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Il supporto sociale riduce la depressione degli adolescenti dopo un attacco terroristico

Giuseppe Santonocito - 26/11/09 - 18:50 - pubblicato in: depressione

Ricercatori della Ben-Gurion University (BGU) hanno condotto uno studio prima/dopo su depressione e attacchi terroristici fra gli adolescenti, dimostrando che un forte supporto sociale da parte degli amici attutisce e previene l'insorgenza di depressione in seguito agli attacchi.

Lo studio è uno dei primi in quest'area. "Il terrorismo spesso conduce gli adolescenti alla depressione, ma poco è ancora noto sui fattori protettivi", dice il Prof. Golan Shahar, psicologo alla BGU.

I ricercatori hanno esaminato adolescenti indirettamente esposti a un attacco suicida avvenuto a Dimona (Israele), che prima dell'attacco avevano già completato un questionario come gruppo di controllo di un altro studio. Quando l'attacco si è verificato, gli studiosi hanno deciso di indagare sui fattori che potevano prevenire l'insorgenza di depressione come effetto dell'evento traumatico.

Nessuno di questi ragazzi è rimasto direttamente coinvolto, ma qualcuno ha potuto udire l'esplosione, altri conoscevano persone che hanno subito danni fisici o emotivi, altri ancora hanno appreso dai media dell'attacco.

"I risultati mostrano che lo stress derivante da attentati terroristici è associato a un aumento del livello depressivo dopo l'evento, e che un forte supporto sociale preesistente all'evento aiuta ad ammortizzare quest'effetto", dice Shahar.

Shahar afferma che i risultati saranno utilizzati come base per sviluppare un piano di prevenzione per gli adolescenti esposti a questo tipo di attacchi.

Fonte:
G. Shahar et al. 2009. American Associates, Ben-Gurion University of the Negev. Social Support Buffers Adolescent Depression After Terrorist Attacks.


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C'è impegno e impegno

Giuseppe Santonocito - 25/11/09 - 21:28 - pubblicato in: lavoro

L'assunto che i lavoratori molto impegnati continueranno a lavorare incessantemente per l'azienda, malgrado le risorse scarseggino, è spesso vera, dice T. Britt, professore di psicologia del lavoro e delle organizzazioni alla Clemson University.

Ma c'è una distinzione da fare per quanto riguarda la parola "impegno".

Un conto è l'impegno che il lavoratore profonde verso se stesso, cercando di migliorare sempre più la propria performance. Altra cosa, tuttavia, è l'impegno verso l'organizzazione, l'attaccamento verso la propria azienda o il proprio datore di lavoro.

"Quando l'economia è in fase di magra, è improbabile che un dipendente molto impegnato verso se stesso e poco impegnato verso l'organizzazione si cerchi un altro impiego. Ma trovando la giusta opportunità, lo farà senza esitare", dice Britt.

"Il datore di lavoro che non riesce a collocare i lavoratori in posizioni che permettano loro di risultare efficaci e che non riesce a fornire un adeguato supporto organizzativo, rischia di perdere proprio le persone più dotate. Quelli che rimangono rischiano di essere quelli a cui importa meno impegnarsi."

I lavoratori impegnati sono molto sensibili agli aspetti organizzativi che possono facilitare o intralciare la performance del loro lavoro. Se non dispongono delle risorse delle quali hanno bisogno per svolgerlo, il loro impegno può diminuire.

Fonte:
T. Britt et al. 2009. Clemson University. Engaged Employees Are Good, But Don't Count On Commitment.


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Brevi eventi stressanti migliorano la memoria di lavoro

Giuseppe Santonocito - 24/11/09 - 12:49 - pubblicato in: generale

Soffrire di stress cronico giorno dopo giorno può mettere a dura prova corpo e mente, e può andare a detrimento della salute. Ma gli stress acuti - ad esempio un piccolo incidente - possono migliorare ed espandere apprendimento e memoria.

Ricercatori alla University at Buffalo hanno mostrato che gli stress acuti possono avere quest'effetto benefico sulla memoria, attraverso l'effetto del cortisolo sulla corteccia frontale del cervello, legata al controllo dell'apprendimento e delle emozioni.

Tecnicamente, hanno dimostrato che gli stress acuti incrementano la trasmissione del neurotrasmettitore glutammato e migliorano la memoria di lavoro.

"Gli ormoni dello stress hanno effetti sia protettivi che dannosi sul nostro corpo" spiega Zhen Yan, professore di fisiologia e autore dello studio. "Questa ed altre ricerche che abbiamo in programma spiegano perché abbiamo bisogno dello stress per rendere meglio, ma non vogliamo essere stressati".

Fonte:
Z. Yan et al. 2009. University at Buffalo. Short Stressful Events May Improve Working Memory.


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Anche se l'ambiente di lavoro è ostile, il lavoratore non lascia il posto

Giuseppe Santonocito - 22/11/09 - 20:14 - pubblicato in: lavoro

Lei non viene mai invitata alle cene aziendali. Lui viene sempre criticato in pubblico per i suoi errori.

Ma secondo una ricerca degli psicologi della Kansas State University sull'ostilità del posto di lavoro, è probabile che nessuno dei due lasci il posto.

La ricerca mostra che dei lavoratori che riportano problemi di questo tipo, il 45% - quasi la metà - non mette in conto di andarsene. Inoltre, il 59% riporta di apprezzare o di non disprezzare l'attuale posto di lavoro.

Da notare che la ricerca è stata fatta ben prima dell'inizio della crisi economica.

Fonte:
M. Selden et al. 2009. Kansas State University. Even In Hostile Working Environments, Employees Reluctant To Leave Jobs.


