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Grammatica e linguaggio: dimostrata predisposizione innata del cervello, Psicologo Firenze, Novità & commenti
   
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novità & commenti - neuroscienze

Grammatica e linguaggio: dimostrata predisposizione innata del cervello

neuroscienze - 17/05/11 - 09:06

Qualsiasi genitore conosce la gioia di sentire il proprio figlio pronunciare le prime parole, che si trasformano presto in frasi e discorsi ancora un po' traballanti. Il modo in cui gli esseri umani imparano il linguaggio è in gran parte avvolto nel mistero. Circa 50 anni fa, Noam Chomsky propose una spiegazione: impariamo a parlare così velocemente perché una certa predisposizione al linguaggio e alla grammatica è già presente alla nascita nel nostro cervello. Fino a oggi tale ipotesi non era stata dimostrata.

Un recentissimo e rivoluzionario studio conferma però l'intuizione di Chomsky sulla cosiddetta grammatica universale, mostrando che l'individuo non nasce come tabula rasa: esistono preferenze e inclinazioni che orientano l'apprendimento del linguaggio.

Dice l'autrice J. Culberston, dottoranda alla John Hopkins University: "Capire l'acquisizione del linguaggio è sempre stata l'araba fenice della linguistica".

Non solo questo studio fornisce prove convincenti a supporto dell'ipotesi di Chomsky, ma costituisce un'importante innovazione nel processo di costruzione e verifica di altre ipotesi che cercano di dare risposte ad alcuni dei più grandi interrogativi nel campo della linguistica.

Nello studio, un personaggio di cartone animato che raffigurava un piccolo alieno verde, chiamato Glermi, insegnava a dei partecipanti adulti di lingua inglese un minilinguaggio artificiale, il Verblog.

In un esperimento Glermi mostrava sullo schermo uno strano oggetto alieno colorato di blu, chiamato "slergena", invitando i partecipanti a dire "geej slergena" che in Verblog significa "slergena blu". Dopo, i partecipanti vedevano 3 di quegli oggetti sullo schermo e dovevano dire "slergena glawb", che significa "tre slergena".

Sebbene i soggetti non lo sapessero coscientemente, molte lingue del mondo usano gli stessi ordinamenti di parole, ovvero in molte lingue gli aggettivi precedono il nome e in molte altre i nomi sono seguiti dalle quantità ma – e questo è il fatto importante – sono rarissime le lingue nelle quali questi ordinamenti sono entrambi presenti, come in Verblog.

A dei gruppi di controllo sono state insegnate altre lingue artificiali, identiche al Verblog ma che differivano per alcuni ordinamenti.

Il ragionamento di Culberston è stato che se alcune delle proprietà delle grammatiche naturali sono innate - come ad esempio il posto nella frase in cui devono comparire nomi, aggettivi e quantità – i soggetti che dovevano imparare una lingua aliena come il Verblog avrebbero dovuto incontrare difficoltà con gli ordinamenti inusuali. E infatti è ciò che è successo.

Gli adulti senza alcuna conoscenza di altre lingue all'infuori dell'inglese sono stati capaci d'imparare con facilità altre lingue con ordinamenti presenti in molte lingue del mondo, ma hanno avuto difficoltà ad imparare il Verblog.

Quindi è evidente che il cervello "sapeva" in qualche modo che gli ordinamenti delle parole in Verblog erano improbabili, proprio come predetto da Chomsky mezzo secolo fa.

Questi risultati sono importanti per varie ragioni, secondo la Culberston.

"Il linguaggio rende l'essere umano una specie particolare. Riuscendo a capire come i bambini imparano a parlare malgrado le impressionanti complessità delle lingue naturali, riusciremo a capire una parte importante del funzionamento del nostro cervello. Il nostro studio indica che l'acquisizione del linguaggio e della grammatica è resa più semplice dal fatto che gli individui ne hanno già una conoscenza inconscia, sapendo ad esempio che alcune sequenze di parole sono probabili e altre no."

