![]()
|
La terapia familiare può aiutare il paziente depressoUno studio pubblicato nell'ultimo numero della rivista Psychotherapy and Psychosomatics suggerisce che la terapia familiare può aiutare i pazienti ricoverati per depressione maggiore, e può aiutare i partner dei pazienti a prendere coscienza dei miglioramenti più rapidamente. Gli interventi familiari si sono mostrati efficaci nel trattamento della depressione, ma raramente sono stati effettuati studi di questo tipo su pazienti depressi internati. Questo studio ha valutato l'impatto di un intervento con 83 pazienti, assegnati a caso a: 1. Trattamento usuale (23 pz.). 2. Trattamento usuale + terapia familiare singola (25 pz.). 3. Trattamento usuale + terapia familiare multipla (35 pz.). Degli incontri di follow up sono stati fatti a 3 mesi e a 15 mesi dalla fine dell'intervento. Alla fine dello studio le condizioni 2 e 3 hanno mostrato percentuali di risposta alla terapia significativamente maggiori: 49% per il caso 2, 24% per il 3 e 9% per l'1. Sono stati inoltre rilevati tassi superiori di pazienti che hanno smesso di usare farmaci antidepressivi (26%, 16% e 0, rispettivamente). I partner che hanno preso parte al percorso familiare hanno significativamente notato i miglioramenti dello stato emotivo dei loro congiunti in minor tempo rispetto ai familiari del caso 1. Questo studio suggerisce quindi che la terapia familiare può essere di beneficio ai pazienti internati con depressione maggiore, e che i loro partner possono apprezzarne i risultati più velocemente. Fonte: Journal of Psychotherapy and Psychosomatics.2009. Family Therapy May Help The Depressed Patient.
La psicoterapia offre prevenzione alle ragazze a rischio obesitàUna squadra di scienziati alla Uniformed Services University of the Health Sciences e del National Institutes of Health ha iniziato un programma pilota di psicoterapia per prevenire l'aumento di peso eccessivo nelle adolescenti a rischio obesità. Lo studio è pubblicato nella rivista International Journal of Eating Disorders e ha rilevato che le ragazze che hanno partecipato al programma possono riuscire a prevenire l'aumento di peso, in un anno, in confronto alle ragazze che hanno ricevuto solo dei comuni corsi di educazione alimentare. Il team di studiosi, diretto dal Dr. M. Tanofsky-Kraff, ha scelto di focalizzarsi su soggetti adolescenti perché già sovrappeso, e perché le ragazze stavano riportando episodi di perdita di controllo alimentare e abbuffate. La forma di psicoterapia utilizzata ha cercato di migliorare le relazioni interpersonali delle ragazze, occupandosi delle loro difficoltà sociali e relazionali. La psicoterapia ha mostrato di essere in grado di aiutare sia gli adulti che i giovani depressi e anche di ridurre il binge eating (disturbo da alimentazione incontrollata). Negli adulti, la diminuzione del binge eating può comportare perdita di peso e un minore riacquisto dello stesso nel tempo, in confronto a coloro che continuano ad abbuffarsi. Quindi, ridurre il binge eating è un'alternativa allettante per la prevenzione dell'obesità nei giovani. Fonte: M. Tanofsky-Kraff. 2009. Wiley-Blackwell. Psychotherapy offers obesity prevention for 'at risk' teenage girls.
Psicoterapia della depressione modifica parametri biologici?Un gruppo di ricercatori tedeschi ha dimostrato che l'aumento di un marcatore cellulare noto come CREB fosforilato (pCREB) è correlato alla risposta al trattamento psicoterapeutico, e che non dipende né da un intervento farmacologico né dai livelli plasmatici del fattore neurotrofico (BDNF). In parole povere, per la prima volta si è visto che dei marcatori biologici cellulari potrebbero modificarsi in risposta alla psicoterapia. In parole ancora più povere, ciò significherebbe che la psicoterapia ha un effetto diretto sul cervello, senza mediazione da parte dei farmaci. Il pCREB e le sue interazioni con il BDNF sono elementi essenziali ai fini della resilienza cellulare e della plasticità neurale, e giocano un ruolo decisivo nel concetto di neuroplasticità alterata nel disturbo depressivo maggiore. Gli autori dello studio avevano già dimostrato che l'incremento di pCREB nei linfociti T è associato in maniera significativa al miglioramento clinico dei pazienti trattati con antidepressivi. In questo studio, si sono focalizzati invece su pazienti trattati solo con psicoterapia per escludere qualunque azione farmacologica. Trenta pazienti che soddisfacevano i criteri DSM-IV per l'episodio depressivo maggiore sono stati selezionati per lo studio, e hanno ricevuto psicoterapia interpersonale (IPT) due volte la settimana. Dopo 6 settimane, 17 pazienti hanno risposto al trattamento, mostrando una riduzione del 50% rispetto al livello depressivo di partenza, misurato attraverso un'apposita scala. Dopo una sola settimana di trattamento i livelli di pCREB erano aumentati significativamente rispetto al gruppo dei soggetti che non avevano mostrato risposta, e la misura dei livelli plasmatici del BDNF non ha rivelato differenze fra i due gruppi. Inoltre, la correlazione fra BDNF e pCREB non era significativa. L'aumento precoce di pCREB era correlato alla risposta al trattamento psicoterapeutico e quindi non dipendeva né da un trattamento farmacologico né dai livelli del BDNF. In conclusione, per la prima volta è stato possibile associare dei marcatori cellulari alla risposta alla psicoterapia. Fonte: Journal of Psychotherapy and Psychosomatics (2009, July 6). Psychotherapy Of Depression Changes Biological Parameters?
L'uso di droghe cosiddette ricreative si associa al comportamento impulsivoUn gruppo di psicologi dell'Università di Almeria, in Spagna, condotto dal Dr. P. Flores e dal Dr. F. Zaldívar ha concluso uno studio sull'uso di sostanze da parte di giovani studenti universitari e la manifestazione di comportamenti impulsivi nello stesso gruppo, sul piano cognitivo e psicomotorio. I risultati dicono che i consumatori abituali di cannabis e alcol sono più impulsivi dei non consumatori. Tuttavia non sono emersi fra i due gruppi fattori differenziali tali da permettere ai ricercatori di stabilire se siano le droghe a influenzare l'impulsività, oppure se i ragazzi impulsivi ricerchino l'uso di droghe. Fonte: P. Flores and F. Zaldívar. 2009. Andalucía Innova. Recreational drug use is related to impulsive behavior, Spanish research reveals.
Al cervello fa bene parlare più linguePer lungo tempo in ambiente scientifico ci sono state discussioni sulla questione: conoscere e usare più lingue può avere effetti benefici sul cervello e sul pensiero? Diversi sudi internazionali indicano che la conoscenza di più di una lingua dà all'individuo un vantaggio considerevole. Un rapporto del team di ricerca della Commissione Europea, The Contribution of Multilingualism to Creativity (Il contributo del multilinguismo alla creatività, n.d.t.) presenta la prima macroanalisi delle prove disponibili sull'argomento. D. Marsh, specialista alla Continuing Professional Development Centre of Jyväskylä University e che ha coordinato la squadra di ricerca internazionale dello studio, afferma che le neuroscienze offrono un numero crescente di prove sul fatto che la conoscenza di più lingue è benefica alle funzioni cerebrali dell'individuo. Sei sono le aree dove il multilinguismo, e quindi la padronanza di complessi processi di pensiero darebbe vantaggi: apprendimento generale, pensiero complesso e creatività, flessibilità mentale, abilità di comunicazione interpersonale, e persino un possibile ritardo nell'insorgenza di malattie mentali legate all'età. Una delle funzioni studiate riguarda la memoria a breve termine, che le persone usano quando pensano, imparano e prendono decisioni. "È evidente che una memoria maggiore e più efficiente può avere un profondo impatto sulle funzioni cognitive", dice Marsh. Questa potrebbe essere una ragione del perché il poliglotta esibisce performance superiori nei compiti di problem solving rispetto a chi parla una sola lingua. Una volta si pensava che questo tipo di benefici fosse evidente solo nelle persone bilingui o trilingui. Questa ricerca, tuttavia, suggerisce che cambiamenti nell'attività cerebrale sono rilevabili anche nelle prime fasi di apprendimento di una nuova lingua. Da qui si sottolinea l'importanza di una corretta educazione allo studio delle lingue nelle scuole e negli studi superiori. Fonte: D. Marsh et al. 2009. Academy of Finland. Brains benefit from multilingualism.
