www.giuseppesantonocito.it

home
note bio
intervento
in azienda
risultati
contatti
articoli
glossario
bibliografia
link
mappa
corsi
novità & commenti
guida al sito
termini d'uso


 

novità & commenti (sviluppo)

La paura di cadere provoca le cadute

Giuseppe Santonocito - 30/08/10 - 12:30 - pubblicato in: sviluppo

Chi ha paura di cadere ha più probabilità di cadere davvero, diventando anziano.

Secondo gli autori, la percezione individuale del rischio di cadere dovrebbe essere tenuta in conto, nelle valutazioni del rischio reale di cadute, nell'anziano.

La paura di cadere e farsi male è comune in tarda età, e si associa a deficit di equilibrio, ansia, depressione ed episodi di cadute reali avvenute in passato. Ma il problema della paura irrazionale è stato sinora trascurato, dalla ricerca. Questo studio ha tentato di colmare tale lacuna, indagando su quanto la paura di cadere possa incidere sul rischio reale di caduta.

Circa 500 persone fra i 70 e i 90 anni hanno preso parte alla ricerca, e sono stati sottoposti ad approfondite valutazioni mediche e neuropsicologiche. Il rischio soggettivo percepito e il rischio reale sono stati stimati utilizzando scale di valutazione riconosciute e i partecipanti seguiti durante il periodo di un anno.

Il risultato, in sintesi, è stato che entrambi il rischio percepito e il rischio reale contribuiscono indipendentemente a formare il rischio futuro di caduta.

Fonte:
British Medical Journal. 2010. Fear of falling linked to future falls in older people


(aggiungi un commento)

Il sesso precoce non è causato dall'esposizione mediatica

Giuseppe Santonocito - 25/08/10 - 10:51 - pubblicato in: sviluppo

La prevalenza di contenuti a sfondo sessuale nei media ha portato molti ricercatori a studiare i loro effetti sugli adolescenti. Vari studi pubblicati in precedenza ritenevano di aver trovato un legame fra l'esposizione al sesso nei media ed età delle prime esperienze sessuali. Ma un nuovo studio mette in discussione questi risultati.

Lo studio ha sottoposto a nuova valutazione i dati pubblicati in un'altra ricerca, largamente pubblicizzata nel 2006, dove si affermava che gli adolescenti fra i 12 e i 14 anni che consumano grandi quantità di contenuti mediatici ad alto contenuto sessuale - come film, televisione, musica e riviste - avevano più probabilità di avere la prima esperienza sessuale già a 16 anni.

Ma l'autore del nuovo studio sostiene che i suoi colleghi non avrebbero debitamente tenuto conto del fatto che gli adolescenti già di per sé interessati al sesso, fanno più uso di media sessualizzati. Il rapporto casuale sarebbe perciò esattamente l'inverso: non sarebbero i media a causare la sessualità precoce, ma la sessualità precoce a far ricercare ai ragazzi dei media che ricalchino tale interesse.

Nella sua rivalutazione, l'autore ha cercato di tener conto della propensione dei soggetti a esporsi a media sessualizzati. Tale costrutto è stato misurato attraverso criteri esterni e indiretti, come performance scolastica, religiosità, qualità delle relazioni con i genitori, e percezione dell'atteggiamento dei coetanei riguardo al sesso. Tenendo conto di tutte queste variabili, il legame fra esposizione a media sessualizzati ed esperienze sessuali precoci scompare.

L'autore dello studio, Laurence Steinberg, lo spiega chiaramente: "Un problema molto comune nella ricerca sociale è il cosiddetto problema della terza variabile. Quando si osserva la relazione fra una certa esperienza e un certo comportamento, può sembrare che ci sia un correlazione, mentre in effetti l'apparente relazione può dipendere da qualcosa d'interamente diverso".

Per esempio, se un ragazzo riferisce di essere molto religioso, probabilmente non avrà rapporti molto presto, e nemmeno vorrà consumare media ad alto contenuto sessuale. A prima vista, può sembrare che sia la non esposizione ai media a non far avere al ragazzo rapporti precoci, ma si tratta solo di un falso legame.

Fonte:
Laurence Steinberg. 2010. Temple University. For teens, early sex and media exposure not linked, analysis finds.


(aggiungi un commento)

Faccia a faccia: le espressioni equivocate facilitano l'aggressione negli adolescenti

Giuseppe Santonocito - 10/08/10 - 11:31 - pubblicato in: sviluppo

La delinquenza giovanile potrebbe essere un risultato del fraintendimento delle espressioni facciali altrui.

Uno studio del 2009 mostra che i giovani delinquenti di sesso maschile spesso scambiano le espressioni facciali di disgusto altrui per rabbia, fornendo una possibile causa per comportamenti aggressivi di reazione.

Lo studio ha messo a confronto 24 ragazzi adolescenti, detenuti in un carcere giapponese, con altrettanti ragazzi senza problemi di condotta, per valutare la loro capacità di riconoscere le emozioni negli altri. È emerso che i delinquenti scambiavano più frequentemente le espressioni di disgusto per rabbia.

