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Brevi distrazioni migliorano di parecchio l'attenzione



Brevi distrazioni migliorano di parecchio l'attenzione




Generale - 05/04/11

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Cognition sovverte una teoria decennale sull'attenzione, dimostrando che brevi distrazioni possono migliorare di molto la capacità a restare su un compito per lunghi periodi.

Lo studio ha analizzato un fenomeno noto a chiunque si sia trovato a dover fare la stessa cosa per molto tempo: dopo un po' s'inizia a perdere la concentrazione e la performance diminuisce.

Alcuni studiosi ritengono che tale "diminuzione della vigilanza" sia il risultato di una caduta nelle risorse attentive, dice il professor A. Lleras, psicologo all'università dell'Illinois: "Per 40 o 50 anni le ricerche pubblicate sulla diminuzione della vigilanza hanno trattato l'attenzione come una risorsa limitata, che viene spesa e consumata nel tempo. Ebbene, io credo che questo punto di vista sia errato. La performance sul compito viene a cadere perché si smette di prestarci attenzione, è vero, ma anche quando ci distraiamo stiamo sempre prestando attenzione a qualcosa. Quindi il problema non dev'essere l'attenzione".

Lleras osserva che un fenomeno analogo accade nella percezione sensoriale: il cervello smette di registrare un'immagine, un suono o una sensazione quando lo stimolo rimane costante nel tempo. Ad esempio, la maggior parte delle persone non è cosciente della sensazione provocata dai vestiti sulla pelle. Il cervello si abitua e lo stimolo non viene più registrato dalla coscienza.

"Gli stimoli costanti sono interpretati dal cervello come poco importanti e quindi cancellati dalla consapevolezza. Perciò, mi son detto, se c'è un modo fondamentalmente simile in cui il cervello tratta le informazioni, ciò che è vero per le sensazioni forse è vero anche per i pensieri. Se l'attenzione sostenuta verso una sensazione fa svanire la sensazione dalla coscienza, forse anche l'attenzione sostenuta su un pensiero fa sì che questo svanisca dalla mente."

Nello studio, insieme al collega post-dottorando A. Ariga, Llera ha testato la capacità di 84 soggetti di concentrarsi su un compito ripetitivo al computer sotto varie condizioni. I soggetti sono stati divisi in 4 gruppi:
PuntoGruppo di controllo che ha svolto il compito per 50 minuti senza interruzioni.
PuntoUn gruppo di "scambio" e uno di "non scambio" hanno dovuto memorizzare un numero di 4 cifre prima del compito, con la richiesta di rispondere se avessero visto una delle cifre sullo schermo durante il compito successivo. Solo al gruppo di "scambio" sono poi state effettivamente presentate 2 cifre, durante l'esperimento. Entrambi i gruppi sono stati testati per la ritenzione mnemonica alla fine del compito.
PuntoUn gruppo "ignora le cifre", a cui è stato detto d'ignorare le cifre quando le avessero viste sullo schermo.

Come ci si aspettava, la performance della maggior parte dei soggetti è diminuita man mano che il tempo passava. Ma quelli nel gruppo di "scambio" non hanno mostrato alcuna caduta di performance. Dare la possibilità d'interrompere il compito per 2 volte, per avvertire gli sperimentatori che avevano visto le cifre memorizzate in precedenza, ha permesso ai soggetti di restare concentrati per tutto l'esperimento.

"È stato stupefacente vedere come la loro performance è rimasta intatta per tutta la durata del test" dice Llera "mentre quella degli altri gruppi era in caduta libera".

Il risultato dello studio è congruente con l'idea che il cervello sia un meccanismo fatto per rispondere al cambiamento e suggerisce che l'attenzione prolungata in realtà peggiori la performance.

"Proponiamo che disattivare e riattivare gli obiettivi che ci siamo prefissi ci permette di restare concentrati. Dal punto di vista pratico, questo nostro studio suggerisce che ogni qualvolta dobbiamo svolgere un compito di lunga durata, come ad esempio studiare per un esame, è meglio imporsi dei piccoli break di tanto in quanto. Delle piccole pause mentali ci aiuteranno a restare concentrati".

Bibliografia

A. Ariga and A. Lleras. 2011. Brief and rare mental 'breaks' keep you focused: Deactivation and reactivation of task goals preempt vigilance decrements. Cognition.
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