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Ingredienti essenziali per la tranquillità fra fratelliMolti padri e madri sanno che una parte difficile dell'essere genitori consiste nel mantenere la pace e l'ordine, quando i figli litigano e si becchettano fra loro. Ma secondo un nuovo studio, condotto nell'ambito della psicologia dello sviluppo, darsi come obiettivo solo la fine dei conflitti, è un errore. I genitori dovrebbero concentrarsi piuttosto su tutte le cose utili e positive che possono aiutare i loro figli ad andare d'accordo. Anche se si riescono a ridurre il conflitto e l'antagonismo, i ricercatori hanno rilevato che in tal caso diminuiranno anche le interazioni positive fra i fratelli. Ridurre solo la conflittualità è controproducente. A meno che non si pensi che sia meglio vedere il ragazzo tornarsene a casa chiudendosi sempre in camera da solo, o solo con i suoi amici. L'atteggiamento migliore per il genitore è quello di pensare al tipo di relazioni che si desidera i figli abbiano, fra loro, favorirle intenzionalmente e creare un clima positivo nel quale esse possano svilupparsi. Ogni genitore vorrebbe che i figli parlassero fra loro, si divertissero insieme e che si sostenessero l'un l'altro durante i momenti difficili. La D.ssa Kramer, autore dello studio, ha creato anche un programma educativo estremamente efficace, nel raggiungere proprio questi obiettivi. Alcune raccomandazioni per i genitori, tratte dal programma: - Abituate i vostri figli a vedere le cose dal punto di vista degli altri fratelli e a rispettare il punto di vista altrui. - Insegnate loro a riconoscere e gestire le loro stesse emozioni e i loro comportamenti, specie quando si trovano in situazioni difficili o frustranti. - Insegnate loro a non presupporre il peggio nelle intenzioni dei fratelli o nelle altre persone. - Dimostrate loro che i conflitti possono essere risolti, e insegnate loro a farlo. - Cercate di andare incontro ai bisogni individuali di ciascuno dei vostri figli, senza cadere nel favoritismo né mostrare preferenze. - Insegnate a usare le loro conoscenze e abilità individuali insieme agli altri fratelli, allo scopo di rinforzare i legami, piuttosto che per approfittare delle debolezze dell'altro. - Promuovete il gioco, la conversazione, gli interessi in comune e il divertimento. - Lodate i vostri figli quando aiutano, sostengono e cooperano l'uno con l'altro. Non c'è alcun dubbio che le relazioni fra fratelli siano complicate. Fratelli e sorelle con età e temperamenti diversi spesso sembrano divertirsi a provocarsi continuamente fra loro. In ogni caso, anche nelle relazioni fraterne perfettamente normali, si osservano molti cambiamenti fra comportamenti molto positivi e molto negativi. I ragazzi possono sperimentare sentimenti positivi e negativi persino contemporaneamente, per un altro fratello. Fonte: L. Kramer. 2010. University of Illinois College of Agricultural, Consumer and Environmental Sciences. Essential ingredients of supportive sibling relationships.
