Giuseppe Santonocito, Psicologo, Firenze, Signa

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Quando il gioco si fa duro... forse è meglio uscirne

Giuseppe Santonocito - 02/09/10 - 14:57 - pubblicato in: generale

Ci sono occasioni nelle quali è meglio passare la mano? Gli psicologi hanno studiato la questione, e il legame fra tenacia ed equilibrio psicofisico.

Sembrerebbe che la persistenza paghi sempre, sul lungo periodo. L'insistenza dovrebbe aumentare le possibilità di successo, e il successo personale è legato al benessere. Ma che succede se l'obiettivo è molto difficile da raggiungere? Qual è il punto che fa sembrare un tratto ammirabile come la perseveranza più simile a uno sbattere la testa contro il muro?

Per testare tutte queste idee, due psicologi hanno sviluppato un test che riesce a distinguere in maniera affidabile le persone che di fronte a un compito difficile continuano a insistere, da quelle che lasciano perdere. In una serie d'esperimenti i ricercatori hanno studiato estensivamente questi due tipi di personalità, per vedere quanto fossero sani ed equilibrati.

Nel 2007 è stato pubblicato uno di questi studi, dove degli adolescenti sono stati seguiti per un anno intero. Durante questo tempo, gli individui che desistevano di fronte a obiettivi difficili hanno mostrato livelli molto più bassi di una proteina chiamata CRP, un indicatore del livello d'infiammazione.

L'infiammazione è stata recentemente correlata a vari tipi di malattie importanti, come il diabete e i disturbi cardiaci, suggerendo che gli adolescenti sani ma troppo tenaci potrebbero essere sulla "buona" strada per sviluppare patologie croniche, più avanti negli anni.

Di conseguenza, i ricercatori concludono che una strategia migliore potrebbe consistere nel fermarsi per tempo, di fronte agli ostacoli insormontabili. Quando le persone si trovano a confrontarsi con situazioni nelle quali non riescono a realizzare un obiettivo chiave, la risposta più equilibrata dal punto di vista sia fisico che mentale potrebbe essere proprio il disimpegno.

Ma non tutto è perduto, per l'arrivista.

Gli studiosi hanno ordinato entrambi i gruppi lungo un valore che rappresentava la loro voglia d'impegnarsi nuovamente e fissare altri obiettivi, dopo aver desistito da quelli precedenti. Anche se non è stato trovato alcun legame fra nuovo impegno e salute fisica, è emerso che le persone che ci riprovano possiedono un maggior senso di scopo e competenza, e si fermano meno a rimuginare sul passato.

Darsi nuovi obiettivi sembra attutire lo smacco emotivo del fallimento, specie per quelli che davvero hanno difficoltà ad arrendersi.

Fonte:
Gregory Miller and Carsten Wrosch. 2007. Association for Psychological Science. When The Going Gets Tough, Maybe You Should Quit.


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Il problema dei libri di self-help: il lato negativo del pensiero positivo

Giuseppe Santonocito - 01/09/10 - 13:05 - pubblicato in: generale

Nei momenti di dubbio e incertezza, molte persone ricorrono ai libri di self-help, in cerca di una cura psicologica fai-da-te per incoraggiamento e guida. Il pensiero positivo suggerito in questi libri, attraverso la ripetizione di affermazioni come: "Io sono una persona amabile" oppure: "Io ci riuscirò", dovrebbe servire a risollevare l'autostima e spingere all'azione.

Purtroppo, però, secondo uno studio del 2009, questo tipo di pratica rischia di fare peggio che meglio. I ricercatori hanno trovato che gli individui con bassa autostima in realtà si sentivano peggio, dopo aver ripetuto delle affermazioni positive.

Nell'esperimento è stato chiesto a partecipanti con bassa autostima e alta autostima di ripetere varie volte la frase  "Io sono una persona amabile" tratta da un libro di self-help. Gli psicologi hanno misurato l'umore dei partecipanti e le sensazioni del momento verso loro stessi.

È emerso, appunto, che le persone con bassa autostima si sentivano peggio dopo le ripetizioni, rispetto a un altro gruppo sempre a bassa autostima che però non ripeteva la frase. Gli individui con alta autostima si sentivano invece leggermente meglio dopo le ripetizioni.

In uno studio successivo, gli psicologi hanno concesso ai partecipanti di elencare anche i pensieri negativi su loro stessi,  dopo le ripetizioni della frase. Paradossalmente, i soggetti con bassa autostima si sentivano meglio di quando dovevano concentrarsi solo sui pensieri positivi.

Gli studiosi suggeriscono che, allo stesso modo delle lodi eccessivamente positive, frasi come "Io mi accetto totalmente e completamente" riuscirebbero insincere e provocherebbero pensieri contraddittori negli individui con bassa autostima. E i pensieri negativi possono schiacciare quelli positivi. Quando le persone vengono istruite per concentrarsi esclusivamente su pensieri positivi, i pensieri negativi che emergono in reazione possono essere molto scoraggianti.

Gli autori concludono sostenendo che la ripetizione di affermazioni positive può beneficiare alcune persone - ad esempio con alta autostima - ma rivelarsi un boomerang per altre - ad esempio quelle con bassa autostima.

