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Buone notizie per i vegetariani: i valori personali ingannano il gustoChi mangia molta carne crede di farlo per via del buon sapore. Ma secondo una ricerca, la ragione per cui un hamburger di carne ha un gusto migliore di un burger vegetale, per alcuni, ha a che vedere più con i valori che con il sapore. Lo studio ha esaminato il valore simbolico di cibi e bevande, trovando che, almeno riguardo alla carne e alle bibite, ciò che influenzava i partecipanti era quello che pensavano di aver appena assaggiato, più di ciò che avevano effettivamente assaggiato. Gli autori notano che la carne è associata al potere sociale, e che le persone che avevano ottenuto alti punteggi alla scala Social Power Value Endorsement credevano che un cibo contenente carne avesse un sapore migliore di un'alternativa vegetale, anche quando i due prodotti erano in realtà identici. In altre parole, gli sperimentatori hanno presentato due cibi identici ai soggetti, dicendo però loro che uno conteneva carne e l'altro no. Allo stesso modo, i soggetti che preferivano la Pepsi davano un valore maggiore alla bibita quando credevano che fosse Pepsi, anche quando in realtà stavano bevendo una bevanda tipo "cola" economica. Ai partecipanti veniva detto che stavano per assaggiare una salsiccia di carne oppure un involtino vegetariano, e che avrebbero bevuto Pepsi oppure una bibita tipo "cola" economica. Alcuni ricevevano davvero ciò che veniva loro detto, altri ricevevano l'altro prodotto, di sapore simile. Dopo veniva loro richiesto di compilare un questionario su gusti e valori personali. I risultati ottenuti potrebbero essere importanti per promuovere abitudini alimentari migliori. Chi mangia molta carne lo fa convinto che questa abbia un sapore migliore di altri cibi, ma alla luce di questi risultati, le cose sembrano diverse. I partecipanti che hanno provato l'alternativa vegetariana non hanno valutato di meno il suo gusto e aroma rispetto a coloro che mangiavano il prodotto di carne. Invece, a influenzarli era ciò che pensavano di aver appena mangiato e se quel cibo rappresentasse simbolicamente dei valori da loro accettati oppure no. Fonte: Allen et al. 2008. The Interactive Effect of Cultural Symbols and Human Values on Taste Evaluation. Journal of Consumer Research.
Chi mangia carne nega che gli animali soffranoUn nuovo studio rivela che per sfuggire al cosiddetto "paradosso della carne" - ovvero, il desiderio di evitare sofferenze agli animali, da parte di chi mangia carne - gli individui possono negare che gli animali abbiano la capacità di soffrire. I partecipanti a questo studio hanno infatti riportato una gamma ridotta di specie animali verso le quali si sentivano obbligati ad avere scrupoli morali. Prima di questo studio si pensava che le uniche soluzioni al paradosso della carne fossero lo smettere di mangiare carne - una decisione presa da tanti vegetariani - oppure dimenticare che gli animali devono essere uccisi per produrre la carne. I mangiatori di carne possono vivere, infatti, in uno stato di tacita negazione, dimenticando che carne vuol dire mucca e prosciutto vuol dire maiale. Alcune persone smettono di mangiare carne quando capiscono che gli animali soffrono per produrla. La stragrande maggioranza però non lo fa. La ricerca mostra che un modo in cui le persone riescono a continuare a mangiare carne, è attenuare le loro considerazioni morali sedendosi a tavola. Parlando in generale, lo studio mostra che quando c'è conflitto fra il modo preferito di pensare e il modo preferito di agire, sono i pensieri e gli scrupoli morali a essere abbandonati per primi, invece di cambiare comportamento. È evidentemente preferibile non rinunciare al piacere di mangiare carne, e negare agli animali diritti morali, per poter continuare a mangiarli con la coscienza pulita. Fonte: S. Loughnan, N. Haslam, B. Bastian. 2010. The role of meat consumption in the denial of moral status and mind to meat animals. Appetite.