Problemi scolastici legati a due tipi di famiglieContrariamente all'aforisma di Leone Tolstoj, secondo il quale le famiglie felici sarebbero tutte uguali, mentre ogni famiglia infelice lo sarebbe a modo proprio, un nuovo studio stabilisce che le famiglie infelici sarebbero solo di due tipi. Queste famiglie disfunzionali produrrebbero una serie di difficoltà specifiche nei bambini, durante i primi anni scolastici. La famiglia può essere un supporto e una risorsa per il bambino, quando inizia ad andare a scuola, oppure può essere una fonte di stress, di distrazione e comportamento maladattivo. Lo studio mostra che gli ambienti familiari freddi e controllanti sono legati a difficoltà crescenti nei primi tre anni di scolarità, dai comportamenti aggressivi sino alla depressione e all'alienazione. I figli di famiglie segnate da un alto livello di conflitto e genitori intrusivi, finirebbero invece per soffrire di problemi ansiosi e ritiro sociale. Nello studio, durato tre anni e che ha coinvolto 234 famiglie con bambini di 6 anni, sono stati identificati tre tipi di famiglie: una sana, chiamata coesiva e due malate, denominate distaccata e invischiata. La famiglia coesiva è caratterizzata da relazioni armoniose, vicinanza emotiva e ruoli stabili ma flessibili per genitori e figli. La famiglia distaccata, come dice il nome, è contraddistinta da relazioni fredde, controllanti e distanti. Gli avvenimenti emotivamente più toccanti non possono essere discussi in questo tipo di famiglia, e vengono quindi negati o dimenticati. Nella famiglia invischiata, di contro, può evidenziarsi un certo livello di coinvolgimento emotivo e calore, ma vi si combatte con alti livelli di ostilità, ingerenza distruttiva e una visione molto limitata della famiglia come squadra. Sebbene lo studio dimostri una solida correlazione fra dinamiche familiari e comportamento scolastico, gli autori avvertono che non tutti i problemi sono dovuti allo schema relazionale presente in famiglia. Altri fattori di rischio come il livello di criminalità esistente nel vicinato, povertà e tratti genetici possono influenzare il bambino. Lo studio si basa sulla consolidata tradizione teorica dello studio dei sistemi familiari, che dall'osservazione clinica ha rilevato in modo congruente l'esistenza dei tre tipi di famiglia descritti. Tuttavia, questo studio è il primo a confermare empiricamente la correlazione fra tipo di famiglia e problemi scolastici. Fonte: University of Rochester. 2010. Behavior problems in school linked to two types of families.
Come usare la psicologia inversa per controllare i figliLa psicologia inversa è un eccellente strumento, a disposizione dei genitori, per controllare il comportamento dei figli. Non sempre funziona, ma può valer la pena provare. Non può essere applicata a tutte le situazioni, ma può costituire un'ottima alternativa alle solite litigate familiari. La psicologia inversa è una tecnica di persuasione che consiste nel raccomandare il comportamento opposto a quello che si vuole ottenere, in base al principio che l'altro, per reazione, sarà stimolato a fare l'opposto di quanto gli viene suggerito. La tecnica può essere un po' difficile da attuare e richiedere alcuni tentativi per essere messa a punto. In effetti, consiste nel mentire dicendo la verità. Supponiamo che i genitori vogliano che il ragazzo rimetta in ordine la sua stanza. La normale tattica prevedrebbe di dirgli che la stanza è sporca e che deve essere pulita, per evitare brutte figure o addirittura problemi d'igiene. Il tipico adolescente oppositivo, però, ignorerà più volte la richiesta, prima di rassegnarsi e adempiere al suo dovere. Lo stratagemma proposto, invece, consiste nel dire al ragazzo: "Sai, la tua stanza va bene così com'è. Dopotutto, io e il babbo (o la mamma) abbiamo deciso di smettere di chiederti troppo, perché tanto abbiamo capito che non riusciresti proprio a farcela. Non è colpa tua, è proprio che non ti riesce. Quindi lascia pure tutto in disordine". Ciò farà credere al ragazzo che i genitori hanno smesso di credere in lui e nelle sue capacità, e quindi è inutile aspettarsi altro di buono da lui. Nell'usare questo tipo di tecnica, è essenziale apparire perfettamente congruenti. La dichiarazione dev'essere fatta in modo coerente, per risultare credibile.
