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Più benessere con meno chiacchiere e più conversazioni sostanzialiSi è più felici in mezzo a tante chiacchiere, oppure a tante conversazioni riflessive e profonde? Alcuni ricercatori hanno fatto indossare ad alcuni volontari dei piccoli registratori vocali per 4 giorni, che registravano tutte le conversazioni che i soggetti avevano con altre persone. Successivamente, le registrazioni sono state ascoltate per identificare la frequenza e la durata dei discorsi tipo "del più e del meno" e delle discussioni sostanziali. Inoltre, i volontari si sono sottoposti a delle valutazioni psicologiche di personalità e di livello di benessere e felicità. I risultati sono stati interessanti. Innanzitutto, a un livello maggiore di felicità corrispondeva meno tempo passato da soli e più tempo conversando con altre persone. I soggetti più felici passavano il 25% del tempo in meno da soli, e più del 70% del tempo parlando, rispetto a quelli più infelici. Inoltre, i più felici avevano il doppio di conversazioni profonde e sostanziali, e solamente un terzo di chiacchiere in più, rispetto ai meno felici. Ciò suggerisce che una vita più felice è fatta di più tempo passato a conversare su argomenti profondi e importanti. Ma la direzione del rapporto causale ancora non è nota: ossia, non sappiamo ancora se le persone sono più felici perché conversano di più e più profondamente, oppure se sono più felici e quindi conversano con più intento. Fonte: M. R. Mehl, S. E. Holleran, C. Shelby Clark, S. Vazire. 2010. Association for Psychological Science. Well-being is related to having less small talk and more substantive conversations.
Gli adulti ricordano gli eventi negativi meno accuratamente dei bambiniLe emozioni, specialmente quelle provocate dagli eventi negativi, possono provocare ricordi distorti e imprecisi, ma più spesso negli adulti che nei bambini, secondo uno studio recentissimo. Tali risultati contraddicono la nozione diffusa in campo giuridico e psicologico, secondo la quale gli adulti farebbero un uso migliore della propria memoria, rispetto ai bambini, e sarebbero meno soggetti a fenomeni di falsa memoria. La ricerca attuale ha invece dimostrato che le esperienze che stimolano le emozioni negative peggiorano la precisione del ricordo nei bambini, ma ancora di più negli adulti. Quando un'esperienza è collegata a significati e qualità emotive negative, i livelli di vera memoria cadrebbero al minimo, e quelli di falsa memoria salirebbero al massimo. I ricercatori hanno sottoposto a prove dei bambini fra i 7 e gli 11 anni, e giovani adulti fra 18 e 23 anni, mostrando loro liste di parole ad alto contenuto emotivo come "dolore, taglio, pianto, lesione" - ma in alcune lista alcune parole correlate, come "male", erano mancanti. Chiedendo di riconoscere e ricordare le parole dalla lista, i soggetti ricordavano erroneamente "male". Ciò si oppone alle vecchie teorie secondo le quali, rimanendo coinvolti in un'esperienza emotivamente negativa, come un crimine, la mente sarebbe più focalizzata e presterebbe più attenzione ai dettagli. Successivamente alla pubblicazione dell'esperimento, due psicologi sperimentali cinesi hanno contattato gli autori, affermando di essere riusciti a replicare i risultati. Fonte: C. Brainerd & V. Reyna. 2010. Cornell University. Adults recall negative events less accurately than children, study finds.
Cadi in tentazione? Semplice tecnica per non perdere il controlloAlcuni individui cedono troppo spesso alla tentazione di mangiare al fast food, oppure a quella dello shopping compulsivo. Altri perdono il controllo senza nemmeno accorgersene. C'è un modo per evitarlo? Uno studio del 2009 dimostra che una semplice tecnica può aiutare le persone ad agire nei propri interessi a lungo termine, piuttosto che indulgere nel piacere immediato. Il metodo è semplice: quando ci si sente felici, pensare ai motivi per i quali tale felicità durerà, e quando ci si sente tristi, pensare ai motivi per i quali l'infelicità passerà. Gli autori spiegano che la perdita di controllo spesso è il risultato del tentativo ossessivo e diretto di mantenerlo, ovvero del tentativo di migliorare il proprio umore. Le persone tendono a essere eccessivamente indulgenti con loro stesse perché credono di dover fare attivamente qualcosa per migliorare lo stato emotivo del momento. Viceversa, il metodo proposto da questo studio affronta il problema indirettamente, stimolando la concentrazione sui motivi per i quali il cambiamento in positivo avverrà, piuttosto che cercare di forzare il cambiamento. Quando le persone si convincono che non è necessario fare a tutti i costi qualcosa, riescono ad agire nei loro interessi a lungo termine. In uno degli esperimenti condotti, ad alcuni soggetti a dieta sono stati presentati semplici disegni di facce sorridenti o tristi. Poi è stato loro chiesto di colorare i disegni servendosi di penne dalla punta molto sottile, oppure di pennarelli con punta molto grossa. Nel primo caso era necessario spendere molto tempo per completare il compito, mentre con il pennarello grosso si poteva colorare il disegno in pochissimo tempo. I risultati hanno mostrato che semplicemente facendo colorare una faccia sorridente con una penna a punta extra fine, quindi necessitando di un tempo molto maggiore, si poteva far sì che i soggetti privilegiassero spontaneamente i loro interessi a lunga scadenza, scegliendo di mangiare una mela piuttosto che uno snack al cioccolato. Quindi, la prossima volta che vi viene voglia di affondare il cucchiaio nella panna cotta, fermatevi un momento e pensate come farà quella voglia ad andarsene, da sola. Fonte: A. A. Labroo and A. Mukhopadhyay. Lay Theories of Emotion Transience and the Search for Happiness: A Fresh Perspective on Affect Regulation. Journal of Consumer Research
L'umore influenza le scelte che facciamo?Certamente l'umore conta. Quando siamo contenti, tendiamo a valutare le cose in modo più favorevole di quando siamo di cattivo umore. Ma l'umore influenza anche la scelta fra articoli diversi? Uno studio afferma che quando i consumatori sono di buon umore hanno più probabilità di scegliere la prima cosa che vedono, specialmente se gli articoli vicini sono simili. Sorprendentemente, poche ricerche erano state effettuate per studiare in che modo gli affetti influenzassero i confronti e le scelte. La ricerca in oggetto colma questa lacuna, mostrando che l'umore influenza sistematicamente le scelte, contrariamente a quanto creduto prima. Ai partecipanti è stato chiesto prima di scrivere a riguardo di un evento felice o triste della loro vita, per ottenere una modificazione del loro umore. Dopo, sono stati presentati loro diversi dessert al gusto di mango. Il 69% dei soggetti in umore positivo ha scelto il primo dessert visto, rispetto al solo 38.5% dei soggetti in umore triste. I ricercatori hanno anche visto che quando ai soggetti felici veniva chiesto di aspettare a emettere un giudizio fino a che avessero visto tutte le opzioni, questi tendevano a scegliere l'ultima opzione. Infatti, in un altro esperimento, tre dessert venivano presentati in sequenza: torta di mirtilli, di mandorle o di prugne, e veniva chiesto di aspettare a scegliere finché non li avessero visti tutti. I soggetti felici hanno scelto l'ultimo il 48% delle volte, contro il 26% di quelli tristi. In altre parole, quando i consumatori vengono esposti ad articoli simili, che differiscono solo nelle caratteristiche estetiche globali, tendono a valutare ogni opzione spontaneamente appena la vedono. D'altra parte, quando vengono presentati articoli diversi, tendono a scegliere l'ultimo (cioè il più recente) dopo averli valutati tutti quanti. Fonte: C. Qiu & C. W. M. Yeung. 2008. "Mood and Comparative Judgment: Does Mood Influence Everything and Finally Nothing?" Journal of Consumer Research.
