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La terapia può aiutare anche le coppie molto logorateBasta una persona per porre fine a un matrimonio, ma ce ne vogliono due per farlo funzionare. Il più grande studio condotto finora sulla terapia di coppia ha trovato che la terapia può aiutare anche le coppie sposate molto logorate, se entrambi i coniugi sono d'accordo nel voler migliorare la relazione. Le 134 coppie prese in considerazione per lo studio hanno ricevuto un massimo di 26 sedute di terapia in un anno. Gli psicologi hanno effettuato sedute di follow up (verifica a distanza) ogni 6 mesi circa, per 5 anni dopo la fine della terapia. È importante notare che le coppie erano state scelte deliberatamente fra quelle con una situazione particolarmente negativa, con liti frequenti e intense, e malumori persistenti. Quelle, insomma, sull'orlo della rottura. A ogni coppia è stata somministrata una di due forme di terapia. La prima era una terapia comportamentale classica della coppia, focalizzata sull'ottenere cambiamenti positivi nella comunicazione, lavorando sui problemi e sulle soluzioni. La seconda è denominata "terapia integrativa comportamentale della coppia", che usa strategie simili alla prima ma si focalizza anche sulle reazioni emotive e non solo sulle azioni che conducono ad esse. In quest'ultimo approccio, le coppie lavoravano sulla comprensione della sensibilità emotiva del proprio partner. Trascorso l'anno di terapia, due terzi delle coppie hanno manifestato cambiamenti clinici significativi. Cinque anni dopo la fine del trattamento, circa metà delle coppie era migliorata ancora, circa un quarto si erano separate o divorziate, e il quarto restante non avevano fatto cambiamenti. Quasi tutte le coppie della metà migliorata erano diventate coppie normali e felici. Le restanti affermavano di essere cambiate a sufficienza da poter definire "tollerabile" la loro situazione. I risultati appaiono davvero entusiasmanti, se si considera lo stato di logoramento iniziale delle coppie seguite. Fonte: Christensen et al. Marital status and satisfaction five years following a randomized clinical trial comparing traditional versus integrative behavioral couple therapy. Journal of Consulting and Clinical Psychology, 2010.
Rinchiudere i cattivi ricordi funziona davveroTrovi difficile superare un amore finito? Proprio non riesci a toglierti dalla testa quell'investimento sbagliato? Un nuovo studio suggerisce che prendere un oggetto legato al cattivo ricordo e infilarlo in una busta o una scatola aiuta a sentirsi meglio. In quattro esperimenti distinti è stato osservato che l'atto di rinchiudere fisicamente qualcosa relativo al brutto ricordo, come ad esempio un riassunto scritto dello stesso, attenua le sensazioni negative e crea un senso di chiusura dell'episodio. I gruppi di controllo che rinchiudevano oggetti non legati all'esperienza non mostravano invece alcun miglioramento. Altrettanto inefficace, come sappiamo, è dire semplicemente alle persone: "Devi andare avanti". Fonte: Xiuping Li, Liyuan Wei, Dilip Soman. 2010. Sealing the Emotions Genie: The Effects of Physical Enclosure on Psychological Closure. Psychological Science
Gli operatori sanitari dovrebbero prescrivere più spesso esercizio fisico per depressione e ansiaL'esercizio è un vero toccasana per le persone che soffrono di ansia e depressione, e dovrebbe essere prescritto più spesso dagli operatori della salute mentale, secondo alcuni ricercatori che hanno analizzato molti studi sull'argomento. "L'esercizio fisico si è dimostrato in grado di offrire grandi benefici per l'equilibrio mentale", dice Jasper Smits, direttore del Anxiety Research and Treatment Program alla Southern Methodist University in Dallas (USA). "Più terapeuti saranno formati nella prescrizione dell'attività fisica, meglio staranno i loro pazienti". Smits e Michael Otto, professore di psicologia alla Boston University, sono giunti ai loro risultati dall'analisi di dozzine di studi clinici e meta-analisi riguardanti il ruolo dell'esercizio fisico nel recupero e nel mantenimento della salute mentale. La rassegna dei due ricercatori ha dimostrato l'efficacia dei programmi di allenamento nel ridurre i sintomi di ansia e depressione. I trattamenti tradizionali di psicoterapia e farmacoterapia non riescono a raggiungere tutti coloro che ne avrebbero bisogno, dice Smits, mentre l'esercizio può colmare questa lacuna con quanti non possono ricevere cure tradizionali a causa dei costi, delle difficoltà di accesso, o a causa dello stigma sociale connesso ai trattamenti. "L'esercizio può in ogni caso coadiuvare i trattamenti tradizionali, aiutando i pazienti a restare più impegnati e motivati". Fonte: J. Smits & M. Otto, 2010. Southern Methodist University (April 6). Mental health providers should prescribe exercise more often for depression, anxiety, research suggests.