Secondo l'autore, questa è la prima volta che la ricerca mostra che i delinquenti hanno la tendenza a cadere in questo particolare tipo di fraintendimento. Trasposto nel contesto sociale, ciò potrebbe significare che il delinquente sperimenti una risposta emotiva più intensa del necessario, e che quindi interpreti la situazione come ostile. Ciò è importante, perché la rabbia gioca un ruolo significativo nel comportamento delinquenziale.

Studi precedenti avevano mostrato che i giovani delinquenti hanno la tendenza a perdere le staffe con facilità, e che sperimentano la rabbia più intensamente dei ragazzi non delinquenti.

I ricercatori concludono che in definitiva il delinquente potrebbe proiettare sugli altri la propria rabbia, già intensa, nel momento in cui percepisce le loro emozioni come negative, anche se in realtà non sono ostili.

Fonte:
W. Sato, S. Uono, N. Matsuura and M. Toichi. 2009. Misrecognition of facial expressions in delinquents. Child and Adolescent Psychiatry and Mental Health.


(aggiungi un commento)

Quando vagano in gruppi, anche i bravi ragazzi rischiano di diventare violenti

Giuseppe Santonocito - 06/08/10 - 11:08 - pubblicato in: sviluppo

Persino nei migliori vicinati, i genitori dovrebbero fare attenzione a lasciare i propri figli adolescenti in gruppi, senza niente da fare e senza supervisione, secondo un nuovo studio.

Lo studio a lungo termine, condotto nelle vicinanze di Chicago, ha mostrato che i raggruppamenti informali aumentano significativamente la probabilità di comportamenti violenti da parte degli adolescenti.

Il livello di violenza variava a seconda del quartiere esaminato, ma era comunque presente anche nei cosiddetti quartieri "bene", dove i residenti si fidano l'uno dell'altro, si aiutano e controllano i ragazzi dei vicini.

Dicono gli autori, che anche se ci si fida dei propri vicini, e anche se i ragazzi a scuola hanno tutti voti "10", è meglio dare per scontato che i gruppi di ragazzi vaganti prima o poi creeranno problemi, anche violenti.

Altri studi avevano già mostrato che la cosiddetta "socializzazione non strutturata" può causare delinquenza generalizzata, ma questo studio è il primo a esaminare specificamente i comportamenti violenti.

Fonte:
1) D. Maimon, C. R. Browning. 2010. Criminology. Unstructured Socializing, Collective Efficacy, and Violent Behavior among Urban Youth.
2) Ohio State University. 2010. Even in good communities, roaming teens a recipe for violence.


(aggiungi un commento)

Le preferenze di mamma portano alla depressione da adulti

Giuseppe Santonocito - 12/07/10 - 10:56 - pubblicato in: sviluppo

Nei figli che sentono che la loro madre tratta un fratello come il preferito, oppure come la pecora nera, è maggiore il rischio di sviluppare depressione in età adulta.

In altre parole, se i figli si rendono conto che la madre tratta uno di loro più positivamente, oppure più negativamente degli altri, con continuità, tutti loro hanno un maggior rischio di mostrare sintomi depressivi da adulti, secondo un nuovo studio.

La ricerca precedente aveva già scoperto che i favoritismi tra fratelli influenzano negativamente l'equilibrio mentale in bambini, adolescenti e giovani adulti, ma questo nuovo studio mostra che tali effetti negativi perdurano in età adulta. E non importa che uno sia il figlio prediletto o meno, la percezione di trattamento iniquo influenza negativamente tutti i fratelli. La "pecora nera" svilupperà sentimenti di rabbia e odio verso la madre e il fratello da lei prediletto, mentre quest'ultimo soffrirà le conseguenze delle maggiori aspettative che i genitori nutriranno nei suoi confronti.

La ricerca mostra anche che il favoritismo può essere difficile da evitare, per una madre: il 70% di loro sono riuscite a individuare un figlio cui si sentivano più legate, e soltanto il 15% dei figli ha riferito di sentirsi trattato in maniera egualitaria rispetto ai fratelli. Analogamente, il 92% dei figli e il 73% delle madri ha specificato un figlio con cui litigavano più di frequente.

Fonte:
K. Pillemer, J. J. Suitor, S. Pardo, C. Henderson. 2010. Mothers' Differentiation and Depressive Symptoms Among Adult Children. Journal of Marriage and Family.


(aggiungi un commento)

I disturbi emotivi e comportamentali possono essere prevenuti nei giovani

Giuseppe Santonocito - 07/07/10 - 12:45 - pubblicato in: sviluppo

Circa un giovane su 5 negli Stati Uniti soffre di qualche problema mentale, emotivo o comportamentale. Circa i tre quarti di tutti gli adulti con disturbi mentali ricordano che sono iniziati entro i 20 anni. L'esordio precoce del disturbo mentale è associato ad esempio ai fallimenti scolastici, all'uso di sostanze e alle gravidanze precoci.