L'umore migliora mangiando meno grassi, non meno carboidratiUna dieta di un anno con poche calorie e pochi grassi sembra più benefica per l'umore rispetto a una con pochi carboidrati e lo stesso numero di calorie, secondo uno studio apparso sulla rivista Archives of Internal Medicine. Le persone obese che perdono peso tendono ad avere uno stato psicologico migliore e un tono dell'umore più elevato, ma il tipo di dieta può contribuire a quest'effetto o annullarlo, secondo l'articolo. "Malgrado le raccomandazioni ufficiali di diete ipocaloriche con pochi grassi e carboidrati per il trattamento dell'obesità, l'esplosione dell'epidemia di questa malattia ha condotto allo studio di regimi calorici alternativi per la riduzione del peso, come ad esempio le diete "ketogeniche" a bassissimo contenuto di carboidrati, che tipicamente raccomandano alte dosi di proteine e grassi - in particolar modo grassi saturi", scrive l'autore. "Mentre studi recenti hanno mostrato che le diete con pochi carboidrati possono essere un'alternativa per la perdita di peso, il loro effetto a lungo termine sull'umore e sulle condizioni psicologiche era stato sinora poco studiato." Il Dr. G.D.Brinkworth del Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation-Food and Nutritional Sciences in Adelaide (Australia) e collaboratori hanno condotto uno studio clinico che coinvolgeva 106 partecipanti obesi, dell'età media di 50 anni. Di questi, 55 sono stati assegnati a caso a una dieta con pochissimi carboidrati e molti grassi, e 51 a un'altra dieta con molti carboidrati e pochi grassi. I cambiamenti di peso, umore, benessere e funzioni cognitive (pensiero, apprendimento a abilità di memoria) sono stati valutati periodicamente durante lo studio e anche dopo. Dopo un anno, la perdita media di peso dei soggetti è stata di 13,7 kg, senza differenze significative fra i due gruppi. Entrambi i gruppi hanno riportato un miglioramento del tono dell'umore dopo le prime 8 settimane di dieta. Ma i miglioramenti di umore durevoli sono stati registrati solo dal gruppo che seguiva la dieta con pochi grassi, mentre l'umore quelli del gruppo con molti grassi è ritornato al loro livello iniziale. "Ciò suggerisce che alcuni aspetti delle diete con pochi carboidrati possano avere effetti dannosi sull'umore che, in un anno, hanno annullato quelli positivi dati dalla perdita di peso", scrivono gli autori. Una delle spiegazioni possibili è che il basso consumo di carboidrati interferisca con le abitudini sociali e culturali, dato che nei paesi occidentali si consuma molto pane e pasta. Altre spiegazioni potrebbero risiedere nell'effetto che carboidrati e grassi hanno sul metabolismo della serotonina, un neurotrasmettitore legato all'umore e alla depressione. Nessuna prova è emersa riguardo a modifiche sulle funzioni cognitive causata delle due diete sperimentate. Fonte: Brinkworth et al. Long-term Effects of a Very Low-Carbohydrate Diet and a Low-Fat Diet on Mood and Cognitive Function. Archives of Internal Medicine, 2009; 169 (20)
Esami: più concorrenti, meno concorrenzaPiù è alto il numero dei partecipanti a un esame, più bassa è la media dei voti. Questo è il risultato di una serie di nuovi studi effettuati da scienziati alla University of Haifa e alla University of Michigan. "È un fatto assodato che vi siano fattori soggettivi che influenzano la nostra motivazione a competere. I nostri studi rivelano che anche fattori oggettivi come la dimensione del gruppo dei concorrenti hanno effetto su tale motivazione", dice il Dr. A. Tor della University of Haifa's Faculty of Law. La serie di studi messa a punto da Tor e S. Garcia, della University of Michigan, era volta a stabilire se un ampio numero di partecipanti avrebbe influenzato la motivazione e la performance dell'individuo, anche in quei casi dove tale numero non avrebbe dovuto influenzare l'importanza soggettiva del superare l'esame. Gli studi sono stati condotti in vari stati degli USA, utilizzando test attitudinali come il SAT per l'ammissione degli studenti ai corsi universitari, tenendo conto di variabili quali le differenze socioeconomiche e demografiche fra stato e stato. Sono anche stati impiegati test psicologici come il Cognitive Reflection Test e test di rapida esecuzione escogitati dagli sperimentatori, e i risultati sono stati sempre gli stessi: nei gruppi più grandi i risultati medi erano peggiori che nei gruppi piccoli. Anzi, in alcuni esperimenti si è fatto credere ai partecipanti di stare competendo con gruppi di varie dimensioni, i cui membri avrebbero però svolto il compito in stanze diverse. Anche in questo caso i risultati sono stati confermati, e quando il partecipante credeva che il gruppo concorrente fosse molto piccolo, non solo otteneva punteggi più alti ma completava il compito più velocemente. Fonte: A. Tor, S. Garcia. 2009. University of Haifa. Exams: More competitors, less competition.
Scienziati decifrano il meccanismo di formazione della memoria a lungo termineRicercatori al Karolinska Institutet hanno scoperto un meccanismo che controlla la capacità del cervello di creare memorie durevoli. In esperimenti con cavie geneticamente modificate è stato possibile accendere e spegnere a volontà la capacità dell'animale di formare tracce di memoria, aggiungendo delle sostanze nella loro acqua da bere. I risultati sono potenzialmente importanti per il trattamento di malattie come l'Alzheimer e l'ictus. "Siamo continuamente inondati di impressioni sensoriali", dice il Prof. L. Olson, capo dello studio, "ma in breve il cervello deve decidere cosa dev'essere immagazzinato e cosa no. Si tratta del meccanismo secondo il quale le fibre nervose vengono alterate, che siamo stati in grado di descrivere." La capacità di convertire nuove impressioni sensoriali in tracce di memoria è alla base di qualunque tipo di apprendimento. Ma mentre molto si sa dei primi stadi di questo processo, che portano a memorie della durata di qualche ora attraverso i segnali biochimici che alterano le connessioni fra neuroni (sinapsi), molto meno noto è il meccanismo che fa sì che questi cambiamenti diventino durevoli e si trasformino in memorie a lungo termine nella corteccia cerebrale. La presente ricerca ha scoperto che un recettore molecolare chiamato nogo receptor 1 (NgR1) sulla membrana cellulare gioca un ruolo chiave in questo processo. Quando le cellule nervose sono attivate, il gene che controlla NgR1 viene disattivato. Il gruppo di ricerca del Prof. Olson ipotizzava che questa disattivazione potesse essere importante nella creazione di memorie a lungo termine. Per verificare quest'ipotesi, hanno creato una cavia con un gene NgR1 addizionale, che potesse restare attivo mentre la sua copia normale veniva disattivato. "In questo modo abbiamo visto che la capacità di ritenere in memoria le informazioni per le prime 24 ore rimaneva normale nella cavia geneticamente modificata", dice il Prof. Olson, "ma che invece aveva serie difficoltà a convertire la memoria a breve termine in memoria a lungo termine, quella che dura per mesi." Per attivare e disattivare il gene addizionale, i ricercatori hanno aggiunto un innocuo additivo alla loro acqua da bere. Quando il gene extra veniva disattivato, la cavia manteneva la normale capacità di formare ricordi a lungo termine. Quando invece il gene veniva attivato, la capacità svaniva. "Sappiamo che colpi alla testa possono provocare nelle persone la perdita del ricordo dei fatti avvenuti una settimana prima dell'incidente, che chiamiamo amnesia retrograda, anche se possiamo ricordare ciò che è successo prima di una settimana. Questo fatto pensiamo che sia allineato con i risultati dei nostri esperimenti", dice A. Karlén, membro del gruppo di ricerca. Gli scienziati sperano che i risultati possano essere utilizzati nello sviluppo di nuovi medicamenti per i deficit di memoria, come quelli legati all'Alzheimer e all'ictus. Farmaci che utilizzino il funzionamento del sistema recettore NgR1 potrebbero migliorare la capacità del cervello di formare memorie a lungo termine. Fonte: A. Karlén, T. E. Karlsson, A. Mattsson, K. Lundströmer, S. Codeluppi, T. M. Pham, C. M. Bäckman, S. O. Ögren, E. Åberg, A. F. Hoffman, M. A. Sherling, C. R. Lupica, B. J. Hoffer, C. Spenger, A. Josephson, S. Brené, & L. Olson. 2009. Nogo receptor 1 regulates formation of lasting memories. PNAS, Online Early Edition, 9-13 November 2009.