Fonte:
Wood et al. 2009. Positive Self-Statements: Power for Some, Peril for Others. Psychological Science.


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Gli adulti ricordano gli eventi negativi meno accuratamente dei bambini

Giuseppe Santonocito - 28/07/10 - 09:52 - pubblicato in: generale

Le emozioni, specialmente quelle provocate dagli eventi negativi, possono provocare ricordi distorti e imprecisi, ma più spesso negli adulti che nei bambini, secondo uno studio recentissimo.

Tali risultati contraddicono la nozione diffusa in campo giuridico e psicologico, secondo la quale gli adulti farebbero un uso migliore della propria memoria, rispetto ai bambini, e sarebbero meno soggetti a fenomeni di falsa memoria.

La ricerca attuale ha invece dimostrato che le esperienze che stimolano le emozioni negative peggiorano la precisione del ricordo nei bambini, ma ancora di più negli adulti. Quando un'esperienza è collegata a significati e qualità emotive negative, i livelli di vera memoria cadrebbero al minimo, e quelli di falsa memoria salirebbero al massimo.

I ricercatori hanno sottoposto a prove dei bambini fra i 7 e gli 11 anni, e giovani adulti fra 18 e 23 anni, mostrando loro liste di parole ad alto contenuto emotivo come "dolore, taglio, pianto, lesione" - ma in alcune lista alcune parole correlate, come "male", erano mancanti. Chiedendo di riconoscere e ricordare le parole dalla lista, i soggetti ricordavano erroneamente "male".

Ciò si oppone alle vecchie teorie secondo le quali, rimanendo coinvolti in un'esperienza emotivamente negativa, come un crimine, la mente sarebbe più focalizzata e presterebbe più attenzione ai dettagli.

Successivamente alla pubblicazione dell'esperimento, due psicologi sperimentali cinesi hanno contattato gli autori, affermando di essere riusciti a replicare i risultati.

Fonte:
C. Brainerd & V. Reyna. 2010. Cornell University. Adults recall negative events less accurately than children, study finds.


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Cadi in tentazione? Semplice tecnica per non perdere il controllo

Giuseppe Santonocito - 26/07/10 - 12:07 - pubblicato in: generale

Alcuni individui cedono troppo spesso alla tentazione di mangiare al fast food, oppure a quella dello shopping compulsivo. Altri perdono il controllo senza nemmeno accorgersene. C'è un modo per evitarlo?

Uno studio del 2009 dimostra che una semplice tecnica può aiutare le persone ad agire nei propri interessi a lungo termine, piuttosto che indulgere nel piacere immediato. Il metodo è semplice: quando ci si sente felici, pensare ai motivi per i quali tale felicità durerà, e quando ci si sente tristi, pensare ai motivi per i quali l'infelicità passerà.

Gli autori spiegano che la perdita di controllo spesso è il risultato del tentativo ossessivo e diretto di mantenerlo, ovvero del tentativo di migliorare il proprio umore. Le persone tendono a essere eccessivamente indulgenti con loro stesse perché credono di dover fare attivamente qualcosa per migliorare lo stato emotivo del momento.

Viceversa, il metodo proposto da questo studio affronta il problema indirettamente, stimolando la concentrazione sui motivi per i quali il cambiamento in positivo avverrà, piuttosto che cercare di forzare il cambiamento. Quando le persone si convincono che non è necessario fare a tutti i costi qualcosa, riescono ad agire nei loro interessi a lungo termine.

In uno degli esperimenti condotti, ad alcuni soggetti a dieta sono stati presentati semplici disegni di facce sorridenti o tristi. Poi è stato loro chiesto di colorare i disegni servendosi di penne dalla punta molto sottile, oppure di pennarelli con punta molto grossa. Nel primo caso era necessario spendere molto tempo per completare il compito, mentre con il pennarello grosso si poteva colorare il disegno in pochissimo tempo.

I risultati hanno mostrato che semplicemente facendo colorare una faccia sorridente con una penna a punta extra fine, quindi necessitando di un tempo molto maggiore, si poteva far sì che i soggetti privilegiassero spontaneamente i loro interessi a lunga scadenza, scegliendo di mangiare una mela piuttosto che uno snack al cioccolato.

Quindi, la prossima volta che vi viene voglia di affondare il cucchiaio nella panna cotta, fermatevi un momento e pensate come farà quella voglia ad andarsene, da sola.

Fonte:
A. A. Labroo and A. Mukhopadhyay. Lay Theories of Emotion Transience and the Search for Happiness: A Fresh Perspective on Affect Regulation. Journal of Consumer Research


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Le tentazioni sono più forti di ciò che si pensa

Giuseppe Santonocito - 06/07/10 - 11:53 - pubblicato in: generale

Sia per il richiamo suadente di un'offerta di bond argentini, di una catena di Sant'Antonio via email, oppure in una battaglia personale contro l'obesità o la dipendenza da droghe, le persone soccombono ogni giorno all'avidità, alla lussuria e a ogni sorta di comportamento autodistruttivo. Nuovi dati ne esaminano i motivi e dimostrano che gli individui credono di possedere un controllo maggiore di quello che hanno in realtà, e che questo fatto è causa di cattive decisioni.

