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Resilienza: la forza di andare avanti



Resilienza: la forza di andare avanti




Depressione - 04/06/15

In un discorso all'Università di Yale (*) tenuto pochi giorni fa, l'attuale vice-presidente USA Joe Biden ha parlato di leadership, compassione e resilienza, ovvero la capacità di rialzarsi e andare avanti malgrado le avversità. Ha raccontato di come ha dovuto trovare la forza di rimettere insieme i pezzi della sua vita, ancora giovane senatore, quando sua moglie e il loro figlio neonato morirono in un incidente d'auto, mentre gli altri due figli sopravvissero e gli diedero la forza di continuare.



Ciò che quegli studenti ignoravano, però, è che tenendo quel discorso il vice-presidente stava impersonando un ulteriore, stupefacente esempio della stessa resilienza. Lui sapeva, ma non i suoi ascoltatori, che a uno di quei due figli sopravvissuti tanti anni prima restavano pochi giorni di vita a causa di un tumore al cervello. Si è poi spento a 46 anni, il 30 maggio, pochi giorni dopo il discorso.

Come può esistere tanta resilienza, di fronte a tanto dolore?

Parlando del proprio passato, Biden chiarisce di essersela guadagnata a caro prezzo. In un precedente discorso del 2012, infatti, confessava di capire perfettamente come qualcuno possa lucidamente, freddamente decidere di commettere suicidio.

La resilienza dunque non è un tratto di carattere fisso. È qualcosa che ognuno di noi può sviluppare, pur senza sperare di dover essere messi mai alla prova.

Ecco alcuni modi in cui possiamo sviluppare la nostra resilienza.


Punto1. Accettare che non possiamo ingannare il dolore

Mr. Biden ha una frase che riassume bene la sua filosofia di vita e che ha voluto condividere con gli studenti di Yale: "La vita ha un suo modo di intromettersi". Serve per ricordarsi che per quanto si possa riuscire a strutturare la propria vita o per quanto possano essere grandi i nostri sogni e speranze, il controllo è e resta un'illusione. Dobbiamo accettare che non possiamo anticipare e prevenire ogni dolore. Ma possiamo imparare a gestirlo quando arriva.


Punto2. Coltivare le relazioni

Le relazioni che abbiamo sono il tessuto della nostra resilienza. Biden lo esprime così agli studenti: "Ho avuto l'incredibile fortuna di avere una famiglia estesa, radicata nell'amore e nella lealtà, permeata del senso del dovere in ognuno di noi. Non solo ho ricevuto aiuto, ma dedicandomi ai miei figli ho potuto redimermi." Coloro che non dispongono di solidi legami familiari o sociali dovrebbero darsi da fare per crearne. Anche tramite gruppi di supporto, terapia o facendo del volontariato, essendo l'aiuto al prossimo un modo testato ed efficace per trovare conforto noi stessi.


Punto3. Riconoscere le proprie emozioni

Negare il dolore o cercare altre vie per sedarlo, ad esempio con l'uso di alcol o farmaci, può fornire al massimo un sollievo temporaneo. Ma può anche aggiungere un ulteriore problema a quello già esistente. Percorrere e traversare il proprio dolore è faticoso e repulsivo, ma nel lungo periodo è ciò che permette di superarlo.


Punto4. Prendersi cura di se stessi

Prendersi cura di se stessi anche nel fisico e trattarsi con compassione contribuisce ad aumentare la forza necessaria, oltre che a supportare in modo efficace le persone della vostra vita che potrebbero a loro volta averne bisogno.


Punto5. Pensare alla resilienza come  a un viaggio

L'APA (American Psychological Association) paragona la resilienza a una discesa lungo un fiume, dove si possono incontrare ostacoli e pericoli strada facendo. È necessario sfruttare la propria esperienza e il supporto degli altri, per farcela, e ogni tanto fermarsi a riposare sulla riva. Ma per completare il viaggio dobbiamo risalire sull'imbarcazione e continuare.


Punto6. Accettare che dopo la notte c'è sempre un nuovo giorno

La persona che sta soffrendo in un certo senso desidera restare nel proprio dolore, crogiolarvisi. Quasi come se dopo quello che le è capitato non potesse più esistere la possibilità di gioire ancora, di provare di nuovo piacere per qualcosa. Ma se riusciamo a dare tempo al tempo, scopriremo che il tempo è galantuomo. Se solo riusciamo ad aspettare abbastanza a lungo, nella maggior parte dei casi il dolore ha un inizio, un picco e poi inizia a diminuire. E quando il dolore se n'è andato resta il ricordo, resta una cicatrice che non fa più male, ma che ci rammenta ciò che è stato.


Bibliografia

David Sack. 2015. What We Can Learn From Joe Biden's Resilience. Psychology Today online.


(*)
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