Non troppa felicità, per favorePuò la felicità essere troppa? La maggior parte dei libri fai-da-te sull'argomento offre suggerimenti su come massimizzare la propria felicità, ma uno studio scientifico suggerisce che una felicità moderata può essere preferibile a un'estasi continua. I ricercatori hanno analizzato i dati del World Values Survey, una rassegna su scala mondiale di tendenze economiche, sociali, politiche e religiose. Hanno inoltre analizzato comportamento e atteggiamenti di 193 studenti delle scuole superiori dell'Illinois, Stati Uniti. I risultati sfidano il luogo comune secondo il quale tutti gli indicatori di benessere salgono quando sale la felicità. Anche se in parte ciò è vero, coloro che stanno all'estremo alto della felicità - che si danno cioè un 10, su una scala da 0 a 10 di felicità - stanno in alcuni rispetti meno bene dei loro colleghi un po' meno euforici. La felicità correla in generale con tutti i tipi di indicatori positivi, come reddito, professione e relazioni. Le persone felici hanno più probabilità di sposarsi, di restare sposate, di avere iniziativa, di essere valutate positivamente dai loro supervisori, di avere redditi più alti e persino di essere più fortunate. Le persone felici sono anche generalmente più in salute di quelle infelici e vivono più a lungo. Ma c'è un limite: quanta felicità è abbastanza? Non si può inseguire un aumento di felicità continuo, indefinitamente. I ricercatori sono partiti facendo una predizione: le persone moderatamente felici - quelle che dicevano di essere all'8 o al 9 sulla scala suddetta - avrebbero avuto più successo in qualche campo rispetto ai loro colleghi che dicevano di essere al 10. La predizione si basava sull'idea che se una persona è profondamente felice, potrebbe essere meno incentivata a ricercare un ulteriore aumento di felicità. I risultati hanno confermato tale predizione. I livelli più alti di reddito, istruzione e impegno politico sono stati riportati non dalle persone più soddisfatte (i 10), ma da quelle moderatamente soddisfatte (gli 8 e i 9). I 10 avevano redditi significativamente più bassi degli 8 e dei 9. I loro livelli d'istruzione e l'impegno politico erano pure significativamente più bassi. Nei campi più legati alla vita sociale, comunque, i 10 avevano più successo, facevano più volontariato e mantenevano relazioni più stabili. Fonte: University of Illinois at Urbana-Champaign. 2008. Don't Worry, Be Moderately Happy, Research Suggests.
Problemi scolastici legati a due tipi di famiglieContrariamente all'aforisma di Leone Tolstoj, secondo il quale le famiglie felici sarebbero tutte uguali, mentre ogni famiglia infelice lo sarebbe a modo proprio, un nuovo studio stabilisce che le famiglie infelici sarebbero solo di due tipi. Queste famiglie disfunzionali produrrebbero una serie di difficoltà specifiche nei bambini, durante i primi anni scolastici. La famiglia può essere un supporto e una risorsa per il bambino, quando inizia ad andare a scuola, oppure può essere una fonte di stress, di distrazione e comportamento maladattivo. Lo studio mostra che gli ambienti familiari freddi e controllanti sono legati a difficoltà crescenti nei primi tre anni di scolarità, dai comportamenti aggressivi sino alla depressione e all'alienazione. I figli di famiglie segnate da un alto livello di conflitto e genitori intrusivi, finirebbero invece per soffrire di problemi ansiosi e ritiro sociale. Nello studio, durato tre anni e che ha coinvolto 234 famiglie con bambini di 6 anni, sono stati identificati tre tipi di famiglie: una sana, chiamata coesiva e due malate, denominate distaccata e invischiata. La famiglia coesiva è caratterizzata da relazioni armoniose, vicinanza emotiva e ruoli stabili ma flessibili per genitori e figli. La famiglia distaccata, come dice il nome, è contraddistinta da relazioni fredde, controllanti e distanti. Gli avvenimenti emotivamente più toccanti non possono essere discussi in questo tipo di famiglia, e vengono quindi negati o dimenticati. Nella famiglia invischiata, di contro, può evidenziarsi un certo livello di coinvolgimento emotivo e calore, ma vi si combatte con alti livelli di ostilità, ingerenza distruttiva e una visione molto limitata della famiglia come squadra. Sebbene lo studio dimostri una solida correlazione fra dinamiche familiari e comportamento scolastico, gli autori avvertono che non tutti i problemi sono dovuti allo schema relazionale presente in famiglia. Altri fattori di rischio come il livello di criminalità esistente nel vicinato, povertà e tratti genetici possono influenzare il bambino. Lo studio si basa sulla consolidata tradizione teorica dello studio dei sistemi familiari, che dall'osservazione clinica ha rilevato in modo congruente l'esistenza dei tre tipi di famiglia descritti. Tuttavia, questo studio è il primo a confermare empiricamente la correlazione fra tipo di famiglia e problemi scolastici. Fonte: University of Rochester. 2010. Behavior problems in school linked to two types of families.
Buone notizie per i vegetariani: i valori personali ingannano il gustoChi mangia molta carne crede di farlo per via del buon sapore. Ma secondo una ricerca, la ragione per cui un hamburger di carne ha un gusto migliore di un burger vegetale, per alcuni, ha a che vedere più con i valori che con il sapore. Lo studio ha esaminato il valore simbolico di cibi e bevande, trovando che, almeno riguardo alla carne e alle bibite, ciò che influenzava i partecipanti era quello che pensavano di aver appena assaggiato, più di ciò che avevano effettivamente assaggiato. Gli autori notano che la carne è associata al potere sociale, e che le persone che avevano ottenuto alti punteggi alla scala Social Power Value Endorsement credevano che un cibo contenente carne avesse un sapore migliore di un'alternativa vegetale, anche quando i due prodotti erano in realtà identici. In altre parole, gli sperimentatori hanno presentato due cibi identici ai soggetti, dicendo però loro che uno conteneva carne e l'altro no. Allo stesso modo, i soggetti che preferivano la Pepsi davano un valore maggiore alla bibita quando credevano che fosse Pepsi, anche quando in realtà stavano bevendo una bevanda tipo "cola" economica. Ai partecipanti veniva detto che stavano per assaggiare una salsiccia di carne oppure un involtino vegetariano, e che avrebbero bevuto Pepsi oppure una bibita tipo "cola" economica. Alcuni ricevevano davvero ciò che veniva loro detto, altri ricevevano l'altro prodotto, di sapore simile. Dopo veniva loro richiesto di compilare un questionario su gusti e valori personali. I risultati ottenuti potrebbero essere importanti per promuovere abitudini alimentari migliori. Chi mangia molta carne lo fa convinto che questa abbia un sapore migliore di altri cibi, ma alla luce di questi risultati, le cose sembrano diverse. I partecipanti che hanno provato l'alternativa vegetariana non hanno valutato di meno il suo gusto e aroma rispetto a coloro che mangiavano il prodotto di carne. Invece, a influenzarli era ciò che pensavano di aver appena mangiato e se quel cibo rappresentasse simbolicamente dei valori da loro accettati oppure no. Fonte: Allen et al. 2008. The Interactive Effect of Cultural Symbols and Human Values on Taste Evaluation. Journal of Consumer Research.