I giovani non seguono i genitori se sono troppo controllantiUno studio del 2009 ha trovato che i giovani reagiscono in due modi distinti alle regole e ai controlli imposti dai genitori. Sono in grado di distinguere le regole che servono a salvaguardare il loro bene, ma se i genitori sono troppo controllanti, smettono di seguire anche quelle. I controlli genitoriali ricadono in due categorie: il controllo comportamentale, quando i genitori aiutano fattivamente il ragazzo, dando supervisione e stabilendo limiti e regole, e il controllo psicologico, quando i genitori sono manipolativi e instillano sensi di colpa e rifiuto. L'opinione diffusa fra gli esperti è che i controlli comportamentali siano da privilegiare nello sviluppo del ragazzo, rispetto a quelli psicologici, ma è bene sottolineare che in un'ottica strategica entrambi possono trovare la loro collocazione. Lo studio ha evidenziato che i ragazzi tendono a disapprovare entrambi questi tipi di controllo, se i genitori eccedono. Specificamente, quando i genitori esercitano globalmente un livello moderato di controllo, il ragazzo considera il controllo psicologico più negativamente del controllo comportamentale, ma quando il livello di controllo globale è troppo alto, entrambi i controlli sono percepiti come intrusivi. L'intrusività è il segno distintivo del controllo psicologico, perché lascia un margine ristretto di scelta personale, e fa sì che il ragazzo si senta meno considerato come essere umano. A sua volta, ciò fa sì che l'adolescente non risponda più al controllo da parte dei genitori. Fonte: Kakihara et al. Adolescents' Interpretations of Parental Control: Differentiated by Domain and Types of Control. Child Development, 2009.
Genitori fuori controllo? Studio suggerisce legame fra memoria di lavoro ed educazione reattivaTutti ci siamo trovati qualche volta in situazioni nelle quali eravamo così frustrati o arrabbiati da perdere il controllo e scattare con qualcuno senza riflettere. Questo scattare, una reazione negativa, accade quando non riusciamo a controllare le nostre emozioni. Fortunatamente di solito siamo abbastanza bravi a regolarci ed autocontrollarci nei comportamenti. La memoria di lavoro è cruciale per il controllo delle emozioni. Essa ci permette di considerare le informazioni che abbiamo a disposizione e a ragionare velocemente quando dobbiamo decidere se fare qualcosa oppure, viceversa, a reagire automaticamente senza pensare. Per i genitori è particolarmente importante mantenere il sangue freddo di fronte ai bambini, quando questi non si comportano bene. Queste situazioni possono costituire una vera e propria sfida e a volte i genitori non riescono a fare a meno di reagire in maniera negativa quando si supera il limite. Tuttavia questo tipo di reazioni negative, quando diventano croniche e ripetitive, sono una delle principali cause che portano ad abusi, ed inoltre rinforzano nel bambino il comportamento indesiderato. E per evitare tutto ciò, i genitori devono riuscire a regolare i loro stessi pensieri ed emozioni. In uno studio gli psicologi K. Deater-Deckard e M.D. Sewell della Virginia Polytechnic Institute and State University, S.A. Petrill della Ohio State University e L.A. Thompson della Case Western Reserve University hanno indagato se esista qualche relazione fra memoria di lavoro e reazioni genitoriali negative. I soggetti di quest'esperimento erano madri di gemelli dello stesso sesso. I ricercatori hanno visitato la casa dei partecipanti e videoregistrato ogni madre mentre interagiva separatamente con ciascun gemello, mentre questi partecipavano a due compiti frustranti predisposti dagli sperimentatori. Dopodiché le madri completavano una batteria di test che misuravano varie abilità di tipo cognitivo, inclusa la memoria di lavoro. I risultati, riportati nella rivista Psychological Science, della Association for Psychological Science, rivelano che le madri che reagivano in modo peggiore ai comportamenti frustranti dei figli erano quelle che possedevano le più scarse abilità di memoria di lavoro. I ricercatori ipotizzano quindi che le madri con una memoria di lavoro peggiore reagiscono in malo modo perché sono meno capaci di controllare cognitivamente le loro emozioni e comportamenti durante le interazioni con i figli. Essi concludono sostenendo che ogni intervento volto a migliorare le capacità genitoriali potrebbe essere più efficace se includesse delle strategie che migliorassero la memoria di lavoro dei genitori. Fonte: K. Deater-Deckard, M.D. Sewell, S.A. Petrill and L.A. Thompson. 2009. Association for Psychological Science. Parents gone wild? Study suggests link between working memory and reactive parenting.