Terapia cognitiva di nessun valore per la schizofreniaUna ricerca co-diretta da accademici alla University of Hertfordshire conclude che la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) non è di alcun aiuto nel caso della schizofrenia e di poco aiuto nella depressione. Il Professor Keith Laws è uno degli autori dello studio intitolato: Cognitive behavioural therapy for major psychiatric disorder: does it really work? (La terapia cognitivo-comportamentale nei principali disturbi psichiatrici: funziona davvero?), una meta-analisi di trial rigorosamente controllati, pubblicata a giugno nella rivista Psychological Medicine. Gli autori dello studio suggeriscono che non solo la CBT è inefficace nel trattamento della schizofrenia e nel prevenire le ricadute, ma è anche inefficace nel prevenire le ricadute nel disturbo bipolare. Inoltre, è risultato che la CBT ha soltanto un debole effetto nel trattare la depressione, ma che ha un effetto maggiore nel prevenire le ricadute in questo disturbo. Gli autori si sono focalizzati in special modo su trial metodologicamente rigorosi, che confrontavano la CBT con un placebo psicologico e che investigavano inoltre sull'impatto del blinding, che consiste nel non rendere noto alle persone che valutano i pazienti se stanno ricevendo un trattamento attivo oppure no. Entrambi i fattori sono considerati essenziali per l'approvazione di farmaci per uso psichiatrico. Gli autori notano che in nessuno dei trial che impiegavano sia il placebo psicologico che il blinding la CBT è stata efficace nel trattamento della depressione, e che vi sono pochi studi realmente ben controllati su CBT e depressione. "Questi risultati sono importanti perché a Marzo la NICE aveva riapprovato la CBT per il trattamento della schizofrenia. Il Governo sta inoltre investendo milioni di sterline per fornire la CBT nella cura della depressione e dell'ansia in 250 centri dedicati su tutta l'Inghilterra", dice il Prof. Laws. Fonte: Lynch et al. 2009. Cognitive behavioural therapy for major psychiatric disorder: does it really work? A meta-analytical review of well-controlled trials. Psychological Medicine.
Borderline o bipolare?L'anno scorso uno studio ha riportato che un gruppo di pazienti che avevano ricevuto diagnosi di disturbo bipolare, quando successivamente sottoposti a uno strumento diagnostico strutturato, l'intervista SCID, meno della metà di loro si è vista confermare tale diagnosi. La SCID (Structured Clinical Interview for DSM-IV) consiste in un intervista strutturata, specificamente sviluppata per individuare i quadri clinici descritti dal manuale DSM-IV ma che non sempre è usata dai clinici in fase diagnostica. I pazienti inizialmente diagnosticati come bipolari si sono rivelati più esattamente descritti da altri quadri clinici, come il disturbo borderline o un disturbo del controllo degli impulsi. La conclusione di M. Zimmerman e colleghi, autori dello studio, apre un ampio spazio di riflessione: la sovrastima del numero delle diagnosi di disturbo bipolare da parte del medico (psichiatra) potrebbe essere dovuta alla miglior risposta che questo disturbo ha al trattamento con farmaci, rispetto al disturbo borderline di personalità, che ha una risposta peggiore. E dato che continuano ad aumentare le prove che alcune forme di psicoterapia sono più indicate nel disturbo borderline, l'eccesso di diagnosi di disturbo bipolare in pazienti con disturbo borderline può risultare nella mancata applicazione delle forme più appropriate di trattamento. Fonte: M. Zimmerman, C. Ruggero, I. Chelminski, D. Young. 2009. Lifespan. If Bipolar Disorder Is Over-diagnosed, What Are The Actual Diagnoses?
La paranoiaÈ disponibile il nuovo articolo monografico: La paranoia.