Chi mangia carne nega che gli animali soffranoUn nuovo studio rivela che per sfuggire al cosiddetto "paradosso della carne" - ovvero, il desiderio di evitare sofferenze agli animali, da parte di chi mangia carne - gli individui possono negare che gli animali abbiano la capacità di soffrire. I partecipanti a questo studio hanno infatti riportato una gamma ridotta di specie animali verso le quali si sentivano obbligati ad avere scrupoli morali. Prima di questo studio si pensava che le uniche soluzioni al paradosso della carne fossero lo smettere di mangiare carne - una decisione presa da tanti vegetariani - oppure dimenticare che gli animali devono essere uccisi per produrre la carne. I mangiatori di carne possono vivere, infatti, in uno stato di tacita negazione, dimenticando che carne vuol dire mucca e prosciutto vuol dire maiale. Alcune persone smettono di mangiare carne quando capiscono che gli animali soffrono per produrla. La stragrande maggioranza però non lo fa. La ricerca mostra che un modo in cui le persone riescono a continuare a mangiare carne, è attenuare le loro considerazioni morali sedendosi a tavola. Parlando in generale, lo studio mostra che quando c'è conflitto fra il modo preferito di pensare e il modo preferito di agire, sono i pensieri e gli scrupoli morali a essere abbandonati per primi, invece di cambiare comportamento. È evidentemente preferibile non rinunciare al piacere di mangiare carne, e negare agli animali diritti morali, per poter continuare a mangiarli con la coscienza pulita. Fonte: S. Loughnan, N. Haslam, B. Bastian. 2010. The role of meat consumption in the denial of moral status and mind to meat animals. Appetite.
Perché la pratica (intelligente) rende perfettiStai imparando i tiri corti nel golf? Allenarti solo con la mazza leggera potrebbe non aiutarti molto, ma se ti eserciti anche nei tiri lunghi, con mazze più pesanti, anche i tiri corti miglioreranno, e un nuovo studio spiega perché. Studi precedenti avevano mostrato che la pratica variabile migliora l'apprendimento delle abilità più della pratica focalizzata su un singolo compito. Questo studio spiega le basi cerebrali di questo apparente paradosso. I ricercatori hanno diviso dei partecipanti in due gruppi: a un gruppo è stato chiesto di fare pratica per imparare un complicato movimento con il braccio, mentre l'altro gruppo praticava, oltre al suddetto movimento, anche altre attività, in uno schema di pratica variabile. Il primo gruppo, a pratica costante, ha mostrato un apprendimento e un consolidamento di grado minore rispetto al secondo gruppo. Nella condizione di pratica variabile, il cervello è costretto a risolvere lo stesso problema ogni volta in modo differente. Se invece si ripete la stessa cosa tante volte, non c'è bisogno di elaborarla in modo molto approfondito. In genere si sceglie questa via per pigrizia, ma se si riescono a introdurre elementi di variabilità nella pratica, si faranno più progressi in tempi più rapidi. Lo studio è riuscito a dimostrare tutto ciò attraverso indagini di neuroimaging sul cervello dei soggetti. Fonte: S. S. Kantak, K. J. Sullivan, B. E. Fisher, B. J. Knowlton & C. J. Winstein. 2010. Neural substrates of motor memory consolidation depend on practice structure. Nature Neuroscience.
I direttori che rischiano di meno sono quelli con le emozioni più negativeSecondo un nuovo studio, i direttori di banca che mostrano tratti emotivi di personalità più negativi sono gli stessi che assumono meno rischi quando devono prendere delle decisioni. I ricercatori hanno diviso i tratti di personalità relativi alle emozioni in positivi (come interesse ed entusiasmo) e negativi (ad es. nervosismo e irritabilità). Anche se può non sembrare a prima vista, queste due tipologie costituiscono dimensioni indipendenti nel carattere dell'individuo. Una persona può essere molto emotiva, per niente emotiva, oppure molto emotiva nei tratti positivi e non in quelli negativi, o viceversa. Gli esperti hanno utilizzato diverse misure del rischio assunto dai direttori, ad esempio nel credito commerciale, credito con garanzia, mutui e leasing. È stato osservato che quanto più importanti erano i tratti emozionali negativi dei direttori, quanto più cauti questi erano nel concedere crediti a rischio ai propri clienti. Fonte: J. B. Delgado-García, J. M. de la Fuente-Sabaté, E. de Quevedo-Puente. 2009. Too Negative to Take Risks? The Effect of the CEO's Emotional Traits on Firm Risk. British Journal of Management.
Abbandono delle attività religiose legato ad aumento dell'ansia nelle donnePer molti, l'attività religiosa cambia dall'infanzia all'età adulta. Un nuovo studio mostra come tali cambiamenti possono influenzare l'equilibrio mentale. Secondo questo studio, le donne che smettono di essere religiosamente attive hanno una probabilità di soffrire di ansia generalizzata e abuso di alcol più di tre volte maggiore di quelle che riferiscono di essere rimaste osservanti. Di contro, gli uomini che hanno smesso di essere osservanti hanno mostrato meno probabilità di soffrire di disturbi come la depressione, rispetto agli uomini ancora osservanti. Una spiegazione possibile, secondo lo studio, è la seguente. Le donne sono più integrate nella rete sociale della propria comunità religiosa. Quando smettono di praticare, perdono l'accesso a tale rete e con esso ai potenziali benefici che ne derivano. Gli uomini invece potrebbero non essere così legati alla loro comunità dei fedeli, e quindi potrebbero soffrire meno il distacco. Fonte: Temple University. 2010. Dropping Of Religious Activities Linked To Increased Anxiety In Women.