Lo studio ha esaminato come la convinzione di avere il controllo dei propri impulsi influenzava la risposta alle tentazioni. È risultato che i soggetti, in media, mostravano la tendenza a sopravvalutare il livello di tentazione cui potevano esporsi senza cedere, quindi indulgendo in comportamenti impulsivi o che creano dipendenza.

Le persone non sono brave ad anticipare la forza delle proprie spinte, e quelli che si fidano maggiormente del loro autocontrollo sono proprio quelli che soccombono prima alle tentazioni. La soluzione consiste nell'evitare le tentazioni, e mantenere un atteggiamento di umiltà riguardo alla propria forza di volontà.

Come diceva Spinoza, le persone credono nel libero arbitrio solo perché sono consapevoli delle proprie azioni. Ma restano tuttavia inconsapevoli delle cause che le provocano.

Fonte:
Association for Psychological Science (2009, August 4). Temptation More Powerful Than Individuals Realize.


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Tocco di donna: il contatto fisico aumenta il rischio finanziario

Giuseppe Santonocito - 21/06/10 - 15:16 - pubblicato in: generale

Il tocco di una donna è tutto ciò che serve alle persone per gettare alle ortiche la cautela.

Questa è la conclusione di uno studio pubblicato il mese scorso, dove si è visto che se una sperimentatrice di sesso femminile dava una leggera pacca sulla spalla ai partecipanti, questi rischiavano più soldi rispetto a quelli che non venivano toccati e istruiti solo verbalmente. I ricercatori suggeriscono che ciò potrebbe derivare dal modo in cui le mamme usano il contatto fisico per rassicurare i bambini.

Quando siamo piccoli, riceviamo molto contatto fisico dalle nostre madri. Questo rafforza il senso di attaccamento, fa sentire più sicuro il bambino e ne aumenta il senso per l'avventura, spronandolo a esplorare contesti e situazioni non familiari. È stata quest'osservazione a far sì che i ricercatori si chiedessero: "Il contatto fisico può influenzare allo stesso modo anche gli adulti?"

Partecipanti ambosessi sono stati messi alla prova per vedere se avrebbero corso dei rischi, come investire dei soldi o giocarseli in un gioco d'azzardo. Divisi in gruppi, le persone sono state ricevute in più modi: da uno sperimentatore uomo o donna, con un tocco leggero ma confortante sulla spalla, con una stretta di mano, oppure senza alcun tipo di contatto fisico. Alla fine dell'esperimento è stato richiesto loro di riempire un modulo di valutazione su quanto sicuri si sentissero.

I ricercatori hanno scoperto che chi era stato toccato si sentiva più sicuro ed era stato disposto a correre rischi maggiori, ma solo se lo sperimentatore che li aveva toccati era una donna. L'effetto è stato maggiore per il tocco sulla spalla rispetto alla stretta di mano, e scompariva totalmente quando il tocco era di un uomo.

I risultati suggeriscono che il tocco da parte di una donna funziona allo stesso modo sugli adulti e sui bambini: li rende più sicuri di sé e più disposti a correre rischi.

Fonte:
Association for Psychological Science (2010, May 12). A woman's touch: Physical contact increases financial risk taking.


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Il denaro rende felici se rende più ricchi dei vicini

Giuseppe Santonocito - 10/06/10 - 09:22 - pubblicato in: generale

Uno studio alla Warwick and Cardiff University ha trovato che il denaro rende felici solo se migliora lo status sociale. La semplice acquisizione del denaro non è sufficiente, per essere felici le persone devono percepire di averne più di amici, conoscenti e colleghi di lavoro.

I ricercatori stavano cercando di spiegare come mai le persone nei paesi ricchi non siano diventate in media più felici, negli ultimi 40 anni, sebbene lo sviluppo economico abbia portato a un notevole incremento delle entrate.

In sostanza lo studio ha mostrato che il reddito relativo di una persona è il miglior predittore della soddisfazione globale che quella persona riesce a trarre dalla vita, mentre la quantità assoluta di denaro guadagnato in confronto al livello medio di reddito degli altri non sembra avere alcun effetto.

In altre parole, guadagnare un milione di euro l'anno non basta a renderci felici, se sappiamo che tutti i nostri amici guadagnano due milioni di euro.

Fonte:
C. J. Boyce, G. D.A. Brown, S. C. Moore. Money and Happiness: Rank of Income, Not Income, Affects Life Satisfaction. Psychological Science, 2010.


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Ci riuscirò? La scienza dell'automotivazione

Giuseppe Santonocito - 01/06/10 - 15:28 - pubblicato in: generale

È possibile automotivarsi? Una ricerca recente mostra che domandarsi se riusciremo a svolgere un compito è più efficace che dire a se stessi: "Ce la farò".

Esistono poche ricerche sul dialogo interno, ma sappiamo che ognuno di noi ne ha uno e che esso è in grado d'influenzare il modo in cui ci motiviamo e formiamo il nostro comportamento.

Ma lo strumento motivazionale migliore è quello delle affermazioni, oppure quello delle domande?