Gravità del disturbo da alimentazione incontrollata legata all'abuso fisico o emotivo infantileImmaginate di ingoiare la quantità di cibo di tutta una giornata in meno di due ore. Immaginate di sentirvi disgustati, depressi e in colpa una volta terminato. E poi immaginate di rifarlo ancora, ripetutamente e senza controllo, più volte la settimana, per mesi o anni. Avete appena immaginato di essere affetti dal disturbo di alimentazione incontrollata, o BED (binge eating disorder), una malattia psichiatrica simile alla bulimia, ma senza le condotte di eliminazione come vomito o esercizio fisico e senza le costanti fantasie riguardo al cibo. Molte persone affette da BED, infatti, hanno pensieri molto negativi sul cibo. Uno studio su 170 soggetti affetti da questo disturbo ha scoperto che la sua gravità, misurata dal livello d'insoddisfazione corporea e sintomi depressivi, sembra essere legata a una storia specifica di abusi sessuali o emotivi durante l'infanzia, che a sua volta porta a feroce autocritica. È interessante che tale correlazione sia stata rilevata solo per gli abusi di tipo sessuale o emotivo, ma non per quelli fisici, né nei soggetti che sono stati trascurati fisicamente o emotivamente da piccoli. Il suggerimento per i terapeuti è di focalizzarsi sull'autocritica, trovandosi a dover aiutare persone affette da BED. Infatti, l'autocritica sembra fungere da mediatore nell'espressione del disturbo. Fonte: David M. Dunkley, Robin M. Masheb, Carlos M. Grilo. Childhood maltreatment, depressive symptoms, and body dissatisfaction in patients with binge eating disorder: The mediating role of self-criticism. International Journal of Eating Disorders, 2010.
Mele per me, patate fritte per teHai l'impressione che la mamma ti spinga a mangiare il dessert? Secondo un nuovo studio, si scelgono cibi meno sani, quando li scegliamo per gli altri. In una serie di studi sulle scelte alimentari, i ricercatori hanno scoperto che i consumatori esercitano maggior autocontrollo quando scelgono per loro stessi. Ai partecipanti è stato chiesto di scegliere 4 item da un menu di 16 cibi salutari (ad es. uva, coste di sedano, cereali) e da un menu di cibi voluttuari (ad es. barre di cioccolato, biscotti, caramelle, gelato, ciambelle). A metà dei partecipanti è stato chiesto di scegliere i 4 cibi per loro stessi, all'altra metà di sceglierli per un amico. Scegliendo per loro stessi, i soggetti indicavano cibi salutari e voluttuari in maniera equilibrata. Ma scegliendo per altri, indicavano in maggioranza cibi voluttuari. Gli autori hanno poi effettuato uno studio su consumatori reali, all'uscita di un supermercato, che ha confermato questi risultati e mostrato che i consumatori compravano più cibi voluttuari per familiari, amici o coinquilini. Uno studio finale ha poi mostrato che le scelte diventavano più equilibrate quando i soggetti venivano messi a conoscenza dei motivi di questa ricerca. Le ricadute in materia di salute pubblica sono evidenti, dal momento che nelle famiglie i cibi sono comprati di solito da qualcuno per qualcun'altro - tipicamente: dai genitori per i figli, o da un genitore per tutta la famiglia. Rendere edotte le persone di questo tipo di tendenza potrebbe aiutare a limitare la diffusione dell'obesità e delle cattive abitudini alimentari. Fonte: Juliano Laran, University of Chicago Press Journals (2010, March 23). Apples for me, potato chips for you: Consumers buy healthier foods for themselves.
Per restare a dieta non basta la forza di volontà, ci vuole anche semplicitàMolti pensano che per riuscire a mantenere una dieta contino solo forza di volontà e impegno. Ma mentre queste cose sono importanti, c'è anche un aspetto più sottile che aiuta a perdere chili, ovvero la percezione della complessità del programma di dieta. Scienziati cognitivi alla Indiana University e al Max Planck Institute for Human Development a Berlino hanno confrontato il comportamento alimentare di donne che seguivano due programmi di dieta radicalmente diversi, trovando che quanto più complicato le persone trovano il loro piano di dieta, tanto prima è probabile che lo abbandonino. Le persone che seguono una dieta complicata si trovano di fronte una difficoltà aggiuntiva, che consiste nel tenere il conto dei tipi e delle quantità di cibo ingerite. Tale difficoltà può aumentare lo scoraggiamento e indurre a interrompere la dieta. L'effetto si manifesta anche in soggetti con buona autoefficacia, ovvero anche quando la persona è convinta della propria capacità di portare a termine un impegno e raggiungere un obiettivo. In altri termini, anche se sei convinto di poterci riuscire, percepire la dieta come complessa può condurre alla rinuncia. La dieta non si esaurisce nella propria testa, l'ambiente esterno è importante. Accorgimenti come tenere gli snack lontano dagli occhi, e preparare le porzioni fuori dalla tavola, prima d'iniziare a consumarle, possono essere decisivi nell'evitare di mangiare senza pensarci. Ma anche l'ambiente cognitivo (interno) può essere costruito in maniera ottimale, adottando regole semplici da capire, ricordare e seguire. Un'indicazione pratica per chiunque voglia mettersi a dieta è di valutarne diverse, guardando le regole proposte da ogni programma e quante cose è necessario tenere a mente per seguirlo. A parità di validità da un punto di vista nutrizionale, la dieta che ha più probabilità di essere mantenuta è quella più semplice. Fonte: Indiana University (2010, January 15). Sticking to diets is about more than willpower - complexity matters.