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I bambini capiscono il linguaggio dei cani

Giuseppe Santonocito - 21/11/09 - 21:16 - pubblicato in: sviluppo

Nuovi studi mostrano che i bambini sono in vantaggio nel comprendere il significato dei differenti modi di abbaiare, malgrado la scarsa o nulla esposizione precedente ai cani.

Bambini di appena 6 mesi sono in grado di abbinare il suono di un abbaiare rabbioso o di un guaito amichevole alla foto che raffigura un cane che emette quel suono.

Il nuovo studio segue a ruota quello della stessa Brigham Young University, che dimostra la capacità dei bambini di riconoscere le variazioni umorali della musica di Beethoven.

Anche se a prima vista mettere insieme bambini e cani può sembrare futile, esperimenti di questo tipo possono aiutarci a comprendere come fanno i bambini a imparare così velocemente. Molto prima di padroneggiare il linguaggio, i bambini riconoscono e rispondono in modo appropriato al tono di ciò che succede attorno a loro.

"Le emozioni sono una delle prime cose che i bambini afferrano nel loro ambiente sociale" dice il Prof. B. Flom, responsabile dello studio.

Fonte:
B. Flom et al. 2009. Brigham Young University. Babies Understand Dogs, Bark-matching Study Finds.


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Non è colpa dei genitori se gli adolescenti oggi hanno più problemi

Giuseppe Santonocito - 20/11/09 - 19:03 - pubblicato in: sviluppo

I problemi degli adolescenti di oggi non sarebbero dovuti al declino della capacità genitoriali, secondo una ricerca della Oxford University.

Il Prof. F. Gardner e collaboratori, del Dipartimento per le Politiche Sociali di Oxford, non hanno trovato segni di un generale declino delle capacità genitoriali. I risultati mostrano che le differenze di genitorialità secondo le diverse strutture familiari e di reddito si sono ristrette negli ultimi 25 anni. Tuttavia, il compito di fare i genitori sta cambiando e sta diventando sempre più stressante, per alcuni gruppi sociali in particolare.

Genitori e figli scelgono sempre più spesso di passare del tempo assieme rispetto a 25 anni fa, con il 70% degli adolescenti che stanno regolarmente insieme alle loro madri contro il 62% del 1986. Per i padri, la percentuale è aumentata dal 47% al 52%.

Anche se i problemi emotivi e quelli relativi al comportamento dei ragazzi sono aumentati nel frattempo, i genitori hanno più probabilità oggi di sapere dove si trovano e che cosa stanno facendo i loro figli rispetto agli anni '80, dal 47% al 66%.

Il Prof. Gardner dice: "Non abbiamo trovato prove di un declino degli standard genitoriali, tutto sommato, e questo ci induce a credere che questo fattore non spieghi l'aumento nei problemi della condotta e del comportamento dei ragazzi."

I genitori degli stessi ragazzi, però, riportano più sintomi depressivi e di ansia, in particolar modo i genitori separati e a basso reddito.

La ricerca evidenzia una serie di nuove sfide per i genitori, rispetto a 25 anni fa. I giovani restano in casa dei genitori più a lungo, e inoltre le nuove tecnologie rendono il monitoraggio delle attività dei ragazzi da una parte più semplice, ma da un'altra più difficile.

Oggi i genitori devono sviluppare una serie di abilità molto diverse rispetto ai loro "colleghi" di 25 anni fa, e questo potrebbe spiegare l'aumento dello stress dovuto all'essere genitori.

Fonte:
F. Gardner et al. 2009. University Of Oxford. Today's Parents 'Not To Blame' For Teenage Problem Behavior.


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Depressione conseguenza della rinosinusite cronica

Giuseppe Santonocito - 19/11/09 - 19:37 - pubblicato in: depressione

L'esistenza di quadri depressivi nei pazienti con rinosinusite cronica è comune, ma poco evidenziata.

Uno studio presentato alla American Academy of Otolaryngology - Head and Neck Surgery Foundation (AAO-HNSF) mostra che il 20.5% dei pazienti con rinosinusite cronica analizzati soffre di depressione.

Non è ancora compreso perché le malattie che interessano testa e collo siano legate alla depressione, ma la relazione sembrerebbe esistere in maniera significativa.

Fonte:
2009. American Academy of Otolaryngology - Head and Neck Surgery. Depression A Common Consequence Of Chronic Rhinosinusitis.


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Le madri ansiose partoriscono figli più piccoli

Giuseppe Santonocito - 17/11/09 - 19:57 - pubblicato in: ansia/panico

Un nuovo studio rivela che l'ansia durante la gestazione influenza la dimensione del bambino, specificamente nelle donne che soffrono delle forme d'ansia più gravi e croniche.

Lo studio, condotto su donne afroamericane a basso reddito, già a rischio per uso di alcol e sigarette, ha mostrato che la correlazione fra ansia e dimensione dei piccoli era comunque indipendente da questi fattori, e dall'uso di droghe, istruzione ed etnia.

L'ansia durante il terzo trimestre di gestazione ha predetto in modo affidabile e significativo che il figlio sarebbe nato più piccolo.

"Uno dei modi di prevenire problemi di salute nei bambini e negli adulti consiste nel focalizzarsi sul periodo prenatale", dice l'autore dello studio.

Fonte:
S. M. Hosseini et al. 2009. Wiley-Blackwell. Anxious Pregnant Mothers More Likely To Have Smaller Babies.


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Fattori di rischio del vomito autoindotto e altri DCA nei giovani sovrappeso

Giuseppe Santonocito - 16/11/09 - 15:00 - pubblicato in: alimentazione

Ricercatori dell'Università del Minnesota hanno identificato i fattori di rischio che possono aumentare il rischio in adolescenza di assumere comportamenti estremi di controllo del peso, come vomito autoindotto, pillole dietetiche, lassativi e diuretici.

