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La lingua che parliamo crea - non solo trasmette - pensieri e sensazioni



La lingua che parliamo crea - non solo trasmette - pensieri e sensazioni




Comunicazione - 17/11/10

La lingua che parliamo può influenzare non solo i nostri pensieri, ma anche le nostre preferenze.

Questo è il risultato di uno studio a Harvard, che evidenzia come le opinioni di individui bilingui sono influenzate dalla lingua in cui è stato sottoposto loro un test per esaminare tendenze e preferenze.

A Carlo Magno è attribuito il detto: "Parlare un'altra lingua è avere un'altra anima". Questo studio suggerisce che il linguaggio sia molto più di un semplice mezzo per esprimere pensieri e sentimenti, esso li crea e li plasma allo stesso tempo.

Gli atteggiamenti impliciti che un individuo possiede, ossia le associazioni positive o negative e i giudizi di valore verso qualcosa, sono noti per essere predittori del comportamento verso i membri dello stesso gruppo sociale. Ricerche recenti hanno mostrato che questi atteggiamenti sono piuttosto malleabili, suscettibili a fattori come il tempo, la cultura popolare e, adesso, anche al linguaggio che la gente parla.

"È possibile riuscire a spostare cose fondamentali come gusti e preferenze cambiando il linguaggio in cui tali preferenze vengono elicitate?" domanda M. R. Banaji, coautore dello studio. "Se la risposta fosse sì, ciò indicherebbe che il linguaggio è un importante modificatore degli atteggiamenti."

Lo strumento usato nell'esperimento è il ben noto test IAT (Implicit Attitude Test) dove i partecipanti devono classificare delle parole in rapida successione su uno schermo, oppure ascoltandole da una registrazione. Il test concede solo una frazione di secondo per la decisione, non abbastanza per pensarci su. In tal modo si scavalca gran parte dell'elaborazione cosciente, sfruttando le associazioni implicite (inconsapevoli) che non possiamo controllare con facilità.

I ricercatori hanno somministrato lo IAT in due differenti situazioni: in Marocco, a individui bilingui in arabo e francese, e negli USA a bilingui in spagnolo e inglese.

In Marocco, i partecipanti che hanno completato lo IAT in arabo hanno mostrato una preferenza maggiore per altri marocchini. Quando lo hanno fatto in francese, le differenze sono scomparse. Allo stesso modo, gli americani che lo hanno fatto in spagnolo mostravano maggior preferenza per altri ispanici, preferenza che di nuovo spariva quando lo facevano in inglese.

"È stato abbastanza scioccante vedere la stessa persona ripetere due volte lo stesso test, a distanza di poco tempo, e ottenere risultati così diversi" dice uno degli autori. "Sarebbe come chiedere a un amico se gli piacciono i gelati, in inglese, e dopo un minuto, chiedendoglielo di nuovo in francese, ricevere una risposta diversa".

L'insigne linguista B. L. Whorf postulò nel 1930 che il linguaggio è così potente da determinare il pensiero. La scienza psicologica dominante ha finora assunto una posizione scettica, ritenendo che il linguaggio possa parzialmente influenzare il pensiero, ma non determinarlo. Questo nuovo studio suggerisce che l'ipotesi di Whorf, senza estremizzarla, potrebbe fornire interessanti spunti per ulteriori studi.

Bibliografia

O. Ogunnaike, Y. Dunham, M. R. Banaji. 2010. The language of implicit preferences. Journal of Experimental Social Psychology.
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