La dieta mediterranea diminuisce i rischi di danno cerebraleLa dieta mediterranea può aiutare a evitare danni ad alcune aree cerebrali che causano problemi di pensiero e memoria, secondo uno studio presentato al 62esimo convegno annuale della American Academy of Neurology, lo scorso aprile. Lo studio ha mostrato che chi segue un regime alimentare mediterraneo ha meno probabilità di subire un infarto cerebrale o la morte di piccole aree di tessuto legate alle funzioni cognitive superiori. La dieta mediterranea include grandi quantità di vegetali, legumi, frutta, cereali, pesce e acidi grassi monoinsaturi come l'olio d'oliva, bassa assunzione di acidi grassi saturi, latticini, carne e pollame, e una moderata assunzione di alcol. Lo studio ha analizzato la dieta di 712 abitanti di New York, divisi in 3 gruppi in base a quanto strettamente stavano seguendo la dieta mediterranea. Sono state condotte analisi MRI del cervello in media 6 anni dopo l'inizio dello studio. Sul totale, 238 persone hanno mostrato segni di danno cerebrale, ma coloro che seguivano la dieta mediterranea più stretta avevano il 36% di probabilità in meno di averne. Fonte: American Academy of Neurology (2010, February 9). Mediterranean diet may lower risk of brain damage that causes thinking problems.
È meglio essere ricoverati o no, per il trattamento della bulimia?Uno studio tedesco pubblicato nel giugno 2009 sulla rivista Psychotherapy and Psychosomatics indaga le differenze fra il trattamento dei pazienti bulimici internati e quelli non internati. Nella bulimia, di solito vengono raccomandati trattamenti più intensi come il ricovero, quando le cure ricevute non riescono a sbloccare il problema. Questo è il primo studio randomizzato che confronta le opzioni di ricovero versus trattamento diurno. Pazienti con bulimia nervosa grave sono stati assegnati a una delle due forme di trattamento, simili per lunghezza e intensità. I sintomi sono stati valutati alla fine del trattamento e dopo 3 mesi di follow-up. 55 pazienti totali sono stati impiegati, dei quali 22 in regime diurno e 21 ricoverati. Alla fine del trattamento, è stata rilevata una significativa riduzione della patologia in entrambi i gruppi, e senza differenze significative fra i due gruppi. In conclusione, sia il ricovero che il trattamento in regime diurno si sono dimostrati efficaci nel trattamento di questa malattia. Ulteriori studi sono tuttavia necessari per confermare i risultati. Fonte: Journal of Psychotherapy and Psychosomatics. June 2009. It Is Better To Be In The Hospital For Treating Bulimia Nervosa?
La psicoterapia offre prevenzione alle ragazze a rischio obesitàUna squadra di scienziati alla Uniformed Services University of the Health Sciences e del National Institutes of Health ha iniziato un programma pilota di psicoterapia per prevenire l'aumento di peso eccessivo nelle adolescenti a rischio obesità. Lo studio è pubblicato nella rivista International Journal of Eating Disorders e ha rilevato che le ragazze che hanno partecipato al programma possono riuscire a prevenire l'aumento di peso, in un anno, in confronto alle ragazze che hanno ricevuto solo dei comuni corsi di educazione alimentare. Il team di studiosi, diretto dal Dr. M. Tanofsky-Kraff, ha scelto di focalizzarsi su soggetti adolescenti perché già sovrappeso, e perché le ragazze stavano riportando episodi di perdita di controllo alimentare e abbuffate. La forma di psicoterapia utilizzata ha cercato di migliorare le relazioni interpersonali delle ragazze, occupandosi delle loro difficoltà sociali e relazionali. La psicoterapia ha mostrato di essere in grado di aiutare sia gli adulti che i giovani depressi e anche di ridurre il binge eating (disturbo da alimentazione incontrollata). Negli adulti, la diminuzione del binge eating può comportare perdita di peso e un minore riacquisto dello stesso nel tempo, in confronto a coloro che continuano ad abbuffarsi. Quindi, ridurre il binge eating è un'alternativa allettante per la prevenzione dell'obesità nei giovani. Fonte: M. Tanofsky-Kraff. 2009. Wiley-Blackwell. Psychotherapy offers obesity prevention for 'at risk' teenage girls.