I giovani sovrappeso che esibiscono certi fattori di rischio, come ad esempio lettura abituale di articoli di rivista che riguardano le diete, mancanza di unità familiare, grande importanza attribuita al peso, e l'aver già assunto in passato comportamenti estremi di controllo del peso, hanno più probabilità di soffrire di disturbi del comportamento alimentare (DCA).

I risultati dello studio evidenziano queste tendenze per entrambi i maschi e le femmine, ma con alcune differenze.

Per le femmine, esercizio fisico sostenuto e scarsa autostima costituiscono fattori specifici. Per i maschi, sintomi depressivi e cattive abitudini alimentari, come fast food e bevande dolcificate.

Un ulteriore risultato dello studio consiste nell'importanza dei legami familiari forti. Il giovane sovrappeso subisce una maggiore pressione sociale rispetto ai suoi coetanei non sovrappeso, e la mancanza di unità in famiglia, come il non mangiare tutti assieme, aumenta il rischio di DCA sia nei maschi che nelle femmine.

Fonte:
D. Neumark-Sztainer et al. 2009. University of Minnesota. Risk Factors Of Self-induced Vomiting And Other Disordered Eating Behaviors In Overweight Youth.


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Perché le ragazze anoressiche si attaccano al loro disturbo

Giuseppe Santonocito - 15/11/09 - 19:41 - pubblicato in: alimentazione

Le pazienti anoressiche riducono drasticamente la propria assunzione di cibo e poi, spesso, non sono in grado di cambiare il loro comportamento.

Molte ragazze e giovani donne iniziano a mettersi a dieta per raggiungere il loro peso forma ideale, ma poi, una volta raggiunto, non riescono più a fermarsi.

Utilizzando la risonanza magnetica funzionale, scienziati dello Heidelberg University Hospital sono stati in grado di svelare un processo metabolico cerebrale che spiega questo comportamento alimentare disturbato.

Un esperimento condotto su un gruppo di giovani donne con e senza anoressia nervosa ha fatto loro eseguire dei semplici esercizi di classificazione visuale di immagini geometriche, proiettate in rapida successione su uno schermo. Dopo una prima somministrazione del test, gli sperimentatori hanno cambiato il criterio di classificazione delle figure. Ovvero, per effettuare una classificazione corretta, le ragazze dovevano cambiare il criterio che avevano appreso in precedenza.

È emerso che le pazienti anoressiche avevano difficoltà nel compiere questo passaggio, continuavano a usare il vecchio criterio, e mostravano così un attaccamento ai loro comportamenti appresi, anche se funzionalmente errati. Questo potrebbe spiegare perché abbiano difficoltà così grandi nello smettere di privarsi del cibo.

Basandosi su questi risultati gli autori dell'esperimento hanno sviluppato un programma di modificazione comportamento per rendere più flessibili le risposte delle loro pazienti.

Fonte:
W. Herzog et al. 2009. University Hospital Heidelberg. Why Anorexic Patients Cling To Their Eating Disorder.


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Miglior sviluppo cognitivo con latte speciale

Giuseppe Santonocito - 14/11/09 - 19:28 - pubblicato in: sviluppo

La ricerca sapeva già che i bambini allattati al seno hanno abilità cognitive superiori di quelli allattati con latte artificiale.

Si crede che ciò sia dovuto a un acido grasso, l'acido docosaesanoico (DHA), presente nel latte materno. Uno studio mostra infatti che bambini allattati con latte artificiale addizionato con DHA hanno successivamente uno sviluppo cognitivo superiore a quelli nutriti con latte artificiale senza DHA.

I ricercatori hanno studiato 229 bambini, divisi in gruppi, che hanno ricevuto sia latte con DHA che latte normale. Alcuni lo hanno ricevuto subito dopo la nascita, altri dopo 6 settimane di allattamento al senso, e altri ancora dopo 4 o 6 mesi di latte materno. Giunti al nono mese di età, i bimbi sono stati sottoposti a un test cognitivo nel quale dovevano compiere un certo numero di passaggi per arrivare a prendere a un giocattolo.

I bambini alimentati con latte + DHA hanno raggiunto il giocattolo più frequentemente e hanno mostrato un comportamento maggiormente diretto allo scopo, che ha permesso loro di arrivare all'obiettivo.

"Attualmente non c'è consenso se il latte artificiale in commercio debba essere addizionato con DHA o meno", nota l'autore dello studio, J. R. Drover. "Comunque le nostre ricerche mostrano chiaramente che alimentando i bambini con latte addizionato con alte dosi di DHA si hanno effetti benefici sullo sviluppo cognitivo. Inoltre, dato che i bambini che mostrano prestazioni superiori nella soluzione di problemi come questi tendono successivamente ad avere QI più elevati e maggior padronanza di vocabolario, è possibile che gli effetti benefici del DHA si estendano ben al di là dell'infanzia."

Fonte:
J. R. Drover et al. 2009. Three Randomized Controlled Trials of Early Long-Chain Polyunsaturated Fatty Acid Supplementation on Means-End Problem Solving in Nine-Month-Olds. Child Development.


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Come pensano gli scienziati: creatività nel problem solving

Giuseppe Santonocito - 13/11/09 - 19:56 - pubblicato in: sviluppo

Le intuizioni e le scoperte importanti alle frontiere della scienza non vengono dal nulla, ma spesso emergono da un processo incrementale di tessere insieme analogie, immagini e simulazioni in modo controllato.

