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L'analisi del clima organizzativo
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Solamente in alcune realtà più lungimiranti si cerca di trasformare l'assetto aziendale al fine di migliorare la qualità della vita e delle relazioni interpersonali, incrementando di conseguenza la motivazione (Grimaldi, 2003). Storicamente, poca attenzione è stata posta nel miglioramento delle condizioni di lavoro. Quando il posto di lavoro è vissuto come impersonale, freddo oppure ostile, il lavoratore distacca progressivamente i propri obiettivi e il suo destino da quelli dell'azienda, finendo per attribuire al lavoro il significato di "luogo di pena". Il collega non è più amico ma concorrente, un "compagno di prigionia" sospetto e inaffidabile. Apparentemente motivato dal desiderio di sottrarci la carriera, egli rappresenta il sintomo dell'impossibilità o incapacità di comunicare e socializzare a un livello più maturo (ib.). Le statistiche sono chiare: la maggior parte delle energie è spesa dalle aziende nel tentativo di risolvere problemi di ordine interpersonale. L'ufficio e la fabbrica diventano luogo privilegiato di conflitti irrisolti con l'autorità e di contrasto con figure genitoriali e parentali. Lo scenario d'incomunicabilità che si è sviluppato negli ultimi decenni contrasta con quello più amichevole e cooperativo della civiltà rurale e artigianale del passato. Fare parte di un gruppo di lavoro significava in quei tempi possedere un senso di appartenenza e identità la cui importanza si è notevolmente ridimensionata nella cultura recente, più rivolta ai bisogni dell'individuo che a quelli della collettività (ib.). D'altra parte, specialmente nel nostro paese, è vero che per troppo tempo l'azienda è stata considerata come la roccaforte del profitto, degli industriali e del capitalismo senza scrupoli contro la logica dell'umanità e della condivisione delle risorse. La grande sfida della psicologia del lavoro e delle organizzazioni consiste nel valorizzare la relazione tra organizzazione e persone, sottolineando come organizzare un lavoro voglia dire non solo farlo diventare più produttivo, ma anche gradevole. È puntando sugli aspetti impliciti, informali, simbolici, latenti nelle organizzazioni che si può valorizzare e dare dignità al lavoro stesso come fonte di soddisfazione e benessere e come strumento atto a migliorare la qualità della vita. Ciò è vero anche dal punto di vista di una logica strettamente di profitto. Ossia, questa valorizzazione risulterà benefica anche quando al collaboratore sia chiaro che l'azienda si prende cura di lui nella speranza di incrementare il suo profitto. E se l'azienda riuscirà e essere sufficientemente lungimirante da rendere materialmente partecipe il dipendente allo sviluppo dell'azienda, si effettuerà il passaggio da un'ottica di diffidenza a una di vera collaborazione, nella quale l'interesse dell'altra parte ha valore perché va nella stessa direzione del mio.
Già un secolo fa Kurt Lewin notava che: "Un divieto o un obiettivo da raggiungere possono avere un ruolo essenziale nello stato psicologico dell'individuo, senza tuttavia essere chiaramente presenti nella coscienza. Ciò è vero anche per l'atmosfera sociale generale: il suo essere favorevole, ostile o tesa. Non vi è dubbio che proprio queste caratteristiche generali dell'atmosfera sociale hanno un grande significato rispetto al comportamento dell'uomo e del suo sviluppo. Tuttavia, spesso se ne riconosce l'importanza solo quando tale atmosfera ha subito dei mutamenti". L'analisi del clima organizzativo è condotta seguendo il metodo della ricerca-intervento: si raccolgono e analizzano dati allo scopo di intervenire sul sistema osservato. Può essere a causa di una situazione generalizzata, oppure di un cambiamento recente che ha modificato gli equilibri esistenti in azienda e a cui è necessario far fronte. L'analisi sul clima può essere il primo, valido intervento cui l'organizzazione può ricorrere per ottenere un feedback e stabilire cosa fare. Vi è a questo proposito un punto importante da notare. L'atto stesso di effettuare un'analisi del clima porta già effetti positivi, poiché indica preoccupazione da parte dell'azienda verso il benessere dei dipendenti. Il "termometro in bocca" all'organizzazione è un gesto di affetto e protezione (Contessa, 1982). Questo fenomeno è noto come effetto Hawthorne. Il clima è interno all'organizzazione e la sua valutazione ha ricadute principalmente su quanti ne fanno parte. Tuttavia, affinché un'analisi possa dirsi veramente completa ed efficace, dovrebbe estendersi anche all'ambiente esterno contiguo all'organizzazione: clienti, fornitori, opinione pubblica, allo scopo di conoscere anche le loro percezioni nei confronti dell'organizzazione (Quaglino e Mander, 1987). Questa prospettiva è perfettamente in linea sia con la definizione corrente di marketing che con la nozione di "cliente interno": individuare ciò che ci si aspetta dall'azienda per metterla in grado di fornirlo nel migliore dei modi, sia dentro che fuori.