Lo studio ha messo alla prova 50 partecipanti, incoraggiandoli esplicitamente a passare un minuto chiedendosi se fossero stati capaci di svolgere un compito, oppure dicendosi che ci sarebbero riusciti. In altre parole, a un gruppo veniva detto di chiedersi: "Riuscirò a fare X?" mentre all'altro gruppo veniva detto di dirsi: "Io riuscirò a fare X".

In un altro esperimento, a un gruppo veniva chiesto di scrivere la frase "I will" (ce la farò) e a un altro "Will I?" (ce la farò?). Il compito consisteva nell'esecuzione di anagrammi. Il gruppo di quelli che avevano scritto "Ce la farò?" ha ottenuto risultati significativamente migliori.

Questa ricerca questiona il paradigma tradizionale della letteratura self-help sulla motivazione, secondo la quale il corretto dialogo interno per motivarsi prevedrebbe l'uso di affermazioni e non di domande.

Sembra che quando è richiesto lo svolgimento di un compito comportamentale definito, le domande funzionino meglio delle autoaffermazioni.

Fonte:
University of Illinois at Urbana-Champaign (2010, May 27). Will we succeed? The science of self-motivation.


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I motori di ricerca sono una fonte d'apprendimento

Giuseppe Santonocito - 12/01/10 - 20:01 - pubblicato in: generale

L'uso dei motori di ricerca non fa solo parte della nostra routine giornaliera, sta anche diventando parte del modo in cui apprendiamo, secondo alcuni ricercatori.

Gli studiosi hanno tentato di scoprire i meccanismi cognitivi sottostanti al processo ricerca effettuato dagli utenti attraverso i motori. Hanno esaminato le abitudini di 76 partecipanti, durante l'esecuzione di un totale di 426 compiti di ricerca, scoprendo che i motori sono usati soprattutto per la verifica della conoscenza dell'utente, ovvero costituiscono una vera e propria parte del processo di acquisizione della conoscenza, piuttosto che una semplice ricerca d'informazioni. Hanno anche scoperto che lo stile di apprendimento della persona può influenzare il modo in cui questa usa il motore di ricerca.

"I nostri risultati suggeriscono che chi naviga lo web non cerca semplicemente informazioni", dice J. Jansen, professore associato di scienze dell'informazione e tecnologia. "Invece, abbiamo scoperto che gli utenti utilizzano delle semplici espressioni di ricerca  per supportare i loro bisogni d'informazione, e quindi d'apprendimento."

Fonte:
J. Jansen and B. Smith. 2009. Penn State. Search engines are source of learning.


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Le persone orientate al futuro prendono decisioni migliori sulla propria salute

Giuseppe Santonocito - 10/01/10 - 12:44 - pubblicato in: generale

Quando scocca la mezzanotte dell'ultimo dell'anno e decidiamo se prendere o meno un'altro calice di spumante, la nostra decisione potrebbe essere influenzata dalla prospettiva che abbiamo verso il futuro.

Un paio di ricercatori della Kansas State University hanno scoperto che le persone con tendenza a pensare a lungo termine prendono più facilmente decisioni positive riguardo alla propria salute, sia che si tratti del bere, del mangiare o di usare degli occhiali da sole.

"Se siete più disposti ad aspettare di avere una gallina domani piuttosto che l'uovo oggi, significa che la vostra mente è più orientata al futuro che al presente", dice J. Daugherty, dottorando in psicologia e autore dello studio. "Quindi avrete più probabilità di praticare esercizio fisico e meno di fumare o bere."

I ricercatori hanno posto ai soggetti domande come: "Preferiresti avere 35 dollari oggi, oppure 45 dollari fra un mese?", oppure chiesto loro di valutare affermazioni come: "Sono disposto a sacrificare la mia soddisfazione o felicità immediata in vista di risultati futuri più importanti."

I soggetti sono poi stati sottoposti a un secondo questionario che indagava sulle loro abitudini alimentari, sull'attività fisica, sull'uso di fumo e alcol e sulle precauzioni prese rispetto alle minacce alla loro salute, come colesterolo e AIDS.

È emerso che le persone che hanno dato più risposte orientate al futuro nel primo questionario hanno dato anche più risposte che rivelavano comportamenti salutari nel secondo questionario.

"C'è un sacco di potenziale per aiutare le persone a prendere decisioni migliori riguardo alla propria salute", dice Brase, professore associato di psicologia e co-autore dello studio. "Le persone molto orientate al presente riescono ad attuare meglio un cambiamento se riescono a scorgerne subito il vantaggio. Quindi se qualcuno si rivolge a uno specialista per una dieta, questi potrebbe misurare la sua prospettiva del senso del tempo e adattare così il programma di perdita di peso in modo più calzante alle caratteristiche del paziente."

Analogamente alle pubblicità degli attrezzi ginnici, dove si afferma che esercitandosi per 20 minuti al giorno varie volte la settimana si vedranno presto dei risultati, con queste persone è necessario  promuovere l'idea che facendo piccole cose si possono ottenere già dei vantaggi immediati.

Fonte:
J. Daugherty and G. Brase. 2009. Kansas State University. Psychologists show that future-minded people make better decisions for their health.