All'avanguardia delle scienze i problemi sono spesso definiti poco e male, e i dati sperimentali sono limitati. Per sviluppare una comprensione dei sistemi sotto osservazione, gli scienziati costruiscono dei modelli ed effettuano predizioni su di essi. I modelli sono solo abbozzati, all'inizio, ma progressivamente vengono rivisti e raffinati e possono portare a nuove scoperte.

I modelli, quindi, giocano un ruolo cruciale nei processi di pensiero creativo degli scienziati.

La D.ssa N. J. Nersessian ha studiato i processi cognitivi che sottostanno alla creatività scientifica osservando gli scienziati al lavoro nei loro laboratori.

Dice: "Risolvere problemi all'avanguardia richiede processi cognitivi complessi. Nel ragionamento con i modelli, parte del processo accade nella mente e parte nella manipolazione del modello nel mondo reale. Il problema quindi non viene risolto dal solo scienziato, ma dalla combinazione scienziato-modello. Questo è un tipo di processi altamente creativo."

Gli studi della D.ssa Nersessian aiuteranno a capire come nei laboratori didattici sia possibile coltivare la creatività, e come i metodi d'insegnamento possono essere sviluppati basandosi su queste acquisizioni.

Fonte:
Nersessian et al. 2009. How Do Engineering Scientists Think? Model-Based Simulation in Biomedical Engineering Research Laboratories. Topics in Cognitive Science.


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Gioco d'azzardo e adolescenza

Giuseppe Santonocito - 12/11/09 - 20:05 - pubblicato in: sviluppo

Un adolescente su dieci - ovvero il 10% - mostra sintomi di disturbi della condotta e gioco d'azzardo, secondo un recente studio.

Nella misura in cui il numero dei sintomi dei disturbi della condotta aumenta, proporzionalmente aumenta anche il numero dei sintomi di gioco d'azzardo rischioso o patologico, dice lo studio.

Queste percentuali riguarderebbero però solo i maschi, mentre le femmine mostrerebbero sintomi di disturbi della condotta (4%) e gioco d'azzardo (2%) in misura molto più ridotta.

I disturbi della condotta sono un noto problema durante l'infanzia e l'adolescenza. Questi comportamenti includono mentire, rubare, vandalismo, impulsività, abuso di sostanze, aggressione fisica o verbale, crudeltà verso gli animali e comportamenti che violano ripetutamente i diritti altrui o le norme sociali.

Fonte:
W. Welte. 2009. University at Buffalo. Adolescents' Gambling A Part Of A Cluster Of Problem Behaviors.


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Peso e comportamento sessuale a rischio

Giuseppe Santonocito - 11/11/09 - 19:20 - pubblicato in: alimentazione

Una università di Pittsburgh getta un po' di luce sulla relazione fra comportamento sessuale delle ragazze adolescenti e il loro peso, reale o percepito.

Uno studio condotto da A. Akers, assistente professore di ginecologia e scienze della riproduzione alla University of Pittsburgh School of Medicine, mostra che su 7.200 ragazze che frequentano le scuole superiori circa metà sono sessualmente attive. Fra queste, quelle che sono realmente sovrappeso o si percepiscono tali, prendono meno precauzioni (profilattico) durante i rapporti, rispetto alle loro coetanee di peso normale.

È importante notare che è frequente nelle ragazze il sentirsi più pesanti e grasse di quello che sono in realtà.

Fonte:
A. Akers et al. 2009. University of Pittsburgh Schools of the Health Sciences. Study Shows Linkage Between Teen Girls' Weight And Sexual Behavior.


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I vantaggi del mentore

Giuseppe Santonocito - 10/11/09 - 20:00 - pubblicato in: scuola

Il mentore è "colui che guida", che consiglia, sostiene, accompagna. È una persona con più esperienza della quale ci si può fidare.

Due risultati di un nuovo studio rivelano il potere di avere un mentore, specie nel mondo della scuola.

Per gli studenti adolescenti, avere un mentore adulto significa avere il 50% di probabilità in più di frequentare le superiori.

Per gli studenti svantaggiati, avere un insegnante come mentore significa quasi raddoppiare le probabilità di frequentare le superiori.

"Il potenziale è in qualche modo schiacciato dall'ambiente sociale e i dati mostrano che i mentori possono vincere queste forze", dice L. Erickson, professore di sociologia alla Brigham Young University e responsabile dello studio.

S. McDonald, coautore dello studio e sociologo alla North Carolina State University osserva che, paradossalmente: "Proprio i giovani che avrebbero più bisogno di un mentore hanno in realtà meno probabilità di ottenerlo". Meno della metà dei giovani svantaggiati dispongono di un mentore adulto e solo il 7% di loro può contare su questo tipo d'aiuto da parte di uno dei loro insegnanti.

I dati dello studio includono più di 14.000 adolescenti che hanno partecipato al National Longitudinal Study of Adolescent Health, un vasto studio longitudinale sulla salute in adolescenza.

Un altro esempio dei risultati: gli studenti i cui genitori non hanno il diploma delle superiori hanno una frequenza d'accesso alle superiori di circa il 35%. Ma la percentuale schizza al 66% se si dispone di un mentore individuale.

Fonte:
L. Erickson, S. McDonald. 2009. Brigham Young University. Benefit Of A Mentor: Disadvantaged Teens Twice As Likely To Attend College.


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Borderline o bipolare?

Giuseppe Santonocito - 09/11/09 - 18:01 - pubblicato in: psicoterapia

L'anno scorso uno studio ha riportato che un gruppo di pazienti che avevano ricevuto diagnosi di disturbo bipolare, quando successivamente sottoposti a uno strumento diagnostico strutturato, l'intervista SCID, meno della metà di loro si è vista confermare tale diagnosi.