L'effetto di una buona educazione dura per generazioniUn nuovo studio che ha seguito tre generazioni di famiglie nell'Oregon mostra che un'educazione positiva che includa fattori come vicinanza emotiva, controllo delle attività dei bambini, coinvolgimento e coerenza nella disciplina, non solo ha un effetto positivo sugli adolescenti ma anche sul modo nel quale questi cresceranno a loro volta i propri figli. Lo studio è il primo di questo tipo ed è iniziato nel 1984 per opera del Dr. D. Kerr, assistente professore di psicologia alla Oregon State University. Sono stati esaminati i resoconti di 206 ragazzi considerati "a rischio" per delinquenza giovanile. I ragazzi, che frequentavano allora le elementari, sono stati intervistati e osservati, come pure i loro genitori, per capire che tipo di educazione stessero ricevendo. Dal 1984 a oggi i ragazzi si sono incontrati regolarmente con i ricercatori, dall'età di 9 anni sino a circa 33 anni. Via via che crescevano e formavano le loro famiglie i loro partner e i loro figli entravano a far parte dello studio. In tal modo i ricercatori hanno potuto osservare come le esperienze d'infanzia degli adulti di oggi stessero influenzando il loro modo di educare. "Questo studio è particolarmente importante, perché eravamo già stati in grado d'identificare i fattori che fanno sì che comportamenti a rischio e modi inadatti di educare i figli si trasmettano da generazione a generazione", dice D. Capaldi, coautore dello studio. "Il Prof. Kerr ha ora dimostrato in che modo è possibile esercitare anche un'influenza intergenerazionale positiva." È importante, infatti, sottolineare quanto segue. Kerr, dati alla mano, sostiene che la comune convinzione secondo la quale i metodi educativi si apprendono dai propri genitori, è in generale falsa. Il legame fra ciò che una persona sperimenta nell'infanzia e ciò che farà come genitore è piuttosto debole. "Invece, ciò che abbiamo scoperto è che i metodi educativi 'negativi', come l'ostilità e la mancanza di coerenza, diventano problemi nella generazione successiva non per osservazione e apprendimento, ma perché permettono ai comportamenti problematici di prendere piede durante l'adolescenza", dice Kerr. "Per esempio, se si tenta di controllare il proprio bambino mediante rabbia e minacce, lui imparerà a trattare allo stesso modo i suoi compagni, gli insegnanti, il partner e alla fine i suoi stessi figli. Se non ci prendiamo in prima persona la responsabilità d'insegnare ai nostri figli come funziona il mondo, qualcun'altro se ne farà carico. Solo che alcune di queste lezioni potranno avere a che fare con delinquenza e stili di vita incompatibili con l'essere un buon genitore." Il precedente lavoro di questi ricercatori aveva mostrato che i bambini sottoposti ad alti livelli di educazione negativa hanno più probabilità di diventare antisociali o delinquenti da adolescenti. I ragazzi che avevano queste caratteristiche spesso erano diventati genitori inefficaci e incoerenti, con figli più problematici. "Sapevamo già che queste influenze negative possono essere molto forti", dice Kerr. "Ciò che ci ha sorpreso è stata la conferma che anche quelle positive possono esserlo altrettanto. Un'educazione positiva non significa solo assenza d'influenza negativa, ma include l'assumere un ruolo attivo nella vita del bambino." I ricercatori hanno visto che i bambini con genitori che tenevano d'occhio il loro comportamento, erano coerenti con le regole ed erano disponibili e affezionati, avevano più probabilità di avere relazioni soddisfacenti con i loro pari, di frequentare la scuola con maggior impegno e di avere una miglior autostima. "Quindi ciò che costituisce una buona genitorialità non è soltanto la protezione contro i cattivi comportamenti, ma insegnare un modo corretto di relazionarsi agli altri durante l'adolescenza, in modo da influenzare positivamente anche la relazione con il partner e i futuri figli", dice Kerr. "Questa ricerca mostra che se parliamo del valore della prevenzione, dovremmo avere una visuale ancora più ampia di quella ingenua e diffusa. Possiamo ora renderci effettivamente conto che cambiamenti di educazione possono avere un effetto non solo sui figli ma anche sui nipoti." Fonte: D. Kerr, D. Capaldi et al. 2009. Oregon State University. Impact Of Positive Parenting Can Last For Generations.