Ma non ce la posso fare da solo? Devo per forza rivolgermi allo psicologo?Molti utenti, su Medicitalia, ci fanno questa domanda. Proviamo a rispondere con un po' d'ironia, cercando però di restare aderenti ai fatti. Certamente. È proprio per questo che i libri fai-da-te sulla cosiddetta "biblioterapia" sono così popolari. Ricaviamo buone idee, informazioni e soprattutto speranza da tutte quelle testimonianze che riportano. E poi gli autori sapranno certamente ciò di cui stanno parlando, no? Con tutti quei titoli accademici così altisonanti... Forse no. La seconda ragione per la quale i libri sul fai-da-te sono così popolari: perché cambiare da soli è maledettamente difficile! Le persone non ci riescono e così comprano un altro libro, e poi un altro, e un altro ancora... Probabilmente no. Quando si tenta di cambiare da soli è difficile che qualcuno stia dalla nostra parte, eccetto le nostre stesse convinzioni, i nostri stessi pensieri, le nostre sensazioni e la nostra storia. Ci siamo solo noi, a tentare di darci una nuova prospettiva e un nuovo punto di vista. Non c'è nessuno quando sbagliamo, nessuno che c'incoraggi, nessuno che ci dica: ripeti questa cosa finché non è diventata un'abitudine. Ci siamo solo noi, quando magari avremmo voglia di andarcene al cinema. Mah... Riguardo ai cambiamenti che uno si propone di fare, le persone che gli sono vicine spesso non vogliono affatto che cambi. I terapeuti devono fare ogni giorno i conti con questo fatto: parenti e amici fanno pressione al paziente perché resti lo stesso. Un piccolo esempio: una coppia sposata, entrambi fumatori. Lei vuole smettere. Lui sembra calmo, ma dentro si rende conto di cosa succederà se lei ci riesce: chiederà anche a lui di smettere. E quindi è possibile che il marito tenti, consapevolmente o meno, di boicottare la terapia della moglie. Altro esempio: la madre premurosa che si prende amorevolmente cura del del figlio disturbato e che, inconsapevolmente, inizia a mettere in atto comportamenti che fanno peggiorare di nuovo la situazione quando il ragazzo inizia a stare meglio in seguito alla terapia. Oppure, quando il figlio inizia a stare meglio, la madre inizia a stare male. Siamo realisti. Molte abilità non possono essere imparate sui libri o da soli. Imparare una lingua, guidare l'auto, andare in bicicletta, sono solo esempi di cose che s'imparano meglio con l'aiuto di un altro, che da soli. Quindi guardiamoci in faccia e diciamocela tutta: i cambiamenti terapeutici sono più difficili da ottenere di quello che sembra. Servirsi di un allenatore o un insegnante (terapeuta) può farci risparmiare molto tempo e fatica. (tratto da: www.boyceco.com)
Qual è la migliore delle psicoterapie?È quella fornita dal miglior psicoterapeuta. Per quanto lapidaria o banale possa sembrare l'affermazione, le cose stanno proprio così. Il cosiddetto orientamento psicoterapeutico, ossia se il terapeuta si serve della psicoanalisi, della terapia cognitivo-comportamentale, di quella familiare-relazionale o di qualunque altro approccio o tecnica, conta meno della capacità e competenza del singolo terapeuta. Questo principio vale in qualunque settore dell'attività professionale. Il miglior professionista è sempre quello che lavora e studia costantemente per migliorare se stesso e per offrire il meglio che può ai suoi clienti (o pazienti, nel caso del terapeuta). Professionisti non si nasce, si diventa.
Sull'efficacia della psicoterapia - Parte IIaA volte gli utenti di Medicitalia, dopo essersi rivolti a uno psicologo/psicoterapeuta in seguito al suggerimento ricevuto da me o da un collega, esprimono dubbi: "Sa, dottore, ho fatto come mi ha detto lei, sono andato a parlare con uno psicologo, però..." Dopo tanti ripensamenti, esitazioni e paure il poveretto si decide finalmente a parlare con un professionista e poco dopo... inizia già a pentirsene. Quest'articolo è dedicato a tutti coloro che, pur avendo iniziato un percorso psicologico/psicoterapeutico, sono titubanti rispetto a ciò che ne stanno ricavando. L'articolo è organizzato per punti. 1. Informazioni preliminari Può essere utile riferirsi preliminarmente all'articolo monografico sulla psicoterapia pubblicato in questo sito, prima di proseguire nella lettura. 