L'umore migliora mangiando meno grassi, non meno carboidratiUna dieta di un anno con poche calorie e pochi grassi sembra più benefica per l'umore rispetto a una con pochi carboidrati e lo stesso numero di calorie, secondo uno studio apparso sulla rivista Archives of Internal Medicine. Le persone obese che perdono peso tendono ad avere uno stato psicologico migliore e un tono dell'umore più elevato, ma il tipo di dieta può contribuire a quest'effetto o annullarlo, secondo l'articolo. "Malgrado le raccomandazioni ufficiali di diete ipocaloriche con pochi grassi e carboidrati per il trattamento dell'obesità, l'esplosione dell'epidemia di questa malattia ha condotto allo studio di regimi calorici alternativi per la riduzione del peso, come ad esempio le diete "ketogeniche" a bassissimo contenuto di carboidrati, che tipicamente raccomandano alte dosi di proteine e grassi - in particolar modo grassi saturi", scrive l'autore. "Mentre studi recenti hanno mostrato che le diete con pochi carboidrati possono essere un'alternativa per la perdita di peso, il loro effetto a lungo termine sull'umore e sulle condizioni psicologiche era stato sinora poco studiato." Il Dr. G.D.Brinkworth del Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation-Food and Nutritional Sciences in Adelaide (Australia) e collaboratori hanno condotto uno studio clinico che coinvolgeva 106 partecipanti obesi, dell'età media di 50 anni. Di questi, 55 sono stati assegnati a caso a una dieta con pochissimi carboidrati e molti grassi, e 51 a un'altra dieta con molti carboidrati e pochi grassi. I cambiamenti di peso, umore, benessere e funzioni cognitive (pensiero, apprendimento a abilità di memoria) sono stati valutati periodicamente durante lo studio e anche dopo. Dopo un anno, la perdita media di peso dei soggetti è stata di 13,7 kg, senza differenze significative fra i due gruppi. Entrambi i gruppi hanno riportato un miglioramento del tono dell'umore dopo le prime 8 settimane di dieta. Ma i miglioramenti di umore durevoli sono stati registrati solo dal gruppo che seguiva la dieta con pochi grassi, mentre l'umore quelli del gruppo con molti grassi è ritornato al loro livello iniziale. "Ciò suggerisce che alcuni aspetti delle diete con pochi carboidrati possano avere effetti dannosi sull'umore che, in un anno, hanno annullato quelli positivi dati dalla perdita di peso", scrivono gli autori. Una delle spiegazioni possibili è che il basso consumo di carboidrati interferisca con le abitudini sociali e culturali, dato che nei paesi occidentali si consuma molto pane e pasta. Altre spiegazioni potrebbero risiedere nell'effetto che carboidrati e grassi hanno sul metabolismo della serotonina, un neurotrasmettitore legato all'umore e alla depressione. Nessuna prova è emersa riguardo a modifiche sulle funzioni cognitive causata delle due diete sperimentate. Fonte: Brinkworth et al. Long-term Effects of a Very Low-Carbohydrate Diet and a Low-Fat Diet on Mood and Cognitive Function. Archives of Internal Medicine, 2009.
Alta assunzione di caffeina legata all'insorgenza di allucinazioniUn alto consumo di caffeina potrebbe essere legato a una maggior tendenza ad avere allucinazioni, secondo uno studio recente. Le persone che prendono molto caffè, tè e drink energetici a base di caffeina sono più soggette a esperire allucinazioni, come udire voci e vedere cose che non esistono, secondo lo studio della Durham University. Chi consuma l'equivalente di più di sette caffè espressi al giorno ha una probabilità tre volte maggiore di udire una voce quando nessuno sta parlando, rispetto a chi prende al massimo una tazzina al giorno. I ricercatori dicono che questo risultato contribuirà a chiarire meglio gli effetti dell'alimentazione sulle allucinazioni. Fonte: Durham University. 2009. High Caffeine Intake Linked To Hallucination Proneness.