La SCID (Structured Clinical Interview for DSM-IV) consiste in un intervista strutturata, specificamente sviluppata per individuare i quadri clinici descritti dal manuale DSM-IV ma che non sempre è usata dai clinici in fase diagnostica.

I pazienti inizialmente diagnosticati come bipolari si sono rivelati più esattamente descritti da altri quadri clinici, come il disturbo borderline o un disturbo del controllo degli impulsi.

La conclusione di M. Zimmerman e colleghi, autori dello studio, apre un ampio spazio di riflessione: la sovrastima del numero delle diagnosi di disturbo bipolare da parte del medico (psichiatra) potrebbe essere dovuta alla miglior risposta che questo disturbo ha al trattamento con farmaci, rispetto al disturbo borderline di personalità, che ha una risposta peggiore.

E dato che continuano ad aumentare le prove che alcune forme di psicoterapia sono più indicate nel disturbo borderline, l'eccesso di diagnosi di disturbo bipolare in pazienti con disturbo borderline può risultare nella mancata applicazione delle forme più appropriate di trattamento.

Fonte:
M. Zimmerman, C. Ruggero, I. Chelminski, D. Young. 2009. Lifespan. If Bipolar Disorder Is Over-diagnosed, What Are The Actual Diagnoses?


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Nuovo metodo predice l'80% dei casi di depressione post parto

Giuseppe Santonocito - 06/11/09 - 17:51 - pubblicato in: depressione

In tutto il mondo, il 13% delle donne soffre di forme di depressione post parto, che provoca un deterioramento significativo nella qualità di vita della madre e delle sue capacità di prendersi cura del neonato.

Ricercatori spagnoli hanno recentemente sviluppato un modello per diagnosticare questa malattia con un potere predittivo dell'80%, il migliore ad oggi per questo tipo di depressione.

S. Tortajada e la sua equipe hanno studiato un campione di 1397 donne spagnole che hanno partorito fra dicembre 2003 e ottobre 2004 in 7 diversi ospedali, ed escogitato vari modelli matematici che permettono di predire molto accuratamente quali donne sono più a rischio di sviluppare una depressione nelle settimane successive al parto.

Questi modelli si basano su diversi fattori, come il livello di supporto su cui può contare la madre durante la gravidanza, eventuali problemi psichiatrici passati, alterazioni emotive durante la nascita, stabilità emotiva ed eventuali alterazioni nei geni preposti al trasporto della serotonina.

Il metodo sarà successivamente messo a punto e sottoposto a validazione clinica, in modo che il personale psichiatrico possa utilizzarlo come strumento di routine.

Fonte:
S. Tortajada et al. 2009. Plataforma SINC. New Method Can Predict 80 Percent Of Cases Of Postnatal Depression.


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Un altro modo di udire il cuore

Giuseppe Santonocito - 05/11/09 - 16:34 - pubblicato in: neuroscienze

Un nuovo studio suggerisce che il senso interno del nostro stato cardiovascolare, la "coscienza propriocettiva" dei battiti del nostro cuore, viaggia su due binari distinti.

L'Università dell'Iowa (USA) ha prodotto una ricerca secondo la quale oltre al percorso relativo alla corteccia cerebrale insulare - oggetto di molti studi sulla propriocezione - esisterebbe anche un percorso addizionale, che andrebbe dalle fibre sensoriali della pelle sino alla corteccia somatosensoriale, un'area del cervello deputata nella mappatura dell'esterno del corpo e del senso della postura.

La ricerca si è basata su un paziente di nome "Roger", che presentava un anomalia cerebrale estremamente rara, con danni alle aree insulari bilaterali ma con corteccia somatosensoriale intatta.

Fonte:
Roy J., L. A. Carver. 2009. University of Iowa. Second Pathway To Feeling Your Heartbeat, Study Reveals.


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Distratto dal cellulare? Non vedi neanche i clown

Giuseppe Santonocito - 04/11/09 - 19:49 - pubblicato in: generale

Tutti a volte ce ne stiamo con la testa fra le nuvole, e non riusciamo a vedere neanche ciò che ci passa proprio sotto il naso.

Di recente alcuni ricercatori hanno voluto testare la teoria della "cecità da disattenzione", utilizzando un clown che attraversava la strada pedalando su un monociclo. Hanno così potuto documentare casi reali di persone talmente distratte mentre parlavano al cellulare, da non riuscire nemmeno a vedere la bizzarra e inusuale figura colorata che gli passava accanto sulla strada.

In confronto a pedoni da soli, in coppia, o alle persone che ascoltavano musica nei loro auricolari, gli utilizzatori di cellulare si sono rivelati il gruppo più a rischio, a causa del loro comportamento distratto: solo il 25% di loro ha notato il clown, mentre gli altri gruppi lo notavano più del 50% delle volte.

Inoltre, gli utilizzatori di cellulare hanno mostrato difficoltà anche nel semplice atto di camminare, un atto che dovrebbe richiedere un dispendio minimo di risorse cognitive. Camminavano più lentamente, cambiando direzione più spesso, dondolando più di frequente e accorgendosi delle altre persone meno facilmente.

Il Dr. I. E. Hyman Jr. della Western Washington University, responsabile della ricerca, dice: "Se le persone che parlano al cellulare mostrano tanta difficoltà già nel semplice camminare, immaginiamo che cosa ciò possa significare se parliamo di guida sicura. La gente non dovrebbe parlare al cellulare mentre è alla guida."

Non parlate al cellulare mentre guidate.

Fonte:
I. E. Hyman Jr., S. M. Boss, B. M. Wise, K. E. McKenzie, J. M. Caggiano. 2009. Did you see the unicycling clown? Inattentional blindness while walking and talking on a cell phone. Applied Cognitive Psychology


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Il suono dell'apprendimento

Giuseppe Santonocito - 03/11/09 - 16:42 - pubblicato in: generale

L'apprendimento del linguaggio cambia anche il modo nel quale i suoni sono uditi.