2. Il professionista e il paziente/utente/cliente Si deve tener presente che non sempre reperire un professionista che faccia al caso nostro può essere un processo facile e immediato. Tutti abbiamo avuto l'esperienza, ad esempio, di esserci rivolti a uno specialista medico, un avvocato o un geometra che ci erano stati enfaticamente suggeriti dal parente o dal conoscente, e di esserne rimasti meno che soddisfatti. Quasi sempre ciò non dipende dalla competenza o dall'abilità del professionista, bensì dalla combinazione data da queste e il nostro particolare tipo di problema. Tenere sempre a mente che il professionista oggi tende alla specializzazione, ossia ad essere più adatto a risolvere alcune classi di problemi rispetto ad altre. Per questo è opportuno spiegare subito il tipo di problema che il nostro professionista è chiamato a risolverci. Nel caso dello psicologo o dello psicoterapeuta, dopo aver descritto la propria situazione si può domandare se egli è in grado di aiutarci e in che termini. 3. Gli orientamenti terapeutici Esistono diversi tipi di orientamenti e modelli terapeutici diversi e ogni terapeuta è formato prevalentemente in uno di essi. I risultati prodotti dalla ricerca in questo campo tendono a confermare l'efficacia di tutti gli orientamenti per i vari disturbi che possono essere trattati. Tuttavia, vi sono indicazioni che per i problemi d'ansia e panico i trattamenti cosiddetti brevi offrano un efficienza maggiore. Differenza fra efficacia ed efficienza: un trattamento è efficace se risolve il problema, ed è più efficiente di un altro se riesce a raggiungere lo stesso risultato con meno risorse, tutto considerato. Anche in questo caso, chiedere già in prima seduta informazioni al riguardo non potrà certo far male. 4. Date tempo al tempo Alcuni cambiamenti avvengono gradualmente, altri improvvisamente, per effetto dell'accumularsi di piccoli, precedenti cambiamenti. Altri ancora avvengono all'istante, in forma dirompente. Ma è necessario non avere fretta né nutrire aspettative eccessive su quanto ci apprestiamo a fare, e portare pazienza. Indipendentemente dall'orientamento cui appartiene il nostro terapeuta, è opportuno darsi un tempo minimo di almeno 4 o 5 sedute per decidere se egli, oppure il centro al quale ci siamo rivolti ci sta giovando oppure no. Se entro questo termine non avremo percepito alcun tipo di miglioramento oppure le cose sono addirittura peggiorate, si può prendere in considerazione l'idea di cambiare. D'altra parte, cercate di non crearvi dei falsi alibi che vadano a confermare un pregiudizio negativo nei confronti di ciò che avete appena intrapreso. Certo, se foste stati trascinati in terapia contro la vostra volontà questo sarebbe comprensibile. Diversamente, valutate attentamente se è più probabile che il vostro scoraggiamento dipenda più dall'altro o più da voi stessi. In quest'ultimo caso si avrebbe ciò che tecnicamente è definito resistenza. E naturalmente, è compito del terapeuta far sì che le resistenze non ostacolino i progressi. 5. Riportate in seduta le vostre impressioni sul processo Prima di decidere di cambiare, è necessario esprimere i propri dubbi al terapeuta riferendo ciò che sentiamo e i motivi di preoccupazione. Questo vale non solo riguardo alla decisione di rimanere o meno in terapia, ma più in generale su come ci si sente durante la giornata da quando si è iniziato. Parlatene con il terapeuta. Questi, basandosi sulle vostre informazioni, potrà essere in grado di effettuare gli aggiustamenti del caso. 6. Il contratto terapeutico Già nelle primissime sedute o, meglio ancora, addirittura in prima seduta, è opportuno concordare con il terapeuta i punti principali ai quali ci si atterrà durante lo svolgimento della terapia: frequenza delle sedute, eventuale numero massimo di sedute giunti al quale considerare terminata la terapia, costi. Un altro punto importantissimo è l'obiettivo terapeutico. È opportuno accordarsi dettagliatamente sull'obiettivo che la terapia dovrà raggiungere. In questo modo si avrà un metro con cui misurare la bontà del lavoro fatto e uno stimolo continuo per motivarsi ad andare avanti. 7. La prima impressione Fermo restando tutto quanto detto, se già in prima seduta ricevete una pessima impressione per qualità del servizio, modi o altro sappiate che anche questa, purtroppo, è una cosa che può succedere. Viviamo in un mondo imperfetto e anche fra i professionisti può esserci chi offende con il proprio comportamento il buon nome di tutta la categoria. In questi casi, rari per fortuna, può essere opportuna una segnalazione a uno degli Ordini regionali degli Psicologi, i cui siti possono essere reperiti facilmente nello web regione per regione. Se ci siamo rivolti a una struttura pubblica è possibile anche scrivere una lettera attraverso lo sportello URP dell'Azienda Sanitaria, che raccoglierà il nostro reclamo. 8. Conclusioni Riassumendo, se nutriamo perplessità sul percorso terapeutico o di consulenza psicologica che abbiamo appena intrapreso, è opportuno prima di tutto valutare dove risieda la probabile causa di ciò. È possibile, anzi assolutamente consigliabile riportare i propri dubbi allo stesso terapeuta e, prima di decidere di rivolgerci altrove, tener presente i punti esposti sopra. È possibile anche richiedere un secondo parere sulla propria terapia mentre questa è ancora in corso, rivolgendoci a un altro professionista sia del servizio pubblico che privato. (articolo disponibile anche su Medicitalia.it)