Uso di amfetamine in adolescenza può danneggiare memoria di lavoro in età adultaCavie da laboratorio esposte ad alte dosi di amfetamina a un età corrispondente alla tarda adolescenza nell'uomo, mostrano deficit di memoria significativi molto tempo dopo l'esposizione. Il declino della memoria a breve termine e della memoria di lavoro risulta più pronunciato quando la cavia è esposta durante l'adolescenza piuttosto che in età adulta, secondo i ricercatori. "Gli animali che assumono amfetamina in adolescenza mostrano prestazioni più scadenti in compiti che richiedono l'uso della memoria di lavoro, rispetto agli animali che prendono le stesse dosi di amfetamina da adulti", dice il professor J. Gulley, psicologo che ha condotto lo studio insieme a J. Stanis. La preoccupazione è rivolta ai ragazzi che abusano di amfetamine, dice Gulley, che possono assumerne dosi anche molto alte senza nemmeno rendersene conto. "L'adolescenza è il periodo nel quale il cervello continua a svilupparsi sino alla sua forma matura, e l'esposizione alle sostanze in questo periodo così critico può avere conseguenze negative e permanenti. I nostri risultati rivelano che gli adolescenti sono particolarmente sensibili agli effetti sulle funzioni cognitive delle amfetamine (contenute ad esempio nelle droghe sintetiche come l'ecstasy, n.d.t.) e che questi effetti possono persistere una volta che l'uso è cessato." Fonte: J. Gulley and J. Stanis. 2009. University of Illinois at Urbana-Champaign. Amphetamine Use In Adolescence May Impair Adult Working Memory.
Utenti di internet principianti sviluppano fortemente funzioni cerebrali dopo una sola settimanaScienziati della UCLA hanno trovato che adulti di mezza età o più anziani, con poca o nessuna esperienza nell'uso di internet, sono riusciti a sviluppare in maniera notevole funzioni cerebrali come quelle di controllo delle decisioni e del ragionamento complesso, dopo una sola settimana di navigazione nel web. I risultati sono stati pubblicati al convegno di ottobre della Society for Neuroscience, e suggeriscono che imparare a usare internet può stimolare importanti schemi di attivazione cerebrale e la cognizione, nell'adulto e nell'anziano. Via via che il cervello invecchia, avvengono alcuni cambiamenti funzionali e strutturali come atrofia, riduzione nell'attività delle cellule e aumento dei depositi di placche amiloidi, che possono interferire con le funzioni cognitive. I ricercatori hanno mostrato che la stimolazione cerebrale come quella che avviene negli utenti assidui di internet può influenzare l'efficienza dell'elaborazione cognitiva e modificare il modo nel quale il cervello codifica le nuova informazioni. "Abbiamo trovato che le persone anziane con minima esperienza, effettuando ricerche in internet anche per un periodo relativamente breve, possono modificare il funzionamento del loro cervello e aumentarne la funzionalità", dice G. Small, leader dello studio e professore di psichiatria alla UCLA. G. Small et al. 2009. University of California - Los Angeles. First-time Internet Users Find Boost In Brain Function After Just One Week.
Genitori fuori controllo? Studio suggerisce legame fra memoria di lavoro ed educazione reattivaTutti ci siamo trovati qualche volta in situazioni nelle quali eravamo così frustrati o arrabbiati da perdere il controllo e scattare con qualcuno senza riflettere. Questo scattare, una reazione negativa, accade quando non riusciamo a controllare le nostre emozioni. Fortunatamente di solito siamo abbastanza bravi a regolarci ed autocontrollarci nei comportamenti. La memoria di lavoro è cruciale per il controllo delle emozioni. Essa ci permette di considerare le informazioni che abbiamo a disposizione e a ragionare velocemente quando dobbiamo decidere se fare qualcosa oppure, viceversa, a reagire automaticamente senza pensare. Per i genitori è particolarmente importante mantenere il sangue freddo di fronte ai bambini, quando questi non si comportano bene. Queste situazioni possono costituire una vera e propria sfida e a volte i genitori non riescono a fare a meno di reagire in maniera negativa quando si supera il limite. Tuttavia questo tipo di reazioni negative, quando diventano croniche e ripetitive, sono una delle principali cause che portano ad abusi, ed inoltre rinforzano nel bambino il comportamento indesiderato. E per evitare tutto ciò, i genitori devono riuscire a regolare i loro stessi pensieri ed emozioni. In uno studio gli psicologi K. Deater-Deckard e M.D. Sewell della Virginia Polytechnic Institute and State University, S.A. Petrill della Ohio State University e L.A. Thompson della Case Western Reserve University hanno indagato se esista qualche relazione fra memoria di lavoro e reazioni genitoriali negative. I soggetti di quest'esperimento erano madri di gemelli dello stesso sesso. I ricercatori hanno visitato la casa dei partecipanti e videoregistrato ogni madre mentre interagiva separatamente con ciascun gemello, mentre questi partecipavano a due compiti frustranti predisposti dagli sperimentatori. Dopodiché le madri completavano una batteria di test che misuravano varie abilità di tipo cognitivo, inclusa la memoria di lavoro. I risultati, riportati nella rivista Psychological Science, della Association for Psychological Science, rivelano che le madri che reagivano in modo peggiore ai comportamenti frustranti dei figli erano quelle che possedevano le più scarse abilità di memoria di lavoro. I ricercatori ipotizzano quindi che le madri con una memoria di lavoro peggiore reagiscono in malo modo perché sono meno capaci di controllare cognitivamente le loro emozioni e comportamenti durante le interazioni con i figli. Essi concludono sostenendo che ogni intervento volto a migliorare le capacità genitoriali potrebbe essere più efficace se includesse delle strategie che migliorassero la memoria di lavoro dei genitori. Fonte: K. Deater-Deckard, M.D. Sewell, S.A. Petrill and L.A. Thompson. 2009. Association for Psychological Science. Parents gone wild? Study suggests link between working memory and reactive parenting.
I giovani che fanno esercizio fisico hanno un QI più altoI giovani in forma hanno un quoziente d'intelligenza (QI) più alto e hanno più probabilità di iscriversi all'università, secondo un ampio studio condotto alla Sahlgrenska Academy e al Sahlgrenska University Hospital. I risultati sono stati pubblicati di recente nei Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS). Lo studio ha coinvolto 1.2 milioni di maschi svedesi mentre svolgevano il servizio militare, nati fra il 1950 e il 1976. Il gruppo di ricerca ha analizzato i risultati sia del QI sia di test fisici quando i soggetti sono stati arruolati. Lo studio mostra una chiara relazione fra buona forma fisica e migliori risultati ai test di efficienza intellettiva. La relazione più forte si ha con i test di pensiero logico e comprensione verbale. Ma solo la buona forma è correlata con il QI, non la forza fisica. "Essere in forma significa avere una buona capacità cardiaca e polmonare e quindi che il cervello viene abbondantemente ossigenato", dice M. Nillson, professore alla Sahlgrenska Academy e dirigente medico al Sahlgrenska University Hospital. "Questa potrebbe essere la ragione del perché assistiamo a un chiaro legame con la forma ma non con la forza muscolare. Stiamo osservando che anche altri fattori di crescita sono importanti". Analizzando dati di gemelli, i ricercatori sono riusciti a determinare che il legame fra forma fisica e QI più alti è dato primariamente da fattori ambientali e non genetici. "Abbiamo anche visto che i giovani che migliorano la forma fisica fra 15 e 18 anni migliorano la loro performance cognitiva", dice M. Åberg, ricercatrice alla Sahlgrenska Academy e medico allo Åby Health Centre. "Per questo motivo, l'educazione fisica dev'essere considerata un argomento di primaria importanza nelle scuole, ed è una necessità assoluta se vogliamo ottenere buoni risultati in matematica e altre materie teoriche". I ricercatori hanno poi confrontato i risultati dei test di forma fisica con le condizioni socio-economiche future dei soggetti. Quelli che erano in forma a 18 anni hanno avuto più probabilità di ottenere titoli di studio più elevati e impieghi più qualificati. Fonte: M. Nillson and M. Åberg. 2009. University of Gothenburg. Young adults who exercise get higher IQ Scores.