L'ansia può essere alla base dell'estremismo religiosoAnsia e incertezza possono farci diventare più idealisti e più radicali nei nostri credo religiosi, secondo un nuovo studio. In una serie di esperimenti, più di 600 partecipanti sono stati posti in condizioni di ansia oppure neutre, e poi intervistati per descrivere i loro obiettivi personali e il grado di convinzione riguardo ai loro ideali religiosi. Fra le altre cose, veniva loro chiesto se sarebbero stati disposti a dare la vita per la loro fede, o a partecipare a una guerra in sua difesa. In tutti gli esperimenti, le condizioni ansiogene hanno fatto sì che i partecipanti diventassero più convinti e più sicuri dei loro ideali. In uno di questi esperimenti, si è visto che rimuginare su un dilemma personale provocava una spinta verso obiettivi personali più ideali. In un altro, lottare per risolvere un esercizio matematico particolarmente difficile provocava un'impennata di estremismo religioso. In un altro ancora, riflettere sull'incertezza di alcune relazioni causali provocava la stessa reazione di aumento di passione religiosa. I ricercatori hanno visto che questi scatti di zelo religioso erano più marcate nei soggetti con personalità definita "audace" - data da tratti come alta autostima, propensione all'azione, desiderio di ottenimento e tenacia - ma suscettibili di provare ansia e che si sentivano senza speranza rispetto ai loro obiettivi personali nella vita. Un processo motivazionale elementare, denominato Reactive Approach Motivation (RAM), traducibile con motivazione reattiva d'approccio è stato trovato alla base del fenomeno. La motivazione d'approccio è uno stato di tenace motivazione, puntato verso un obiettivo ristretto e definito. La persona, in questo stato, si sente potente e attivata, e tutti i pensieri e percezioni non correlate all'obiettivo recedono. La motivazione d'approccio reattivo (RAM), invece, è un processo adattivo di regolazione che orienta le persone verso obiettivi alternativi quando il perseguimento di quello principale subisce una battuta d'arresto, magari a causa di qualche ostacolo. Le persone possono però ricorrere al RAM anche per alleviare l'ansia. Semplicemente promuovendo ideali e convinzioni nella propria mente, si focalizza la propria motivazione lontano dalla situazione ansiosa, e si acquista serenità. I ricercatori hanno misurato anche le credenze superstiziose dei partecipanti e la deferenza nei confronti del loro dio, per distinguere il vero zelo religioso da forme più blande di devozione. Le minacce che provocano ansia, a volte fanno diventare paranoici e più sottomessi alle forze superiori, ed era necessario escludere questo tipo di situazione dai risultati. È emerso che l'incertezza ansiosa non aveva effetto né sulla superstizione né sulla sottomissione religiosa. In sostanza, mettendo insieme tutti questi risultati, emerge che le persone audaci ma vulnerabili gravitano attorno a ideali religiosi estremi come mezzo per alleviare la loro ansia. Fonte: I. McGregor, K. Nash, N. Mann, C. E. Phills. 2010. Anxious uncertainty and reactive approach motivation (RAM). Journal of Personality and Social Psychology.
Le preferenze di mamma portano depressione da adultiNei figli che sentono che la loro madre tratta un fratello come il preferito, oppure come la pecora nera, è maggiore il rischio di sviluppare depressione in età adulta. In altre parole, se i figli si rendono conto che la madre tratta uno di loro più positivamente, oppure più negativamente degli altri, con continuità, tutti loro hanno un maggior rischio di mostrare sintomi depressivi da adulti, secondo un nuovo studio. La ricerca precedente aveva già scoperto che i favoritismi tra fratelli influenzano negativamente l'equilibrio mentale in bambini, adolescenti e giovani adulti, ma questo nuovo studio mostra che tali effetti negativi perdurano in età adulta. E non importa che uno sia il figlio prediletto o meno, la percezione di trattamento iniquo influenza negativamente tutti i fratelli. La "pecora nera" svilupperà sentimenti di rabbia e odio verso la madre e il fratello da lei prediletto, mentre quest'ultimo soffrirà le conseguenze delle maggiori aspettative che i genitori nutriranno nei suoi confronti. La ricerca mostra anche che il favoritismo può essere difficile da evitare, per una madre: il 70% di loro sono riuscite a individuare un figlio cui si sentivano più legate, e soltanto il 15% dei figli ha riferito di sentirsi trattato in maniera egualitaria rispetto ai fratelli. Analogamente, il 92% dei figli e il 73% delle madri ha specificato un figlio con cui litigavano più di frequente. Fonte: K. Pillemer, J. J. Suitor, S. Pardo, C. Henderson. 2010. Mothers' Differentiation and Depressive Symptoms Among Adult Children. Journal of Marriage and Family.
Come usare la psicologia inversa per controllare i figliLa psicologia inversa è un eccellente strumento, a disposizione dei genitori, per controllare il comportamento dei figli. Non sempre funziona, ma può valer la pena provare. Non può essere applicata a tutte le situazioni, ma può costituire un'ottima alternativa alle solite litigate familiari. La psicologia inversa è una tecnica di persuasione che consiste nel raccomandare il comportamento opposto a quello che si vuole ottenere, in base al principio che l'altro, per reazione, sarà stimolato a fare l'opposto di quanto gli viene suggerito. La tecnica può essere un po' difficile da attuare e richiedere alcuni tentativi per essere messa a punto. In effetti, consiste nel mentire dicendo la verità. Supponiamo che i genitori vogliano che il ragazzo rimetta in ordine la sua stanza. La normale tattica prevedrebbe di dirgli che la stanza è sporca e che deve essere pulita, per evitare brutte figure o addirittura problemi d'igiene. Il tipico adolescente oppositivo, però, ignorerà più volte la richiesta, prima di rassegnarsi e adempiere al suo dovere. Lo stratagemma proposto, invece, consiste nel dire al ragazzo: "Sai, la tua stanza va bene così com'è. Dopotutto, io e il babbo (o la mamma) abbiamo deciso di smettere di chiederti troppo, perché tanto abbiamo capito che non riusciresti proprio a farcela. Non è colpa tua, è proprio che non ti riesce. Quindi lascia pure tutto in disordine". Ciò farà credere al ragazzo che i genitori hanno smesso di credere in lui e nelle sue capacità, e quindi è inutile aspettarsi altro di buono da lui. Nell'usare questo tipo di tecnica, è essenziale apparire perfettamente congruenti. La dichiarazione dev'essere fatta in modo coerente, per risultare credibile.