L'aiuto sbagliato dei genitori può peggiorare il disturbo ossessivo-compulsivo dei figliPer la maggior parte dei genitori lenire l'ansia dei figli fa parte del quotidiano. Ma nel caso di figli affetti da disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) lenire l'ansia e fornire aiuto nei comportamenti legati al disturbo può portare ad aggravarne i sintomi. Spesso i genitori di figli con DOC li aiutano a completare i loro rituali legati all'ossessione, come lavarsi spesso o controllare porte e rubinetto del gas. Gli aiuti forniti possono consistere nel semplice rassicurare il ragazzo che le sue mani sono pulite o che la porta è chiusa. "I genitori lo fanno perché è ciò che farebbero i genitori di figli senza DOC", dice L. Merlo, assistente professore di psichiatria e capo di uno studio pubblicato nel Journal of Consulting and Clinical Psychology. "Se vostro figlio è arrabbiato, cercate di confortarlo. Ma nel caso di un figlio con DOC ogni aiuto contribuisce a rinforzare il disturbo, perché l'aiuto conferma nella mente del ragazzo che esiste un disturbo e che c'è bisogno di aiuto." Circa 1 su 200 fra bambini e adolescenti è affetto da DOC negli Stati Uniti, secondo un rapporto della American Academy of Child & Adolescent Psychiatry. Fonte: L. Merlo et al. 2009. University of Florida. Wrong Type Of Help From Parents Could Worsen Child's Obsessive-compulsive Disorder.
Rapporti di coppia, ansia, stress e distensioneDomenica 1 marzo ho tenuto alle famiglie del Gruppo Vicariale di S. Martino a Gangalandi, a Lastra a Signa, una giornata sul tema: "Ansia, stress e distensione". Il programma era diviso in due parti, la prima dedicata ai rapporti fra coniugi e la seconda specificamente ad ansia e stress. L'incontro è stato caldo ed edificante, molte persone sono intervenute con domande, commenti e richieste di chiarimento sugli argomenti trattati, con i quali la maggior parte di noi è tenuta a fare i conti nella cosiddetta vita di tutti i giorni. Una difficoltà implicita nell'organizzazione di un incontro come questo riguardava il fatto che la presentazione era basata su un approccio pragmatico e orientato scientificamente, terra-terra potremmo dire, mentre la platea era un gruppo di una sessantina di persone accomunato da un intenso sentimento di fede religiosa. Sarei stato capace di parlare in modo semplice, ma al tempo stesso vicino alla posizione dei partecipanti? Sarebbero stati loro disposti ad ascoltare una campana diversa, basata su principi e valori non necessariamente dettati dalla fede? E quindi, in definitiva, sarebbero stati gli argomenti in grado di incontrare l'apprezzamento e il gradimento dei presenti? Queste erano domande che i solerti organizzatori dell'incontro, gli amici Gabriele Giannoni e Gastone Bellini, coadiuvati dalle rispettive mogli Anna ed Emirena, non mi avevano posto direttamente ma che, da psicologo, posso dire con una certa sicurezza di aver letto sui loro volti durante i preparativi, e nelle loro voci per telefono. Alla luce dell'interesse e del calore che il pubblico mi è sembrato dimostrare, credo di poter dire che la risposta a tutte le domande sia stata un "sì". Questo è un piccolo motivo di orgoglio per me, perché dimostra in modo semplice che il punto di vista scientifico e quello religioso non sono affatto incompatibili, purché vi sia l'intenzione d'incontrarsi, di ascoltare e soprattutto di riconoscere a ciascun ambito la propria pertinenza e il proprio campo d'azione. Mi auguro quindi che sia possibile organizzare altre giornate come questa in futuro, per approfondire altre aree tematiche d'interesse per le famiglie del gruppo, come ad esempio i rapporti con i figli. Ringraziando tutti quelli che hanno partecipato e che hanno contribuito a rendere possibile l'evento, in cima a tutti Don Renzo Ventisette, che ha concesso il suo imprimatur, invio loro un caloroso saluto da parte mia. Di seguito uno schema degli argomenti trattati. Ricordo che la prima parte è basata sui contenuti del libro "Correggimi se sbaglio", di Giorgio Nardone (vedi bibliografia). 