Sull'efficacia della psicoterapiaUna paziente al terzo mese di terapia riferisce: "Da quando ho iniziato questo percorso mi sento decisamente diversa, meno titubante, più decisa. Sto rimettendo in gioco tutta la mia vita, compresa quella sentimentale. Ne ho parlato con la psicologa che mi ha detto che ciò è assolutamente normale. In questo periodo sto riprendendo coscienza del mio valore, sto rivalutando me stessa e questo può portare a una presa di coscienza anche con le persone che mi stanno accanto. Ma è davvero possibile che queste sedute possano creare così tanto subbuglio, perfino nelle cose che fino ad oggi sentivo piuttosto programmate?" Un altro paziente, alla quarta seduta: "Sa, dottore, le cose che lei mi dice qui poi mi ritornano in mente durante la giornata, quando sono al lavoro e soprattutto quando mi trovo a dover aver a che fare con la mia ex moglie. Questa donna prima aveva il controllo totale delle mie reazioni, bastava un niente e scattavo... Adesso invece riesco a reagire in modo molto più tranquillo, costruttivo... Stiamo persino riuscendo ad andare d'accordo! E anche nostra figlia è contenta". Non sono rare le testimonianze delle persone che, pur esprimendo subito dopo anche le perplessità e i dubbi che appaiono sul percorso di chi sta appena iniziando ad assaporare l'effetto del cambiamento sulla propria pelle, trasmettono al tempo stesso l'entusiasmo e la sensazione di aspettativa che, se ho fatto questo, allora posso fare anche altro. In breve, una sensazione di maggior libertà e maggior possibilità di scelta nelle cose della vita. È chiaro che le parole non potranno mai rendere del tutto ragione di resoconti come questi, altamente soggettivi e personali. Potrebbero persino suscitare un po' d'imbarazzo in chi li legge. Tuttavia, se potessimo definire in una parola ciò che una buona psicoterapia ha da offrire, potremmo dire che consiste nel dare la possibilità di diventare degli individui nel senso pieno del termine. Non si tratta solo di eliminare una fobia, di sanare una relazione o di curare un disturbo dell'alimentazione. È l'atteggiamento nei confronti della vita che, quando la terapia ha successo, ne esce trasformato. Per questo, un'importante distinzione che è opportuno tener presente è fra cambiamento di 1° tipo e cambiamento di 2° tipo, o generativo. Risolvere un problema specifico - ad esempio, una fobia - di per sé costituisce un cambiamento di 1° tipo. Ossia, posso smettere di aver paura dei serpenti, ma restare una persona paurosa. Oppure, riuscire a lasciare il marito che mi picchia e abusa di me, ma trovarmene "casualmente" uno identico poco tempo dopo. Quando invece si riesce a modificare l'atteggiamento generale della persona che determina il rapporto che essa ha non solo con quell'oggetto pauroso o quel marito, ma nei confronti del pericolo in generale o nei confronti di se stessi, è come se si cambiasse una regola che dice: "Il mondo è pericoloso" in: "Il mondo è abbastanza sicuro", oppure da: "Io non valgo niente" a: "Io ho un valore come minimo uguale a quello di ogni altro essere umano e quindi merito una persona che mi rispetti". Per questo si parla di cambiamento generativo, perché l'acquisizione del nuovo punto di vista permette di generalizzare la propria relazione con tutta la classe di situazioni simili a quella che inizialmente era problematica. Nel concepire il famoso Mito della caverna, dove l'uomo che aveva vissuto da sempre incatenato si libera, rendendosi conto di quanti aspetti della realtà e della percezione gli erano stati preclusi fino a quel momento, Platone aveva certamente in mente tutto ciò. L'argomento è poi stato ripreso più volte dalla finzione cinematografica, anche in modo controverso, come ad esempio in Arancia Meccanica, Fight Club e, più di recente, The Matrix. (articolo disponibile anche su Medicitalia.it)
La psicoterapiaQuesto spazio è dedicato ai commenti sulla psicoterapia. Vedere anche l'articolo: La psicoterapia: che cos'è e come funziona.
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| ultima revisione 01/12/09 |
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dr. giuseppe santonocito - psicologo info@incom.fi.it cell. 329 4073565 tel. 055 8734699 firenze, signa |
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