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Una notte in bianco può portare a euforia e comportamenti rischiosi

generale - 25/03/11 - 10:55

Una notte insonne può renderci nervosi e umorali, ma un effetto collaterale meno conosciuto della deprivazione del sonno è l'euforia a breve termine, che può produrre carenza di giudizio e comportamenti rischiosi, secondo una nuova ricerca condotta a Berkeley e Harvard.

I ricercatori hanno studiato il cervello di giovani adulti, trovando che i circuiti del piacere ricevono una bella spinta dopo una notte in bianco. Questi circuiti, tuttavia, sono gli stessi che stimolano sensazioni d'euforia, ricompensa e motivazione e possono perciò portare a comportamenti rischiosi.

"Quando funziona correttamente, il cervello trova il corretto punto d'equilibrio sullo spettro dell'umore. Ma il cervello deprivato di sonno oscilla fra i due estremi, nessuno dei quali è ottimale per prendere decisioni sagge e ponderate" dice M. Walker, professore di psicologia e neuroscienze a Berkeley e autore dello studio.

"Dobbiamo far sì che le persone preposte a prendere decisioni importanti, quelle dove la posta in gioco è alta, come medici, piloti d'aereo e neogenitori, dormano abbastanza. Se dovessi basarmi sui risultati di questo nostro studio, sarei preoccupato se un dottore di pronto soccorso che è rimasto sveglio per 20 ore di fila prendesse qualsiasi decisione sulla mia salute."

Il cervello alterna fra due fasi principali durante il sonno: il sonno REM, quello dove si sogna, e il sonno non REM, dove il corpo riposa. Dalla ricerca esistente sappiamo che questi schemi di funzionamento sono alterati nei pazienti con disturbi dell'umore.

Intrigati dal perché tanti pazienti con diagnosi di depressione si sentono meglio dopo una notte insonne, almeno temporaneamente, i ricercatori hanno usato la risonanza magnetica per studiare il cervello di giovani di 27 anni, metà dei quali aveva dormito normalmente e l'altra metà aveva passato una notte in bianco.

Ai soggetti sono state mostrate diverse immagini, alcune di esse positive, come coniglietti e dolci gelato, chiedendo loro di classificarle come neutre o positive. È stato osservato che i giovani che avevano saltato una notte di sonno hanno dato più voti positivi alle immagini, mentre chi aveva dormito normalmente ha dato voti più moderati.

Inoltre, le scansioni del cervello di chi aveva passato la notte sveglio hanno mostrato attività accentuata nel sistema mesolimbico, un circuito cerebrale controllato dalla dopamina, un neurotrasmettitore che regola le sensazioni positive, la motivazione, la pulsione sessuale, la dipendenza, il craving e la presa di decisioni.

Anche se questa tendenza verso il positivo potrebbe sembrare vantaggiosa, può essere controproducente nel caso in cui le persone prendano decisioni impulsive perché si sentono troppo ottimiste, sostiene l'autore.

Questa ricerca si basa su lavori precedenti dello stesso Walzer, che avevano trovato che la deprivazione del sonno spegne le aree cerebrali deputate al controllo delle decisioni razionali e della pianificazione (la corteccia prefrontale) e attiva funzioni più primitive come il riflesso attacco-fuga nell'amigdala.

L'ultimo studio mostra una simile disconnessione fra la corteccia prefrontale e l'area mesolimbica dopo una notte senza sonno. "Dopo una buona notte di sonno le regioni dei lobi frontali sono fortemente connesse con le regioni del piacere e della ricompensa, ma non dopo una notte senza sonno" dice Walker.

Come terapia per le persone depresse la deprivazione del sonno non è però una terapia fattibile. "Il filo della deprivazione del sonno non può essere tirato più di tanto, prima che si rompa".

Bibliografia

M. Walker. N. Gujar, S.-S. Yoo, P. Hu. 2011. Sleep Deprivation Amplifies Reactivity of Brain Reward Networks, Biasing the Appraisal of Positive Emotional Experiences. Journal of Neuroscience.



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Giuseppe Santonocito è psicologo psicoterapeuta e riceve a Firenze e Signa, vedi la sezione contatti.

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Leggi ulteriori informazioni sull'intervento.

Leggi anche l'articolo sul problem solving strategico.

Bibliografia:

Lambert M J, Vermeersch D A, 2002. Effectiveness of Psychotherapy. In Elsevier Encyclopedia of Psychotherapy, 709-714, Elsevier Science, USA.



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