I motori di ricerca sono una fonte d'apprendimentoL'uso dei motori di ricerca non fa solo parte della nostra routine giornaliera, sta anche diventando parte del modo in cui apprendiamo, secondo alcuni ricercatori. Gli studiosi hanno tentato di scoprire i meccanismi cognitivi sottostanti al processo ricerca effettuato dagli utenti attraverso i motori. Hanno esaminato le abitudini di 76 partecipanti, durante l'esecuzione di un totale di 426 compiti di ricerca, scoprendo che i motori sono usati soprattutto per la verifica della conoscenza dell'utente, ovvero costituiscono una vera e propria parte del processo di acquisizione della conoscenza, piuttosto che una semplice ricerca d'informazioni. Hanno anche scoperto che lo stile di apprendimento della persona può influenzare il modo in cui questa usa il motore di ricerca. "I nostri risultati suggeriscono che chi naviga lo web non cerca semplicemente informazioni", dice J. Jansen, professore associato di scienze dell'informazione e tecnologia. "Invece, abbiamo scoperto che gli utenti utilizzano delle semplici espressioni di ricerca per supportare i loro bisogni d'informazione, e quindi d'apprendimento." Fonte: J. Jansen and B. Smith. 2009. Penn State. Search engines are source of learning.
Le persone orientate al futuro prendono decisioni migliori sulla propria saluteQuando scocca la mezzanotte dell'ultimo dell'anno e decidiamo se prendere o meno un'altro calice di spumante, la nostra decisione potrebbe essere influenzata dalla prospettiva che abbiamo verso il futuro. Un paio di ricercatori della Kansas State University hanno scoperto che le persone con tendenza a pensare a lungo termine prendono più facilmente decisioni positive riguardo alla propria salute, sia che si tratti del bere, del mangiare o di usare degli occhiali da sole. "Se siete più disposti ad aspettare di avere una gallina domani piuttosto che l'uovo oggi, significa che la vostra mente è più orientata al futuro che al presente", dice J. Daugherty, dottorando in psicologia e autore dello studio. "Quindi avrete più probabilità di praticare esercizio fisico e meno di fumare o bere." I ricercatori hanno posto ai soggetti domande come: "Preferiresti avere 35 dollari oggi, oppure 45 dollari fra un mese?", oppure chiesto loro di valutare affermazioni come: "Sono disposto a sacrificare la mia soddisfazione o felicità immediata in vista di risultati futuri più importanti." I soggetti sono poi stati sottoposti a un secondo questionario che indagava sulle loro abitudini alimentari, sull'attività fisica, sull'uso di fumo e alcol e sulle precauzioni prese rispetto alle minacce alla loro salute, come colesterolo e AIDS. È emerso che le persone che hanno dato più risposte orientate al futuro nel primo questionario hanno dato anche più risposte che rivelavano comportamenti salutari nel secondo questionario. "C'è un sacco di potenziale per aiutare le persone a prendere decisioni migliori riguardo alla propria salute", dice Brase, professore associato di psicologia e co-autore dello studio. "Le persone molto orientate al presente riescono ad attuare meglio un cambiamento se riescono a scorgerne subito il vantaggio. Quindi se qualcuno si rivolge a uno specialista per una dieta, questi potrebbe misurare la sua prospettiva del senso del tempo e adattare così il programma di perdita di peso in modo più calzante alle caratteristiche del paziente." Analogamente alle pubblicità degli attrezzi ginnici, dove si afferma che esercitandosi per 20 minuti al giorno varie volte la settimana si vedranno presto dei risultati, con queste persone è necessario promuovere l'idea che facendo piccole cose si possono ottenere già dei vantaggi immediati. Fonte: J. Daugherty and G. Brase. 2009. Kansas State University. Psychologists show that future-minded people make better decisions for their health.
Il calcio combatte la depressionePur costituendo un gruppo significativamente a rischio, i giovani maschi sono quelli che meno cercano aiuto professionale quando sono sotto stress o hanno idee suicide. Il programma pilota Back of the Net (dietro alla rete) negli USA fa uso del calcio e di sedute psicoterapeutiche per contrastare con successo i sintomi depressivi nei giovani. Quest'alternativa potrebbe costituire un percorso a basso costo rispetto alle tradizionali cure psicologiche/psichiatriche. I risultati sono stati riportati da S. McArdle, della Dublin City University, alla Annual Conference of the British Psychological Society's Division of Clinical Psychology. Il Dr. McArdle e colleghi hanno studiato 104 maschi sedentari fra i 18 e i 40 anni di età. I soggetti sono stati assegnati a 3 gruppi: nel primo venivano loro assegnati degli esercizi fisici individuali, nel secondo i soggetti si riunivano in squadre e giocavano a calcio e si sottoponevano a delle sedute di psicoterapia, mentre nel terzo gruppo - di controllo - non si faceva nessun esercizio. Nel secondo gruppo - quello del calcio - si faceva uso di metafore calcistiche per far riferimento alle situazioni problematiche della vita. I partecipanti ai 3 gruppi sono stati valutati alla fine del programma e 8 settimane dopo. I risultati sono stati che in entrambi i gruppi 1 e 2 si sono avute delle riduzioni significative dei sintomi depressivi. Ma il vantaggio dell'uso del gioco del calcio consiste nel fatto che esso è molto popolare in molti paesi e presenta meno barriere di accesso rispetto ad altri tipi di sport. Inoltre, molti giovani trovano più allettante giocare a calcio piuttosto che svolgere esercizi individuali. Fonte: S. McArdle et al. 2009. British Psychological Society (BPS). Football (soccer) fights depression.
Ne vale la pena? Non se sei depressoLa ricerca indica che la mancanza di desiderio per il piacere potrebbe stare alla radice della sintomatologia del disturbo depressivo maggiore. Secondo una ricerca condotta dagli psicologi M. Treadway e D. Zald e pubblicata sulla rivista PloS One, una ridotta attività di elaborazione cerebrale delle ricompense, che è uno dei sintomi centrali nella depressione, è legata a una minor volontà di ricerca delle ricompense stesse. La ridotta motivazione a cercare le esperienze piacevoli, conosciuta come anedonia, è uno dei sintomi primari del disturbo depressivo maggiore. L'anedonia risponde meno alle cure con antidepressivi e spesso persiste dopo che gli altri sintomi iniziano ad attenuarsi. Tuttavia, comprendere i diversi aspetti dell'anedonia - il desiderio di fare delle esperienze piacevoli rispetto allo sperimentare il piacere - è stato sinora difficile, negli esseri umani. "Negli ultimi 15 anni circa i modelli animali hanno evidenziato che il neurotrasmettitore dopamina, il cui ruolo nel trattamento delle ricompense è noto da tempo, è coinvolto nel desiderio e nella motivazione, ma non necessariamente nel piacere", dice Treadway. "Ad oggi la ricerca sull'elaborazione delle ricompense negli individui con anedonia si è concentrato sul piacere della ricompensa, piuttosto che sul valutare la spinta ad attivarsi per trovarlo. Noi pensiamo invece che questa sia la strada da percorrere." Durante gli esperimenti, i ricercatori hanno trovato che i soggetti con anedonia erano meno motivati a compiere delle scelte che richiedevano sforzi maggiori in vista di ricompense maggiori, particolarmente quando queste ultime erano incerte. Ciò depone a favore del modello teorico che lega l'anedonia a bassi livelli di dopamina. "Concentrandoci sul legame fra anedonia e motivazione, i nostri studi suggeriscono che sarà possibile capire meglio come anche l'anedonia possa rispondere al trattamento." Fonte: M. Treadway and D. Zald. 2009. Vanderbilt University. Worth The Effort? Not If You're Depressed.