Lo studio è proprio di questo mese e potrebbe avere un impatto importante nello studio dell'apprendimento e dei disturbi del linguaggio.

"Abbiamo trovato che l'apprendimento è una strada a doppio senso: le funzioni motorie influenzano il processamento sensoriale, e viceversa" sostiene D. J. Ostry, uno psicologo degli Haskins Laboratories e della McGill University. "I nostri risultati suggeriscono che imparare a parlare rende più facile comprendere il parlato degli altri."

Mentre un bambino impara a parlare, o un adulto impara un nuovo linguaggio, spiega il Dr. Ostry, una crescente fluenza orale si accompagna a un aumento della capacità di distinguere i diversi suoni del linguaggio. E anche se queste abilità potrebbero svilupparsi isolatamente, imparare a parlare cambia anche il modo in cui percepiamo il linguaggio.

In un esperimento condotto da Ostry i partecipanti erano divisi in due gruppi, uno dei quali veniva sottoposto a un apprendimento motorio della mandibola, forzato da un robot, mentre pronunciavano alcune parole. In questo gruppo, rispetto a quello che non era sottoposto ad apprendimento motorio, si registrava un maggior cambiamento della percezione delle stesse parole.

Fonte:
D. J. Ostry. 2009. Yale University. 'Sound Of Learning' Unlocked By Linking Sensory And Motor Systems.


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L'illusione di andare più forte

Giuseppe Santonocito - 02/11/09 - 11:03 - pubblicato in: generale

Nel 2006, ingegneri e psicologi hanno sviluppato un nuovo tipo di strisce stradali che danno al guidatore l'illusione di stare procedendo a una velocità più alta di quella reale.

La segnalazione, denominata barre ottiche di velocità, consiste in una serie di linee disposte a intervalli decrescenti sulla strada. I test preliminari mostrarono che queste segnalazioni inducono i guidatori a rallentare, e sono diventate poi abbastanza diffuse anche nel nostro paese.

Da tempo i governi dei paesi si preoccupano di ridurre il numero degli incidenti automobilistici, e questo semplice e poco costoso mezzo ha contribuito a far sì che le auto rallentino quando si stanno avvicinando a una zona particolarmente rischiosa, come un incrocio o una scuola, attirando l'attenzione del guidatore.

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Spendaccioni e risparmiatori: attrazione fatale

Giuseppe Santonocito - 30/10/09 - 18:55 - pubblicato in: relazioni

Uno studio recente della Scuola di Finanza Wharton e della Northwestern University di New York, intitolato "Attrazione fiscale fatale", rivela che gli opposti di spendaccioni e risparmiatori si attrarrebbero inconsapevolmente.

Quindi, non lamentatevi la prossima volta che vostra moglie o vostro marito ritorna a casa pieno di borse e sacchetti, dopo aver saccheggiato il centro commerciale più vicino, perché siete stati voi a sceglierla/o.

Lo studio ha scoperto che le persone che vorrebbero spendere meno senza riuscirci, spesso finiscono per sposarne un'altra che vorrebbero spendere di più ma non possono.

La definizione operativa di "spendaccione" o "risparmiatore" si basava sul livello di sofferenza emotiva che le persone coinvolte nello studio affermavano di provare riguardo allo spendere.

Almeno in questo campo, quindi, gli opposti si attraggono.

Fonte:
Reuters, 2009.


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I videogiochi non portano all'asocialità

Giuseppe Santonocito - 30/10/09 - 09:33 - pubblicato in: società

Un studio recente sembra smentire il luogo comune secondo il quale i ragazzi che fanno largo uso di videogame sarebbero isolati, solitari e poco sociali, dei nerd, insomma.

Un neo-laureato australiano, Daniel Loton, ha pubblicato online un sondaggio a cui hanno risposto 651 soggetti, nel quale s'indagava sulle abitudini dei ragazzi. Il 15% di questi sono stati identificati come "giocatori frequenti", ovvero che trascorrono più di 50 ore settimanali a giocare davanti al computer.

Solo l'1% di questi tuttavia mostra di possedere scarse abilità di socializzazione, come la timidezza, contraddicendo il luogo comune secondo cui i videogamer si rifugerebbero nel computer perché non riescono ad allacciare relazioni con gli altri.

"I risultati del nostro studio suggeriscono non solo che chi gioca molto ai videogiochi non è un solitario, ma anche che i videogiochi non rendono le persone solitarie", afferma Loton.

Il giocatore problematico, sempre secondo Loton, si distinguerebbe invece dal fatto che non riesce a smettere di giocare, e questo gli provoca problemi nel lavoro, relazionali e nel dormire.

Fonte:
Reuters, 2009


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Dove fede e scetticismo s'incontrano

Giuseppe Santonocito - 28/10/09 - 19:52 - pubblicato in: neuroscienze

Quando si parla di fede, credenti e non credenti sembrano ragionare in modo molto diverso. Ma a livello cerebrale, credere in Dio è diverso dal credere che il sole è una stella, oppure che 4 è un numero pari?

La fede religiosa resta uno degli aspetti più significativi e misteriosi della vita umana, e dobbiamo ammettere di conoscere ancora poco dei rapporti che la fede ha con le convinzioni di altro tipo. Allo stesso modo, non sappiamo ancora esattamente se i credenti differiscono dai non credenti nel modo in cui valutano i fatti.

