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Chi crede nei complotti ha la tendenza a complottare



Chi crede nei complotti ha la tendenza a complottare




Società - 05/05/11

Le teorie del complotto, come quella sulla morte della Principessa Diana, sono credute più facilmente dalle persone che hanno loro stesse la tendenza a complottare, secondo un nuovo studio.

K. Douglas e R. Sutton, due ricercatori dell'Università di Kent (Regno Unito) hanno trovato conferma al concetto psicoanalitico di proiezione, che consiste nel ravvisare negli altri una predisposizione che ci appartiene.

La ricerca s'intitola: Does it take one to know one? (Ci vuole il simile per capire il simile?), sottotitolo: L'appoggio alle teorie del complotto è influenzato dalla propria attitudine alla cospirazione.

Sono state valutate le idee di 250 studenti britannici su 17 grandi cospirazioni, come quelle sul presunto assassinio della Principessa Diana, di J. F. Kennedy, la "finzione" dell'atterraggio sulla luna e la presunta orchestrazione da parte del governo degli Stati Uniti all'attacco alle Torri Gemelle dell'11 settembre.

Nel primo esperimento ai partecipanti è stato chiesto se loro stessi avrebbero preso parte a quei complotti, avendone avuta la possibilità. Una delle domande era, ad esempio: "Se fossi stato al governo, avresti ordinato l'attacco alle Torri Gemelle?" È risultato che quanto più i soggetti dichiaravano una volontà a cospirare, tanto più consideravano quei complotti plausibili, interessanti e meritevoli di considerazione.

Inoltre i ricercatori hanno visto che i soggetti molto machiavellici (disposti a sfruttare il prossimo per trarne guadagni personali) mostravano più disponibilità a cospirare e a credere nelle cospirazioni.

Nel secondo esperimento, a metà dei partecipanti è stato chiesto di ricordare un momento in cui avevano aiutato qualcuno. I ricercatori ipotizzavano che questa forma di priming li avrebbe orientati verso un temporaneo innalzamento del senso morale. Come ci si aspettava, in confronto al gruppo di controllo questi soggetti hanno mostrato meno disposizione a cospirare e, di conseguenza, meno facilità a credere nelle teorie complottiste.

"Volevamo capire come mai nell'era di internet, che mette a disposizione tante informazioni in conflitto fra loro, tanta gente crede nei complotti" dice Douglas. "Abbiamo scoperto che nella loro ricerca di spiegazioni, di fronte a condizioni così confondenti e conflittuali, le persone si basano in parte sulla proiezione, ovvero sull'assunto che gli altri si comportino nello stesso modo in cui si comportano loro."

"Non diciamo che tutti i credenti nelle teorie del complotto siano immorali o che sono giunti alla loro convinzione attraverso la proiezione. Altri importanti fattori possono indurre le persone a credere nei complotti, inoltre il nostro studio non dice nulla sulla verità o la plausibilità di tali teorie. Però siamo riusciti a dimostrare che una delle ragioni per le quali le persone ritengono valide le teorie complottiste è che proiettano le loro stesse tendenze morali sui presunti cospiratori."

Bibliografia

K. M. Douglas, R. M. Sutton. 2011. Does it take one to know one? Endorsement of conspiracy theories is influenced by personal willingness to conspire. British Journal of Social Psychology.
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