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Il mito della superiorità delle terapie cognitivo-comportamentali



Il mito della superiorità delle terapie cognitivo-comportamentali




Psicoterapia - 04/12/10

La maggior parte delle psicoterapie di derivazione psicodinamica o umanistico-esistenziale basa la propria epistemologia su teorie della personalità, dedotte da osservazioni cliniche o concezioni filosofiche dell'uomo, senza concretezza in termini di dati sperimentali, anche se questo non le rende meno funzionali in termini di risultati clinici.

La terapia cognitivo-comportamentale (TCC) si basa, invece, su dati di laboratorio. Si vedano i classici esperimenti sull'apprendimento condizionato di Pavlov, Skinner, Watson. Tuttavia, la sua concretezza empirica non è sinonimo di maggior validità clinica.

Ciò è dimostrato dal fatto che la maggior parte delle revisioni di letteratura sugli studi empirici che hanno cercato di determinare la validità dei diversi modelli psicoterapeutici, evidenzia una parità di efficacia della TCC rispetto ad altri trattamenti.

Definiamo l'efficacia come validità, ossia come capacità di una psicoterapia di fornire sollievo o risolvere determinati quadri sintomatologici.

Luborsky nel 1975 studiò tre tipi di psicoterapie: psicodinamiche, rogersiane e comportamentali, osservando che i pazienti avevano ottenuto gli stessi benefici (Migone, 1995).

In una meta-analisi Smith e Miller (1980) osservarono che la terapia rogersiana è efficace quanto altre forme di terapia, compresa la TCC.

Successivamente, Greenberg e collaboratori (1994) hanno effettuato una meta-analisi di oltre 20 studi sulle terapie umanistiche e non, ivi compresa la TCC. La maggior parte degli studi ha evidenziato un'efficacia pari alla terapia cognitiva.

Un altro studio (Grame, Caspar e Ambuhl, 1990) confrontò la terapia centrata sul cliente (rogersiana) con diverse varianti della TCC, evidenziando che entrambi gli approcci erano ugualmente efficaci.

Un'ulteriore revisione di Shedler (2010) dell'Università del Colorado passa al setaccio una grossa mole di studi e meta-analisi, evidenziando come la terapia psicodinamica non avesse, in termini di risultati, nulla in meno rispetto ad altre forme di psicoterapia, compresa la TCC.

Vi sono dati APA (American Psychological Association) sulle terapie validate empiricamente che evidenziano solo come nello specifico di determinati sintomi le tecniche TCC dimostrano una consolidata efficacia. Ma dal momento in cui le revisioni di letteratura segnalano una certa equivalenza, in termini di benessere generale e raggiungimento dei risultati, sembra evidente che la supposta superiorità della TCC evidenziata dall'APA consiste solo nella possibilità di quantificare la somministrazione del metodo (tecniche specifiche per sintomi specifici) per la soluzione del sintomo.

Tuttavia, tutte le psicoterapie raggiungono lo stesso risultato, ossia le psicoterapie sono tutte efficaci. La differenza nella ricerca empirica fra terapie psicodinamiche e umanistiche da una parte e la TCC dall'altra, è che nelle prime è più difficile una quantificazione in termini di tecniche specifiche per sintomi specifici, mentre la TCC offre questa possibilità.

Inoltre, altri studi dimostrano addirittura la scarsa efficacia della TCC per determinate patologie.

Uno studio del 2005 confronta la TCC con la terapia aspecifica di supporto nei disturbi del comportamento alimentare, evidenziando addirittura una superiorità di quella aspecifica di supporto (McIntosh, 2005).

Nel 2006 Bulik evidenza come nei DCA sia la terapia famigliare ad essere maggiormente efficace (Bulik, 2006).

Una meta-analisi pubblicata su Medicine Psychological sull'efficacia della TCC nei disturbi schizofrenici e bipolari, ha evidenziato che la TCC non è stata efficace nel ridurre i sintomi della schizofrenia né di prevenire le ricadute, mentre un effetto moderato è stato osservato della depressione nel bipolare ma nessuna capacità nel prevenire le ricadute del disturbo bipolare
(Lync et al, 2010).