Predisponendo appropriati programmi educativi nelle scuole, secondo uno studio del 2009, potrebbe essere possibile prevenire questo genere di problemi nei giovani. Sono stati identificati rischi e comportamenti protettivi specifici per molti tipi di disturbi. Fattori non specifici includono l'indigenza, i conflitti familiari, relazioni con i coetanei di scarsa qualità, violenza di quartiere. Inoltre, anche fattori neurobiologici concorrono all'aumento del rischio, ma sono a loro volta influenzati da quelli ambientali nella loro espressione.

Un fattore di rischio fondamentale è il comportamento aggressivo in giovane età. Attraverso i risultati dello studio, un certo numero d'interventi è stato messo a punto per fornire istruzione ai genitori su come prevenire i comportamenti aggressivi e antisociali.

Fonte:
Evans et al. Prevention of Mental, Emotional, and Behavioral Disorders in Youth: The Institute of Medicine Report and Implications for Nursing. Journal of Child and Adolescent Psychiatric Nursing, 2009.


(aggiungi un commento)

I bambini sculacciati hanno più successo da adulti

Giuseppe Santonocito - 04/01/10 - 12:49 - pubblicato in: sviluppo

Una clamorosa e controversa ricerca americana afferma che i bambini sculacciati dai loro genitori crescerebbero più felici e avrebbero più successo da adulti di quelli che non sono mai stati puniti.

Sembra che i bambini sculacciati prima di raggiungere i sei anni vadano meglio a scuola da adolescenti, e che abbiano più buona volontà di lavorare e di frequentare l'università di quelli che non hanno mai ricevuto alcun tipo di punizione fisica.

Ma lo studio rivela anche che i bambini puniti dopo i sei anni avrebbero più probabilità di esibire problemi comportamentali, come ad esempio rimanere coinvolti in risse.

La disciplina genitoriale che fa uso di punizioni fisiche è proibita in 20 paesi europei, come Germania, Spagna e Olanda. In Inghilterra sono permesse delle "ragionevoli punizioni" fra le mura domestiche a patto che non lascino alcun segno.

Ma lo studio di Marjorie Gunnoe, professore di psicologia al Calvin College nel Michigan, afferma di non aver trovato prove che gli sculaccioni danneggino i bambini.

"L'affermazione che i bambini non debbano essere sculacciati per non danneggiarli è insostenibile", dice Gunnoe. "Credo che gli sculaccioni siano uno strumento pericoloso, ma che ci siano momenti in cui sia appropriato usarlo. Certamente non in ogni circostanza."

La Gunnoe ha intervistato 2600 persone sulle punizioni che avevano ricevuto da piccoli, un quarto delle quali non era mai stata punita. Le risposte dei partecipanti sono state poi confrontate con i loro comportamenti come il successo negli studi, l'ottimismo, il comportamento antisociale, la violenza ed episodi depressivi.

Gli adolescenti partecipanti allo studio che sono stati sculacciati fra i 2 e i 6 anni hanno ottenuto punteggi migliori in tutti i parametri misurati.

Quelli sculacciati fra i 7 e gli 11 anni hanno avuto punteggi peggiori riguardo ai comportamenti, ma a scuola andavano abbastanza bene.

Gli adolescenti che tutt'ora venivano sculacciati hanno ottenuto i punteggi peggiori su tutte le scale.

L'esperta di educazione Penelope Leach è però in disaccordo con i risultati.

"Niente di buono può venire dal picchiare i bambini", dice. "Io non credo a quest'idea che i bambini imparino i buoni comportamenti prendendo botte. La legge dice che un adulto che picchia un adulto commette un reato e i bambini dovrebbero essere protetti allo stesso modo. Anche i bambini sono persone."

Ma lo psicologo Aric Sigman dice: "L'idea che gli sculaccioni e la violenza stiano su uno stesso continuum è bizzarra e non rende conto di ciò che la punizione significa per la maggior parte dei genitori. Se data con giudizio e da un genitore normalmente affezionato e sensibile verso il proprio bambino, non c'è motivo di perseguirlo. Un genitore sa che differenza c'è fra uno sculaccione e un pugno in faccia."

Due anni fa la Gran Bretagna è stata aspramente criticata dall'Unione Europea per non aver bandito gli sculaccioni domestici dal proprio ordinamento giuridico, dopo che gli esperti avevano affermato trattarsi di un vero e proprio abuso.

E anche il grande pubblico, in questo paese, sembra essere d'accordo: un recente sondaggio afferma che il 71% dei genitori sarebbe a favore di un cambio delle leggi che abolisca gli sculaccioni.

Fonte:
Articolo apparso il 04/01/10 sulla rivista inglese "MailOnline" (http://www.dailymail.co.uk/news/article-1240279/Children-smacked-young-likely-successful-study-finds.html) a cura di Daniel Martin.