Bibliografia

J. Culberston. 2011. Artificial grammar reveals inborn language sense, study shows. Johns Hopkins University.


 Andrea Seganti - 28/07/11 - 10:07n. 1 

Il fatto che il linguaggio abbia una base innata è ormai entrato a far parte del senso comune e questo non solo per merito di Chomsky. Una parte importante a mio modo di vedere la hanno avuto sia gli studi sulla comunicazione gestuale nei primati sia gli studi sulla comunicazione non verbale madre neonato. Infatti mentre Chomsky ha molto insistito sulla struttura logica del linguaggio questi altri filoni di ricerca suggeriscono una strutturazione legata all'esperienza gestuale. L'esperimento della Culberston tenderebbe a dimostrare che tra gli ordinamenti possibili delle parole – nome/diversi tipi di attributi – vengono preferiti quelli esistenti nelle lingue naturali piuttosto che a lingue di fantasia. Tuttavia la Culberston Oltre a sottovalutare la varietà linguistica (vedi Levenson) non prende neanche in considerazione l'ipotesi alternativa secondo la quale quello che viene universalmente capito è il valore pragmatico della comunicazione gestuale che viene trasportata nel linguaggio – a seconda delle culture – dando maggior peso (accento e pause) alla posizione spaziale dell'oggetto oppure dando maggior peso alla collocazione spaziale del soggetto rispetto a quella dell'oggetto. Per capirci meglio quando il Germi pronuncia prima la parola dell'oggetto e poi l'attributo egli indica pragmaticamente attraverso l'accento, l'enfasi, le pause e altri canali corporei la priorità secondo la quale l'oggetto esiste oppure indica la priorità secondo la quale l'attributo dato dal soggetto esiste prima dell'oggetto.  Pertanto quello che è innato è il riconoscimento di quelle forme di politesse gestuale che danno spazio prioritario agli oggetti come nel caso dei giapponesi che mettono verbo alla fine oppure di quelle forme di controllo gestuale da parte del soggetto che mettono soggetto e verbo all'inizio. Insomma ogni cultura fabbrica una sintassi che è più o meno spostata in direzione oblativa o in direzione pretentiva. Per approfondire il discorso potete dare un occhiata all'ultimo editoriale della Fondazione Pensiero e linguaggio www.pensieroelinguaggio.it

Per la base gestuale del linguaggio vedi sulla rete Richard W. Byrne: Parsing Behavior: A Mundane Origin for an Extraordinary Ability?


 Giuseppe Santonocito - 28/07/11 - 12:56n. 2 

Chomsky è stato il precursore più noto dell'ipotesi innatista, ed esperimenti come quello della Culberston forniscono conferme alla sua ipotesi. Credo che questo tributo gli vada riconosciuto.

Tuttavia, quando diciamo "il linguaggio ha una base innata" bisognerebbe precisare a quale linguaggio e a quale specie ci si riferisce. Il meccanismo cerebrale di base che dà origine al linguaggio non è probabilmente esclusivo della nostra specie, dato che altri animali, anche molto meno evoluti di noi, mostrano capacità elementari ma sorprendenti di comunicazione simbolica. Pensiamo alla danza delle api.

E il discorso sugli aspetti paraverbali/non verbali lo distinguerei del tutto da quello sul linguaggio verbale, anche se è vero che come esseri umani godiamo di una gamma espressiva incomparabilmente più ampia anche nella comunicazione non verbale. Ma Chomsky ha molto insistito sugli aspetti strutturali e sintattici perché sono quelli che più nettamente ci distinguono dalle altre specie, ove la comunicazione non verbale è quella che ci rende simili a loro. Gli animali non sanno leggere, ma noi riusciamo a capire quando il nostro cane ci vuol dire qualcosa.


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Leggi anche l'articolo sul problem solving strategico.

Bibliografia:

Lambert M J, Vermeersch D A, 2002. Effectiveness of Psychotherapy. In Elsevier Encyclopedia of Psychotherapy, 709-714, Elsevier Science, USA.



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