1a parte - I rapporti fra coniugi - Presentazione di un approccio pragmatico basato sulla comunicazione. - La coppia come organismo. - Esempio di dialogo distruttivo. - Esempio di dialogo costruttivo. - Come peggiorare: i 7+1 ingredienti alchemici maligni per peggiorare i rapporti fra coniugi. - Le caratteristiche e la struttura del dialogo fallimentare. - Il dialogo strategico e gli ingredienti per comunicare efficacemente. - Domande e discussione. 2a parte - L'individuo: ansia stress e distensione - La coppia è fatta d'individui e se l'individuo sta bene, la coppia sta meglio. - Stress, ansia, fobie, panico, somatizzazioni. - Ossessioni e compulsioni. - Essere comprensivi con se stessi. Evitare di portarsi sacchi di pietre sulle spalle. - "Devo, posso, voglio". - Il semplice partecipare a una serata come questa è già fare qualcosa. - Stress e distensione. - Domande e discussione.
Aiuto a tutti i costi: come posso convincere mio marito/moglie/amico/fidanzato a farsi visitare?Spesso ci scrivono persone preoccupate per i segni di disagio manifestati da un parente, dal fidanzato, da un amico. Vorrebbero accompagnarli a una visita psicologica o medico/psichiatrica, ma l'interessato non vuole saperne. E ci scrivono nella speranza di ottenere un consiglio su come riuscirci. Il titolo di questo post è volutamente provocatorio. È ovvio che quando un nostro caro sta male, vorremmo fare di tutto per farlo tornare ad essere la persona che conoscevamo e alla quale abbiamo sempre voluto bene. Quindi, ci sarebbe da stupirsi semmai se questo non avvenisse. Tuttavia non sempre è semplice convincere qualcuno a farsi visitare o a prendersi cura della propria salute. Se lo fosse, sarebbe semplice anche convincerlo, poniamo, a smettere di fumare. Ma purtroppo così non è, e nel caso dei problemi legati a cause psichiatriche o psicologiche questa difficoltà è più accentuata. Vediamo alcuni esempi. Se una persona è depressa, è probabile che rifiuti qualsiasi forma di aiuto, perché propria della depressione, specie in fase avanzata, è la perdita della voglia di prendersi cura di se stessi. In molte forme d'ansia è invece la paura a interferire con le cure o addirittura con il semplice atto di uscire di casa. Nella depressione si tratta di rinuncia, mentre nell'ansia si tratta di paura. Nella particolare forma d'ansia che va sotto il nome di ipocondria, il rifiuto di recarsi dallo psicologo è invece da ricercarsi nello scetticismo di avere un problema psicologico. La persona è convinta d'avere un problema fisico, e a poco servono le montagne di esami clinici, tutti negativi, e i pareri dei medici che continuano a indicare nell'ansia la causa del problema. Oppure prendiamo un problema ancor più tenace e ostico, come un delirio. Il delirio è per definizione una convinzione resistente che sfida qualsiasi tentativo di convincimento contrario, ragion per cui il tentativo di farsi visitare sarà vano innanzitutto perché il delirante non ritiene affatto di averne bisogno: sono gli altri che non capiscono o si sbagliano. Nel caso dell'anoressia, invece, la condizione è vissuta come una missione, uno stile di vita, un'irrinunciabile necessità per raggiungere il proprio ideale di perfezione. Quindi anche qui nessuna cura appare necessaria alla paziente, ma anzi controproducente, perché guarendo perderebbe il controllo sul suo peso, ottenuto a prezzo di immani rinunce, quindi su se stessa e sul suo ambiente. Per inciso questo è il motivo per cui nella cura dell'anoressia e di altre condizioni patologiche è necessaria una vera e propria ricostruzione o costruzione ex novo di pezzi di vita dell'ammalato, per fare in modo che gli riesca più naturale trovare soddisfazione