Alta assunzione di caffeina legata all'insorgenza di allucinazioniUn alto consumo di caffeina potrebbe essere legato a una maggior tendenza ad avere allucinazioni, secondo uno studio recente. Le persone che prendono molto caffè, tè e drink energetici a base di caffeina sono più soggette a esperire allucinazioni, come udire voci e vedere cose che non esistono, secondo lo studio della Durham University. Chi consuma l'equivalente di più di sette caffè espressi al giorno ha una probabilità tre volte maggiore di udire una voce quando nessuno sta parlando, rispetto a chi prende al massimo una tazzina al giorno. I ricercatori dicono che questo risultato contribuirà a chiarire meglio gli effetti dell'alimentazione sulle allucinazioni. Fonte: Durham University. 2009. High Caffeine Intake Linked To Hallucination Proneness.
I bambini sculacciati hanno più successo da adultiUna clamorosa e controversa ricerca americana afferma che i bambini sculacciati dai loro genitori crescerebbero più felici e avrebbero più successo da adulti di quelli che non sono mai stati puniti. Sembra che i bambini sculacciati prima di raggiungere i sei anni vadano meglio a scuola da adolescenti, e che abbiano più buona volontà di lavorare e di frequentare l'università di quelli che non hanno mai ricevuto alcun tipo di punizione fisica. Ma lo studio rivela anche che i bambini puniti dopo i sei anni avrebbero più probabilità di esibire problemi comportamentali, come ad esempio rimanere coinvolti in risse. La disciplina genitoriale che fa uso di punizioni fisiche è proibita in 20 paesi europei, come Germania, Spagna e Olanda. In Inghilterra sono permesse delle "ragionevoli punizioni" fra le mura domestiche a patto che non lascino alcun segno. Ma lo studio di Marjorie Gunnoe, professore di psicologia al Calvin College nel Michigan, afferma di non aver trovato prove che gli sculaccioni danneggino i bambini. "L'affermazione che i bambini non debbano essere sculacciati per non danneggiarli è insostenibile", dice Gunnoe. "Credo che gli sculaccioni siano uno strumento pericoloso, ma che ci siano momenti in cui sia appropriato usarlo. Certamente non in ogni circostanza." La Gunnoe ha intervistato 2600 persone sulle punizioni che avevano ricevuto da piccoli, un quarto delle quali non era mai stata punita. Le risposte dei partecipanti sono state poi confrontate con i loro comportamenti come il successo negli studi, l'ottimismo, il comportamento antisociale, la violenza ed episodi depressivi. Gli adolescenti partecipanti allo studio che sono stati sculacciati fra i 2 e i 6 anni hanno ottenuto punteggi migliori in tutti i parametri misurati. Quelli sculacciati fra i 7 e gli 11 anni hanno avuto punteggi peggiori riguardo ai comportamenti, ma a scuola andavano abbastanza bene. Gli adolescenti che tutt'ora venivano sculacciati hanno ottenuto i punteggi peggiori su tutte le scale. L'esperta di educazione Penelope Leach è però in disaccordo con i risultati. "Niente di buono può venire dal picchiare i bambini", dice. "Io non credo a quest'idea che i bambini imparino i buoni comportamenti prendendo botte. La legge dice che un adulto che picchia un adulto commette un reato e i bambini dovrebbero essere protetti allo stesso modo. Anche i bambini sono persone." Ma lo psicologo Aric Sigman dice: "L'idea che gli sculaccioni e la violenza stiano su uno stesso continuum è bizzarra e non rende conto di ciò che la punizione significa per la maggior parte dei genitori. Se data con giudizio e da un genitore normalmente affezionato e sensibile verso il proprio bambino, non c'è motivo di perseguirlo. Un genitore sa che differenza c'è fra uno sculaccione e un pugno in faccia." Due anni fa la Gran Bretagna è stata aspramente criticata dall'Unione Europea per non aver bandito gli sculaccioni domestici dal proprio ordinamento giuridico, dopo che gli esperti avevano affermato trattarsi di un vero e proprio abuso. E anche il grande pubblico, in questo paese, sembra essere d'accordo: un recente sondaggio afferma che il 71% dei genitori sarebbe a favore di un cambio delle leggi che abolisca gli sculaccioni. Fonte: Articolo apparso il 04/01/10 sulla rivista inglese "MailOnline" (http://www.dailymail.co.uk/news/article-1240279/Children-smacked-young-likely-successful-study-finds.html) a cura di Daniel Martin. I commenti dei lettori online a quest'articolo sono stati i più vari: da chi afferma di "vergognarsi di essere inglese" a chi confessa che: "I miei genitori hanno fanno benissimo a punirmi e li ringrazio, se non fosse stato per loro oggi avrei preso una brutta strada. Avevo bisogno di essere punito". Ma il commento forse più significativo è di un lettore che nota come in tutte le specie animali i genitori "regolano" la propria prole quando questa non si comporta come dovuto. "È una cosa perfettamente naturale, e fa sì che i figli non si trasformino in adulti viziati e arroganti".
Chi apprende visivamente converte le parole in immagini nel cervelloUno studio psicologico della University of Pennsylvania rivela che le persone che apprendono in maniera visiva hanno la tendenza a convertire in immagini le informazioni presentate in forma verbale, e viceversa. Ovvero chi apprende meglio dalle parole converte mentalmente le immagini ricevute in parole. Più un individuo è classificabile come "visivo", più quell'individuo attiva la sua corteccia visiva mentre legge un testo, e anche l'opposto appare vero dallo studio. Ricerche successive potranno basarsi su questi risultati e riuscire a determinare se lo stile cognitivo di apprendimento - visivo o verbale - è innato o può essere appreso. A seconda della flessibilità con cui è possibile adottare un certo stile, un insegnante potrebbe utilizzare uno stile o l'altro per migliorare l'apprendimento dello studente. Si è creduto per molto tempo che la propensione verso uno stile visivo o verbale influenzasse la qualità dell'apprendimento dei bambini e il ragionamento da adulti. Tuttavia, allo stato attuale delle conoscenze non esiste conferma a quest'ipotesi. Fonte: T. Schill, D. Kraemer and L. Rosenberg. 2009 University of Pennsylvania. Visual Learners Convert Words To Pictures In The Brain And Vice Versa, Says Psychology Study.