Campagne della salute che promuovono l'esercizio fisico possono far mangiare ancora di piùUna nuova ricerca della University of Illinois suggerisce che le campagne per promuovere la perdita di peso e l'esercizio fisico possono finire per far mangiare di più le persone. I ricercatori hanno visto che chi è stato sottoposto alla visione di poster che dicevano: "Iscriviti in palestra" oppure: "Fai una camminata", hanno mangiato più cibo dopo aver visto i poster rispetto ad altre che hanno visto poster simili ma con messaggi neutri come: "Fai nuove amicizie" oppure: "Unisciti a un gruppo". Anche la visione subliminale (inconsapevole) di parole che incoraggiavano l'attività e l'esercizio hanno avuto un effetto simile, dice D. Albarracín, professoressa di psicologia alla UI e capo della ricerca. "Coloro che hanno visto i messaggi per l'esercizio hanno mangiato un terzo in più rispetto alle persone che non li hanno visti", dice Albarracín. "Chi è stato esposto ai messaggi subliminali di attività mentre svolgeva un compito al computer ha mangiato il 20% in più di chi è stato esposto a parole con contenuto neutro." Lo studio è apparso sulla rivista Obesity, proseguendo gli studi della Prof.ssa Albarracín che suggeriscono che l'esposizione a messaggi d'incitamento all'attività possono far comportare in svariati modi, alcuni dei quali possono avere conseguenze negative. Chi è preposto al progetto delle campagne pubblicitarie è convinto di dover tentare in ogni modo di cambiare i comportamenti dei fruitori, dice Albarracín, mentre si dovrebbe tener presente che qualunque cosa venga comunicata è probabile che influenzi non solo ciò che si vorrebbe cambiare, ma anche altri comportamenti anche poco connessi con quelli intesi. Fonte: D. Albarracín et al. 2009. University of Illinois at Urbana-Champaign. Health Campaigns That Promote Exercise May Cause People To Eat More.
Scorciatoie mentali portano a errata valutazione del peso e assunzione caloricaPsicologi alla University of Pennsylvania hanno identificato una scorciatoia cognitiva, o euristica - una regola semplice da seguire - che fa sì che le persone sbaglino e ignorino informazioni ovvie e di vitale importanza quando devono prendere delle decisioni. I ricercatori si sono focalizzati sugli aspetti cognitivi che contribuiscono all'obesità, conducendo diversi studi con studenti delle superiori ai quali veniva chiesto di stimare il peso di donne adulte da fotografie oppure dal vivo. Ad altri studenti è stato chiesto di stimare le calorie di uno di due piatti. Entrambi i piatti contenevano gli stessi cibi, ma uno aveva porzioni più abbondanti dell'altro. I risultati dello studio dimostrano che nella stima del peso corporeo delle donne i partecipanti ignoravano o sottovalutavano l'informazione data dall'altezza e si basavano solo sulla "larghezza". In certi casi i ricercatori gonfiavano il dato di altezza anche di 25 cm, eppure ciò non modificava la stima che gli studenti facevano del peso di quelle donne. Nella stima delle calorie i partecipanti davano per scontato che le porzioni fossero quelle tipiche, e non sono riusciti a individuare alcuna differenza fra i due piatti. Lo studio suggerisce che esistono delle situazioni dove è facile trascurare o sottovalutare informazioni critiche ai fini di una stima corretta. "Abbiamo delle euristiche nel nostro cervello, delle semplici scorciatoie meccaniche che si sono evolute in centinaia di migliaia di anni e che ci aiutano a liberare spazio prezioso dalla nostra coscienza", dice A. Geier, capo dello studio. "Ci sono casi, tuttavia, dove la scorciatoia va a nostro svantaggio". Fonte: A. Geier et al. 2009. University of Pennsylvania. 'Shortcuts' Of The Mind Lead To Miscalculations Of Weight And Caloric Intake, Study Finds.