in altri modi, più funzionali. Il parente spesso si colpevolizza per non riuscire ad aiutare l'altro, ma seppur comprensibile, non è una reazione adeguata. Le persone si ammalano e non è colpa di nessuno. Ma allora, come si può rendersi utile? A volte l'interessato non ha ancora toccato il fondo, ossia non è arrivato a stare così male tanto da vedersi forzato a cercare aiuto. Sebbene possa sembrare una considerazione poco delicata e un po' cinica, sta di fatto che spesso le persone trovano delle maniere per compensare i loro disagi, e "reggere" ancora. Gli esseri umani hanno grande capacità di resistenza, e ciò è specialmente evidente durante le malattie. In ogni caso la decisione più sicura è rivolgersi a un professionista per un parere, e lasciare che sia lui a parlare con l'interessato. Anche a domicilio se necessario. Abbastanza spesso si riesce a coinvolgere l'interessato in un trattamento, evitando in tal modo ai familiari di prendere decisioni inappropriate che potrebbero anche peggiorare la situazione. In ogni caso, lo specialista può sempre suggerire i comportamenti e gli atteggiamenti più adatti da tenere nei confronti del nostro caro. (articolo disponibile anche su Medicitalia.it)
Ragazzi che non esconoA volte m'interpellano genitori di ragazzi che improvvisamente, oppure a causa di qualche brutto evento, come ad esempio una malattia, smettono di uscire di casa. Si ritirano a vita privata, non vogliono più uscire né frequentare i coetanei. Nei casi estremi smettono addirittura di andare a scuola. Gli unici interessi diventano il computer, le chat e la televisione, unici canali rimasti aperti verso il mondo. A volte insorgono altri disturbi, come pensieri o comportamenti ossessivi, o paure immotivate. È comprensibile lo sgomento del genitore nel trovarsi di fronte tutto ciò, ed è altrettanto comprensibile che in questi frangenti non si sappia che pesci prendere. In questi casi è opportuna una valutazione specialistica di persona, anche a domicilio se necessario. L'adolescenza, benché sia spesso un'età difficile, è il momento in cui la vita è appena iniziata e non ci si può autocondannare chiudendosi in casa, smettendo di studiare e allontanandosi da tutto e tutti. È possibile che ci si sia già rivolti a uno specialista e che non si sia riusciti a venire a capo del problema, ma in questi casi è necessario insistere fino a trovare quello che fa al caso nostro. Si saprà di essere sulla buona strada quando anche i genitori verranno coinvolti e responsabilizzati in prima persona nel processo di trattamento del ragazzo.
Perché oggi le coppie si separano di più?Ieri ho partecipato a una breve e interessante conferenza sui rapporti fra coniugi tenuta dalla D.ssa Anna Borgia, consulente familiare. Dopo una breve panoramica sulle fasi che ogni famiglia attraversa e dei problemi che essa è chiamata a superare per poter continuare ad esistere, la relatrice ha chiesto alla platea: "Ma secondo voi perché oggi le coppie si separano di più?" Durante il procedere della conferenza altre domande erano state fatte e a ciascuna è corrisposto un certo grado d'interesse. Ma questa, toccando un punto prevedibilmente nevralgico, è stata in grado di monopolizzare la partecipazione del pubblico. Si sa, gli argomenti che evocano immagini tristi o spiacevoli sono quelli che hanno la probabilità maggiore di suscitare interesse. Basta assistere a un qualunque telegiornale per rendersene conto. Tuttavia, se il fatto in sé può essere scontato e sotto gli occhi di tutti, non lo è affatto la risposta a: "Perché oggi le coppie si separano di più?"
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| ultima revisione 06/09/10 |
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dr. giuseppe santonocito - psicologo info@incom.fi.it cell. 329 4073565 tel. 055 8734699 firenze, signa |
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