Il risultato inaspettato è fondamentale nell'apprendimentoLa sensibilità del cervello umano agli eventi inaspettati ha un ruolo fondamentale nella capacità di adattarsi e imparare nuovi comportamenti, secondo il nuovo studio di una squadra di psicologi e neuroscienziati della University of Pennsylvania. Utilizzando un gioco di carte computerizzato e osservando l'attività neurale del cervello dei soggetti, lo studio pubblicato a marzo nella rivista Science suggerisce che i neuroni di un'area particolare (substantia nigra) modulano l'apprendimento tenendo conto della discrepanza fra il risultato atteso e il risultato reale del compito che stiamo svolgendo. "Questo studio è il primo a confermare il ruolo di queste aree nervose negli schemi di rinforzo, che includono l'apprendimento, le dipendenze da sostanze e i disturbi che riguardano i comportamenti di ricompensa", dice K. Zaghloul, leader dello studio e post-dottoranda alla Penn's School of Medicine. "Rispondendo ad esempio a ricompense monetarie inattese, queste parti del cervello sembrano aumentare le probabilità che il comportamento appena eseguito venga ricordato e rimesso in atto più frequentemente in futuro." L'apprendimento, in passato studiato soprattutto negli animali, sembra avvenire quando queste aree nervose - contenenti soprattutto neuroni dopaminergici - vengono attivate in risposta alle ricompense inattese e disattivate quando la ricompensa attesa non arriva. In parole più semplici, una vincita fortunata viene ricordata meglio di una probabile perdita. "In modo simile alla teoria economica dei mercati efficienti, secondo la quale i mercati rispondono agli eventi inattesi mentre gli eventi attesi non hanno effetti, abbiamo trovato che il cervello degli esseri umani sembra essere costruito proprio in questo modo razionale: si attiva quando succede qualcosa di inatteso, ma non quando le cose sono prevedibili", dice M.J. Kahana, coautore senior e professore di psicologia alla Penn's School of Arts and Sciences. Fonte: K.A. Zaghloul, J.A. Blanco, C.T. Weidemann, K. McGill, J.L. Jaggi, G.H. Baltuch, and M.J. Kahana. 2009. University of Pennsylvania. 'The Unexpected Outcome' Is A Key To Human Learning. (Also by the same authors: Human Substantia Nigra Neurons Encode Unexpected Financial Rewards. Science, 2009; 323 (5920): 1496 DOI: 10.1126/science.1167342).
L'effetto di una buona educazione dura per generazioniUn nuovo studio che ha seguito tre generazioni di famiglie nell'Oregon mostra che un'educazione positiva che includa fattori come vicinanza emotiva, controllo delle attività dei bambini, coinvolgimento e coerenza nella disciplina, non solo ha un effetto positivo sugli adolescenti ma anche sul modo nel quale questi cresceranno a loro volta i propri figli. Lo studio è il primo di questo tipo ed è iniziato nel 1984 per opera del Dr. D. Kerr, assistente professore di psicologia alla Oregon State University. Sono stati esaminati i resoconti di 206 ragazzi considerati "a rischio" per delinquenza giovanile. I ragazzi, che frequentavano allora le elementari, sono stati intervistati e osservati, come pure i loro genitori, per capire che tipo di educazione stessero ricevendo. Dal 1984 a oggi i ragazzi si sono incontrati regolarmente con i ricercatori, dall'età di 9 anni sino a circa 33 anni. Via via che crescevano e formavano le loro famiglie i loro partner e i loro figli entravano a far parte dello studio. In tal modo i ricercatori hanno potuto osservare come le esperienze d'infanzia degli adulti di oggi stessero influenzando il loro modo di educare. "Questo studio è particolarmente importante, perché eravamo già stati in grado d'identificare i fattori che fanno sì che comportamenti a rischio e modi inadatti di educare i figli si trasmettano da generazione a generazione", dice D. Capaldi, coautore dello studio. "Il Prof. Kerr ha ora dimostrato in che modo è possibile esercitare anche un'influenza intergenerazionale positiva." È importante, infatti, sottolineare quanto segue. Kerr, dati alla mano, sostiene che la comune convinzione secondo la quale i metodi educativi si apprendono dai propri genitori, è in generale falsa. Il legame fra ciò che una persona sperimenta nell'infanzia e ciò che farà come genitore è piuttosto debole. "Invece, ciò che abbiamo scoperto è che i metodi educativi 'negativi', come l'ostilità e la mancanza di coerenza, diventano problemi nella generazione successiva non per osservazione e apprendimento, ma perché permettono ai comportamenti problematici di prendere piede durante l'adolescenza", dice Kerr. "Per esempio, se si tenta di controllare il proprio bambino mediante rabbia e minacce, lui imparerà a trattare allo stesso modo i suoi compagni, gli insegnanti, il partner e alla fine i suoi stessi figli. Se non ci prendiamo in prima persona la responsabilità d'insegnare ai nostri figli come funziona il mondo, qualcun'altro se ne farà carico. Solo che alcune di queste lezioni potranno avere a che fare con delinquenza e stili di vita incompatibili con l'essere un buon genitore." Il precedente lavoro di questi ricercatori aveva mostrato che i bambini sottoposti ad alti livelli di educazione negativa hanno più probabilità di diventare antisociali o delinquenti da adolescenti. I ragazzi che avevano queste caratteristiche spesso erano diventati genitori inefficaci e incoerenti, con figli più problematici. "Sapevamo già che queste influenze negative possono essere molto forti", dice Kerr. "Ciò che ci ha sorpreso è stata la conferma che anche quelle positive possono esserlo altrettanto. Un'educazione positiva non significa solo assenza d'influenza negativa, ma include l'assumere un ruolo attivo nella vita del bambino." I ricercatori hanno visto che i bambini con genitori che tenevano d'occhio il loro comportamento, erano coerenti con le regole ed erano disponibili e affezionati, avevano più probabilità di avere relazioni soddisfacenti con i loro pari, di frequentare la scuola con maggior impegno e di avere una miglior autostima. "Quindi ciò che costituisce una buona genitorialità non è soltanto la protezione contro i cattivi comportamenti, ma insegnare un modo corretto di relazionarsi agli altri durante l'adolescenza, in modo da influenzare positivamente anche la relazione con il partner e i futuri figli", dice Kerr. "Questa ricerca mostra che se parliamo del valore della prevenzione, dovremmo avere una visuale ancora più ampia di quella ingenua e diffusa. Possiamo ora renderci effettivamente conto che cambiamenti di educazione possono avere un effetto non solo sui figli ma anche sui nipoti." Fonte: D. Kerr, D. Capaldi et al. 2009. Oregon State University. Impact Of Positive Parenting Can Last For Generations.
Campagne della salute che promuovono l'esercizio fisico possono far mangiare ancora di piùUna nuova ricerca della University of Illinois suggerisce che le campagne per promuovere la perdita di peso e l'esercizio fisico possono finire per far mangiare di più le persone. I ricercatori hanno visto che chi è stato sottoposto alla visione di poster che dicevano: "Iscriviti in palestra" oppure: "Fai una camminata", hanno mangiato più cibo dopo aver visto i poster rispetto ad altre che hanno visto poster simili ma con messaggi neutri come: "Fai nuove amicizie" oppure: "Unisciti a un gruppo". Anche la visione subliminale (inconsapevole) di parole che incoraggiavano l'attività e l'esercizio hanno avuto un effetto simile, dice D. Albarracín, professoressa di psicologia alla UI e capo della ricerca. "Coloro che hanno visto i messaggi per l'esercizio hanno mangiato un terzo in più rispetto alle persone che non li hanno visti", dice Albarracín. "Chi è stato esposto ai messaggi subliminali di attività mentre svolgeva un compito al computer ha mangiato il 20% in più di chi è stato esposto a parole con contenuto neutro." Lo studio è apparso sulla rivista Obesity, proseguendo gli studi della Prof.ssa Albarracín che suggeriscono che l'esposizione a messaggi d'incitamento all'attività possono far comportare in svariati modi, alcuni dei quali possono avere conseguenze negative. Chi è preposto al progetto delle campagne pubblicitarie è convinto di dover tentare in ogni modo di cambiare i comportamenti dei fruitori, dice Albarracín, mentre si dovrebbe tener presente che qualunque cosa venga comunicata è probabile che influenzi non solo ciò che si vorrebbe cambiare, ma anche altri comportamenti anche poco connessi con quelli intesi. Fonte: D. Albarracín et al. 2009. University of Illinois at Urbana-Champaign. Health Campaigns That Promote Exercise May Cause People To Eat More.
