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I problemi relazionali
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È tipico in questi casi accusarsi reciprocamente e addossare all'altro la colpa di tutto quanto. E a volte può essere arduo riuscire a sbloccare le difficoltà relazionali dall'interno della stessa relazione. Questo è il motivo per cui in alcuni casi può essere utile ricorrere all'intervento di una terza parte, un esperto abituato a individuare e correggere i comportamenti e gli atteggiamenti disfunzionali, per appianare le divergenze.
Se ci soffermiamo un attimo a pensarci, ci renderemo conto che è raro litigare con un estraneo, mentre è più probabile trovarsi a litigare con persone alle quali siamo vicini. Perché? Perché nei confronti delle persone che conosciamo nutriamo delle aspettative precise. Ci aspettiamo che le persone alle quali siamo legati facciano delle cose per noi. Dagli estranei, invece, non possiamo esigere molto e quindi "manteniamo le distanze". Questo concetto ben si esprime nel modo di dire: "Ehi, non prenderti troppa confidenza", rivolto a coloro da cui gradiremmo una maggior deferenza. Spesso la familiarità è un pretesto per lasciarsi andare a comportamenti o modi di fare che non ci permetteremmo mai in situazioni più formali. Naturalmente, essere aperti e distesi con le persone care è ciò che permette l'esistenza della vita di coppia. Ma spesso la relazione stabile diventa una scusa per la pigrizia, dove ci si dimentica dei bisogni dell'altro e ci si ricorda solo dei nostri che l'altro sarebbe chiamato a soddisfare. Già cinque secoli fa Sir Francis Bacon ci ammoniva che: "Le cose tendono a cambiare in peggio, quando non sono cambiate per il meglio volontariamente". Perciò, ogni relazione dovrebbe essere considerata alla stessa stregua di una pianta delicata, che ha bisogno d'essere continuamente curata e coltivata per svilupparsi al meglio. E nella relazione, ciò si traduce nello sviluppare ed affinare le proprie abilità comunicative.
Comunicare in modo efficace, all'interno della relazione significa sostanzialmente due cose:
- "Mi ascolti...? Mi stai ascoltando...? Capisci quello che voglio dirti...?" - "Certo, è ovvio che ti sto ascoltando e che ti capisco, però è anche vero che..." - "No, tu non mi capisci... veramente". In questo brevissimo eppur così familiare brano di una qualunque comunicazione di coppia si celano una quantità di errori comunicativi e trappole per potenziali malintesi. Vediamone alcuni. Ad esempio, tanto per parlare di abilità comunicativa, non ci sarebbe ovviamente alcun bisogno di chiedere per tre volte di seguito se l'altro ci ascolta o ci capisce, se fossimo veramente in grado di farci capire. E anche di capire che l'altro ci ha capiti. D'altra parte, "ti capisco" è una frase che andrebbe cancellata dal proprio vocabolario. Dicendo "ti capisco" si afferma qualcosa d'importante senza però prendersi la briga di dimostrarlo. Dire "ti capisco" è sovente interpretato come: "Dovrei fare o dire qualcosa per dimostrarti che ti ho capita/capito. Ma siccome ora non mi va, ti dico semplicemente che ho capito". Ma questo è come offrire un assegno in bianco aspettandoci che ce lo accettino senza fare storie. Infatti, se l'altro vuole essere capito ha probabilmente qualcosa d'importante da dirci. E se è importante, forse gradirebbe che noi facessimo un piccolo sforzo per dimostrare d'averlo capito, oltre al semplice e sbrigativo "ti capisco". "Però". Le parole "ma" e "però" hanno l'effetto pragmatico di negare tutto ciò che è appena stato detto. Quindi dire "ti capisco, però..." equivale a dire "non ti capisco". Anche se non molti sono consapevoli delle sfumature linguistiche come queste, chiunque è in grado di percepirne intuitivamente il significato e reagire di conseguenza. Quindi, tanto vale esercitarsi nel loro uso per ottenere risultati più desiderabili. "Tu non mi capisci... veramente". Questo è uno dei tormentoni più usati nelle incomprensioni di coppia. È per così dire l'epitome di tutti gli errori comunicativi appena visti, una stupenda scorciatoia per far aumentare a livelli stellari un livello già alto d'incomprensione. Se ci si abitua a vedere le cose da prospettive diverse, anche il linguaggio, ci si allena all'elasticità mentale. Se ci si esercita ad assumere un atteggiamento morbido nei confronti del nostro partner, si forma la capacità di tenere a bada le nostre reazioni impulsive. Se ci si sforza di usare un linguaggio arricchito da immagini evocative, si alimenta la nostra creatività. In altre parole, attraverso l'esercizio dell'arte del dialogo costruiamo noi stessi sulla forma che è propria al dialogo, quella della collaborazione e dell'accordo. Essere in sintonia con gli altri; saper chiedere quello di cui abbiamo bisogno; esprimere le proprie emozioni; non farci violare da un interlocutore aggressivo ma saper reagire in modo vincente: conquistare tutte queste abilità non è facile ma non è nemmeno impossibile. Le possiamo catalogare tutte quante sotto la voce "comunicare". Si tratta per prima cosa di svelare il funzionamento profondo del dialogo e in secondo luogo di esercitarsi, con pazienza (ce ne vuole molta), senza scoraggiarsi davanti alle difficoltà, senza aspettarsi dei risultati immediati. Ma se queste due regole vengono seguite, i risultati saranno assicurati (ib.).
A questo scopo vi sono molti libri disponibili dai quali apprendere da soli piccoli accorgimenti da usare quotidianamente, che possono tornare molto utili. Uno di questi è il già citato Correggimi se sbaglio, di Giorgio Nardone (2005), dalla lettura semplice e gradevole. Un altro più tecnico, un classico della letteratura sulla comunicazione, è Pragmatica della comunicazione umana, di Watzlawick e altri (1971). Chiunque ha la possibilità, con un poco d'impegno di migliorare notevolmente la propria vita relazionale. Tuttavia, nei casi dove il tessuto comunicativo sia eccessivamente logorato, o perché i conflitti sono stati particolarmente aspri, oppure perché questi si protraggono da molto tempo, può essere indicata una consulenza o una terapia di coppia. Il consulente (o terapeuta) può rendersi conto in breve tempo dei comportamenti e delle comunicazioni disfunzionali che i partner mettono in atto, rendendoli evidenti, e spiegando le opportune manovre per porvi rimedio. Nel far ciò egli si comporta come un diplomatico impegnato ma neutrale, il cui obiettivo consiste nel ripristinare un clima di fiducia, istruire i componenti della coppia o della famiglia su ciò che è necessario fare e trasmettere la necessaria urgenza e motivazione affinché, una volta a casa, i suggerimenti ricevuti siano davvero messi in pratica. (leggi anche gli altri articoli) |
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| ultima revisione 01/12/09 |
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