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La possibilità di scelta ci rende più insensibili

società - 05/07/11 - 17:14

Troppa scelta potrebbe essere un male, non solo per l'individuo, ma per la società nel complesso. Pensare alla possibilità di scelta rende le persone meno empatiche verso i simili e meno propense a sostenere politiche a favore del sociale, secondo un nuovo studio.

In paesi come gli USA, i dibattiti politici sono spesso condotti in termini di libertà di scelta, ad esempio su come scegliere un piano di salute o una scuola per i figli. Altre volte si discute di scelta riguardo a situazioni più drammatiche, come i disastri naturali.

Ad esempio: "Perché pur sapendo che l'uragano Katrina stava per abbattersi, molte persone scelsero di rimanere?" si chiede K. Savani, della Columbia University. È pur vero che molte persone povere non potevano andarsene da New Orleans, ma nessuno sapeva in anticipo quanto grande sarebbe stata la catastrofe. "Si potrebbe dire che queste persone hanno compiuto delle cattive scelte. Ma siamo sicuri che avessero per davvero una scelta?"

Restando in Italia, come mai ci sono persone che abitano case erette sui fianchi dell'Etna, pur sapendo che un'eruzione un po' più forte delle altre potrebbe spazzarle via, com'è già successo tante volte in passato?

La cultura occidentale - quella americana in particolare - dà per scontato che ciò che le persone fanno e che capita loro sia sotto il loro controllo, una conseguenza delle loro scelte e loro personale responsabilità.

Savani e collaboratori hanno indagato su come il pensare alla libertà di scelta influenzi l'atteggiamento verso le politiche sociali.

In un esperimento, i partecipanti hanno guardato un video dove una persona svolgeva una serie di attività routinarie in un appartamento. A un gruppo di soggetti è stato detto di premere un bottone ogni volta che la persona effettuava una scelta. A un altro gruppo è stato detto di farlo quando la persona toccava un oggetto per la prima volta. Dopo, a tutti è stato chiesto di esprimere le proprie opinioni su delle questioni sociali.

Semplicemente pensando alla scelta, i soggetti nel primo gruppo hanno mostrato meno propensione nel sostenere principi di maggior uguaglianza razziale, etnica, sessuale e sociale, tasse sui veicoli più inquinanti e messa al bando dei videogiochi violenti.

Un altro esperimento ha mostrato invece che quando le persone pensano alla scelta, incolpano più facilmente gli altri di buttar loro addosso eventi sgradevoli, quando ad esempio riportano eventi come attacchi di cuore o la perdita del lavoro.

Savani e colleghi si sono chiesti se ciò si verificasse anche per le persone al di fuori degli Stati Uniti. Perciò hanno condotto un esperimento in India. Dopo aver scelto oggetti di consumo come penne e tavolette di cioccolato, a persone americane e indiane è stata mostrata la foto di un bambino povero, insieme a una descrizione della sua miserevole vita. Negli americani che avevano in mente la possibilità di scelta, ciò ha avuto l'effetto di renderli meno empatici, ma nessun effetto sugli indiani.

"In America facciamo scelte ogni momento: al bar, nel supermarket, al centro commerciale" dice Savani. Il dubbio è che alla lunga tutta questa possibilità di scelta finisca per avere un impatto cumulativo negativo, rendendo le persone meno empatiche verso il prossimo e meno preoccupate del bene pubblico.

Bibliografia

K. Savani, N. Stephens, H. Rose Markus. 2011. What choice do we have? Association for Psychological Science.



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Può trattarsi di attacchi di panico, disturbi alimentari, della cura della depressione, di una coppia di genitori che non riesce a comunicare con il figlio adolescente. O di una terapia di coppia per incomprensione fra partner. O del ragazzo che a scuola non rende come dovrebbe e ha difficoltà a fare nuove amicizie. Oppure di qualcuno che non soffre di una patologia, ma avrebbe bisogno di consulenza od orientamento su una questione specifica.

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Alcune persone si rassegnano a combattere per anni con questi problemi, oppure se ne ritrovano all'improvviso sopraffatte senza aspettarselo. "Tanto capita sempre agli altri".

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Scopri come la terapia breve strategica può aiutarti a migliorare le relazioni con le altre persone, risolvere i problemi psicologiche e personali e migliorare la qualità della vita.

Giuseppe Santonocito è psicologo psicoterapeuta e riceve a Firenze e Signa, vedi la sezione contatti.

Altri comuni limitrofi serviti sono Calenzano, Campi Bisenzio, Carmignano, Empoli, Fiesole, Lastra a Signa, Montelupo Fiorentino, Poggio a Caiano, Prato, Scandicci, Sesto Fiorentino.

Leggi ulteriori informazioni sull'intervento.

Leggi anche l'articolo sul problem solving strategico.

Bibliografia:

Lambert M J, Vermeersch D A, 2002. Effectiveness of Psychotherapy. In Elsevier Encyclopedia of Psychotherapy, 709-714, Elsevier Science, USA.



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