I commenti dei lettori online a quest'articolo sono stati i più vari: da chi afferma di "vergognarsi di essere inglese" a chi confessa che: "I miei genitori hanno fanno benissimo a punirmi e li ringrazio, se non fosse stato per loro oggi avrei preso una brutta strada. Avevo bisogno di essere punito".

Ma il commento forse più significativo è di un lettore che nota come in tutte le specie animali i genitori "regolano" la propria prole quando questa non si comporta come dovuto. "È una cosa perfettamente naturale, e fa sì che i figli non si trasformino in adulti viziati e arroganti".

(aggiungi un commento)

Rischio genetico verso l'uso di sostanze può essere neutralizzato dal supporto genitoriale

Giuseppe Santonocito - 24/12/09 - 15:20 - pubblicato in: sviluppo

Un fattore di rischio genetico che predispone all'uso di sostanze può essere neutralizzato da un alto livello di coinvolgimento e supporto da parte dei genitori, secondo uno studio della University of Georgia.

Lo studio è il primo a esaminare nel tempo un gruppo di giovani, per scoprire come il fattore di rischio genetico interagisce con l'ambiente nell'influenzarne il comportamento.

"Abbiamo trovato che dei genitori attenti e supportivi possono sconfiggere completamente il rischio genetico verso l'uso di sostanze stupefacenti", dice il coautore G. Brody, professore alla UGA. "Questo è un risultato molto incoraggiante, che mostra tutto il potere dell'educazione ricevuta in famiglia."

Brody e i suoi colleghi, che includono psicologi e psichiatri, si sono focalizzati sul gene noto come 5HTT coinvolto nel trasporto della serotonina cerebrale. La maggior parte delle persone hanno due copie della versione lunga del gene, ma gli individui con una o due copie della versione corta del gene sono stati riscontrati in diversi studi come più predisposti verso il consumo di alcool e altre sostanze, e con livelli maggiori d'impulsività e comportamenti a rischio.

I ricercatori hanno intervistato 253 famiglie afro-americane nella Georgia rurale, su un periodo di 4 anni. Dopo aver ottenuto il consenso informato dai genitori, ne hanno raccolto campioni di saliva per effettuare i test genetici.

I ricercatori hanno visto che circa il 60% del campione aveva due copie della versione lunga del gene, mentre il restante 40% aveva una o due copie della versione corta, che fa aumentare il rischio.

Come ci si aspettava, l'uso di sostanze è stato basso all'età di 11 anni ed è aumentato via via con l'età. A 14 anni il 21% dei giovani aveva fumato sigarette, il 42% faceva uso di alcool, il 5% beveva fortemente e il 5% faceva uso di hashish.

Fra i giovani ad alto rischio genetico, quelli che hanno ricevuto bassi livelli di supporto dai genitori hanno aumentato l'uso di sostanze a una velocità 3 volte maggiore di quelli che hanno ricevuto alti livelli di supporto. Ma il dato più importante è che fra tutti i giovani che hanno ricevuto un alto livello di supporto dai genitori, la differenza nell'uso di sostanze è stata trascurabile indipendentemente dal fattore di rischio genetico.

"Nelle famiglie caratterizzate da relazioni buone e stabili fra genitori e figli, l'effetto del rischio genetico è essenzialmente nullo", dice S. Beach, coautore e professore di ricerca emerito al Dipartimento di Psicologia della UGA. "Con questo studio e altri precedenti che si sono focalizzati su altri fattori di rischio, come la povertà, abbiamo trovato che in molti casi la maniera migliore di aiutare i ragazzi è aiutare le famiglie a diventare più resilienti."

Il supporto genitoriale è uno strumento potente e relativamente semplice da usare. Alcuni esempi: passare regolarmente del tempo con i figli, comunicare con loro per capire cosa fanno, fornire supporto emotivo e aiutarli nei loro compiti.

Fonte:
G. Brody, S. Beach et al. 2009. University of Georgia. Genetic Risk For Substance Use Can Be Neutralized By Good Parenting.


(aggiungi un commento)

Quando muore un bambino: lo stress del personale sanitario

Giuseppe Santonocito - 08/12/09 - 21:58 - pubblicato in: sviluppo

Perdere un bambino è un'esperienza terribile per i genitori, ma finora non è stato riconosciuto che anche per il personale sanitario la perdita può essere molto dolorosa.

Una nuova ricerca della University of Leicester mostra che il personale che lavora in maternità può sperimentare significativi livelli di stress in occasioni come queste, senza differenze fra i membri più anziani e quelli più giovani dello staff.

La Dr.ssa S. Wallbank e collaboratori hanno intervistato un totale di 340 medici, infermieri e ostetriche, il 55% dei quali ha riportato alti livelli di stress, il 24% un livello medio e il 21% basso.