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La forma fisica migliora la memoria spaziale e la struttura cerebrale

Giuseppe Santonocito - 21/12/09 - 21:33 - pubblicato in: generale

Quando si tratta dell'ippocampo, una fondamentale struttura cerebrale implicata nei processi di memoria, grande è meglio.

Numerosi studi hanno già dimostrato questo fatto, e ora i ricercatori hanno trovato che gli anziani più in forma tendono ad avere un ippocampo più sviluppato e conseguentemente una miglior memoria spaziale, rispetto agli anziani meno in forma.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Hippocampus, mostra che la grandezza di questa struttura negli adulti è responsabile per circa il 40% della capacità di memoria spaziale.

L'ippocampo è una struttura di forma curva situata in profondità nel lobo medio-temporale ed è essenziale per la formazione della memoria. Una volta rimosso, come nel ben noto caso del paziente Henry Gustav Molaison, la capacità dell'individuo d'immagazzinare in memoria nuove esperienze è distrutta.

Si ritiene che alcune attività siano in grado di modificare la dimensione dell'ippocampo negli esseri umani. Ad esempio uno studio sui conduttori di taxi londinesi ha scoperto che la porzione posteriore dell'ippocampo è più sviluppata nei guidatori anziani rispetto a quelli più giovani. E un altro studio condotto su studenti in medicina tedeschi ha rivelato che la stessa regione dell'ippocampo aumentava di dimensione quando gli studenti si preparavano per la tesi di laurea.

Di contro, l'ippocampo si riduce con l'avanzare dell'età, un processo che coincide con un lento ma significativo declino cognitivo. La velocità con cui ciò accade, tuttavia, varia fra gli individui.

Ma l'esercizio fisico sembra contrastare questa naturale tendenza.

Fonte:
K. I. Erickson, R. S. Prakash, M. W. Voss, L. Chaddock, L. Hu, K. S. Morris, S. M. White, T. R. Wójcicki, E. McAuley, A. F. Kramer. 2009. Aerobic fitness is associated with hippocampal volume in elderly humans. Hippocampus.


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Le donne hanno più incubi degli uomini

Giuseppe Santonocito - 19/12/09 - 16:58 - pubblicato in: generale

Una ricercatrice della University of the West of England ha tratto ispirazione dai suoi stessi incubi per esaminare la questione.

La sua tesi di specializzazione verteva appunto sulla sensazionale scoperta che le donne soffrono di incubi più degli uomini.

La D.ssa J. Parker spiega: "Avevo due incubi ricorrenti. In uno ero in piedi sulla spiaggia di Weston Super Mare, a casa mia, e la marea saliva rapidamente formando un'ondata che mi travolgeva. Nell'altro un dinosauro scorrazzava per le strade di notte, e guardava dentro la finestra di casa mia. Così mi sono chiesta se anche altre donne passavano per ciò che stavo passando io".

"Il risultato principale del mio studio, durato alcuni anni, è stato che le donne in generale hanno più brutti sogni degli uomini. Per scoprirlo ho chiesto ai partecipanti di tenere un diario strutturato di tutti i loro sogni. Allo studio hanno partecipato 100 donne e 93 uomini dai 18 ai 25 anni, principalmente studenti al primo anno di psicologia."

"Gli incubi delle donne possono essere suddivisi in tre grandi categorie: essere inseguite o minacciate, perdere una persona cara e sogni di confusione."

Confrontando i sogni registrati nei diari con le esperienze della vita reale, è apparso evidente che le ansie relative a ciò che è successo in passato possono ricorrere molte volte, come "sogni emblematici". Sono questi sogni emblematici ad assumere un significato particolarmente importante. Se a una donna viene chiesto di ricordare il sogno più significativo che abbia mai fatto, ci sono più probabilità rispetto a un uomo che riporti un sogno molto fastidioso. Le donne riportano più incubi e i loro incubi sono emotivamente più intensi di quelli degli uomini.

I sogni delle donne contengono più membri della famiglia, più emozioni negative, più situazioni all'interno della propria casa o altre costruzioni, ma meno situazioni di aggressione fisica rispetto a quelli degli uomini. Gli uomini hanno riportato più riferimenti ad attacchi fisici violenti, ma meno atti di aggressività verbale o aggressioni velate. Entrambi hanno riferito lo stesso tipo d'interazioni amichevoli durante i sogni, spesso in situazioni di aiuto di altri personaggi.

Fonte:
J. Parker. 2009. University of the West of England. Women Have More Nightmares Than Men, Study Shows.


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La prevenzione delle malattie mentali

Giuseppe Santonocito - 13/12/09 - 19:15 - pubblicato in: generale

Allo stato attuale delle conoscenze, questi sono i fattori che prevengono l'insorgenza della malattia mentale:

- allattamento al seno
- buone cure materne
- padre presente
- niente droghe
- poco alcol
- attività fisica
- contatto con la natura (*)
- alimentazione corretta (**)
- vita sociale ricca e stimolante
- mantenere la mente in esercizio

(*) In qualunque luogo del mondo, è difficile trovare contadini ansiosi o depressi. Ciò non significa che dobbiamo diventare tutti contadini, ma che stare in frequente contatto con ambienti naturali è salutare.

(**) Pochi zuccheri e pochi grassi animali, molta frutta e verdura, specialmente quelle ricche di antiossidanti.

