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I disturbi alimentari: la bulimia
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La descrizione di questo disturbo è stata via via oggetto di revisioni e sottospecificazioni, sulle quali non vi è consenso unanime da parte degli specialisti. Nel linguaggio comune si fa spesso riferimento all'anoressia-bulimia, nome onnicomprensivo, ma inadeguato a render conto della complessità sia della prima di queste malattie, l'anoressia, sia della seconda. Anoressia e bulimia sono disturbi molto diversi, anche se non è raro che chi ne soffre possa trovarsi a oscillare, in momenti diversi della storia clinica, su un estremo o sull'altro. Il DSM-IV, il manuale descrittivo delle psicopatologie ufficialmente adottato da psichiatri e psicoterapeuti, distingue fra bulimia con e senza condotte di eliminazione e riporta questi sintomi per la diagnosi:
Nel sottotipo "con condotte di eliminazione" il soggetto fa uso di lassativi, vomito autoindotto, diuretici o enteroclismi nel tentativo di eliminare le calorie di troppo. Nel sottotipo "senza condotte di eliminazione" il soggetto fa uso di altri comportamenti compensatori, come esercizio fisico e digiuno alternati alle abbuffate, ma non si dedica regolarmente alle pratiche del sottotipo precedente. A causa degli acidi digestivi, il vomito ripetuto - se presente - può condurre a una cospicua e permanente perdita dello smalto dentale, specialmente a livello delle superfici linguali dei denti incisivi. Questi denti diventano scheggiati, intaccati, e "tarlati". Per gli stessi motivi, si può avere un aumento della frequenza delle carie. In alcuni individui, le ghiandole salivari, in special modo le parotidi, possono marcatamente ingrossarsi. Coloro che si autoinducono il vomito per stimolazione del faringe, possono presentare callosità o cicatrici sul dorso della mano, provocate dal continuo sfregamento contro l'arcata dentaria. In molti casi si fa uso di sostanze che inducono il vomito, reperibili in modo facile e anonimo anche in internet. Sono state descritte gravi miopatie a carico sia del muscolo cardiaco che della muscolatura scheletrica, negli individui che ricorrevano spesso, ad esempio, all'ipecacuana come emetico.
Come per altri disturbi mentali, sembrano essere coinvolte anche predisposizioni genetiche, innescate da avvenimenti che hanno luogo nell'ambiente, soprattutto relazionale e affettivo. Una paziente con bulimia dice: "È come un bisogno, lo faccio istintivamente, per proteggermi. È un meccanismo che scherma il mio vero me e la mia mente... anche se non so più qual è il mio vero me". I soggetti bulimici di solito si vergognano delle loro abitudini alimentari patologiche, e tentano di nasconderle. Le crisi bulimiche avvengono in solitudine, quanto più segretamente possibile. L'episodio può essere più o meno pianificato, ed è spesso caratterizzato, ma non sempre, dalla rapidità dell'ingestione del cibo. L'abbuffata continua finché l'individuo non si sente "pieno da stare male" ed è precipitata da stati di umore disforico, condizioni interpersonali di stress, intensa fame a seguito di una restrizione dietetica, oppure da sentimenti di insoddisfazione relativi al peso, alla forma del corpo o al cibo. Durante l'abbuffata vi può essere una transitoria riduzione della disforia, ma spesso fanno seguito umore depresso e spietata autocritica. Una crisi bulimica è inoltre accompagnata dalla sensazione di perdere il controllo. L'individuo può esperire un senso di estraneamento, durante l'abbuffata, specialmente nelle fasi precoci del disturbo: alcuni riferiscono l'abbuffata come una sorta di esperienza di derealizzazione, un sentirsi staccati da se stessi. Nelle fasi più tardive della bulimia, può venir meno la sensazione soggettiva di perdita del controllo durante la crisi, che si manifesta invece come incapacità di resistere all'impulso della crisi o d'interromperla una volta iniziata. La perdita di controllo associata alle abbuffate, nella bulimia, non è assoluta: il soggetto può continuare l'abbuffata a dispetto del telefono che squilla, ma interromperla bruscamente se il coniuge o il compagno di stanza entra senza preavviso.
Presso il Centro di Terapia Breve Strategica di Arezzo, Giorgio Nardone e i suoi ricercatori affiliati hanno raccolto e analizzato i resoconti di migliaia di casi, pervenendo a una diversa classificazione dei sottotipi del disturbo bulimico, che ne costituirebbe solo una matrice comune. La prima e più importante di queste classificazioni è il cosiddetto vomiting. Mentre il vomito autoindotto nella bulimia di tipo classico costituisce un rimedio riparatorio all'abuso di cibo, la vomitatrice vomita perché ha imparato ad associare piacere a questo comportamento. Si tratta, pertanto, di una vera e propria perversione, ossia di un comportamento anomalo - di per sé sgradevole - che diventa piacevole. L'essere basato sul piacere rende questo disturbo di non facile eliminazione, come per qualunque altro disturbo basato su una dipendenza. All'inizio, per queste pazienti il vomito è una soluzione per non ingrassare. Continuando nella pratica, però, la sequenza del mangiare/vomitare si trasforma poco a poco in un rituale sempre più piacevole, fino a diventare nell'arco di qualche mese il massimo dei piaceri, a cui non si riesce più a rinunciare. Quando la sindrome da vomito si è instaurata, il problema non consiste più nel controllo del peso, ma nel controllo della compulsione al piacere: mentre nell'anoressia e nella bulimia il ciclo del mangiare-vomitare rappresentava una tentata soluzione, nel vomiting esso diventa il problema stesso, trovando nel piacere il motivo della sua persistenza (Milanese, 2004). Il vomiting costituirebbe attualmente il più diffuso fra i disturbi alimentari (Costin, 1996). Queste pazienti ricavano un piacere così intenso, dal vomitare, che è possibile parlare allegoricamente di "amante segreto". Un'altra categoria di disturbo emergente dalla matrice bulimica è rappresentato dal binge eating, traducibile con "alimentazione compulsiva". Il binge eating è un ulteriore esempio di "specializzazione tecnologica" nel campo dei disturbi alimentari, ed è connotato dall'alternanza di periodi prolungati di astinenza o regime ipercontrollato con periodi più o meno lunghi d'intensa trasgressione, nei quali la persona si abbandona al piacere delle abbuffate. L'implicazione più importante del distinguere il vomiting e il binge eating come disturbi autonomi, sta nelle diverse direzioni verso cui i rispettivi trattamenti terapeutici dovranno essere orientati, rispetto alla bulimia definita in modo classico. A questo proposito, la terapia breve strategica prevede protocolli di trattamento specifici per ognuno di questi disturbi.
Sia nei campioni provenienti dalla popolazione generale che in quelli di studi clinici, circa il 90% dei casi di bulimia si sviluppa nelle donne. Sembra che negli individui di sesso maschile con bulimia vi sia una maggior prevalenza di obesità nella fase che precede l'esordio della malattia. (leggi anche l'articolo specifico sul vomiting, su Medicitalia.it) (leggi anche gli altri articoli) |
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| ultima revisione 28/10/10 |
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dr. giuseppe santonocito - psicologo psicoterapeuta info@incom.fi.it cell. 329 4073565 tel. 055 8734699 firenze, signa |
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