Un'ostetrica ha descritto la sua concitazione e il senso d'impotenza nel tentare di localizzare il battito cardiaco fetale senza riuscirvi, durante un parto regolare, rendendosi poi conto che il bambino era morto. L'ostetrica restò con la famiglia durante tutto il travaglio e ha raccontato quanto le sia stato difficile andarsene dall'ospedale quella sera, per tornare dalla propria famiglia. La perdita le ha lasciato un impronta indelebile provocandole ansia durante i parti successivi, anche quelli senza alcuna complicazione, e addirittura anche stando semplicemente in corsia.

S. Bennion, ostetrica senior presso il Leicester Royal Infirmary, dice: "Siamo molto contenti di questa ricerca approfondita, e ho il piacere di dire che disponiamo di vari sistemi di supporto per aiutare le ostetriche che incorrono negli incidenti stressanti. Tutte le nostre ostetriche hanno accesso a un servizio di supervisione 24/7, dove possono parlare ed elaborare l'ansia che possono aver accumulato."

La Dr.ssa Wallbank commenta: "Abbiamo continuato il nostro studio e fornito anche un progetto pilota per un servizio di supporto allo staff sotto stress. L'efficacia di questo servizio, misurata contro un gruppo di controllo, ha mostrato di essere significativa e abbiamo pubblicato proprio adesso un'offerta per l'assunzione di uno psicologo clinico per lavorare in maniera permanente con lo staff di ostetricia. Ciò garantirà che le situazioni stressanti siano gestite in maniera appropriata, in modo che il personale possa restare ben concentrato sul proprio lavoro."

Fonte:
S. Wallbank et al. 2009. University of Leicester. When A Baby Dies: Distress Of Medical Staff Highlighted In New Study.


(aggiungi un commento)

Le emozioni scintillano quando le adolescenti si confrontano

Giuseppe Santonocito - 27/11/09 - 10:01 - pubblicato in: sviluppo

Cosa succede nel cervello degli adolescenti, quando la spinta verso l'approvazione da parte dei pari inizia a eclissare il legame familiare?

Scansioni del cervello di adolescenti che interagiscono fra loro e si confrontano mostrano che i circuiti cerebrali delle emozioni si attivano sempre più spesso nelle ragazze, man mano che crescono, ma non nei ragazzi.

Lo studio del Dr. D. Pine, medico del National Institute of Mental Health (NIMH), condotto insieme a dei collaboratori, mostra che l'attivazione delle emozioni differisce nei maschi e nelle femmine in fase di sviluppo, periodo delicato nel quale soprattutto le ragazze sono soggette a sviluppare disturbi d'ansia e dell'umore.

"Durante questo periodo di aumentata sensibilità allo stress interpersonale e al rapporto con i pari, le ragazze iniziano a preoccuparsi sempre più di come sono percepite da parte dei compagni, mentre i ragazzi tendono a concentrarsi maggiormente sul loro status all'interno del gruppo e sull'ordine di beccata", spiega il Dr. Pine.

Fonte:
D. Pine et al. 2009. NIH/National Institute of Mental Health. Brain Emotion Circuit Sparks As Teen Girls Size Up Peers.


(aggiungi un commento)

I bambini capiscono il linguaggio dei cani

Giuseppe Santonocito - 21/11/09 - 21:16 - pubblicato in: sviluppo

Nuovi studi mostrano che i bambini sono in vantaggio nel comprendere il significato dei differenti modi di abbaiare, malgrado la scarsa o nulla esposizione precedente ai cani.

Bambini di appena 6 mesi sono in grado di abbinare il suono di un abbaiare rabbioso o di un guaito amichevole alla foto che raffigura un cane che emette quel suono.

Il nuovo studio segue a ruota quello della stessa Brigham Young University, che dimostra la capacità dei bambini di riconoscere le variazioni umorali della musica di Beethoven.

Anche se a prima vista mettere insieme bambini e cani può sembrare futile, esperimenti di questo tipo possono aiutarci a comprendere come fanno i bambini a imparare così velocemente. Molto prima di padroneggiare il linguaggio, i bambini riconoscono e rispondono in modo appropriato al tono di ciò che succede attorno a loro.

"Le emozioni sono una delle prime cose che i bambini afferrano nel loro ambiente sociale" dice il Prof. B. Flom, responsabile dello studio.

Fonte:
B. Flom et al. 2009. Brigham Young University. Babies Understand Dogs, Bark-matching Study Finds.


(aggiungi un commento)

Non è colpa dei genitori se gli adolescenti oggi hanno più problemi

Giuseppe Santonocito - 20/11/09 - 19:03 - pubblicato in: sviluppo

I problemi degli adolescenti di oggi non sarebbero dovuti al declino della capacità genitoriali, secondo una ricerca della Oxford University.