I 10 segreti del perfetto bugiardoGli esseri umani hanno un'innata tendenza alla menzogna, e per una buona ragione: essere capaci di manipolare le aspettative di coloro che ci stanno d'attorno è un tratto di sopravvivenza fondamentale per degli animali sociali come noi. Uno studio del 1999 dello psicologo Robert Feldman, infatti, mostrava che i bambini più popolari erano anche quelli più bravi a mentire. Vediamo di seguito i 10 segreti del perfetto bugiardo, ma per aiutarvi a scoprirli, non per imparare a dire bugie... n. 1 - Ci vuole una buona ragione. "Le prigioni sono piene di cattivi bugiardi, quelli bravi sono liberi" dice lo psicologo Charles Ford. Qual è la differenza? Essenzialmente, il bravo bugiardo mente il meno possibile. Ovvero, solo quando c'è qualcosa d'importante da guadagnare. Il bugiardo patologico, invece, non riesce a fare a meno di raccontare balle continuamente, e dopo un po' si fa cogliere in fallo. Il vero esperto risparmia le munizioni, e le usa solo a ragion veduta. n. 2 - Preparare il terreno. Il bugiardo professionista non aspetta di essere messo davanti alla lampada dell'interrogatorio, per mettere insieme una trama. Uno studio del 1990 a cura di Bill Flanagan mostra che il bugiardo che cura nei dettagli la sua storia ha molte più probabilità di farla franca. Come per qualunque altra attività, la pratica rende perfetti. n. 3 - Mentire dicendo la verità. Le bugie più difficili da smascherare sono quelle che non sono in realtà bugie. La bugia è ammantata e nascosta nelle pieghe di molte verità, e così è resa più verosimile. Uno studio del 90 sui bugiardi patologici, a New York, ha trovato che coloro che riescono a evitare le domande di chiarimento hanno più probabilità di farla franca. E ciò è possibile solo mettendo insieme una storia che sia convincente fin dall'inizio. n. 4 - Conoscere la propria vittima. Il bravo bugiardo ha lo stesso talento del bravo comunicatore: l'abilità di entrare nella testa dell'interlocutore. L'empatia non solo gli dà indicazioni preziose su ciò che l'altro vuole sentirsi dire, ma gli serve a evitare di addentrarsi su terreni minati che lo renderebbero sospettoso. Per raccontare una bugia credibile, è necessario mettersi nei panni della vittima, impossessandosi di ciò che pensa. n. 5 - Attenersi ai fatti. Fare il bugiardo di professione richiede molto lavoro. È necessaria congruenza e una cura quasi maniacale dei dettagli, e persino tenere appunti scritti, se necessario. Uno degli errori più comuni è raccontare cose diverse a persone diverse, cadendo in contraddizione. n. 6 - Convinzione. Per smascherare un bugiardo, è necessario mettere alla prova la sua convinzione. Se accusando qualcuno di menzogna questi non insorge prontamente, ribadendo la sua versione dei fatti e sostenendola con forza, questo è un segnale di allarme. Uno dei motivi per cui molte persone non sono bravi bugiardi è che trovano il mentire un'attività profondamente sgradevole. Paura e senso di colpa sono evidenti dalle loro espressioni facciali. Vogliono togliersi al più presto dall'imbarazzo, e quindi appaiono sollevati quando chi li interroga cambia argomento, consegnandosi in tal modo su un piatto d'argento. I bugiardi davvero bravi, d'altra parte, si divertono a ingannare il prossimo, e non mostrano alcuna vergogna o rimorso, perché non ne hanno. Per loro mentire e una sfida elettrizzante, che accettano con piacere. n. 7 - Autocontrollo. È cosa nota che le persone compiono gesti come toccarsi il naso o altre parti del corpo, balbettare, non guardare negli occhi l'interlocutore. Non sempre questi sono segnali affidabili di menzogna, ma il bugiardo esperto possiede una capacità di autocontrollo superiore alla media, ed evita del tutto di compierne. Guarda sempre negli occhi l'interlocutore, e gesticola poco. n. 8 - Aumentare la temperatura emotiva. Il vero bugiardo è un manipolatore nato. E quando la sua vittima diventa sospettosa, non esita a giocare con le emozioni, con la seduzione o la sessualità. Un esempio è la storica scena di Sharon Stone in Basic Instinct, durante l'interrogatorio, allo scopo di eccitare e distrarre i poliziotti. n. 9 - Contrattacco. Così come molti non si sentono a proprio agio mentendo, altrettanti non lo sono nell'accusare gli altri. Questo fatto può essere sfruttato dal bugiardo a proprio vantaggio, per rispondere alle accuse con l'aggressione, cercando di dirottare altrove l'attenzione dalla questione e forzando gli altri a combattere su un altro terreno. n. 10 - Mercanteggiare. Anche quando il suo gioco è ormai stato scoperto, il bugiardo professionista riesce spesso a evitare il peggio, mercanteggiando, ammorbidendo o eliminando totalmente la propria responsabilità, dimostrando ad esempio che circostanze più forti di lui lo hanno costretto a mentire, o addirittura gettando la colpa addosso a qualcun'altro. Fonte: Jeff Wise, 2010. Psychology Today (online).
I disturbi emotivi e comportamentali possono essere prevenuti nei giovaniCirca un giovane su 5 negli Stati Uniti soffre di qualche problema mentale, emotivo o comportamentale. Circa i tre quarti di tutti gli adulti con disturbi mentali ricordano che sono iniziati entro i 20 anni. L'esordio precoce del disturbo mentale è associato ad esempio ai fallimenti scolastici, all'uso di sostanze e alle gravidanze precoci. Predisponendo appropriati programmi educativi nelle scuole, secondo uno studio del 2009, potrebbe essere possibile prevenire questo genere di problemi nei giovani. Sono stati identificati rischi e comportamenti protettivi specifici per molti tipi di disturbi. Fattori non specifici includono l'indigenza, i conflitti familiari, relazioni con i coetanei di scarsa qualità, violenza di quartiere. Inoltre, anche fattori neurobiologici concorrono all'aumento del rischio, ma sono a loro volta influenzati da quelli ambientali nella loro espressione. Un fattore di rischio fondamentale è il comportamento aggressivo in giovane età. Attraverso i risultati dello studio, un certo numero d'interventi è stato messo a punto per fornire istruzione ai genitori su come prevenire i comportamenti aggressivi e antisociali. Fonte: Evans et al. Prevention of Mental, Emotional, and Behavioral Disorders in Youth: The Institute of Medicine Report and Implications for Nursing. Journal of Child and Adolescent Psychiatric Nursing, 2009.
Le tentazioni sono più forti di ciò che si pensaSia per il richiamo suadente di un'offerta di bond argentini, di una catena di Sant'Antonio via email, oppure in una battaglia personale contro l'obesità o la dipendenza da droghe, le persone soccombono ogni giorno all'avidità, alla lussuria e a ogni sorta di comportamento autodistruttivo. Nuovi dati ne esaminano i motivi e dimostrano che gli individui credono di possedere un controllo maggiore di quello che hanno in realtà, e che questo fatto è causa di cattive decisioni. Lo studio ha esaminato come la convinzione di avere il controllo dei propri impulsi influenzava la risposta alle tentazioni. È risultato che i soggetti, in media, mostravano la tendenza a sopravvalutare il livello di tentazione cui potevano esporsi senza cedere, quindi indulgendo in comportamenti impulsivi o che creano dipendenza. Le persone non sono brave ad anticipare la forza delle proprie spinte, e quelli che si fidano maggiormente del loro autocontrollo sono proprio quelli che soccombono prima alle tentazioni. La soluzione consiste nell'evitare le tentazioni, e mantenere un atteggiamento di umiltà riguardo alla propria forza di volontà. Come diceva Spinoza, le persone credono nel libero arbitrio solo perché sono consapevoli delle proprie azioni. Ma restano tuttavia inconsapevoli delle cause che le provocano. Fonte: Association for Psychological Science (2009, August 4). Temptation More Powerful Than Individuals Realize.
