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Gli attacchi di panico
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L'ansia può essere definita come uno stato di preoccupazione accompagnato da eccitazione e attivazione cardiaca, respiratoria e muscolare. Questo meccanismo predispone l'individuo a reagire a un pericolo imminente per attaccare o fuggire dalla fonte del pericolo, ed è normalmente presente in tutti gli animali. Mentre per un animale allo stato selvaggio, costantemente sotto la minaccia dei predatori, la disponibilità di quest'attivazione è di vitale importanza, per l'essere umano al suo attuale livello di sviluppo sociale essa si rivela spesso un intralcio. L'evoluzione sociale ha proceduto molto più rapidamente di quella biologica, con il risultato che automatismi ancestrali come questo sono rimasti sostanzialmente immutati sebbene la loro utilità si sia nel frattempo notevolmente ridotta. L'uomo moderno non è così spesso in pericolo di vita e tuttavia continua a comportarsi come se lo fosse. L'automatismo può scattare a causa di pensieri su noi stessi, sull'idea che gli altri hanno di noi, sulla nostra professione, sul nostro stato sociale. In altre parole su pericoli di portata molto minore e diversi da quello fisico. Il DSM IV, il manuale descrittivo delle psicopatologie ufficialmente adottato da psichiatri e psicoterapeuti, definisce l'attacco di panico come "un periodo preciso di paura o disagio intensi" e stabilisce che la sua diagnosi deve comprendere quattro o più dei seguenti sintomi:
Quando per qualsiasi ragione si è in ansia, può accadere di spaventarsi dei nostri stessi sintomi, ossia di avere paura della paura. Si può allora pensare di stare per morire o impazzire, innescando un circolo vizioso che genera nuova paura, moltiplicandola. Quando questo avviene, si ha l'attacco di panico vero e proprio.
Tuttavia, è bene sapere che tale presa di coscienza non è affatto indispensabile alla guarigione. Ad esempio, un intervento di tipo breve strategico può essere estremamente efficace nel neutralizzare disturbi di questo tipo in tempi molto rapidi. Si può avere un attacco di panico nei luoghi più disparati: in ascensore, in mezzo alla gente, al supermercato, guidando l'auto, in un bosco, attraversando un ponte. Per difesa, una volta avuto il primo episodio tenderemo a evitare in futuro tutte le situazioni simili. Quando l'evitamento raggiunge livelli estremi, al punto di non poter neanche vedere da lontano la situazione che fa paura, si parla di fobia. La fobia è definita come paura acuta e immotivata per un oggetto o una situazione specifica. Mentre la paura di per sé è un'emozione normale, in quanto associata a una minaccia reale, la fobia è causata da un rischio inesistente. Si deve notare che a volte l'origine delle fobie fa capo a un episodio per il quale la paura sarebbe stata una reazione appropriata. Si pensi a una fobia dei rettili. Di fronte a un serpente velenoso è certamente appropriato aver paura. Ciò che invece non è appropriato è generalizzare questa paura al punto di trasalire di fronte a un'innocua lucertola che si crogiola al sole. L'aspetto invalidante delle fobie consiste proprio nei comportamenti d'evitamento che le sono propri: la paura impedisce di svolgere delle attività che per un essere umano adulto non dovrebbero costituire alcun pericolo, e questo fa sentire incapaci. Inoltre, l'evitamento aiuta solo in apparenza a risolvere il problema. Ben presto, la frustrazione derivante dalle limitazioni imposte alla nostra vita può provocare altra ansia, nuove fobie e condurre persino alla depressione.
Un'altra tecnica è l'esposizione graduale, di origine cognitivo-comportamentale. Si prescrive alla persona di avvicinarsi gradatamente alla situazione che provoca paura, mantenendo occupata la mente cosciente con un'attività distraente, per non innescare il ciclo di paura-panico. Se ad esempio la paura è quella di guidare l'automobile, si potrà all'inizio chiedere al paziente di guardare la sua auto, semplicemente stando in piedi davanti ad essa. Quando riuscirà a fare ciò senza provare alcuna paura, gli si chiederà di stare seduto dentro l'auto. I passi successivi potranno consistere nel metterla in moto, fare pochi metri, poi un po' di più e così via. È oggi possibile eliminare completamente questi disturbi in modo efficace, attraverso un ciclo breve di sedute terapeutiche. (leggi anche gli altri articoli) |
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| ultima revisione 01/12/09 |
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dr. giuseppe santonocito info@incom.fi.it cell. 329 4073565 tel. 055 8734699 firenze, signa |
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