Fonte:
Rivista 'Focus', n. 206/2009.


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Le emozioni positive migliorano la vita aumentando la resilienza

Giuseppe Santonocito - 03/12/09 - 21:39 - pubblicato in: generale

Le persone che disseminano la propria vita con frequenti emozioni positive aumentano la loro resilienza alle avversità.

Uno studio di alcuni psicologi mostra che se la felicità è ciò cui aspiriamo nella vita, concentrarsi ogni giorno sulle piccole cose e coltivare emozioni positive è ciò che si deve fare, dice Barbara Fredrickson, professore di psicologia della University of North Carolina.

Quei piccoli momenti fanno germogliare le emozioni positive, che ci aiutano a essere più aperti. Quest'apertura, a sua volta, ci fa sviluppare risorse che ci aiutano a recuperare più velocemente dai brutti momenti, combattere la depressione e continuare a crescere.

Costruire una "dieta" di emozioni positive non richiede l'eliminazione di quelle negative. Non è necessario diventare come Pollyanna e negare le avversità. Fredrickson suggerisce di focalizzarsi sulle piccole cose: "Spesso ci lasciamo prendere così tanto dai pensieri riguardo al passato e al futuro da non riuscire a notare ciò che di buono abbiamo adesso, siano le bellezze naturali fuori dalla finestra o le cose gentili che gli altri stanno facendo per noi. L'approccio migliore è rimanere aperti e flessibili e apprezzare qualunque cosa buona ci si presenti nella vita di tutti i giorni, piuttosto che focalizzarsi sulle grandi questioni, come: 'Sarò felice di traslocare al nord?' oppure 'Sarò felice quando mi sarò sposato?'".

Fonte:
B. Fredrickson, M. A. Cohn et al. 2009. Happiness unpacked: Positive emotions increase life satisfaction by building resilience. Emotion.


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Parliamo come pensiamo

Giuseppe Santonocito - 29/11/09 - 12:40 - pubblicato in: generale

Le parole sono un indizio importante del modo in cui le persone pensano ed elaborano le emozioni, indipendentemente dalla lingua.

Il Dr. R. W. Schrauf, professore associato di linguistica alla Penn State dice: "La psicologia ha scoperto da tempo che tutte le culture hanno in comune un piccolo numero di emozioni e di parole-emozioni associate, anche se ogni cultura ha il suo modo di declinarle, a volte in modo molto differente."

Queste parole includono gioia, paura, rabbia e tristezza. Schrauf e J. Sanchez, studente di psicologia alla Chicago School for Psychology, hanno chiesto a gruppi di persone di Città del Messico e Chicago (Messico e Stati Uniti) di elencare liberamente il nome di quante più emozioni potevano. Le emozioni sono state poi classificate come positive, negative o neutre.

"Le persone interrogate sono riuscite a trovare più parole per emozioni negative che positive o neutre. La proporzione è stata 50% negative, 30%positive e 20% neutre. La spiegazione è che le persone elaborano le emozioni positive e negative attraverso due canali distinti" dice Schrauf.

"Le emozioni positive sono elaborate più schematicamente e superficialmente. Le emozioni positive significano che le cose stanno andando bene, e così non prestiamo loro molta attenzione. Le emozioni negative segnalano invece che le cose stanno andando male, e così innescano un rallentamento nella loro elaborazione. Richiedono più attenzione ai dettagli e al pensiero, e quindi più parole."

Fonte:
R. W. Schrauf and J. Sanchez. 2005. Penn State. Linguistics May Be Clue To Emotions, According To Penn State Research.


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Brevi eventi stressanti migliorano la memoria di lavoro

Giuseppe Santonocito - 24/11/09 - 12:49 - pubblicato in: generale

Soffrire di stress cronico giorno dopo giorno può mettere a dura prova corpo e mente, e può andare a detrimento della salute. Ma gli stress acuti - ad esempio un piccolo incidente - possono migliorare ed espandere apprendimento e memoria.

Ricercatori alla University at Buffalo hanno mostrato che gli stress acuti possono avere quest'effetto benefico sulla memoria, attraverso l'effetto del cortisolo sulla corteccia frontale del cervello, legata al controllo dell'apprendimento e delle emozioni.

Tecnicamente, hanno dimostrato che gli stress acuti incrementano la trasmissione del neurotrasmettitore glutammato e migliorano la memoria di lavoro.

"Gli ormoni dello stress hanno effetti sia protettivi che dannosi sul nostro corpo" spiega Zhen Yan, professore di fisiologia e autore dello studio. "Questa ed altre ricerche che abbiamo in programma spiegano perché abbiamo bisogno dello stress per rendere meglio, ma non vogliamo essere stressati".

Fonte:
Z. Yan et al. 2009. University at Buffalo. Short Stressful Events May Improve Working Memory.


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Distratto dal cellulare? Non vedi neanche i clown

Giuseppe Santonocito - 04/11/09 - 19:49 - pubblicato in: generale

Tutti a volte ce ne stiamo con la testa fra le nuvole, e non riusciamo a vedere neanche ciò che ci passa proprio sotto il naso.