Le relazioni intime possono mantenere i problemi di salute individualiI problemi degli esseri umani raramente esistono in astratto, ma persistono come parti delle interazioni sociali nelle quali cause ed effetti sono interdipendenti. Il comportamento di uno può influenzare ciò che fa l'altro. Uno studio del 2009 rivela ad esempio che il fumo può favorire la vicinanza emotiva nelle coppie dove entrambi i partner fumano. Altri comportamenti dannosi, come il sovrappeso, possono a volte persistere perché preservano la stabilità in una relazione primaria. I ricercatori hanno chiesto ad alcune coppie di discutere su un disaccordo riguardo a dei problemi di salute, prima e durante l'uso di sigarette. I partecipanti dovevano poi servirsi di un joystick per valutare come si sentivano, momento per momento - da "molto positivo" a "molto negativo" - rivedendo loro stessi in videoregistrazione. In alcune coppie entrambi i partner erano fumatori, in altre lo era solo uno dei due. La valutazione data dalle coppie di doppi fumatori diventava più positiva e più sincronizzata quando entrambi si accendevano una sigaretta. Invece, nelle coppie di fumatori singoli, entrambi i partner - fumatore e non fumatore - riferivano una diminuzione di emozioni positive e meno vicinanza affettiva, specie quando il fumatore iniziava a fumare. Questi dati suggeriscono che anche se di solito le persone vedono le abitudini insalubri come il fumo come una questione di motivazione individuale o dipendenza, i fattori sociali retrostanti sono altrettanto importanti. Avere un partner fumatore esercita una grossa influenza su come il fumo influenza la relazione, ad esempio come un "nemico" o un "alleato", che a sua volta influenza il modo in cui uno o entrambi i partner smetteranno di fumare. Fonte: Rohrbaugh et al. Affective Synchrony in Dual- and Single-Smoker Couples: Further Evidence of "Symptom-System Fit"? Family Process, 2009.
QI alti correlati a un più basso rischio di mortalitàUno studio condotto su un milione di maschi svedesi ha rivelato un forte legame fra abilità cognitive e rischio mortalità, suggerendo che le iniziative per migliorare il livello d'istruzione potrebbero avere ricadute benefiche sullo stato di salute dei cittadini. I dati provengono dall'archivio dei soldati di leva coscritti in Svezia all'età di 18 anni. Dopo aver tenuto conto delle diversità di condizioni familiari e sociali, è stato visto che solo l'istruzione aveva un ruolo sulla relazione fra QI (quoziente d'intelligenza) e mortalità, per cause come incidenti, attacchi cardiaci o suicidio. I ricercatori affermano che il legame fra QI e mortalità potrebbe parzialmente essere spiegato con i comportamenti meno rischiosi e più salutari mostrati da chi ottiene punteggi migliori ai test d'intelligenza. Infatti, le persone con un alto QI tendono a fumare meno, a non bere fortemente, adottano regimi alimentari migliori e sono più attive fisicamente. Studi precedenti avevano mostrato che l'istruzione prescolare e una nutrizione adeguata durante l'infanzia possono migliorare i punteggi di QI. Lo studio suggerisce che ciò potrebbe quindi avere ricadute importanti sulla salute e sulla durata di vita. Un studio successivo dello stesso autore, condotto su 4000 soldati americani seguiti per 15 anni, ha rivelato esattamente gli stessi risultati. Fonte: Batty et al. IQ in Early Adulthood, Socioeconomic Position, and Unintentional Injury Mortality by Middle Age: A Cohort Study of More Than 1 Million Swedish Men. American Journal of Epidemiology, 2008.
Esiste l'amore a prima vista? I genetisti offrono prove allettantiFacciamo rispondere i genetisti alla domanda che intriga le persone fin dall'inizio dei tempi: esiste davvero l'amore a prima vista? In uno studio del 2009, un gruppo di scienziati ha scoperto che sul piano genetico, alcuni maschi e femmine sono più compatibili di altri, e che questa compatibilità svolge un importante ruolo nella selezione del partner, nell'accoppiamento e nei successivi comportamenti riproduttivi. In esperimenti su animali, i ricercatori hanno visto che prima dell'accoppiamento le femmine sperimentano ciò che potrebbe essere definita attivazione genetica (genetic priming) e che rende loro più probabile accoppiarsi con certi maschi piuttosto che altri. Per giungere alle loro conclusioni, gli scienziati hanno fatto accoppiare due ceppi differenti di femmine con maschi del proprio ceppo o dell'altro, notando che le femmine avevano davvero delle preferenze, anche se non sempre potevano esercitare un controllo sulla loro scelta. Fonte: Federation of American Societies for Experimental Biology (2009, April 8). Is Love At First Sight Real? Geneticists Offer Tantalizing Clues.
L'uomo che fa i lavori domestici ha più probabilità di accoppiarsiSecondo un economista di Oxford, i tassi di matrimonio e convivenza nei paesi sviluppati possono essere correlati all'atteggiamento che uomini e donne hanno nei confronti del proprio ruolo, ad esempio su chi deve incaricarsi dei lavori domestici e di badare ai figli. Uomini e donne hanno mostrato di essere più disponibili a iniziare un rapporto di matrimonio o convivenza se anche il partner si mostra disponibile a farsi carico di una parte delle faccende di casa. Lo studio suggerisce che chi vuol sistemarsi ha maggiori probabilità in Gran Bretagna, nei paesi scandinavi e negli Stati Uniti. In questi paesi, infatti, gli uomini sono più disponibili verso i lavori domestici rispetto ai loro colleghi in altri paesi, e quindi più appetibili per il matrimonio agli occhi delle donne della loro stessa nazionalità. Fonte: Dr Almudena Sevilla-Sanz. Household Division of Labor and Cross-Country Differences in Household Formation Rates. Journal of Population Economics, (online) 15 May 2009.
I giovani non seguono i genitori se sono troppo controllantiUno studio del 2009 ha trovato che i giovani reagiscono in due modi distinti alle regole e ai controlli imposti dai genitori. Sono in grado di distinguere le regole che servono a salvaguardare il loro bene, ma se i genitori sono troppo controllanti, smettono di seguire anche quelle. I controlli genitoriali ricadono in due categorie: il controllo comportamentale, quando i genitori aiutano fattivamente il ragazzo, dando supervisione e stabilendo limiti e regole, e il controllo psicologico, quando i genitori sono manipolativi e instillano sensi di colpa e rifiuto. L'opinione diffusa fra gli esperti è che i controlli comportamentali siano da privilegiare nello sviluppo del ragazzo, rispetto a quelli psicologici, ma è bene sottolineare che in un'ottica strategica entrambi possono trovare la loro collocazione. Lo studio ha evidenziato che i ragazzi tendono a disapprovare entrambi questi tipi di controllo, se i genitori eccedono. Specificamente, quando i genitori esercitano globalmente un livello moderato di controllo, il ragazzo considera il controllo psicologico più negativamente del controllo comportamentale, ma quando il livello di controllo globale è troppo alto, entrambi i controlli sono percepiti come intrusivi. L'intrusività è il segno distintivo del controllo psicologico, perché lascia un margine ristretto di scelta personale, e fa sì che il ragazzo si senta meno considerato come essere umano. A sua volta, ciò fa sì che l'adolescente non risponda più al controllo da parte dei genitori. Fonte: Kakihara et al. Adolescents' Interpretations of Parental Control: Differentiated by Domain and Types of Control. Child Development, 2009.