Videogiochi: corse, spari e fiammate per migliorare le abilità visuali e spazialiNatale è appena trascorso. Forse avete regalato una Wii, una Playstation o una Xbox ai vostri figli, una di quelle popolari console adrenaliniche per giocare, e forse prima vi sarete chiesti: "Cosa devo fare? Ci sarà qualcosa di buono in tutte quelle ore che i ragazzi trascorrono ipnotizzati da quegli affari?" Secondo uno studio di Current Directions in Psychological Science, una rivista in associazione con la Association for Psychological Science, i videogiocatori assidui sono dei veloci e precisi processori d'informazioni non solo durante il gioco, ma anche nelle situazioni della vita reale. Nello studio, gli psicologi della University of Rochester Matthew Dye, Shawn Green e Daphne Bavelier hanno studiato tutta la letteratura disponibile sui video giochi, ottenendone dei risultati inaspettati. Ad esempio, hanno visto che i giocatori più avidi sono veloci non solo nel loro gioco preferito, ma anche in tutta una serie di esperimenti di laboratorio basati sui tempi di reazione. Gli scettici riconoscono che i giocatori sono veloci, sostenendo però che diventano meno precisi via via che la velocità del gioco aumenta. Dye e colleghi hanno trovato proprio l'opposto. I giocatori non perdono precisione - sia nel gioco che nei test di laboratorio - quando vanno più veloci. Gli scienziati sono convinti che questi risultati siano dovuti a un miglioramento della cognizione visiva. Giocare ai videogiochi aumenta la performance nelle abilità di rotazione visiva, nella memoria visiva e spaziale e nei compiti che richiedono attenzione divisa. Gli scienziati concludono che allenarsi nei videogiochi può servire a ridurre le differenze fra i sessi per quanto riguarda la cognizione visuo-spaziale e addirittura contrastare il declino cognitivo dovuto all'età. Tutti a giocare con i propri figli, quindi. Fonte: M. W. G. Dye, C. Shawn Green, Daphne Bavelier. 2009. Increasing Speed of Processing With Action Video Games: Processing Speed and Video Games. Current Directions in Psychological Science, 2009; 18 (6): 321 DOI: 10.1111/j.1467-8721.2009.01660
I disturbi mentali potrebbero essere più comuni di quanto pensiamoLa prevalenza di depressione, ansia e dipendenza da sostanze potrebbe essere il doppio di quella che la comunità dedicata alla salute mentale ci ha fatto credere. Tutto dipende da cosa si misura. Gli psicologi della Duke University T. Moffitt e A. Caspi, insieme a colleghi del Regno Unito e della Nuova Zelanda, hanno usato uno studio longitudinale su più di 1000 neozelandesi dalla nascita sino all'età di 32 anni, e sono arrivati alla conclusione che le persone omettono largamente di riportare i disturbi mentali dei quali hanno sofferto quando viene loro chiesto di ricordare ciò che era successo, anni dopo. Ma i resoconti individuali costituiscono la base di gran parte di ciò che sappiamo sull'incidenza di ansia, depressione e uso di sostanze come alcol e hashish. E gli studi longitudinali come questo sono rari e dispendiosi, dice Moffitt. "Se inizi con un gruppo di bambini e li segui lungo la loro vita, presto o tardi quasi tutti avranno uno di questi disturbi", dice Moffitt, professore di psicologia e neuroscienze alla Duke University. Il Great Smoky Mountains Study è un altro studio similare che ha seguito 1400 bambini americani dall'età di 9-13 anni sino quasi ai 30 anni, trovando risultati pressoché uguali, dice J. Costello, professore di psicologia clinica alla Duke e autore dello studio. "Credo che dovremo abituarci all'idea che i disturbi psichici sono davvero molto comuni", dice Costello. "La gente cresce menomata, non trattata e al di sotto della loro piena capacità perché stiamo ignorando questo fatto." Questi studi hanno riscontrato un'incidenza della depressione dal 18% al 41% dai 18 ai 32 anni, e dal 17% al 32% di dipendenza da alcol nella stessa fascia di età, ma sono stati severamente criticati perché cifre come queste parevano troppo alte e poco realistiche. La V^ edizione del Manuale Diagnostico dei Disturbi Psichiatrici più diffuso, il DSM-IV, rivedrà le linee guida e i criteri diagnostici per la classificazione e la diagnosi delle malattie, dice Moffitt, che fa parte del comitato. Fonte: T. Moffitt & A. Caspi. Duke University. 2009. Common Mental Disorders May Be More Common Than We Think.
Rischio genetico verso l'uso di sostanze può essere neutralizzato dal supporto genitorialeUn fattore di rischio genetico che predispone all'uso di sostanze può essere neutralizzato da un alto livello di coinvolgimento e supporto da parte dei genitori, secondo uno studio della University of Georgia. Lo studio è il primo a esaminare nel tempo un gruppo di giovani, per scoprire come il fattore di rischio genetico interagisce con l'ambiente nell'influenzarne il comportamento. "Abbiamo trovato che dei genitori attenti e supportivi possono sconfiggere completamente il rischio genetico verso l'uso di sostanze stupefacenti", dice il coautore G. Brody, professore alla UGA. "Questo è un risultato molto incoraggiante, che mostra tutto il potere dell'educazione ricevuta in famiglia." Brody e i suoi colleghi, che includono psicologi e psichiatri, si sono focalizzati sul gene noto come 5HTT coinvolto nel trasporto della serotonina cerebrale. La maggior parte delle persone hanno due copie della versione lunga del gene, ma gli individui con una o due copie della versione corta del gene sono stati riscontrati in diversi studi come più predisposti verso il consumo di alcool e altre sostanze, e con livelli maggiori d'impulsività e comportamenti a rischio. I ricercatori hanno intervistato 253 famiglie afro-americane nella Georgia rurale, su un periodo di 4 anni. Dopo aver ottenuto il consenso informato dai genitori, ne hanno raccolto campioni di saliva per effettuare i test genetici. I ricercatori hanno visto che circa il 60% del campione aveva due copie della versione lunga del gene, mentre il restante 40% aveva una o due copie della versione corta, che fa aumentare il rischio. Come ci si aspettava, l'uso di sostanze è stato basso all'età di 11 anni ed è aumentato via via con l'età. A 14 anni il 21% dei giovani aveva fumato sigarette, il 42% faceva uso di alcool, il 5% beveva fortemente e il 5% faceva uso di hashish. Fra i giovani ad alto rischio genetico, quelli che hanno ricevuto bassi livelli di supporto dai genitori hanno aumentato l'uso di sostanze a una velocità 3 volte maggiore di quelli che hanno ricevuto alti livelli di supporto. Ma il dato più importante è che fra tutti i giovani che hanno ricevuto un alto livello di supporto dai genitori, la differenza nell'uso di sostanze è stata trascurabile indipendentemente dal fattore di rischio genetico. "Nelle famiglie caratterizzate da relazioni buone e stabili fra genitori e figli, l'effetto del rischio genetico è essenzialmente nullo", dice S. Beach, coautore e professore di ricerca emerito al Dipartimento di Psicologia della UGA. "Con questo studio e altri precedenti che si sono focalizzati su altri fattori di rischio, come la povertà, abbiamo trovato che in molti casi la maniera migliore di aiutare i ragazzi è aiutare le famiglie a diventare più resilienti." Il supporto genitoriale è uno strumento potente e relativamente semplice da usare. Alcuni esempi: passare regolarmente del tempo con i figli, comunicare con loro per capire cosa fanno, fornire supporto emotivo e aiutarli nei loro compiti. Fonte: G. Brody, S. Beach et al. 2009. University of Georgia. Genetic Risk For Substance Use Can Be Neutralized By Good Parenting.
L'aiuto sbagliato dei genitori può peggiorare il disturbo ossessivo-compulsivo dei figliPer la maggior parte dei genitori lenire l'ansia dei figli fa parte del quotidiano. Ma nel caso di figli affetti da disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) lenire l'ansia e fornire aiuto nei comportamenti legati al disturbo può portare ad aggravarne i sintomi. Spesso i genitori di figli con DOC li aiutano a completare i loro rituali legati all'ossessione, come lavarsi spesso o controllare porte e rubinetto del gas. Gli aiuti forniti possono consistere nel semplice rassicurare il ragazzo che le sue mani sono pulite o che la porta è chiusa. "I genitori lo fanno perché è ciò che farebbero i genitori di figli senza DOC", dice L. Merlo, assistente professore di psichiatria e capo di uno studio pubblicato nel Journal of Consulting and Clinical Psychology. "Se vostro figlio è arrabbiato, cercate di confortarlo. Ma nel caso di un figlio con DOC ogni aiuto contribuisce a rinforzare il disturbo, perché l'aiuto conferma nella mente del ragazzo che esiste un disturbo e che c'è bisogno di aiuto." Circa 1 su 200 fra bambini e adolescenti è affetto da DOC negli Stati Uniti, secondo un rapporto della American Academy of Child & Adolescent Psychiatry. Fonte: L. Merlo et al. 2009. University of Florida. Wrong Type Of Help From Parents Could Worsen Child's Obsessive-compulsive Disorder.