Di nuovo, per i disturbi psicotici i dati APA confermano una certa efficacia degli interventi famigliari.

Definiamo adesso l'efficienza come rapporto fra risultati ottenuti e risorse impiegate. In altre parole, una psicoterapia è più efficiente di un'altra se è in grado di raggiungere gli stessi risultati con minor dispendio di risorse e in minor tempo.

La maggior parte degli studi empirici fin qui visti non si è interessata al problema dell'efficienza, ma solo a quello dell'efficacia.

Tuttavia, altri autori (Palazzoli, Boscolo et al. 1975; Watzlawick et. al. 1974; Nardone et al, 1997; L'Abate, Weeks, 1982) si sono posti proprio il problema della rapidità dei risultati (*) e sembrano confermare come le terapie sistemico famigliari e strategiche abbiano, rispetto ad altre forme di intervento psicoterapeutico, una efficienza clinicamente significativa.

Inoltre, la ricerca clinica ha messo in evidenza come per i disturbi invalidanti quali fobie, ossessioni, panico e in presenza di pazienti molto resistenti, le terapie che utilizzano un'ampia gamma di tecniche paradossali e comportamentali quali intenzione paradossale, prescrizione del sintomo, connotazione positiva ed esposizione graduale risultano particolarmente efficaci (**).

In conclusione, quando gli specialisti del metodo cognitivo-comportamentale affermano che il loro modello terapeutico sarebbe l'unico scientificamente valido, o il più scientificamente valido, commettono una sorta di "inganno" epistemologico. Tecnicamente è corretto affermare che la TCC si basa su evidenze scientifiche, ma è scorretto affermare che la TCC avrebbe una maggior efficacia scientificamente dimostrata rispetto ad altre forme di psicoterapia, come abbiamo visto.

Per gentile concessione del Dr. Armando de Vincentiis.


Bibliografia

Paolo Migone. 1995. www.psychomedia.it.

Smith & Miller. 1980. The British Association for the Person Centered Approach.

Greenberg et al. 1994. Istituto Studi rogersiani Messina.

Grame, Caspar e Ambuhl. 1990. Istituto Studi rogersiani Messina.

J. Shedler. 2010. American Psychologist.

McIntosh. 2005. American Journal of Psychiatry.

Bulik. 2006. Atti convegno nazionale sui DCA PesaDifferente, Lecce.

Lync D. et al. 2010. www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19476688. Psychological Medicine.

Palazzoli, Boscolo et al.1975. Paradosso e Controparadosso.

Watzlawick et. al. 1974. Change.

Nardone et al.1997. Terapia breve strategica.

Ascher e Turner. 1979; Weakland et al. 1975; in L'Abate, Weeks. 1982 in la Terapia Paradossale.

Bressi, Lo Baido et al. 2004. Schizophrenia and the clinical efficacy of the systemic family therapy: a prospectic longitudinal study. Rivista di psichiatria, 2004, 39, 3 197.

G. Nardone, G. Aloe. 2004. Rivista Europea di Terapia Breve Strategica e Sistemica n. 1.




(*) Ad esempio, con osservazioni e ipotesi fatte dal terapeuta all'interno della situazione clinica. Il terapeuta condivide queste sue "ricerche" con colleghi in gruppi di studio, fa previsioni e attende quelle che ritiene possibili conferme. Scrive articoli su queste osservazioni e su alcune delle ipotesi dedotte da studi di più casi, che poi potranno essere sottoposte a verifica sperimentale (Migone).

(**) Si fa presente che lo studio delle cosiddette tecniche paradossali va oltre la semplice osservazione clinica poiché, vi sono dati i cui risultati sono stati valutati con modalità molto più vicine alla ricerca empirica, come ad esempio il confronto con altri tipi di tecniche (Ascher e Turner, 1979), questionari in cieco (Weakland et al, 1975) trials clinici randomizzati (Bressi, Lo Baido, 2004), valutazioni empiriche sul modello della ricerca-intervento di Kurt Lewin (Nardone et al, 2004).
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