Misurare la mente suicidaDopo il suicidio di un amico o un parente, ai familiari e agli amici restano domande dolorose: "Perché l'ha fatto?", "Perché non è stato aiutato?". E la più problematica di tutte è: "C'era qualcosa che avrei potuto fare, per evitarlo?" Le persone che meditano il suicidio tendono a nasconderlo, e negano di avere tali pensieri, perciò può essere difficile identificare i segnali di pericolo. Anche un clinico esperto a volte non riesce a coglierli, e gli studiosi cercano da tempo un metodo affidabile per predire il rischio suicidio. Uno psicologo di Harvard e colleghi hanno riadattato il test delle associazioni implicite (IAT) per misurare le associazioni fra parole relative al rischio suicidio, e la tecnica si è rivelata significativamente efficace nel predire tale atto. Lo IAT è molto usato per misurare le associazioni che le persone fanno automaticamente fra concetti. Al soggetto sono mostrate delle coppie di parole, e a seconda di quanto velocemente si risponde, si ha una misura della forza dell'associazione. Nella versione IAT usata in questo studio i partecipanti ricevevano stimoli su concetti associati alla vita (come "respiro"), alla morte (come "morto"), e alle persone (come "me" o "loro"). Risposte alla coppia "morte / me" più veloci che a "vita / me" suggeriscono un'associazione più forte fra la morte e se stessi. I partecipanti erano tutti pazienti psichiatrici d'emergenza. Hanno completato lo IAT e vari altri test di valutazione psichiatrica. Le loro cartelle cliniche sono poi state esaminate 6 mesi dopo, per verificare quanti di loro avevano tentato il suicidio. I risultati rivelano non solo che i pazienti che si erano presentati allo sportello psichiatrico d'emergenza dopo un tentativo di suicidio ritenevano un'associazione più forte fra i concetti "morte / me" rispetto ad altri pazienti psichiatrici, ma anche che i partecipanti con questa forte associazione hanno mostrato significativamente più probabilità di tentare il suicidio nei 6 mesi successivi all'esperimento. Fonte: Matthew K. Nock, Jennifer M. Park, Christine T. Finn, Tara L. Deliberto, Halina J. Dour, Mahzarin R. Banaji. Measuring the Suicidal Mind: Implicit Cognition Predicts Suicidal Behavior. Psychological Science, 2010.
La terapia può aiutare anche le coppie molto logorateBasta una persona per porre fine a un matrimonio, ma ce ne vogliono due per farlo funzionare. Il più grande studio condotto finora sulla terapia di coppia ha trovato che la terapia può aiutare anche le coppie sposate molto logorate, se entrambi i coniugi sono d'accordo nel voler migliorare la relazione. Le 134 coppie prese in considerazione per lo studio hanno ricevuto un massimo di 26 sedute di terapia in un anno. Gli psicologi hanno effettuato sedute di follow up (verifica a distanza) ogni 6 mesi circa, per 5 anni dopo la fine della terapia. È importante notare che le coppie erano state scelte deliberatamente fra quelle con una situazione particolarmente negativa, con liti frequenti e intense, e malumori persistenti. Quelle, insomma, sull'orlo della rottura. A ogni coppia è stata somministrata una di due forme di terapia. La prima era una terapia comportamentale classica della coppia, focalizzata sull'ottenere cambiamenti positivi nella comunicazione, lavorando sui problemi e sulle soluzioni. La seconda è denominata "terapia integrativa comportamentale della coppia", che usa strategie simili alla prima ma si focalizza anche sulle reazioni emotive e non solo sulle azioni che conducono ad esse. In quest'ultimo approccio, le coppie lavoravano sulla comprensione della sensibilità emotiva del proprio partner. Trascorso l'anno di terapia, due terzi delle coppie hanno manifestato cambiamenti clinici significativi. Cinque anni dopo la fine del trattamento, circa metà delle coppie era migliorata ancora, circa un quarto si erano separate o divorziate, e il quarto restante non avevano fatto cambiamenti. Quasi tutte le coppie della metà migliorata erano diventate coppie normali e felici. Le restanti affermavano di essere cambiate a sufficienza da poter definire "tollerabile" la loro situazione. I risultati appaiono davvero entusiasmanti, se si considera lo stato di logoramento iniziale delle coppie seguite. Fonte: Christensen et al. Marital status and satisfaction five years following a randomized clinical trial comparing traditional versus integrative behavioral couple therapy. Journal of Consulting and Clinical Psychology, 2010.
I fuoriclasse del calcio sono insoddisfatti del proprio fisicoLa composizione corporea, i dati antropometrici e le caratteristiche morfologiche sono cruciali nel determinare il successo dei calciatori. L'obiettivo di uno studio del 2009 era confrontare l'autoimmagine corporea di un gruppo di fuoriclasse del pallone con quella di studenti universitari, usati come confronto, per vedere se sarebbero state trovate differenze. L'ipotesi iniziale era che gli atleti in generale e, in questo caso, i calciatori, avessero una miglior percezione e un livello di soddisfazione più alto del proprio corpo, rispetto a giovani della stessa età che non svolgono attività sportiva agonistica. La ricerca, tuttavia, non ha trovato differenze significative nel livello di soddisfazione, mentre è emerso addirittura che gli studenti non agonisti avevano una percezione corporea molto migliore di quella dei loro coetanei calciatori professionisti. L'immagine corporea era definita nello studio distinguendo, fra le altre variabili, la percentuale di massa magra (muscolare) e quella di massa grassa. È importante osservare che a un calciatore è richiesta una proporzione di massa muscolare maggiore rispetto a un non sportivo, e che questo dato viene controllato di frequente dai preparatori sportivi e dai medici. Ma mentre gli studenti tendevano a desiderare una quantità maggiore di massa magra e a mantenere la stessa massa grassa che già avevano, i calciatori dicevano di volere più massa magra e allo stesso tempo più massa grassa. In altre parole, l'autoimmagine ideale del proprio corpo, per un calciatore, è simile a quella di qualunque altro giovane della stessa età. Questo indica che ciò che è considerato ideale dal punto di vista sportivo, non necessariamente coincide con ciò che è considerata l'immagine ideale dal punto di vista sociale, spiegano gli autori. Fonte: Marta Arroyo, José Manuel González-de-Suso, Celia Sánchez, Laura Ansotegui, Ana M. Rocandio. Body image and body composition: comparisons of young male elite soccer players and controls. International Journal of Sport Nutrition and Exercise Metabolism, December 2008.
Attività cognitiva? Fa bene alla menteChi non ha un diploma di superiori, ha più probabilità di sviluppare problemi di memoria o l'Alzheimer. L'istruzione gioca un ruolo centrale nel funzionamento della memoria e nel rischio demenza, lungo l'arco di vita, ed è provato che chi possiede almeno un diploma di superiori ha un vantaggio rispetto ai coetanei meno istruiti. Ma c'è una possibilità di riscatto anche per loro. Uno studio recente su vasta scala mostra che le persone con un grado d'istruzione più basso possono compensare l'aumento di rischio, impegnandosi in esercizi mentali come quelli enigmistici, puzzle e rompicapo, leggendo e seguendo lezioni didattiche di vario tipo. Lo studio dimostra che attraverso lo svolgimento di queste attività è possibile abbassare il rischio allo stesso livello di chi ha ricevuto più istruzione. Fonte: Margie Lachman et al. Brandeis University (2010, January 12). Got cognitive activity? It does a mind good.