La personalità influenza il successo riproduttivoUn recente studio pubblicato nella rivista Journal of Personality rivela che la personalità in adolescenza predice il successo riproduttivo nell'età adulta. I risultati mostrano che gli adolescenti di entrambi i sessi con tratti di personalità socialmente dominanti hanno più probabilità di avere figli da adulti. M. Jokela e L. Keltikangas-Jarvinen hanno esaminato l'impatto di quattro sub-fattori di personalità di tipo A: leadership, ambizione, impazienza e aggressività. Gli adolescenti che hanno ottenuto alti punteggi sulla misura di questi tratti hanno dimostrato più probabilità di avere figli 18 anni più tardi, senza alcuna correlazione con il livello d'istruzione. Questi risultati suggeriscono che la personalità può essere importante per il successo riproduttivo anche nell'essere umano moderno. Fonte: M. Jokela & L. Keltikangas-Järvinen. 2009. Adolescent Leadership and Adulthood Fertility: Revisiting the 'Central Theoretical Problem of Human Sociobiology'. Journal of Personality.
La forma fisica migliora la memoria spaziale e la struttura cerebraleQuando si tratta dell'ippocampo, una fondamentale struttura cerebrale implicata nei processi di memoria, grande è meglio. Numerosi studi hanno già dimostrato questo fatto, e ora i ricercatori hanno trovato che gli anziani più in forma tendono ad avere un ippocampo più sviluppato e conseguentemente una miglior memoria spaziale, rispetto agli anziani meno in forma. Lo studio, pubblicato sulla rivista Hippocampus, mostra che la grandezza di questa struttura negli adulti è responsabile per circa il 40% della capacità di memoria spaziale. L'ippocampo è una struttura di forma curva situata in profondità nel lobo medio-temporale ed è essenziale per la formazione della memoria. Una volta rimosso, come nel ben noto caso del paziente Henry Gustav Molaison, la capacità dell'individuo d'immagazzinare in memoria nuove esperienze è distrutta. Si ritiene che alcune attività siano in grado di modificare la dimensione dell'ippocampo negli esseri umani. Ad esempio uno studio sui conduttori di taxi londinesi ha scoperto che la porzione posteriore dell'ippocampo è più sviluppata nei guidatori anziani rispetto a quelli più giovani. E un altro studio condotto su studenti in medicina tedeschi ha rivelato che la stessa regione dell'ippocampo aumentava di dimensione quando gli studenti si preparavano per la tesi di laurea. Di contro, l'ippocampo si riduce con l'avanzare dell'età, un processo che coincide con un lento ma significativo declino cognitivo. La velocità con cui ciò accade, tuttavia, varia fra gli individui. Ma l'esercizio fisico sembra contrastare questa naturale tendenza. Fonte: K. I. Erickson, R. S. Prakash, M. W. Voss, L. Chaddock, L. Hu, K. S. Morris, S. M. White, T. R. Wójcicki, E. McAuley, A. F. Kramer. 2009. Aerobic fitness is associated with hippocampal volume in elderly humans. Hippocampus, NA DOI: 10.1002/hipo.20547
Le donne hanno più incubi degli uominiUna ricercatrice della University of the West of England ha tratto ispirazione dai suoi stessi incubi per esaminare la questione. La sua tesi di specializzazione verteva appunto sulla sensazionale scoperta che le donne soffrono di incubi più degli uomini. La D.ssa J. Parker spiega: "Avevo due incubi ricorrenti. In uno ero in piedi sulla spiaggia di Weston Super Mare, a casa mia, e la marea saliva rapidamente formando un'ondata che mi travolgeva. Nell'altro un dinosauro scorrazzava per le strade di notte, e guardava dentro la finestra di casa mia. Così mi sono chiesta se anche altre donne passavano per ciò che stavo passando io". "Il risultato principale del mio studio, durato alcuni anni, è stato che le donne in generale hanno più brutti sogni degli uomini. Per scoprirlo ho chiesto ai partecipanti di tenere un diario strutturato di tutti i loro sogni. Allo studio hanno partecipato 100 donne e 93 uomini dai 18 ai 25 anni, principalmente studenti al primo anno di psicologia." "Gli incubi delle donne possono essere suddivisi in tre grandi categorie: essere inseguite o minacciate, perdere una persona cara e sogni di confusione." Confrontando i sogni registrati nei diari con le esperienze della vita reale, è apparso evidente che le ansie relative a ciò che è successo in passato possono ricorrere molte volte, come "sogni emblematici". Sono questi sogni emblematici ad assumere un significato particolarmente importante. Se a una donna viene chiesto di ricordare il sogno più significativo che abbia mai fatto, ci sono più probabilità rispetto a un uomo che riporti un sogno molto fastidioso. Le donne riportano più incubi e i loro incubi sono emotivamente più intensi di quelli degli uomini. I sogni delle donne contengono più membri della famiglia, più emozioni negative, più situazioni all'interno della propria casa o altre costruzioni, ma meno situazioni di aggressione fisica rispetto a quelli degli uomini. Gli uomini hanno riportato più riferimenti ad attacchi fisici violenti, ma meno atti di aggressività verbale o aggressioni velate. Entrambi hanno riferito lo stesso tipo d'interazioni amichevoli durante i sogni, spesso in situazioni di aiuto di altri personaggi. Fonte: J. Parker. 2009. University of the West of England. Women Have More Nightmares Than Men, Study Shows.
Poliziotti abili nel multitasking più attenti nello sparareIn mezzo alle situazioni pericolose, quando si devono prendere decisioni in una frazione di secondo, i poliziotti con spiccate abilità di multitasking - l'abilità di fare più cose contemporaneamente - hanno meno probabilità di sparare per errore a una persona disarmata. Lo studio si è servito di filmati di simulazione ed è stato condotto alla Georgia State University. "In psicologia cognitiva la memoria di lavoro è un meccanismo fondamentale che indica l'abilità di multitasking e la quantità di capacità disponibile per svolgere i diversi compiti, e varia da persona a persona", dice H. Kleider, assistente professore di psicologia alla GSU. I poliziotti che hanno partecipato allo studio hanno prima completato un test per saggiare la capacità della loro memoria di lavoro, e poi hanno assistito a un video di un loro collega coinvolto in una sparatoria. Durante la proiezione sono stati misurati a ognuno alcuni parametri che indicavano lo stato emotivo momento per momento, come velocità del battito cardiaco, sudorazione, mimica facciale ecc. Dopo la prima proiezione i partecipanti sono stati sottoposti a una simulazione computerizzata, dove dovevano premere un bottone per decidere se sparare o meno in risposta a 80 diapositive che apparivano su uno schermo. Le persone raffigurate potevano essere armate oppure tenere in mano un oggetto innocuo, come un telefono cellulare. La decisione se "sparare" o meno doveva essere ovviamente presa il più rapidamente possibile. Analizzando i risultati, i ricercatori hanno trovato che ai livelli più bassi di memoria di lavoro corrispondeva una maggior probabilità di sparare a persone disarmate, fra i poliziotti che avevano mostrato una maggiore emotività. Fonte: H. Kleider et al. 2009. Georgia State University. Police With Higher Multitasking Abilities Less Likely To Shoot Unarmed Persons.
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| ultima revisione 01/12/09 |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
dr. giuseppe santonocito info@incom.fi.it cell. 329 4073565 tel. 055 8734699 firenze, signa |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||