Fattori di rischio del vomito autoindotto e altri DCA nei giovani sovrappesoRicercatori dell'Università del Minnesota hanno identificato i fattori di rischio che possono aumentare il rischio in adolescenza di assumere comportamenti estremi di controllo del peso, come vomito autoindotto, pillole dietetiche, lassativi e diuretici. I giovani sovrappeso che esibiscono certi fattori di rischio, come ad esempio lettura abituale di articoli di rivista che riguardano le diete, mancanza di unità familiare, grande importanza attribuita al peso, e l'aver già assunto in passato comportamenti estremi di controllo del peso, hanno più probabilità di soffrire di disturbi del comportamento alimentare (DCA). I risultati dello studio evidenziano queste tendenze per entrambi i maschi e le femmine, ma con alcune differenze. Per le femmine, esercizio fisico sostenuto e scarsa autostima costituiscono fattori specifici. Per i maschi, sintomi depressivi e cattive abitudini alimentari, come fast food e bevande dolcificate. Un ulteriore risultato dello studio consiste nell'importanza dei legami familiari forti. Il giovane sovrappeso subisce una maggiore pressione sociale rispetto ai suoi coetanei non sovrappeso, e la mancanza di unità in famiglia, come il non mangiare tutti assieme, aumenta il rischio di DCA sia nei maschi che nelle femmine. Fonte: D. Neumark-Sztainer et al. 2009. University of Minnesota. Risk Factors Of Self-induced Vomiting And Other Disordered Eating Behaviors In Overweight Youth.
Perché le ragazze anoressiche si attaccano al loro disturboLe pazienti anoressiche riducono drasticamente la propria assunzione di cibo e poi, spesso, non sono in grado di cambiare il loro comportamento. Molte ragazze e giovani donne iniziano a mettersi a dieta per raggiungere il loro peso forma ideale, ma poi, una volta raggiunto, non riescono più a fermarsi. Utilizzando la risonanza magnetica funzionale, scienziati dello Heidelberg University Hospital sono stati in grado di svelare un processo metabolico cerebrale che spiega questo comportamento alimentare disturbato. Un esperimento condotto su un gruppo di giovani donne con e senza anoressia nervosa ha fatto loro eseguire dei semplici esercizi di classificazione visuale di immagini geometriche, proiettate in rapida successione su uno schermo. Dopo una prima somministrazione del test, gli sperimentatori hanno cambiato il criterio di classificazione delle figure. Ovvero, per effettuare una classificazione corretta, le ragazze dovevano cambiare il criterio che avevano appreso in precedenza. È emerso che le pazienti anoressiche avevano difficoltà nel compiere questo passaggio, continuavano a usare il vecchio criterio, e mostravano così un attaccamento ai loro comportamenti appresi, anche se funzionalmente errati. Questo potrebbe spiegare perché abbiano difficoltà così grandi nello smettere di privarsi del cibo. Basandosi su questi risultati gli autori dell'esperimento hanno sviluppato un programma di modificazione comportamento per rendere più flessibili le risposte delle loro pazienti. Fonte: W. Herzog et al. 2009. University Hospital Heidelberg. Why Anorexic Patients Cling To Their Eating Disorder.
Peso e comportamento sessuale a rischioUna università di Pittsburgh getta un po' di luce sulla relazione fra comportamento sessuale delle ragazze adolescenti e il loro peso, reale o percepito. Uno studio condotto da A. Akers, assistente professore di ginecologia e scienze della riproduzione alla University of Pittsburgh School of Medicine, mostra che su 7.200 ragazze che frequentano le scuole superiori circa metà sono sessualmente attive. Fra queste, quelle che sono realmente sovrappeso o si percepiscono tali, prendono meno precauzioni (profilattico) durante i rapporti, rispetto alle loro coetanee di peso normale. È importante notare che è frequente nelle ragazze il sentirsi più pesanti e grasse di quello che sono in realtà. Fonte: A. Akers et al. 2009. University of Pittsburgh Schools of the Health Sciences. Study Shows Linkage Between Teen Girls' Weight And Sexual Behavior.
Bulimia, binge eating e vomitingQuesto spazio è dedicato ai commenti sui disturbi alimentari dello spettro bulimico e al vomiting. Vedere anche l'articolo: La bulimia.
L'anoressiaQuesto spazio è dedicato ai commenti sull'anoressia. Vedere anche l'articolo: L'anoressia.
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| ultima revisione 06/09/10 |
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