Rinchiudere i cattivi ricordi funziona davveroTrovi difficile superare un amore finito? Proprio non riesci a toglierti dalla testa quell'investimento sbagliato? Un nuovo studio suggerisce che prendere un oggetto legato al cattivo ricordo e infilarlo in una busta o una scatola aiuta a sentirsi meglio. In quattro esperimenti distinti è stato osservato che l'atto di rinchiudere fisicamente qualcosa relativo al brutto ricordo, come ad esempio un riassunto scritto dello stesso, attenua le sensazioni negative e crea un senso di chiusura dell'episodio. I gruppi di controllo che rinchiudevano oggetti non legati all'esperienza non mostravano invece alcun miglioramento. Altrettanto inefficace, come sappiamo, è dire semplicemente alle persone: "Devi andare avanti". Fonte: Xiuping Li, Liyuan Wei, Dilip Soman. 2010. Sealing the Emotions Genie: The Effects of Physical Enclosure on Psychological Closure. Psychological Science
La comunicazione inconscia responsabile delle decisioni che prendiamoCiò che diciamo durante una conversazione, un primo appuntamento, un colloquio di assunzione o cercando di vendere un'idea, può essere meno importante del modo in cui lo diciamo. E i segnali che decidono l'esito dell'incontro possono essere così sottili che nessuno dei comunicanti può averne coscienza. Se otterremo l'impiego, oppure il numero di cellulare della ragazza appena conosciuta, è influenzato fortemente da fattori inconsapevoli, come il combaciare dei nostri schemi del discorso con quelli dell'altro, il livello di attività fisica di chi parla, e il grado in cui uno stabilisce il tono - letteralmente - della conversazione. Queste sottili tracce forniscono dei "segnali onesti" di ciò che sta succedendo, e sono predittori molto affidabili dell'esito che avrà lo scambio. Segnali onesti (Honest Signals) è anche il titolo del nuovo libro di Alex Pentland, autore di uno studio condotto nel 2008 su quest'argomento. La ricerca si basa su decine di migliaia di ore di registrazione con un dispositivo chiamato "sociometro", della dimensione di una carta di credito, in grado di registrare voce e movimenti di chi lo indossa. Usando tali registrazioni, senza alcuna informazione sul contenuto verbale delle conversazioni, Pentland è riuscito a predire il risultato - sia per offerte di lavoro, di secondi appuntamenti o decisioni d'investimento in un business plan - più accuratamente che utilizzando qualsiasi altro singolo fattore. Il metodo consiste nella registrazione e quantificazione d'informazioni che la maggior parte delle persone conosce intuitivamente, ma ignora nell'esatto momento in cui tornerebbero più utili. La forte correlazione fra forme inconsce di comunicazione e successivi processi decisionali cozza rumorosamente con l'idea che le persone compierebbero scelte informate, basandosi su dati razionali e consapevoli. Pentland sostiene: "I miei dati mostrano semplicemente che ciò non è vero". I risultati ottenuti da Pentland erano già noti alla ricerca in psicologia. La novità sta nell'aver trovato un modo di misurare e quantificare esattamente i dati, attraverso il "sociometro". Fonte: Alex Pentland. October 2008. MIT News Office. Tuning in to unconscious communication - MIT researchers discover revealing clues in conversations.
Tocco di donna: il contatto fisico aumenta il rischio finanziarioIl tocco di una donna è tutto ciò che serve alle persone per gettare alle ortiche la cautela. Questa è la conclusione di uno studio pubblicato il mese scorso, dove si è visto che se una sperimentatrice di sesso femminile dava una leggera pacca sulla spalla ai partecipanti, questi rischiavano più soldi rispetto a quelli che non venivano toccati e istruiti solo verbalmente. I ricercatori suggeriscono che ciò potrebbe derivare dal modo in cui le mamme usano il contatto fisico per rassicurare i bambini. Quando siamo piccoli, riceviamo molto contatto fisico dalle nostre madri. Questo rafforza il senso di attaccamento, fa sentire più sicuro il bambino e ne aumenta il senso per l'avventura, spronandolo a esplorare contesti e situazioni non familiari. È stata quest'osservazione a far sì che i ricercatori si chiedessero: "Il contatto fisico può influenzare allo stesso modo anche gli adulti?" Partecipanti ambosessi sono stati messi alla prova per vedere se avrebbero corso dei rischi, come investire dei soldi o giocarseli in un gioco d'azzardo. Divisi in gruppi, le persone sono state ricevute in più modi: da uno sperimentatore uomo o donna, con un tocco leggero ma confortante sulla spalla, con una stretta di mano, oppure senza alcun tipo di contatto fisico. Alla fine dell'esperimento è stato richiesto loro di riempire un modulo di valutazione su quanto sicuri si sentissero. I ricercatori hanno scoperto che chi era stato toccato si sentiva più sicuro ed era stato disposto a correre rischi maggiori, ma solo se lo sperimentatore che li aveva toccati era una donna. L'effetto è stato maggiore per il tocco sulla spalla rispetto alla stretta di mano, e scompariva totalmente quando il tocco era di un uomo. I risultati suggeriscono che il tocco da parte di una donna funziona allo stesso modo sugli adulti e sui bambini: li rende più sicuri di sé e più disposti a correre rischi. Fonte: Association for Psychological Science (2010, May 12). A woman's touch: Physical contact increases financial risk taking.
Attenzione ai clienti: toccare un oggetto fa venir voglia di comprarloPer evitare acquisti indesiderati o non necessari, tenete le mani lontane dagli articoli. Questa è la conclusione di un studio del 2009, che richiama un avvertimento del consulente giuridico del Governo dell'Illinois, risalente al 2003 e rivolto ai clienti al dettaglio, di stare attenti ai negozianti che invitano a prendere in mano gli oggetti e immaginare di esserne già in possesso. Gli autori dello studio si sono chiesti se tale avvertimento fosse fondato e, più in generale, se il tatto può influenzare la sensazione di proprietà di un oggetto. I risultati dicono che l'avvertimento del consulente giuridico sembra essere vero. Nei quattro esperimenti condotti, è stato rilevato che semplicemente toccare un oggetto ne aumenta la sensazione di proprietà. Questo, a sua volta, aumenta la disponibilità a pagare di più per averlo. Ciò avviene anche quando non è possibile toccare l'oggetto, ad esempio durante lo shopping online, se s'incoraggia nelle persone il pensiero di possedere già l'oggetto. Quando le persone rispondono in maniera positiva o neutra toccando un oggetto, sono disposte a pagare di più per averlo. Tuttavia, se il tocco non dà sensazioni piacevoli, diminuisce il prezzo che si è disposti a pagare. E siccome per la maggior parte degli oggetti le sensazioni ricevute toccandoli sono positive o neutre, il prezzo sul cartellino potrà essere più alto senza che ciò susciti opposizione nell'acquirente. Questi risultati potrebbero spiegare il legame fra tatto e acquisti d'impulso, secondo gli autori. Incoraggiare i clienti a toccare i prodotti in negozio, come fa la Apple con prodotti come l'iPhone, potrebbe influenzare non solo la decisione d'acquisto, ma anche il prezzo che sono disposti a pagare. Analogamente, i "periodi di prova" (free trials), senza obbligo d'acquisto possono aumentare la percezione di proprietà sul bene e del suo valore. Fonte: University of Chicago Press Journals (2009, March 31). Buyer Beware: Touching Something In A Store Increases Perceived Ownership.
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| ultima revisione 01/12/09 |
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dr. giuseppe santonocito - psicologo info@incom.fi.it cell. 329 4073565 tel. 055 8734699 firenze, signa |
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