Oggi si distingue fra clima psicologico, ossia individuale, e clima organizzativo vero e proprio. Quest'ultimo si riferisce alla condivisione della percezione e ai fattori comuni che la rappresentano. Alcune delle variabili più usate sono:
Proprio perché il clima è un fenomeno percettivo, dovranno essere assenti dalla misura variabili oggettive quali:
Ciò non significa che queste non dovranno essere misurate ma semplicemente che non entreranno a far parte della definizione di clima. Tuttavia, esse potranno servire da raffronto per valutare l'efficienza e l'efficacia delle azioni prese nelle fasi successive alla rilevazione. La rilevazione viene condotta facendo uso di questionari standard oppure appositamente costruiti, a seconda degli obiettivi desiderati e della dimensione dell'organizzazione. La dimensione e la composizione del campione potrà variare ma dovrà in ogni caso trattarsi di un campione rappresentativo, ovvero contenere distribuzioni percentuali dei soggetti il più possibile uguali a quelle reali. Ad esempio, se nell'azienda lavorano 1500 persone e il 60% di queste sono uomini, anche un campione di 100 persone dovrà contenerne la stessa percentuale. Se l'azienda contiene 5 reparti nei quali lavora in media il 20% del personale, anche nel campione dovranno essere rispettate le stesse proporzioni. Ad ogni modo, per essere veramente efficace una rilevazione del clima dovrebbe includere tutti i dipendenti senza distinzioni, poiché ciò consente di far sentire tutti partecipi e ugualmente importanti.
Un esempio d'intervento potrebbe essere l'uso mirato della formazione per risolvere alcune carenze. Oppure nel cambiamento delle modalità usate per comunicare all'interno e/o con l'esterno dell'azienda. Esempi di cambiamento più incisivo potrebbero consistere nella decisione, da parte della direzione, di modificare lo stile di leadership adottato dai dirigenti. In ogni caso, nel progettare correttamente qualsiasi intervento si dovrà tener conto anche della cultura aziendale esistente. Rispetto al clima la cultura si definisce come la rete delle norme, dei valori e delle tradizioni che regolano l'azione in una determinata organizzazione. Mentre il clima ha soprattutto una dimensione valutativa di tipo buono/cattivo, la cultura è normativa, ossia si riferisce a ciò che è permesso o consigliabile fare, o non fare, all'interno dell'azienda. Inoltre la cultura è più resistente ai cambiamenti rispetto al clima. Sintetizzando si potrebbe dire che il clima sta all'umore come la cultura sta alla personalità. Per inciso, analogamente al concetto di cultura inteso in senso sociale si presume che non vi siano o, almeno, non dovrebbero esservi culture migliori o peggiori di altre. Una cultura è analoga a una specie vivente unica, evolutasi nel corso di un tempo relativamente lungo. Come tale, ha incorporato modelli di funzionamento che rispetto all'ambiente in cui si sono formati risultano probabilmente utili. Per tale motivo gli interventi diretti al cambiamento della cultura aziendale dovrebbero essere intrapresi solo gradualmente e con la dovuta attenzione. (leggi anche gli altri articoli) |
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| ultima revisione 01/12/09 |
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dr. giuseppe santonocito - psicologo info@incom.fi.it cell. 329 4073565 tel. 055 8734699 firenze, signa |
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