Di recente alcuni ricercatori hanno voluto testare la teoria della "cecità da disattenzione", utilizzando un clown che attraversava la strada pedalando su un monociclo. Hanno così potuto documentare casi reali di persone talmente distratte mentre parlavano al cellulare, da non riuscire nemmeno a vedere la bizzarra e inusuale figura colorata che gli passava accanto sulla strada.

In confronto a pedoni da soli, in coppia, o alle persone che ascoltavano musica nei loro auricolari, gli utilizzatori di cellulare si sono rivelati il gruppo più a rischio, a causa del loro comportamento distratto: solo il 25% di loro ha notato il clown, mentre gli altri gruppi lo notavano più del 50% delle volte.

Inoltre, gli utilizzatori di cellulare hanno mostrato difficoltà anche nel semplice atto di camminare, un atto che dovrebbe richiedere un dispendio minimo di risorse cognitive. Camminavano più lentamente, cambiando direzione più spesso, dondolando più di frequente e accorgendosi delle altre persone meno facilmente.

Il Dr. I. E. Hyman Jr. della Western Washington University, responsabile della ricerca, dice: "Se le persone che parlano al cellulare mostrano tanta difficoltà già nel semplice camminare, immaginiamo che cosa ciò possa significare se parliamo di guida sicura. La gente non dovrebbe parlare al cellulare mentre è alla guida."

Non parlate al cellulare mentre guidate.

Fonte:
I. E. Hyman Jr., S. M. Boss, B. M. Wise, K. E. McKenzie, J. M. Caggiano. 2009. Did you see the unicycling clown? Inattentional blindness while walking and talking on a cell phone. Applied Cognitive Psychology


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Il suono dell'apprendimento

Giuseppe Santonocito - 03/11/09 - 16:42 - pubblicato in: generale

L'apprendimento del linguaggio cambia anche il modo nel quale i suoni sono uditi.

Lo studio è proprio di questo mese e potrebbe avere un impatto importante nello studio dell'apprendimento e dei disturbi del linguaggio.

"Abbiamo trovato che l'apprendimento è una strada a doppio senso: le funzioni motorie influenzano il processamento sensoriale, e viceversa" sostiene D. J. Ostry, uno psicologo degli Haskins Laboratories e della McGill University. "I nostri risultati suggeriscono che imparare a parlare rende più facile comprendere il parlato degli altri."

Mentre un bambino impara a parlare, o un adulto impara un nuovo linguaggio, spiega il Dr. Ostry, una crescente fluenza orale si accompagna a un aumento della capacità di distinguere i diversi suoni del linguaggio. E anche se queste abilità potrebbero svilupparsi isolatamente, imparare a parlare cambia anche il modo in cui percepiamo il linguaggio.

In un esperimento condotto da Ostry i partecipanti erano divisi in due gruppi, uno dei quali veniva sottoposto a un apprendimento motorio della mandibola, forzato da un robot, mentre pronunciavano alcune parole. In questo gruppo, rispetto a quello che non era sottoposto ad apprendimento motorio, si registrava un maggior cambiamento della percezione delle stesse parole.

Fonte:
D. J. Ostry. 2009. Yale University. 'Sound Of Learning' Unlocked By Linking Sensory And Motor Systems.


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L'illusione di andare più forte

Giuseppe Santonocito - 02/11/09 - 11:03 - pubblicato in: generale

Nel 2006, ingegneri e psicologi hanno sviluppato un nuovo tipo di strisce stradali che danno al guidatore l'illusione di stare procedendo a una velocità più alta di quella reale.

La segnalazione, denominata barre ottiche di velocità, consiste in una serie di linee disposte a intervalli decrescenti sulla strada. I test preliminari mostrarono che queste segnalazioni inducono i guidatori a rallentare, e sono diventate poi abbastanza diffuse anche nel nostro paese.

Da tempo i governi dei paesi si preoccupano di ridurre il numero degli incidenti automobilistici, e questo semplice e poco costoso mezzo ha contribuito a far sì che le auto rallentino quando si stanno avvicinando a una zona particolarmente rischiosa, come un incrocio o una scuola, attirando l'attenzione del guidatore.

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L'illusione del controllo

Giuseppe Santonocito - 27/10/09 - 16:19 - pubblicato in: generale

L'illusione del controllo è la tendenza degli esseri umani a credere di poter controllare, o almeno influenzare, risultati di eventi sui quali dimostrabilmente non possono avere influenza. Il paradigma predominante nella ricerca su questo fenomeno è quello di Ellen Langer, già dal 1975, denominato appunto "illusione di controllo".

Langer ha mostrato che le persone spesso si comportano come se gli eventi casuali fossero accessibili attraverso il controllo individuale. In una serie di esperimenti Langer ha dimostrato prima il fenomeno, e successivamente che le persone si comportano come se potessero esercitare il controllo in situazioni stocastiche (casuali) dove sono presenti degli indicatori di abilità.

Con indicatori di abilità Langer vuol significare proprietà della situazione normalmente associate con l'esercizio di abilità, in particolare la facoltà di scelta, competizione, familiarità con lo stimolo e coinvolgimento nella decisione.

Un esempio tipico di questa fallacia è costituito dal gioco d'azzardo puro. Ad esempio, lanciando i dadi le persone tendono a puntare di più sui numeri alti e meno su quelli bassi, anche se entrambi hanno esattamente le stesse probabilità di uscire.

