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I disturbi alimentari: l'anoressia
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Un punto fondamentale da capire è che nella quasi totalità dei casi la persona rifiuta la definizione di malata. Lei non ha una malattia, ma "è così semplicemente perché vuole esserlo". È per questo che si parla di immagine corporea distorta ed è per questo che alcuni annoverano le forme gravi di questo disturbo nella categoria delle psicosi: perché la percezione della realtà è alterata. L'anoressia è una malattia complessa, con componenti psicologiche, fisiologiche, neurobiologiche e sociologiche. È una malattia seria, che sottopone a forte stress gli organi e le risorse dell'organismo, particolarmente cuore e sistema cardiovascolare, producendo rallentamento della frequenza cardiaca e allungamento del periodo QT. Le persone anoressiche mostrano marcati squilibri elettrochimici e un basso livello di fosfati, che portano a disturbi cardiaci, debolezza muscolare, malfunzionamento del sistema immunitario e infine alla morte. I soggetti che sviluppano l'anoressia in giovane età, ossia la maggioranza, possono soffrire di blocchi della crescita, bassi livelli di ormoni essenziali (inclusi quelli sessuali) e livelli di cortisolo cronicamente alti. Il cortisolo è il principale ormone coinvolto nella genesi e nel mantenimento degli stati di stress. Può svilupparsi osteoporosi, dato che una nutrizione inadeguata provoca un ritardo della crescita delle strutture ossee essenziali e una bassa mineralizzazione. Cambiamenti nella struttura e nelle funzioni cerebrali segnalano l'esordio della malattia. Vi sono indizi che l'allargamento dei ventricoli del cervello sia legato al digiuno intenso e prolungato, parzialmente reversibile quando la corretta alimentazione sia ristabilita. Il DSM-IV riporta i seguenti sintomi per la diagnosi di anoressia nervosa:
Le persone anoressiche mostrano tratti specifici di personalità: alti livelli di ossessività (l'essere soggetti a pensieri intrusivi e ripetuti riguardo al cibo e al peso), volontà ascetica e restrittiva (l'essere capaci di combattere le tentazioni), alti livelli di perfezionismo (la ricerca di alti standard personali) e il bisogno di controllo sono citati in vari studi (Wonderlich e altri, 2005). Spesso altri tipi di disturbi mentali si associano all'anoressia, come depressione, disturbo ossessivo-compulsivo, abuso di sostanze e disturbi di personalità. La persona anoressica ha in genere una sensibilità emotiva notevolmente superiore alla media ed è preda delle proprie sensazioni. La malattia diventa così la maniera distruttiva che queste escogitano per esercitare un controllo su se stesse e sull'ambiente circostante. Per mezzo della ferrea disciplina di cui è capace, seppure in modo tanto incomprensibile agli altri, l'anoressica è in grado finalmente di tenere sotto scacco e controllare l'intera famiglia.
Un recente studio epidemiologico (Lindberg e Hjern, 2003) di quasi un milione di svedesi ha mostrato che il sesso, l'etnia e lo stato socio-economico sono dei significativi indicatori del rischio di sviluppare l'anoressia. Le persone con genitori di origine non europea sarebbero esposte a un rischio minore, mentre quelle con genitori europei, bianchi e benestanti avrebbero il rischio maggiore. Un classico degli studi sull'anoressia (Garner e Garfinkel, 1983) ha dimostrato ciò che oggi è parte della conoscenza comune: le persone che praticano professioni dove esiste una particolare pressione motivazionale all'essere magri, come modelle e danzatrici, hanno più probabilità di sviluppare l'anoressia durante il corso della propria carriera. Sebbene l'anoressia sia usualmente associata all'opulenza dei paesi occidentali, si pensa che l'esposizione ai media abbia causato l'aumento dell'incidenza di questa malattia anche nei paesi non occidentali. Tuttavia, si deve notare che altre culture potrebbero non manifestare le stesse preoccupazioni fobiche sull'ingrassare, ma focalizzarsi invece solo sulla magrezza.
È importante rendersi conto che il recupero del peso e la guarigione, che in molti casi verranno più o meno imposti da genitori preoccupati, contrariati o da altri parenti, può suscitare sentimenti spiacevoli dell'ammalata proprio nei loro confronti, che le stanno togliendo la sua adorata magrezza. Una paziente ha commentato l'attraversamento di questo stadio confidando al terapeuta che iniziava a sentire "nostalgia per quello stato osseo". L'anoressica impara ad affezionarsi al suo stato, perché capisce che per suo tramite riesce a controllare se stessa e il suo ambiente. Lo stato di debilitazione dell'organismo, infatti, produce una vera e propria anestesia fisica ed emotiva, che oltre un certo limite diventa piacevole. Quando la terapia inizia a fare effetto e i primi miglioramenti diventano visibili, amici e parenti saranno tentati di complimentarsi usando inconsapevolmente la parola "ingrassata" con il significato di "stai guarendo". Ma ciò non farebbe che suscitare ulteriori sentimenti di rabbia e avversione nell'interessata che, come abbiamo detto, è una persona dotata di eccezionale sensibilità. È dunque compito del terapeuta anticipare ed evitare queste insidie, parlando ai parenti e spiegando loro come comportarsi in modo opportuno per facilitare il compito all'interessata e allo stesso terapeuta. (leggi anche gli altri articoli) |
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| ultima revisione 01/12/09 |
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dr. giuseppe santonocito info@incom.fi.it cell. 329 4073565 tel. 055 8734699 firenze, signa |
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