Il Prof. F. Gardner e collaboratori, del Dipartimento per le Politiche Sociali di Oxford, non hanno trovato segni di un generale declino delle capacità genitoriali. I risultati mostrano che le differenze di genitorialità secondo le diverse strutture familiari e di reddito si sono ristrette negli ultimi 25 anni. Tuttavia, il compito di fare i genitori sta cambiando e sta diventando sempre più stressante, per alcuni gruppi sociali in particolare.

Genitori e figli scelgono sempre più spesso di passare del tempo assieme rispetto a 25 anni fa, con il 70% degli adolescenti che stanno regolarmente insieme alle loro madri contro il 62% del 1986. Per i padri, la percentuale è aumentata dal 47% al 52%.

Anche se i problemi emotivi e quelli relativi al comportamento dei ragazzi sono aumentati nel frattempo, i genitori hanno più probabilità oggi di sapere dove si trovano e che cosa stanno facendo i loro figli rispetto agli anni '80, dal 47% al 66%.

Il Prof. Gardner dice: "Non abbiamo trovato prove di un declino degli standard genitoriali, tutto sommato, e questo ci induce a credere che questo fattore non spieghi l'aumento nei problemi della condotta e del comportamento dei ragazzi."

I genitori degli stessi ragazzi, però, riportano più sintomi depressivi e di ansia, in particolar modo i genitori separati e a basso reddito.

La ricerca evidenzia una serie di nuove sfide per i genitori, rispetto a 25 anni fa. I giovani restano in casa dei genitori più a lungo, e inoltre le nuove tecnologie rendono il monitoraggio delle attività dei ragazzi da una parte più semplice, ma da un'altra più difficile.

Oggi i genitori devono sviluppare una serie di abilità molto diverse rispetto ai loro "colleghi" di 25 anni fa, e questo potrebbe spiegare l'aumento dello stress dovuto all'essere genitori.

Fonte:
F. Gardner et al. 2009. University Of Oxford. Today's Parents 'Not To Blame' For Teenage Problem Behavior.


(aggiungi un commento)

Miglior sviluppo cognitivo con latte speciale

Giuseppe Santonocito - 14/11/09 - 19:28 - pubblicato in: sviluppo

La ricerca sapeva già che i bambini allattati al seno hanno abilità cognitive superiori di quelli allattati con latte artificiale.

Si crede che ciò sia dovuto a un acido grasso, l'acido docosaesanoico (DHA), presente nel latte materno. Uno studio mostra infatti che bambini allattati con latte artificiale addizionato con DHA hanno successivamente uno sviluppo cognitivo superiore a quelli nutriti con latte artificiale senza DHA.

I ricercatori hanno studiato 229 bambini, divisi in gruppi, che hanno ricevuto sia latte con DHA che latte normale. Alcuni lo hanno ricevuto subito dopo la nascita, altri dopo 6 settimane di allattamento al senso, e altri ancora dopo 4 o 6 mesi di latte materno. Giunti al nono mese di età, i bimbi sono stati sottoposti a un test cognitivo nel quale dovevano compiere un certo numero di passaggi per arrivare a prendere a un giocattolo.

I bambini alimentati con latte + DHA hanno raggiunto il giocattolo più frequentemente e hanno mostrato un comportamento maggiormente diretto allo scopo, che ha permesso loro di arrivare all'obiettivo.

"Attualmente non c'è consenso se il latte artificiale in commercio debba essere addizionato con DHA o meno", nota l'autore dello studio, J. R. Drover. "Comunque le nostre ricerche mostrano chiaramente che alimentando i bambini con latte addizionato con alte dosi di DHA si hanno effetti benefici sullo sviluppo cognitivo. Inoltre, dato che i bambini che mostrano prestazioni superiori nella soluzione di problemi come questi tendono successivamente ad avere QI più elevati e maggior padronanza di vocabolario, è possibile che gli effetti benefici del DHA si estendano ben al di là dell'infanzia."

Fonte:
J. R. Drover et al. 2009. Three Randomized Controlled Trials of Early Long-Chain Polyunsaturated Fatty Acid Supplementation on Means-End Problem Solving in Nine-Month-Olds. Child Development.


(aggiungi un commento)

Come pensano gli scienziati: creatività nel problem solving

Giuseppe Santonocito - 13/11/09 - 19:56 - pubblicato in: sviluppo

Le intuizioni e le scoperte importanti alle frontiere della scienza non vengono dal nulla, ma spesso emergono da un processo incrementale di tessere insieme analogie, immagini e simulazioni in modo controllato.

All'avanguardia delle scienze i problemi sono spesso definiti poco e male, e i dati sperimentali sono limitati. Per sviluppare una comprensione dei sistemi sotto osservazione, gli scienziati costruiscono dei modelli ed effettuano predizioni su di essi. I modelli sono solo abbozzati, all'inizio, ma progressivamente vengono rivisti e raffinati e possono portare a nuove scoperte.

I modelli, quindi, giocano un ruolo cruciale nei processi di pensiero creativo degli scienziati.

La D.ssa N. J. Nersessian ha studiato i processi cognitivi che sottostanno alla creatività scientifica osservando gli scienziati al lavoro nei loro laboratori.