Nel primo studio di neuroimaging che ha confrontato le risposte cerebrali di credenti con quelle di non credenti, ricercatori della UCLA e dell'Università del Sud della California hanno scoperto che mentre il cervello risponde in modo molto diverso alle affermazioni religiose e a quelle non religiose, il processo di credere o non credere a un'affermazione, religiosa o meno, sembra essere governato dalle stesse aree cerebrali, sia nei soggetti credenti che in quelli non credenti.

Lo studio ha anche mostrato che i devoti cristiani e i non credenti usano le stesse aree cerebrali per giudicare la veridicità delle affermazioni religiose e non religiose. I risultati, secondo gli autori, rappresenterebbero un importante avanzamento nello studio della psicologia della religione.

Lo studio coinvolgeva 30 adulti - 15 cristiani praticanti e 15 non credenti - sottoposti a esami di risonanza magnetica funzionale mentre valutavano l'esattezza di asserzioni religiose o non religiose mediante risposte vero/falso.

Le asserzioni non religiose erano scelte in modo da produrre una quasi perfetta concordanza fra i due gruppi (ad es. "le aquile esistono davvero"), mentre quelle religiose dovevano produrre una quasi perfetta discordanza (ad es. "gli angeli esistono davvero").

Elaborando i risultati si è scoperto che il pensiero religioso fa un uso maggiore delle aree cerebrali che governano le emozioni e di quelle che gestiscono i conflitti e l'incertezza, in entrambi i gruppi. Invece, pensare a frasi di tipo non religioso fa utilizzare maggiormente il richiamo delle informazioni presenti in memoria.

In parole più semplici, entrambi credenti e non credenti appaiono utilizzare le stesse aree cerebrali sia quando valutano affermazioni relative alla religione, sia quando valutano affermazioni che non hanno niente a che vedere con la religione.

Quindi, sebbene questi risultati siano importanti per altri versi, non sappiamo ancora in che cosa effettivamente differisca l'attività cerebrale dei credenti da quella dei non credenti.

Fonte:
S. Harris, M. Cohen. 2009. University of California, Los Angeles. Where Religious Belief And Disbelief Meet.


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L'illusione del controllo

Giuseppe Santonocito - 27/10/09 - 16:19 - pubblicato in: generale

L'illusione del controllo è la tendenza degli esseri umani a credere di poter controllare, o almeno influenzare, risultati di eventi sui quali dimostrabilmente non possono avere influenza. Il paradigma predominante nella ricerca su questo fenomeno è quello di Ellen Langer, già dal 1975, denominato appunto "illusione di controllo".

Langer ha mostrato che le persone spesso si comportano come se gli eventi casuali fossero accessibili attraverso il controllo individuale. In una serie di esperimenti Langer ha dimostrato prima il fenomeno, e successivamente che le persone si comportano come se potessero esercitare il controllo in situazioni stocastiche (casuali) dove sono presenti degli indicatori di abilità.

Con indicatori di abilità Langer vuol significare proprietà della situazione normalmente associate con l'esercizio di abilità, in particolare la facoltà di scelta, competizione, familiarità con lo stimolo e coinvolgimento nella decisione.

Un esempio tipico di questa fallacia è costituito dal gioco d'azzardo puro. Ad esempio, lanciando i dadi le persone tendono a puntare di più sui numeri alti e meno su quelli bassi, anche se entrambi hanno esattamente le stesse probabilità di uscire.

Il gioco d'azzardo è comunque tutto un grosso esempio dell'illusione del controllo di cui si è parlato sinora. Il giocatore è intimamente convinto di poterla spuntare sul banco, pur sapendo razionalmente che non è possibile, perché qualunque organizzatore di giochi sta ben attento a far sì che le probabilità restino sempre in suo favore.

Non bisogna però confondere con l'azzardo puro i giochi come il poker, dove l'abilità riveste in effetti un ruolo importante.

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La religione potrebbe essersi evoluta perché rende le persone capaci di autocontrollo

Giuseppe Santonocito - 26/10/09 - 20:00 - pubblicato in: evoluzione

L'autocontrollo è essenziale ai fini del successo, nella vita, e uno studio del Prof. M. McCullough dell'Università di Miami suggerisce che le persone di fede possiedono un maggior autocontrollo rispetto alle persone non religiose.

Questo risultato implica che le persone di fede potrebbero essere più capaci nel perseguire obiettivi a lunga scadenza, importanti per loro e per il loro gruppo religioso di riferimento. Ciò a sua volta potrebbe spiegare perché le persone di fede tendono a fare meno uso di sostanze, a raggiungere migliori risultati scolastici, sono meno devianti, hanno comportamenti più salutari e vivono anche più a lungo.

In questo progetto McCullough ha valutato un periodo di 80 anni di ricerca sulla religione, in tutto il mondo, trovando segni convincenti in una varietà di domini come scienze sociali, neuroscienze, economia, psicologia e sociologia che le credenze religiose e i comportamenti religiosi riescono a incoraggiare le persone a esercitare più autocontrollo, a regolare in modo migliore le emozioni e i comportamenti, e in tal modo a perseguire obiettivi più utili e di valore.

Fonte:
M. McCullough. 2009. University of Miami. Religion May Have Evolved Because Of Its Ability To Help People Exercise Self-control.


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Trovate differenze di attività cerebrale fra credenti e non credenti

Giuseppe Santonocito - 24/10/09 - 19:31 - pubblicato in: neuroscienze

Credere in Dio può aiutare a bloccare l'ansia e ridurre lo stress, secondo uno studio che ha analizzato le differenze dell'attività cerebrale fra credenti e non credenti di una particolare area del cervello, nota come corteccia cingolata anteriore (CCA).

Quest'area è di solito attivata quando si deve modificare il proprio comportamento ed è necessaria una maggiore attenzione, ad esempio in seguito ad ansia perché si sta sbagliando a svolgere un determinato compito.

