliografia:

Lambert M J, Vermeersch D A, 2002. Effectiveness of Psychotherapy. In Elsevier Encyclopedia of Psychotherapy, 709-714, Elsevier Science, USA.



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