Dice: "Risolvere problemi all'avanguardia richiede processi cognitivi complessi. Nel ragionamento con i modelli, parte del processo accade nella mente e parte nella manipolazione del modello nel mondo reale. Il problema quindi non viene risolto dal solo scienziato, ma dalla combinazione scienziato-modello. Questo è un tipo di processi altamente creativo."

Gli studi della D.ssa Nersessian aiuteranno a capire come nei laboratori didattici sia possibile coltivare la creatività, e come i metodi d'insegnamento possono essere sviluppati basandosi su queste acquisizioni.

Fonte:
Nersessian et al. 2009. How Do Engineering Scientists Think? Model-Based Simulation in Biomedical Engineering Research Laboratories. Topics in Cognitive Science.


(aggiungi un commento)

Gioco d'azzardo e adolescenza

Giuseppe Santonocito - 12/11/09 - 20:05 - pubblicato in: sviluppo

Un adolescente su dieci - ovvero il 10% - mostra sintomi di disturbi della condotta e gioco d'azzardo, secondo un recente studio.

Nella misura in cui il numero dei sintomi dei disturbi della condotta aumenta, proporzionalmente aumenta anche il numero dei sintomi di gioco d'azzardo rischioso o patologico, dice lo studio.

Queste percentuali riguarderebbero però solo i maschi, mentre le femmine mostrerebbero sintomi di disturbi della condotta (4%) e gioco d'azzardo (2%) in misura molto più ridotta.

I disturbi della condotta sono un noto problema durante l'infanzia e l'adolescenza. Questi comportamenti includono mentire, rubare, vandalismo, impulsività, abuso di sostanze, aggressione fisica o verbale, crudeltà verso gli animali e comportamenti che violano ripetutamente i diritti altrui o le norme sociali.

Fonte:
W. Welte. 2009. University at Buffalo. Adolescents' Gambling A Part Of A Cluster Of Problem Behaviors.


(aggiungi un commento)

L'adolescente ragiona come un adulto, ma la sua maturità emotiva è incompleta

Giuseppe Santonocito - 23/10/09 - 19:34 - pubblicato in: sviluppo

Un sedicenne può essere capace di prendere una decisione informata, ad esempio se porre o meno termine a una gravidanza, dopo averne parlato con degli adulti, ma lo stesso adolescente potrebbe non avere lo stesso livello di responsabilità di un adulto di fronte alla scelta se commettere un atto violento.

"Gli adolescenti posseggono le risorse intellettuali per fare scelte informate, ma mancano della maturità sociale ed emotiva per il controllo gli impulsi, per resistere alle pressioni dei pari e apprezzare fino in fondo il rischio implicato nelle decisioni pericolose" dice Laurence Steinberg, professore di psicologia dello sviluppo alla Temple University e autore di uno studio recente sull'argomento.

Steinberg e collaboratori analizzano quest'apparente contraddizione e notano che la maturità cognitiva e quella emotiva si sviluppano a velocità differenti, studiando campioni di giovani dai 10 ai 30 anni.

Non sono state riscontrate differenze significative fra i gruppi più giovani, da 10 a 17 anni, mentre differenze notevoli esistono fra i 16-17enni e i gruppi di 18, 22 anni e oltre. I risultati sono stati gli stessi per maschi e femmine.

"È molto difficile per un sedicenne resistere alla pressione dei coetanei in situazioni caotiche e accese" dice l'autore. "Spesso non c'è il tempo di parlare con un adulto per un'iniezione di realtà e ragione e per un'analisi obiettiva della situazione. Molti crimini commessi da adolescenti sono fatti in gruppo con altri coetanei e non sono premeditati."

Fonte:
L. Steinberg, E. Cauffman, J. Woolard, S. Graham, M. Banich. 2009. Are Adolescents Less Mature than Adults? Minors' Access to Abortion, the Juvenile Death Penalty, and the Alleged APA 'Flip-Flop'. American Psychologist.


(aggiungi un commento)

La differenza di reazione dei genitori aiuta il bambino

Giuseppe Santonocito - 15/10/09 - 09:26 - pubblicato in: sviluppo

Quando un bambino sperimenta emozioni negative - rabbia, ansia o stress - c'è un modo in cui i genitori possono aiutarlo a ottenere uno sviluppo emozionale equilibrato?

Uno studio del 2007 suggerisce che i bambini sono avvantaggiati quando il padre e la madre mostrano reazioni differenti alle emozioni negative del figlio, non uguali.

I ricercatori hanno visto che quando uno dei due genitori forniva poco supporto ai sentimenti di rabbia o ansia del bambino, e l'altro genitore forniva invece molto supporto, il bambino aveva meno conflitti con i suoi coetanei e raggiungeva una migliore comprensione del significato delle sue emozioni.