Il Prof. M. Inzlicht nell'esperimento sottoponeva i partecipanti a un compito che richiedeva attenzione a non sbagliare nel riconoscere il colore di alcune parole proiettate su uno schermo (test di Stroop).

Ebbene, è risultato che quanto più forte era la fede religiosa del soggetto, e quanto più fortemente credeva in Dio, tanto meno la CCA si attivava in risposta ai suoi errori, e tanti meno errori commetteva. Questa correlazione rimaneva forte anche distinguendo i soggetti per abilità cognitiva e tratti di personalità.

L'esperimento mostra che la fede ha un effetto calmante sui devoti, che li fa sentire meno ansiosi riguardo agli sbagli commessi e di fronte all'ignoto.

Ma il Prof. Inzlicht ammonisce che un certo livello di ansia a volte è necessario e utile, per motivarci a migliorare e ad andare avanti. E questa è un'acquisizione consolidata della ricerca psicologica.

Fonte:
M. Inzlicht, I. McGregor, J. Hirsh, K. Nash. 2009. Brain Differences Found Between Believers In God And Non-believers. University of Toronto.


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L'adolescente ragiona come un adulto, ma la sua maturità emotiva è incompleta

Giuseppe Santonocito - 23/10/09 - 19:34 - pubblicato in: sviluppo

Un sedicenne può essere capace di prendere una decisione informata, ad esempio se porre o meno termine a una gravidanza, dopo averne parlato con degli adulti, ma lo stesso adolescente potrebbe non avere lo stesso livello di responsabilità di un adulto di fronte alla scelta se commettere un atto violento.

"Gli adolescenti posseggono le risorse intellettuali per fare scelte informate, ma mancano della maturità sociale ed emotiva per il controllo gli impulsi, per resistere alle pressioni dei pari e apprezzare fino in fondo il rischio implicato nelle decisioni pericolose" dice Laurence Steinberg, professore di psicologia dello sviluppo alla Temple University e autore di uno studio recente sull'argomento.

Steinberg e collaboratori analizzano quest'apparente contraddizione e notano che la maturità cognitiva e quella emotiva si sviluppano a velocità differenti, studiando campioni di giovani dai 10 ai 30 anni.

Non sono state riscontrate differenze significative fra i gruppi più giovani, da 10 a 17 anni, mentre differenze notevoli esistono fra i 16-17enni e i gruppi di 18, 22 anni e oltre. I risultati sono stati gli stessi per maschi e femmine.

"È molto difficile per un sedicenne resistere alla pressione dei coetanei in situazioni caotiche e accese" dice l'autore. "Spesso non c'è il tempo di parlare con un adulto per un'iniezione di realtà e ragione e per un'analisi obiettiva della situazione. Molti crimini commessi da adolescenti sono fatti in gruppo con altri coetanei e non sono premeditati."

Fonte:
L. Steinberg, E. Cauffman, J. Woolard, S. Graham, M. Banich. 2009. Are Adolescents Less Mature than Adults? Minors' Access to Abortion, the Juvenile Death Penalty, and the Alleged APA 'Flip-Flop'. American Psychologist.


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L'altruismo si apprende, non si eredita

Giuseppe Santonocito - 22/10/09 - 19:43 - pubblicato in: cultura

Il comportamento altruistico e di auto-sacrificio è spiegato molto meglio dall'apprendimento ricevuto attraverso la cultura che dall'eredità genetica, sia che si tratti di soldati, di donatori di sangue o di chi contribuisce a iniziative come le banche del cibo.

Questa è la conclusione di uno studio di Adrian V. Bell e colleghi nell'edizione di ottobre 2009 di Proceedings of the National Academy of Sciences.

L'altruismo è da tempo oggetto d'interesse da parte delle scienze sociali e dell'evoluzione. La giustificazione dell'altruismo da un punto di vista evoluzionista presenta una difficoltà quasi insormontabile: i comportamenti che aiutano le persone con le quali non siamo imparentati sono costosi per l'individuo e in più creano un rischio per i nostri discendenti biologici; per questo motivo non è probabile che siano stati favoriti dall'evoluzione.

I ricercatori hanno utilizzato un'equazione particolare, chiamata equazione di prezzo, che descrive le condizioni dentro le quali è probabile che evolvano i comportamenti altruisti. L'equazione ha aiutato i ricercatori a confrontare le differenze genetiche e culturali fra gruppi sociali vicini. Il risultato ha mostrato che il ruolo della cultura ha un impatto molto maggiore nello spiegare i nostri comportamenti prosociali, rispetto a quello della genetica.

A. V. Bell, P. J. Richerson, R. McElreath. 2009. Culture rather than genes provides greater scope for the evolution of large-scale human prosociality. Proceedings of the National Academy of Sciences.

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Stress: uomini e donne rispondono in maniera diversa

Giuseppe Santonocito - 20/10/09 - 19:39 - pubblicato in: neuroscienze

Quando sottoposti a una situazione stressante, il cervello di uomini e donne reagisce in maniera diversa.

Negli uomini il flusso sanguigno aumenta nella regione corticale orbito-frontale sinistra, che suggerisce un'attivazione della tipica risposta di "attacco o fuga" (fight or flight in inglese). Nelle donne è invece maggiormente attivato il sistema limbico, associato alle risposte emotive.

Molti libri e film evidenziano le differenze esistenti fra uomini e donne, ma i neuroscienziati, attraverso la tecnica della risonanza magnetica funzionale, hanno trovato le prove che i cervelli maschili e femminili funzionano proprio in maniera diversa - almeno quando sono sotto stress.

Fonte:
http://www.sciencedaily.com/videos/2008/0403-men_are_from_mars.htm


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