Il gioco d'azzardo è comunque tutto un grosso esempio dell'illusione del controllo di cui si è parlato sinora. Il giocatore è intimamente convinto di poterla spuntare sul banco, pur sapendo razionalmente che non è possibile, perché qualunque organizzatore di giochi sta ben attento a far sì che le probabilità restino sempre in suo favore.

Non bisogna però confondere con l'azzardo puro i giochi come il poker, dove l'abilità riveste in effetti un ruolo importante.

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La rabbia può renderci più razionali, non meno

Giuseppe Santonocito - 08/10/09 - 16:19 - pubblicato in: generale

La rabbia è giustamente incolpata di minare la razionalità, dato che tende a modificare la nostra percezione del rischio, ad aumentare il pregiudizio e a scatenare aggressione. Ma l'ansia è davvero sempre così distruttiva?

Alcuni recenti esperimenti suggeriscono di no. La rabbia può in realtà innescare un'analisi più accurata e razionale sia degli eventi che della percezione del pensiero delle altre persone.

Infatti, non solo la persona arrabbiata può ancora processare le informazioni in maniera analitica, ma tende a usare delle scorciatoie mentali per determinare le sue scelte. Anche se non sempre, le azioni dettate dalla rabbia possono quindi essere il frutto di un pensiero chiaro e di deliberata riflessione.

Fonte:
W. G. Moons, D. M. Mackie. 2007. Anger Can Make You More Rational, Not Less.


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L'interpretazione dei sogni

Giuseppe Santonocito - 26/02/09 - 10:11 - pubblicato in: generale

La richiesta d'interpretazione di un sogno è una di quelle che più frequentemente viene rivolta allo psicologo. Ma ciò che non è risaputo è che solo una particolare categoria di psicologi, ossia gli psicoanalisti, s'interessano del significato che i sogni potrebbero avere.

Come si dice, il condizionale è d'obbligo, perché l'attendibilità dell'interpretazione di qualsiasi sogno non è mai stata dimostrata. E d'altra parte, come potrebbe? Se si prendono dieci interpretazioni indipendenti di uno stesso sogno, è quasi certo che sarà difficile trovarne anche solamente due uguali.

Il sogno è troppo gravato dall'incertezza e dalla casualità dei suoi elementi per poter essere preso come elemento stabile e affidabile. La pretesa di un inconscio che agirebbe secondo leggi precise producendo risultati imprecisi, dai quali risalire in modo preciso alle cause originali non è, purtroppo, né valida né attendibile.

Altro discorso è invece il valore terapeutico di un sogno. Il solo fatto di parlare con qualcuno del nostro sogno, costruendone insieme un significato - perché di costruzione si tratta - può essere terapeutico, esattamente come la lettura di un libro o la visione di un film. Ma sempre tenendo presente che è un racconto, una storia alla quale ciascuno è libero di dare il senso che preferisce.

Del resto è proprio questa la principale differenza fra le terapie di stampo psicoanalitico/psicodinamico e gli orientamenti terapeutici costruttivisti più recenti: da un lato si postula una realtà assoluta e immutabile che deve essere interpretata, dall'altro il costruttivista afferma che non esiste un'unica realtà psicologica, ma tante realtà quanti sono gli individui. E che se una certa realtà è disfunzionale e fa soffrire, se ne può costruire un'altra più utile e funzionale.

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Abbronzatura e analogie

Giuseppe Santonocito - 16/01/09 - 16:57 - pubblicato in: generale

La capacità di fare analogie è alla base dell'intelligenza. Più l'analogia è astratta, maggiore l'intelligenza. Un'analogia risponde alla domanda: che cos'hanno in comune, A e B?

Gli animali non umani hanno capacità più limitate delle nostre d'individuare le analogie: un gatto sa che il topolino che gli sta passando davanti ha delle cose in comune con quello del giorno prima, anche se non è lo stesso. Ma non può, ad esempio, capire cosa accomuna topi e delfini (sono entrambi mammiferi).

Mi sono rifatto da poco gli occhiali. L'abile venditrice mi ha convinto a scegliere un bel paio di lenti fotocromatiche, di quelle che si scuriscono progressivamente a seconda di quanta luce c'è.

L'altro giorno ero in compagnia di un amico e di suo figlio di cinque anni. Sedevamo tranquillamente in un locale. Uscendo all'aperto, il sole risplendeva e ha annerito le mie lenti in pochi secondi. Il bambino, notando che quando sedevamo al chiuso erano trasparenti, esclamò: "Babbo, guarda! Gli occhiali di Giuseppe si sono... abbronzati!"

Allora, invertendo l'analogia, ho spiegato al bambino che anche gli esseri umani sono fotocromatici: si scuriscono al sole e ritornano chiari quando smettono di esporsi.

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Psicologia generale

Giuseppe Santonocito - 01/03/08 - 15:00 - pubblicato in: generale

Questo spazio è dedicato ai commenti sulla psicologia in generale.

Vedere anche gli articoli:
- Psicologia: una scienza giovane a antica
- Cambiamento, atteggiamenti e convinzioni

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