Quando invece entrambi i genitori fornivano molto supporto, i bambini capivano meno le emozioni che stavano provando e avevano più conflitti con gli amici. Questo potrebbe essere dovuto al fatto che quando entrambi i genitori sono supportivi, proteggono il bambino e fanno sì che non impari a gestire le proprie emozioni.

La migliore strategia, quando un bambino è triste, arrabbiato o frustrato, prevederebbe quindi che uno dei genitori aiuti attivamente il bambino a risolvere il suo problema, mentre l'altro si tiri indietro e lasci spazio al figlio per elaborare ciò che sta sentendo.

Fonte:
N. McElwain, A. G. Halberstadt, B. L. Volling. 2007. University of Illinois at Urbana-Champaign. When Children Are Upset, Mothers And Fathers Make A Difference.


(aggiungi un commento)

Video giochi e cellulare? Fanno crescere meglio

Giuseppe Santonocito - 06/10/09 - 10:44 - pubblicato in: sviluppo

L'uso di cellulari e video game potrebbe non essere così dannoso come si pensa. Non solo l'uso precoce del cellulare non sembra influire negativamente sul futuro rendimento scolastico del ragazzo, ma i video game aiutano a sviluppare le cosiddette abilità visuo-spaziali, con effetti benefici sui riflessi, sulla coordinazione e sullo studio di materie come scienza, tecnologia e matematica.

Il fenomeno è stato studiato su 20 scuole medie americane, sono stati registrati la frequenza e il modo d'uso di questi dispositivi da parte dei ragazzi e poi somministrati loro dei test standardizzati per abilità visuo-spaziali, matematica e lettura.

Come ci si aspettava, le femmine usano il cellulare più frequentemente dei maschi, mentre i maschi usano i video game più delle femmine. I ricercatori osservano che è improbabile che questa tendenza diminuisca, perciò le case produttrici di video game dovrebbero focalizzarsi di più sugli aspetti utili del gioco - come le suddette abilità visuo-spaziali - e meno su quelli violenti. Inoltre, dovrebbero produrre più giochi graditi alle ragazze e che aiutino anche loro a sviluppare queste abilità, utilissime in professioni come quella di chirurgo, ad esempio.

Fonte:
L. Jackson, H. Fitzgerald, A. von Eye, Y. Zhao, E. Witt. 2009. Michigan State University. Video Games, Cell Phones And Academic Performance: Some Good News.


(aggiungi un commento)

Tuo figlio si spinge fino ai limiti? Può essere un segno di responsabilità

Giuseppe Santonocito - 02/10/09 - 08:47 - pubblicato in: sviluppo

I bambini i cui genitori adottano uno stile d'educazione che permette loro di spingersi fino ai limiti delle regole, e di trarne delle conclusioni, hanno più probabilità di assumere posizioni di leadership e di responsabilità una volta adulti, secondo un recente studio.

Lo studio è stato condotto su coppie di gemelli e ha concluso che uno stile d'educazione "autoritario", dove i genitori stabiliscono limiti e aspettative chiare, pur restando disponibili a fornire aiuto, rendono più probabile che il bambino assuma ruoli di leadership da adulto, nel mondo del lavoro. Mentre è più difficile che bambini allevati in questo modo infrangano gravemente le regole, i bambini che invece le infrangono hanno meno probabilità di assumere posizioni di responsabilità, in futuro.

Uno stile d'educazione adeguato può quindi preparare i ragazzi a futuri ruoli di leadership se permette loro di spingersi fino ai limiti delle regole stabilite dai genitori, perché questo dà loro modo di capirne la ragione d'esistenza e d'imparare come fare a ottenere i propri scopi senza infrangerle.

Fonte:
Avolio et al. 2009. Early life experiences as determinants of leadership role occupancy: The importance of parental influence and rule breaking behavior. The Leadership Quarterly.


(aggiungi un commento)

Psicologia dello sviluppo

Giuseppe Santonocito - 01/03/08 - 15:00 - pubblicato in: sviluppo

Questo spazio è dedicato ai commenti sulla psicologia dello sviluppo.

Vedere anche gli articoli:
- Lo sviluppo della psiche
- Educazione e psicologia

(aggiungi un commento)



Aggiungi ai preferiti Technorati




scrivimi
segnala a un amico
login
registrazione
novità & commenti
tutti (252)
alimentazione (28)
ansia/panico (25)
comunicazione (4)
consulenza az. (1)
cultura (6)
depressione (21)
evoluzione (5)
famiglia (13)
formazione (7)
generale (33)
lavoro (14)
media (5)
mod. strategico (1)
neuroscienze (19)
psicoterapia (13)
relazioni (10)
scuola (4)
sessualità (3)
società (11)
sport (4)
sviluppo (20)
training autogeno (2)
website (3)
archivi
2010 (93)
2009 (102)
2008 (57)



ultima revisione
01/12/09
       
  dr. giuseppe santonocito - psicologo
info@incom.fi.it   cell. 329 4073565   tel. 055 8734699
firenze, signa